Archivio per Febbraio 2008

28
Feb
08

Odio, razzismo e culto della violenza

Scontri in curva
ROMA – Se alla violenza togli un progetto che non hai o non hai mai avuto, resta solo l’odio. Un odio liquido. “Er Talpa” e “Fabbrizzietto”, “er Nano” e “Vampiro”, “Ovo” e “er Bulgaro”, “er Capitano” e “Danielone”, “er Ditta”, “lo Sciacallo” e “er Cinese” odiavano sette giorni la settimana. Non solo la domenica, quando si ritrovavano in curva o in trasferta con qualche lama, qualche mazza o qualche ascia. Odiavano le “guardie infami”, “quegli zingari dei romeni”, “i napoletani”, “le “zecche” dei centri sociali”, “i pennivendoli che si s’azzardeno l’aspettamo sotto le redazioni”, il vicino di casa che si era permesso di guardare un cane ringhioso portato a pisciare senza guinzaglio.

“Fomentavano i ‘pischelli’”, ragazzini raccattati allo stadio per essere spinti come una mandria al pascolo davanti a un deposito dell’Atac da occupare, sul ciglio di una discarica in cui “fare a pizze” con gli sbirri tra cumuli di “monnezza” o ai lugubri anniversari di una Destra neo-nazista (Forza Nuova) di cui indossavano la maschera, replicavano le parole d’ordine, frequentavano i luoghi: piazza Vescovio, “il Presidio” (nel parco di Villa Ada), il pub “Excalibur”. E, alla fine, avevano deciso di sporcare di sangue anche le domeniche di festa del rugby.

Per otto mesi (dal giugno del 2007 alla scorsa settimana), tirando con pazienza e metodo il filo di un’aggressione consumata nel parco di villa Ada, il pubblico ministero Pietro Saviotti, la sezione anticrimine del Ros dei carabinieri, la Digos, sono rimasti affacciati su un abisso di collera di cui hanno registrato ogni voce, ogni smottamento, ogni esplosione. L’11 novembre, giorno in cui Gabriele Sandri, “Gabbo”, veniva ucciso sull’Autosole, hanno ascoltato gli amici del dj che lo piangevano di fronte alle telecamere, gridando la propria innocenza, pianificarne la vendetta in una notte in cui “Roma brucerà”. Ne hanno rubato le voci eccitate durante l’assalto alle caserme.

“I romeni? Je famo strippà er culo”
In principio furono i romeni. Il 30 ottobre 2007, Giovanna Reggiani viene massacrata a Tor di Quinto alle spalle di una baraccopoli. Il suo assassino è un clandestino arrivato da Bucarest. Il 2 novembre, a Torre Gaia, quattro romeni vengono bastonati a sangue nel parcheggio di un centro commerciale da una prima spedizione punitiva. “Er Vampiro” (Alessandro Petrella) ne è ammirato ed eccitato. Ne parla al telefono con Alessio Abballe – “Qualcuno comincia ad accenne le micce” – e con “Er Talpa” (Fabrizio Ferrari): “A ragà, non è che se stamo a parlà. Vedemose e annamo ad assaltà un centro sociale o annamo a pijà i napoletani sull’autostrada o pijamo dù rumeni (…) Dovemo fà na cosa da fà strippare il culo e far pensare chi ti governa dall’alto: che è successo? (…) Bisogna creà un focolaio de persone che nun c’entrano un cazzo con la politica e lo stadio. Ragà, questa è una cosa dei cittadini, una cosa sociale, d’appartenenza de una città e de un Paese. Qui, destra e sinistra e ultras da stadio nun c’entrano un cazzo”.

Chi lo ascolta non sa esattamente dove “er Vampiro” abbia intenzione di colpire. Forse dietro casa sua, nel campo nomadi di via Walter Procaccino, dove già una volta ha tirato una molotov. Sa soltanto che sono cominciate le ricognizioni, che l’assalto sarà in pieno giorno, che “er Vampiro” ne parla in questi termini a Matteo Nozzetti: “Se succede na cosa come a Torre Gaia, nun c’hai più un cazzo de risonanza. Perché sai il mondo come gira. Dopo due settimane te fanno un trafiletto ed è già finita. Famo quarcosa de serio. Pe na volta nella nostra vita deve uscì la perfezione. Je devi mette pepe ar culo. Che quelli pensano: cazzo, ma se questi hanno fatto una cosa del genere, me se presentano sotto al Parlamento e me danno la caccia”.

