Archivio per Novembre 2007

30
Nov
07

Il triangolo nero. Violenza, propaganda e deportazione.

Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne

[Si può sottoscrivere qui: http://www.petitiononline.com/trianero/petition.html]

La storia recente di questo paese è un susseguirsi di campagne d’allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando “emergenze” e additando capri espiatori.
Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L’omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L’odioso crimine scuote l’Italia, il gesto di altruismo viene rimosso.
Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena è stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che è italiana, e che l’assassino non è un uomo, ma un rumeno o un rom.
Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all’uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere.
Su queste vicende si scatena un’allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell’ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada.
E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall’Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l’emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell’ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L’omicidio volontario in Italia e l’indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto.
Nell’estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l’aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell’influenza politica, l’Italia è 84esima. Ultima dell’Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto.
Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo?
Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell’insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.
Succede che è più facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all’assistenza sanitaria, al lavoro e all’alloggio dei migranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.
Succede che sotto il tappeto dell’equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno.
Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno è vittima di un omicidio bianco.
Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, metà delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che è sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere).
Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani – dopo aver “delocalizzato” e creato disoccupazione in Italia – pagano salari da fame ai lavoratori.
Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d’ora di popolarità. Non si chiedono cosa avverrà domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che è dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre già echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.
Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell’ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti.
Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d’infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom.
E non sembra che l’ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.
Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell’intelligenza e della ragione.
Delitti individuali non giustificano castighi collettivi.
Essere rumeni o rom non è una forma di “concorso morale”.
Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.
Nessun popolo è illegale.

27
Nov
07

Treviso: ultrà pestano due stranieri

Vittime della violenza, a poche ore di distanza, un moldavo di 30 anni e un marocchino di 40. Quest’ultimo, clandestino, è stato espulso

L’aggressione a S.Leonardo, al bar «covo» dei tifosi legati a Forza Nuova Due stranieri picchiati nello stesso bar a poche ore di distanza l’uno dall’altro. Un moldavo di 30 anni e un marocchino di 40 sono stati aggrediti sabato sera da un gruppo di ultrà del Treviso calcio. Ragazzi che alcuni testimoni hanno descritto simpatizzanti di gruppi di estrema destra come «Forza Nuova» e «Veneto Skinhead». I pestaggi sono avvenuti nel bar «Il Cicchetto» in piazza San Leonardo. Il più grave è stato il nordafricano che è stato costretto a presentarsi al pronto soccorso del Ca’ Foncello a causa delle lesioni riportate dal pestaggio. Nel bar sono arrivate due Volanti. Gli agenti hanno identificato i clienti del locale.
Dopo il pestaggio avvenuto venerdì sera al «Bottegon», sabato è accaduto nuovamente. Un gruppo di ultrà del Treviso calcio sono stati protagonisti di un vero e proprio pestaggio. Al «Bottegon» avevano preso di mira un ubriaco, sabato sera dentro il bar «Il Cicchetto», due stranieri. La loro unica colpa era di essere entrati nel bar «sbagliato».
Il primo allarme è scattato poco dopo le 21 quando qualcuno chiama il 113. Ha visto un gruppo di uomini picchiare un ragazzo. Quando la Volante arriva il moldavo trentenne ha il volto sanguinante, racconta cosa è accaduto, ma decide di non presentarsi al pronto soccorso. I poliziotti controllano i clienti, alcuni di loro sono volti conosciuti della curva del Treviso.
Passano due ore quando, poco dopo le 23, dallo stesso bar di piazza San Leonardo arriva una nuova richiesta di soccorso. C’è stato un altro pestaggio, ma questa volta la situazione è più grave. Un marocchino quarantenne, è stato malmenato dal solito gruppo di persone. Mentre viene portato al pronto soccorso, i poliziotti compiono un nuovo accertamento sui clienti presenti nel locale. Anche questa volta, sono quasi tutti legati all’estrema destra. I nomi di chi ha picchiato il marocchino non saltano fuori, ma sono in corso accertamenti per identificare i colpevoli.
Per il nordafricano poi oltre alle ferite riportate dal pestaggio, c’è stata anche un’altra conseguenza. Privo di documenti e già destinatario di un’ordine di espulsione, è stato arrestato. Della vicenda di sabato scorso si stanno occupando anche gli uomini della Digos che da tempo tengono sotto controllo il mondo degli ultrà e del tifo violento.
Proprio sabato sera 58 ragazzi che frequentano la curva del Treviso e che per mesi gli era stato vietato di rimettere piede in uno stadio sono tornati al Tenni. Erano i ragazzi che a Verona avevano tirato un petardo in un parco giochi per bambini e sotto una macchina che ha rischiato di saltare in arua.
Dalla fine della partita fino al pestaggio al bar erano passate soltanto poche ore. Tutto era filato liscio allo stadio, ma si sono sfogati più tardi. Una serata di divertimento senza violenza, evidentemente, è sempre più difficile.
(26 novembre 2007)