In macchina con “Gabbo”
Dei romeni non se ne fa nulla. Domenica 11 novembre 2007, Gabriele Sandri, “Gabbo”, viene ucciso da un colpo di pistola esploso sull’A1 da un agente della stradale che risucchia ogni goccia di odio disponibile, convogliandola altrove. Sulla macchina in cui viaggia Sandri ci sono “Ovo” (Marco Turchetti), “Maverick” (Francesco Giacca), “er Messicano” (Federico Negri), “Simone” (Simone Putzulu), il pantheon di “In Basso a destra” e degli “Irriducibili”, le sigle che ospitano i mazzieri della curva nord laziale. Ad Arezzo, Turchetti “Ovo” – un tipo che in questura hanno già fermato una volta su un furgone carico di martelli, coltelli e spranghe – piange l’amico morto e mobilita la risposta. “Er Nano” (Francesco Ceci) sale su una macchina per raggiungere Arezzo, ma intanto dà disposizioni a chi resta. “Er Nano” è un leader riconosciuto e temuto. E’ pappa e ciccia con Fabrizio Ferrari, “er Talpa”, romanista dei “Bisl” (basta Infami solo lame”), un tipo che l’ultima coltellata l’ha data il 18 febbraio, prima di Roma-Real Madrid.

“Er Nano” dà ordini a uno come Fabrizio Toffolo (capo storico degli “Irriducibili” che alterna il suo tempo tra galera e domiciliari) e, neppure due mesi prima, se l’è promessa al telefono con un tale “Carlo”, ultras napoletano, convenendo che “alla prossima, i machete dei laziali” si incroceranno con “le mannaie dei napoletani”. “Er Nano” parla col “Bulgaro” (Andrea Attilia), che di Gabbo è amico fraterno, perché senta i romanisti. Perché si mobilitino “er Vampiro” e “quel matto di Pierluigi”, Pierluigi Mattei, capobastone laziale di “In Basso a destra”. Il “Vampiro” ha problemi. Gli è morta la nonna nella notte, ma mentre in casa si piange, lui si aggiusta per la serata: “Vojo brucià tutto. Stasera vojo brucià tutto”.

Pierluigi Mattei impazzisce. Alla madre che lo chiama mentre sta andando allo stadio, grida: “A Ma’, lasciame perde… Che devo fa, eh? Sarebbe da sparaje in faccia alle guardie. Che te credi che non m’andrebbe de ammazzalla na guardia? C’hanno paura degli scontri sti coniji delle guardie. Devono avè paura”. Alla fidanzata, racconta che ha brandito un coltello tra gli occhi a un autista dell’Atac che rompeva e come ha conciato il vicino, che ha incontrato mentre portava a pisciare il cane: “Jo detto: A brutta faccia de cazzo. Che c’hai da guardà? Lo vedi sto guinzajo? Te lo metto ar collo e t’ammazzo. Nun me devi rompe li cojoni. Quando passo abbassa lo sguardo”. Con la fidanzata si vanta di aver commesso due omicidi (polizia e carabinieri non sono ancora riusciti a verificare se millanti o meno): “De rumeni n’ho mandati due al creatore e ne ho feriti gravemente altri due. Perciò, se vengono da me trovano la morte”. E quando la fidanzata gli chiede cosa farebbe lui a due rumeni se li vedesse fare a lei quel che lei gli ha visto fare ad un’estranea (palpeggiarla), dice: “Io c’avevo la macchinetta che dà le scosse. Ma quelle merde della polizia me l’hanno tolta. Perciò ne ammazzerei dieci”.

Sporchiamo il rugby
Com’è andata la notte dell’11 novembre è noto. Ma avevano deciso che all’odio non dovesse rimanere estranea la festa del rugby. Già il 13 ottobre del 2007, “Er Nano” si informa sull’arrivo dei tifosi del Livorno Rugby, impegnati in una partita con la “Futura Park”. “Mò fomento un po’ de gente. Famme sapè l’orario”. Poi, il 10 febbraio scorso, allo stadio Flaminio, si gioca Italia-Inghilterra, partita del sei Nazioni. Fuori dallo stadio, la polizia ferma Simone De Castro, cugino di Gabriele Sandri. E’ un diffidato. Non può avvicinarsi a nessun impianto sportivo del Paese. E si accompagna a un altro diffidato, Ruggero Isca. Vengono alle mani con la Polizia e il gruppo che è con loro se la squaglia. “Er Talpa” annuncia a Isca la vendetta per i conigli: “Hanno toccato mio fratello. Stavolta li ammazzo. Li faccio inginocchiare, Ruggiero”.

28
Feb
08

Roma:Arrestati 20 estremisti di destra

Tra le persone in manette diversi accusati dell’irruzione
a un concerto rock della Banda Bassotti a Villa Ada, nel giugno 2007
Assalti caserme dopo morte Sandri
Arrestati 20 estremisti di destra
Molti di loro sono ultras laziali. Eseguite una cinquantina di perquisizioni

ROMA – Una ventina di simpatizzanti dell’estrema destra, alcuni vicini a Forza Nuova, ed in gran parte ultras laziali, sono stati arrestati stamane a Roma nel corso di un’operazione dei carabinieri del Ros e Digos romani. Gli arrestati fanno parte, secondo gli inquirenti, di una struttura criminale protagonista di atti di violenza, anche di matrice politica, tra i quali gli assalti alle caserme di Ps in occasione della morte di Gabriele Sandri e l’irruzione ad un concerto rock della Banda Bassotti a Villa Ada. In corso ci sono anche una cinquantina di perquisizioni.

Tra i reati contestati associazione per delinquere, devastazioni, lesioni, porto di oggetti contundenti. Per coloro che risultano coinvolti negli scontri dell’11 novembre scorso dopo l’uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri, è scattata anche l’aggravante del terrorismo, la stessa già presa in esame in occasione dei primi arresti per l’assalto alla caserma di via Guido Reni.

Quattro gli indagati coinvolti nei fatti di Villa Ada (fine giugno dello scorso anno) quando una ventina di persone a volto coperto ed armati di bastone fecero irruzione durante il concerto della Banda Bassotti ferendo due persone. Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate dal Gip Guglielmo Muntoni su richiesta dei Pm Pietro Saviotti, Franco Ionta e Caterina Caputo.

Repubblica
(26 febbraio 2008)

25
Feb
08

ASSEMBLEA GENERALE DEGLI ISCRITTI ANPI sezione di Massa

Il consiglio direttivo ha convocato l’annuale ASSEMBLEA GENERALE degli iscritti, per il giorno DOMENICA 2 MARZO 2008, alle ore 9.00, presso la sala dell’hotel-ristorante “ZENO” (g.c.) Via Foce Morta, 5 Cinquale di Montignoso con il seguente Ordine del Giorno:

-Saluti del Sindaco di Massa, Fabrizio Neri, del Sindaco di Montignoso Federico Binaglia e del Presidente della Provincia Osvaldo Angeli;

-Relazione morale sull’attività della sezione anno 2007 e obbiettivi 2008, da parte del presidente Ermenegildo Della Bianchina;

-Relazione politica sull’attualità dell’antifascsmo e per la difesa dei valori della Democrazia, da parte del Vice Presidente Roberto Torre;

-Relazione sull’attività finanziaria della sezione anno 2007 e obbiettivi 2008, da parte del segretario Lino Rossi;

-Relazione morale sull’attività della sezione giovanile dell’ANPI per l’anno 2007 e obbiettivi 2008

-Celebrazione del 60° Anniversario della Costituzione, da parte del Socio Dino Olivieri Bigini;

-Dibattito

A conclusione del dibattito, ci sarà l’intervento conclusivo del rappresentante dell’Anpi Nazionale Ferruccio Paolini e saranno messe in votazione le relazioni, eventuali ordini del giorno e integrazioni di componenti il consiglio Direttivo della Sezione.

Vi inviatiamo a partecipare, data l’importanza degli argomenti in discussione e vi ricordiamo che, come consuetudinel’Assemblea è anche un ritrovarsi insieme e pertanto la Sezione ha concordato con il gestore del Ristorante un prezzo di 20.00 euro cadauno. Per prenotazioni telefonare al 3408495450.

Vi ricordiamo inoltre che in occasione dell’assemblea è possibile il rinnovo del Tesseramento anno 2008 e acquistare le pubblicazioni edite dall’Associazione.

Saluti antifascisti

ANPI di Massa

23
Feb
08

tra nuovi slogan e vecchi ideali, identikit del “balilla” del 2008

A Roma i “camerati” sfondano nelle elezioni nei licei e nelle università

Al Nord si alleano con gli ultras da stadio e i reduci dell’estremismo anni ‘70
Il cuore nero dei giovani d’Italia
Viaggio alla scoperta dell’ultradestra
Tra nuovi slogan e vecchi ideali, identikit del “balilla” del 2008
di CONCITA DE GREGORIO

Il cuore nero dei giovani d’Italia
Viaggio alla scoperta dell’ultradestra

ROMA – I balilla che governano la “Cosa nera”, parlamento delle scuole romane, non si riconoscono dalla divisa: non ce l’hanno. Nemmeno quella diffusa sui giornali da foto d’archivio: ray-ban a goccia specchiati e bomber di pelle, capelli cortissimi. Non si usa più: sono i più grandi semmai a bardarsi ancora così, gli ultra ventenni e Cesare Previti quando si veste da giovane, la domenica mattina. I ragazzini di 15-17 anni eletti in liste di destra che gestiscono gli 80mila euro della Consulta provinciale studentesca insieme alla gloria di aver defenestrato la sinistra da sempre al potere sono indistinguibili da migliaia di loro simili.