23
Nov
07

Madrid: muore giovane antifascista accoltellato

Domenica 11 novembre 2007 22:05

Un morto e tre feriti alla contromanifestazione antifascista

Questa mattina a Madrid un giovane antifascista di 16 anni e’ stato accoltellato a morte da un neonazista, nella metro della capitale spagnola, durante la manifestazione del Partito della “Democracia Nacional”.
Il tutto si e’ svolto mentre i giovani raggiungevano un presidio antifascista, convocato in risposta alla manifestazione neonazi.
Il giovane sarebbe stato attaccato, mentre si trovava con altri compagni nel sottopassaggio della metro, con un coltello da caccia lungo 25 cm.
Un altro ragazzo e’ ferito in modo grave,mentre altri 2 hanno subito “solo” lievi ferite.
Nel frattempo gli attivisti nella contromanifestazione antifascista hanno subito cariche con lacrimogeni e pallottole di gomma mentre tranquillamente si svolgeva la parata nazista.
Alle ore 19 migliaia di persone hanno riempito Puerta del Sol e al grido di “No Pasaran” e di “Asesinos” hanno presidiato il centro della città.
I manifestanti hanno in seguito cercato di bloccare le strade prinicipali di Madrid, la polizia ha reagito con cariche. Sono in corso scontri e arresti.

 

Martedì 13 novembre

Giovane antifascista ucciso: l’assassino è un militare

L’uomo arrestato ieri perché sospettato di essere l’autore dell’omicidio di un adolescente antifascista, ucciso nella Metro di Madrid, è un soldato dell’esercito spagnolo impiegato nel Regimiento Inmemorial del Rey del Ejército de Tierra.Secondo fonti militari citate dall’Europa Press, il presunto omicida è entrato nell’esercito come soldato professionale lo scorso anno. Si tratta di Josué Estébanez de la Hija, 24 anni.
L’aggressione, avvenuta domenica notte, contro il 16enne, ucciso a colpi di arma da taglio, ha coinvolto anche un altro antifascista, pugnalato a un polmone e ora ricoverato all’ospedale “12 ottobre” della capitale. Teatro dello scontro, la stazione metropolitana di Lagazpi. La causa, l’incontro fra un gruppo di neonazisti, che si stavano dirigendo a una manifestazione in centro, e gli antifascisti, intenzionati a contromanifestare.
A incastrare il neonazista sono state le telecamere di videosorveglianza dissemiante nella metropolitana. Estébanez, vestito con una camicia marchiata da un emblema nazista, stava andando all’Usera, dove era stata convocata la manifestazione del partito di estrema destra Democracia, quando, dalla carrozza in arrivo alla fermata Lagazpi, ha individuato una trentina di giovani redskin, di sinistra, in attesa di salire. A questo punto, ha estratto dallo zaino una lama di 25 centimetri, nascondendola lungo il braccio. La tragedia si è compiuta quando la metro ha aperto le porte e i ragazzi di sinitra sono entrati: il soldato ha infilato il coltello nel polmone del 16enne, fino ad arrivare al cuore.
Al tentativo degli amici di rispondere all’attacco, il 24enne ha cominciato a sferrare coltellate all’impazzata, ferendo Alejandro Jonatan M. M. di 19 anni.


Da IndyMedia_Madrid

Lo stesso giorno a Madrid e in altre città i collettivi antifascisti hanno convocato una prima manifestazione in risposta all’assassinio di Carlos. Dopo la manifestazione ci sono stati scontri con la polizia. Un giovane è stato detenuto.Questi stessi gruppi razzisti e fascisti pretendono di tornare ad occupare il centro di Madrid il prossimo sabato 17 novembre, per una manifestazione contro l’immigrazione, senza che, come pare, le autorità glielo impediscano, nonostante quello che è successo.