Andrea Moi, 17, presidente della Consulta, è un adolescente con la voce ancora sottile, secondo di tre figli cresciuto in mezzo a due sorelle, vive a Roma Sud – Colli Albani – e va a scuola al Terzo istituto d’arte, fermata della Metro Giulio Agricola. Milita in Azione giovani da quando aveva 13 anni, è in consulta da quando ne aveva 14. Dice che “un tempo a scuola in assemblea si parlava solo di temi difficili e lontani dagli interessi dei ragazzi tipo l’Europa, gli anni Settanta. Ora finalmente di discute di cose che interessano a loro: il caro cd, il caro libri”. Va così e attenzione a sottovalutare o liquidare con spallucce la portata dell’onda.

Le battaglie sono per utilizzare l’aula di informatica, mettere i pannelli solari sul tetto, fare più ore di educazione fisica e più gite “a contatto con la natura”, possibilmente senza telefonino perché “lo spirito se ne giova”. Per avere libri di testo non obbligatori, insomma non studiare la storia solo sul Villari, ma almeno affiancarlo, dice Moi, a “un libro che mi dica che la Rivoluzione francese è stata anche una carneficina e che non liquidi in tre righe la rivolta di Vandea”.

A Roma otto anni fa gli studenti di destra eletti nel Parlamento dei ragazzi erano 20 su 400. Oggi sono la maggioranza assoluta, più di 200. Decuplicati. Marco Perissa, 25 anni, responsabile scuola per Roma di An: c’era allora e c’è adesso. Nel ‘99 era uno dei consiglieri della Consulta, “facemmo il libro bianco sull’edilizia scolastica”. Dice: “Ha vinto la destra perché ha perso la sinistra. Ci siamo inseriti nell’antipolitica e abbiamo rubato voti alla sinistra ideologica. Le abbiamo opposto una destra pragmatica: non tutti gli studenti che ci votano sono di destra, anzi. Ci votano perché facciamo le cose. Perché gli anni Settanta sono lontani e non si può restare lì, perché pensiamo all’oggi”.

Dunque vediamo, oggi. Oggi al Tufello, periferia romana, c’è qualche centinaio di studenti di sinistra che sfila in mezzo ad una impressionante saracinesca di polizia: ricordano Valerio Verbano, studente dell’Archimede ucciso dai fascisti nell’80, sua madre apre il corteo. Esprimono solidarietà a Simone, ex studente dell’Aristofane di Vigne Nuove picchiato qualche giorno fa da una spedizione punitiva del Blocco studentesco, falange scolastica della Fiamma.

Il Blocco – sede principale a Casa Pound, centro sociale di destra – ha conquistato quest’anno 55 rappresentanti alla Consulta. Uno di loro è Giorgio Evangelisti, 17 anni, studente del Convitto nazionale fin da quando era in terza elementare. Il Convitto è la scuola della classe dirigente, fama di rigore estremo. Giorgio dice che ”è l’ora di finirla con questa storia che siamo violenti e razzisti. Al corteo per le foibe c’erano quattro ragazzi di colore, uno di loro è attivista nella sezione di Roma Nord. Picchiare ci si picchia, ogni tanto, succede da sempre. Però quando noi abbiamo fatto volantinaggio davanti al Tasso due mesi fa sono venuti a menarci con caschi e bastoni, una cosa organizzata, non dico bugie, e non ne ha parlato nessuno. Fa notizia, la violenza, solo quando fa comodo a sinistra”. Non è proprio così, questa è una versione di Giorgio, parte in causa.

Dice anche che è una bugia che la destra cresca solo in periferia e la sinistra mantenga le roccaforti del centro storico. Vediamo la mappa delle scuole, come è cambiata. Fortino del Blocco è il Farnesina, scientifico di Vigna Clara: è lì che è cominciata la prima occupazione della Destra “perché non se ne poteva più di far lezione nei container, ci pioveva dentro”. Due del Blocco sono eletti al liceo classico Visconti, piazza del Collegio romano, la sede del processo a Galilei. Al Righi, lo scientifico più rinomato della città, il rappresentante di istituto è di Azione studentesca, braccio nella scuola di Azione giovani. Il Giulio Cesare, un tempo classico di destra, ha oggi un esponente di sinistra e uno cattolico. Restano “rossi” il Mamiani, il Virgilio, il Tasso.

La destra va fortissimo allo scientifico dei Parioli, l’Azzarita, dove il Blocco raccoglie firme per far intitolare l’aula magna a Nanni De Angelis. “Sa chi è? – domanda Evangelisti – un ragazzo degli anni Settanta”. Due consiglieri di destra sono stati eletti al classico Nomentano, uno allo scientifico Benedetto da Norcia, due al tecnico Armellini di San Paolo fuori le mura. Non si parla solo di Ostia, dunque. Andrea Moi cita il coraggio del giovane eletto con As al Machiavelli di via dè Volsci, quartiere San Lorenzo, roccaforte storica della sinistra radicale, Radio popolare e controcultura militante. “Però non lo nomini per favore perché magari a scuola non lo sanno che è di destra”. Ecco, magari non lo sanno.

La novità è che il 65 per cento degli studenti romani ha votato a destra ma magari, una parte almeno, non lo sa. Azione studentesca ha uno slogan che dice “Contro lezioni tristi e grigi professori, per una scuola capace di divertire e unire”: un programma capace di raccogliere l’unanimità dei consensi. Quando il Blocco chiede “più ore di ginnastica” non lo fa esponendo un manifesto di prestanza fisica neomussoliniana, sui manifesti delle elezioni scolastiche ci sono gli eroi del film western e Bart Simpson quello dei cartoni animati, e poi fare più ginnastica vuol sempre dire fare meno greco e estimo. Per arrivare allo scacco del due a uno (la Cosa nera vede 15 consiglieri alla destra, 10 alla sinistra) le due liste romane di destra, fra i quattordicenni, hanno fatto “propaganda sulle cose”.

Aule più belle, libri e cd meno cari, più ginnastica e più gite. L’anticomunismo un sottile sottofondo, scenario per ora marginale. Intanto stare meglio, divertirsi di più. Poi è alle manifestazioni politiche che tornano fuori i simboli, le croci runiche e le aquile. Arrivano i venti e anche trentenni, lì. Sono loro che menano la danza. L’8 febbraio era previsto un convegno della Consulta al teatro Brancaccio. Tema: “Istria, Slovenia, Dalmazia: anche le pietre parlano italiano”. Dopo tanti convegni sulla Resistenza, dicono i balilla, ora che il vento è cambiato finalmente uno sulle foibe.

Perissa, il responsabile scuola: “Purtroppo 15 attivisti del collettivo del Virgilio hanno tirato un fumogeno nel teatro, Costanzo ha ritirato la disponibilità della sala, duemila studenti pacifici sono rimasti per strada. La riprova questo che non è un paese libero”. Le cronache di quel giorno raccontano una storia diversa. Scontri violenti in via Nomentana fra adulti neofascisti e studenti delle scuole del centro. Nel blog di Casa Pound però c’è scritto che non bisogna leggerli i giornali. La verità è nella “forza dell’azione”. La rivoluzione è la nostra: “Sveglia bastardi, la ricreazione è finita”. Marx, ha stancato: “Dopo Marx, aprile”. Una nuova primavera invisibile, per alcuni inconsapevole. Ma si sa che la coscienza politica si forgia con costanza: a tredici anni voti per la gita in Abruzzo, a sedici per i computer nuovi in aula d’informatica. Le foibe dopo, c’è tempo.

(23 febbraio 2008)


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21
Feb
08

omofobia a pisa

MANCUSO (ARCIGAY): SOLIDARIETA’ A GRILLINI DISCRIMINATO A PISA

Vorremmo esprimere la nostra solidarietà all’on. Franco Grillini per il gravissimo atto di omofobia subito. Grillini era invitato dal partito socialista locale a parlare questa sera ad una conferenza dal titolo “Diritti per tutti” al cinema teatro Lux di Pisa di proprietà della curia ma gestito da un’associazione culturale. La curia manifestando la sua mal celata omofobia ed intolleranza nei confronti di gay e lesbiche si è messa di traverso con l’associazione culturale minacciandola di ritirarle il contratto di gestione se avesse consentito lo svolgersi di quel dibattito. Rammarica constatare che una volta erano i fascisti che chiudevano i cinema agli ebrei e agli omosessuali ora sono le gerarchie cattoliche che manifestano cosi la loro intolleranza.