 

17
Nov
07

Strage di Sant’Anna

la Cassazione conferma gli ergastoli

Nella strage persero la vita più di 500 persone
l’ufficiale nazista e i due sottufficiali sono inoltre condannati a rifondere tutte le spese processuali
da la Stampa.it

 

 

 

 

ROMA
La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato gli ergastoli nei confronti dell’ufficiale nazista Gerhard Sommer e dei sottufficiali Geory Rauch e Karl Gropler condannati all’ergastolo dalla Corte militare d’appello di Roma per la strage di Sant’Anna di Stazzema. I giudici della prima sezione penale, presieduti da Torquato Gemelli, hanno dunque respinto il ricorso dei tre ex nazisti. La decisione è stata accolta fra le lacrime del sindaco di Sant’Anna di Stazzema, Michele Silicani, che ha sostenuto di aver avuto «una gioia profonda per la sua gente».

Molto commosso era anche uno dei superstiti della strage nella quale, il 12 agosto del ’44, persero la vita più di 500 persone (prevalentemente donne, bambini e anziani). Il signor Mauro Pieri, anche lui particolarmente commosso, ha espresso la sua grandissima felicità per la decisione presa dalla Suprema Corte. I tre ex nazisti sono stati anche condannati a rifondere tutte le spese processuali. Martedì scorso il Pg militare della Suprema corte, Vittorio Garino, aveva chiesto invece l’annullamento dei tre ergastoli perché a suo parere non erano utilizzabili le testimonianze di tre soldati semplici tedeschi in quanto andavano considerati come coindagati.

In aula, oltre al sindaco e a uno dei superstiti, era presente anche il presidente della Provincia di Lucca, Stefano Baccelli. Nel processo si erano costituite come parti civili l’ente locale, la Regione Toscana, la Provincia di Lucca e la presidenza del Consiglio dei ministri. In realtà le parti civili chiedevano un risarcimento morale più che economico infatti «non ci interessano – ha specificato Michele Silicani – i risarcimenti ma siamo contenti di una sentenza definitiva di condanna per scrivere una pagina di storia».

12
Nov
07

solidarietà ai compagni di milano

60 anni di carcere per 15 degli antifascisti arrestati l’11 marzo 2006.
Due le assoluzioni per non aver commesso il fatto, una condanna a 4 mesi per porto d’arma impropria.

Questo il risultato del processo d’appello che si è concluso oggi a Milano dove, in sostanziale continuità con la sentenza di primo grado, viene confermato il reato di devastazione e saccheggio. Un chiaro messaggio a tutti coloro che si erano illusi della possibilità, a due anni dai fatti, di una derubricazione del capo d’imputazione.
La linea tenuta dalla magistratura conferma la volontà di colpire duramente, attraverso l’utilizzo del concorso morale in devastazione e saccheggio, le manifestazioni di dissenso e scontro di piazza. Così per Genova, così per Torino, e così sarà d’ora in avanti…
Un processo che ha voluto essere fin dall’inizio un processo politico sia nella scelta dei capi di imputazione, che nell’utilizzo indiscriminato della carcerazione preventiva (4 mesi in galera seguiti più 3 mesi di domiciliari e altri di obblighi di firma), e infine nelle motivazioni della sentenza di condanna confermata dalla corte d’appello.
Quell’11 marzo, a seguito dell’autorizzazione a sfilare concessa dalle autorità cittadine ai nazifascisti della Fiamma Tricolore scoppiarono scontri tra gli antifascisti, scesi in piazza per impedire la vergognosa manifestazione, e la polizia.
Agli arresti e alle condanne si è associato il meccanismo di demonizzazione attraverso i mezzi di informazione, con il consueto atteggiamento da “sbatti il mostro in prima pagina”, cercando così d’isolare gli imputati dal tessuto sociale che li circonda e spezzare la solidarietà.
Una solidarietà che va costruita e alimentata per contrapporre la nostra verità a quella processuale e mediatica oggi a Milano come a Genova, altro processo in cui l’accusa chiede condanne esemplari (per un totale di 225 anni di carcere), sempre attraverso l’utilizzo della devastazione e saccheggio.




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