Aurelio Mancuso
presidente nazionale Arcigay

21
Feb
08

Incendiato nella notte il locale Coming Out

Incendio nella notte, probabilmente doloso, al locale ‘Coming Out’, storico punto di ritrovo della comunita’ gay di Roma. E’ la denuncia dell’Arcigay romana, secondo cui l’episodio “e’ un gesto orribile che ci sconvolge ma non ci spaventa. Colpire il Coming Out, che e’ tra i luoghi simbolo per la comunita’ gay romana e cuore della Gay Street di via di San Giovanni in Laterano, vuol dire ostacolare la visibilita’ delle persone lesbiche, gay e trans, costringendoci all’anonimato e al silenzio,da tempo abbiamo denunciato azioni omofobe contro la GayStreet, la strada in prossimita’ del Colosseo dove da anni si radunano migliaia di Lesbiche Gay”. Non e’ il primo segnale intimidatorio, ricorda Fabrizio Marrazzo, presidente Arcigay Roma: tuttavia, “la GayStreet di Roma e’ diventata un simbolo di civilta’ e contatto tra la citta’ e la nostra comunita’, non ci faremo impaurire da tali azioni e chiediamo il supporto della Polizia e delle autorita’ locali per garantire la sicurezza dei nostri locali e dei cittadini lesbiche, gay e non solo che frequentano tale strada”. Venerdi’ 22 alle 22.30 e’ stata promosso da Arcigay un sit-in di protesta.

20
Feb
08

torniamo un po’ indietro…

Tutti i giorni ricevo uno schiaffo.

Il primo giorno ci resto male, ma decido per questa volta di lasciar correre.

Il secondo giorno penso: ”Ma se non ho reagito ieri…”. E non mi oppongo.

Il terzo giorno quasi non ci faccio più caso.

Dopo una settimana ne ricevo due. ”Che cosa vuoi che cambi, se fino ad ora ne ho comunque preso uno?”

Dopo un mese sono tre, poi quattro, poi cinque, ma quando ormai decido di reagire è tardi: non mi reggo più in piedi.

Sabato 22 Dicembre un gruppo di antifascisti ha deciso di non far passare sotto silenzio un’iniziativa promossa da AN, Fiamma Tricolore, Azione Giovani, che avrebbe costituito un tassello nel processo di lenta erosione attuato ai danni dell’antifascismo.

L’Amministrazione comunale aveva individuato in una sala del palazzo di P.zza Mercurio in cui ha sede l’ANPI, sopra le teste dei partigiani, un luogo adatto dove svolgere la presentazione del libro Strage all’italiana che si propone di riabilitare la figura del neofascista Ciavardini. L’ avvocato Cutonilli, scrittore, nel volume vuole dimostrare l’innocenza del suo assistito rispetto alla strage alla stazione di Bologna. Pur non essendo dimostrata la sua colpevolezza per quel reato, Ciavardini, oltre ad esser condannato per altri due omicidi, faceva parte dello stesso gruppo, i NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari), che ha preso parte alla organizzazione materiale della strage e per la quale due suoi militanti sono stati condannati.

La situazione di quel giorno, a Massa, per alcune circostanze, assomiglia a quella dei fatti del 30 Giugno 1960, quando il MSI decise di convocare il suo quinto congresso a Genova. Come nel caso di Genova, città decorata alla Medaglia d’Oro alla Resistenza e da cui era partita l’insurrezione del 25 Aprile, la scelta del luogo è stata provocatoria anche a Massa. I missini di allora avevano scelto come luogo un teatro vicino al Sacrario dei Caduti, quelli di oggi il palazzo sede dell’ANPI.

Nei giorni precedenti il 22 Dicembre è iniziata una discussione tra gli antifascisti militanti sulla necessità di far emergere e porre all’attenzione di cittadinanza e istituzioni la natura del messaggio sottostante a quella iniziativa, che ci ha trovato compatti nel dire che sostenere un personaggio come il neofascista Ciavardini significa, da parte di partiti rappresentati istituzionalmente non voler prendere le distanze dal fascismo e dalle sue riproposizioni.

La voglia di smascherare questo intento e la volontà di reagire l’indifferenza dell’ Amministrazione, che non ha cambiato sede alla presentazione nonostante le nostre sollecitazioni, ci ha portati il 22 Dicembre nel primo pomeriggio in piazza Mercurio, con lo scopo di tenere aperta la sede dell’ ANPI. All’arrivo dei fascisti in corteo con striscione e bandiere nere, la reazione è stata spontanea e unanime: ci siamo uniti a proteggere il seme dell’antifascismo. Per tutto il pomeriggio siamo rimasti in maniera inamovibile nella nostra posizione. Fin quando le istituzioni competenti, spinte da questo gesto, hanno deciso di revocare la sala. Una differenza rispetto al 1960, quando in centomila manifestarono, è sicuramente quella che molti si sono abituati agli schiaffi, che gli ideali si sono affievoliti e gli spiriti atrofizzati, che la poca attenzione prestata da parte delle istituzioni ha portato a far passare come tollerabile ciò che non lo è, che troppi trovano importante difendere la memoria storica solo in giorni prestabiliti e non si indignano più quando questa stessa quotidianamente viene calpestata. Nel 1960 l’ANPI nazionale incitava alla lotta intransigente contro il proposito restauratore. Ad oggi l’ANPI sez. di Massa ci condanna per non aver fatto svolgere la presentazione riferendo ai giornali che quest’ultima solamente era inopportuna per motivi di carattere ambientale, non per i contenuti. Il giornale ufficiale dell’ANPI “Patria indipendente” (numero del 28/11/2004) riferendosi all’impedito svolgimento del congresso a Genova nel 1960 recita anche una proposta, a suo dire “conciliante” viene sdegnosamente respinta dagli antifascisti. Si sarebbe trattato di spostare il Congresso del MSI in un Teatro nell’estremo levante della città e, un comizio della Resistenza sul piazzale dell’autostrada, al lato opposto, nel ponente della città … La Resistenza non poteva accettare tale soluzione trappola. E non la accettò. Continuando nel paragone c’è da dire che in altra sede e in altra data purtroppo invece il libro a Massa dai fascisti è stato presentato. L’autore nello stesso articolo dice che il voler gestire al solito modo la protesta di missini e antifascisti non è stato altro che un anticipo di quello che negli anni successivi sarebbe stato lo schema della teoria degli “opposti estremismi”, teoria del tutto confermata dall’episodio di Massa in cui gli antifascisti sono stati lasciati soli da più parti, equiparati ai fascisti e giudicati appunto come violenti. La nostra protesta si è dovuta svolgere in modo eclatante anche grazie a questa mancanza di coraggio e all’indifferenza, che è parte di quello che come antifascisti cerchiamo di combattere, perché continuare a tralasciare di prendere una posizione contribuisce al continuo legittimarsi di atteggiamenti fascisti. Agli organi istituzionali e a tutti coloro che non trovano nel nostro gesto una doverosa ribellione proponiamo come esempio la risposta data dal futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini a chi attaccava il dissenso espresso nel 1960:

La polizia sta cercando i sobillatori di queste manifestazioni (…) non abbiamo nessuna difficoltà ad indicarglieli. Sono i fucilati del Turchino, di Cravasco, della Benedicta, i torturati della casa dello studente.

ANPI giovani MASSA

20
Feb
08

Incontro con il compagno palestinese Kutaiba

Venerdì 22 alle ore 21.00 C/O C.S.A. La Comune, Massa

 

Incontro con il compagno palestinese

Kutaiba

 

Per aggiornamenti, approfondimenti e discussione, sulla situazione della Palestina a 60 anni dalla Nakbah, la “Catastrofe“.

Nel 1948 l’occupazione e il terrorismo sionista costrinsero 850.000 Palestinesi ad abbandonare i propri villaggi e città e a rifugiarsi nei campi profughi, sia all’interno del territorio palestinese, che nei Paesi arabi limitrofi. Oggi sono circa 4 milioni i Palestinesi che abitano tali campi, in condizione di totale abbandone, in strutture fatiscenti, in una situazione di miseria e di abbandono

 

Compagni e compagne

per il sostegno e la solidarietà

alla lotta del Popolo palestinese

19
Feb
08

ASSEMBLEA CITTADINA SULLE CONDANNE PER IL 13.5.99 (Firenze)

7 anni di carcere per Resistenza alla Guerra

Questa è la sentenza che il Tribunale di Firenze ha emesso il 28 gennaio 2008 per 13 manifestanti che il 13 maggio 1999, in occasione dello sciopero generale del sindacalismo di base contro la guerra della Nato nella ex Jugoslavia, “resistettero” alle cariche sotto il Consolato Usa.

7 anni per resistenza aggravata. E’ chiaro che l’unica aggravante in una sentenza così vergognosa è quella politica. La stessa volontà di vendetta presente nella sentenza di Genova per il G8 del 2001 e nelle richieste dell’accusa per il processo di Cosenza contro il Sud Ribelle.

Queste sentenze vogliono sancire lo slittamento del conflitto sociale all’interno della normativa penale. Una normativa ed un diritto penale, che rimane legato al Codice Rocco del ventennio fascista, e prevede di fatto tali pene (fino a 15 anni) così pesanti per reati connessi all’ordine pubblico, come quello di resistenza a pubblico ufficiale. Per lo stato la conflittualità politica non è ammessa, e l’incompatibilità con il sistema istituzionale si paga a caro prezzo. Declinare e rinchiudere 10 anni di movimento nelle aule giudiziarie, questo crediamo sia il senso di questa come di innumerevoli altre storie giudiziarie. E’ l’altra faccia del delirio che avvolge le città e che si presenta come tema principale della prossima scadenza elettorale.

Sperimentare la tenuta di “nuovi” reati, quali devastazione e saccheggio, mantenendo i “vecchi” resistenza e danneggiamento. Dal 1999 in poi, anno della guerra nei Balcani, innumerevoli sono le inchieste e le condanne per reati che vanno dai danneggiamenti ai blocchi contro le grandi opere, dall’associazione sovversiva alla resistenza, dalle occupazioni di case e spazi sociali. I provvedimenti legislativi servono a qualificare tutte le forme di insorgenza come emergenza ed a dettare continui stati di eccezionalità.,
La vera emergenza riteniamo sia quella dell’agibilità dell’iniziativa politica. Ed in questo senso questa è una sentenza che parla a tutti. Non c’è più spazio per una critica al sistema. Non si deve manifestare, tanto meno contro la guerra. E poi, se al governo c’è il centrosinistra è ancora più grave, viene meno ogni “giustificazione politica”.

Quella di Firenze è una sentenza che va oltre ogni misura e rappresenta uno strappo nello stesso tessuto giuridico-repressivo del paese. E’ una sentenza che lancia un messaggio preciso: tutti da punire severamente e simbolicamente, in questo caso con 7 anni di carcere per avere manifestato contro la guerra.

Di fronte a quello che sta succedendo a Firenze e non solo, crediamo non si possa e non si debba stare zitti. Crediamo necessaria una mobilitazione forte e continuativa che sappia far vivere questo processo in città e nei movimenti. Una mobilitazione che sappia rispondere al significato politico delle sentenze e nello stesso tempo costruisca e faccia crescere il movimento: per rispondere ai tentativi di criminalizzare con una generalizzazione delle pratiche conflittuali e con la capacità di mettere davanti la solidarietà alle divisioni. Un movimento capace di tenere alta la testa e di rovesciare la sentenza di Firenze e le altre analoghe..

Come condannati e realtà di movimento impegnate nella solidarietà per gli imputati proponiamo una Assemblea cittadina per il giorno 20 febbraio alle ore 21.30 all’Archivio ’68 in Via Giampaolo Orsini,

e SABATO 1 MARZO, ad un mese dalle condanne, una giornata di mobilitazione e solidarietà, con assemblea sulla guerra a carattere nazionale, ed un corteo per le strade di Firenze.

Cantiere Sociale K100fuegos, Movimento Antagonista Toscano, Cpa Firenze sud, Collettivo Politico di Scienze Politiche, Collettivo FuoriLOGO di Economia, Voci dalla Macchia, Rete dei Collettivi Studenti Medi Fiorentini

19
Feb
08

Roma: agguato e aggressione a studente dei collettivi

A pochi giorni dalla data in cui Valerio Verbano venne ucciso nel
1980, questa mattina ad un altro ragazzo della stessa età, 19 anni, è stato teso un agguato dai fascisti, sotto casa, in zona Vigne Nuove.
Il ragazzo, impegnato nella lotta all’interno delle scuole, è dovuto
ricorrerre a ricovero per le numerose lesioni craniche riportate.E’ già la terza aggressione da quando la campagna elettorale dei
fascisti di Fiamma Tricolore e de La Destra di Storace, è cominciata.

Non ha soste la campagna elettorale dei fascisti di Fiamma tricolore. Dopo aver chiesto invano e in ginocchio una poltrona a Berlusconi e Fini, si sono accontentati dell’accordo con la Destra di Storace, che li ha rinvigoriti nella loro attività preferita: le aggressioni agli studenti, ai precari, agli occupanti di casa e agli antifascisti della città. Oggi pomeriggio, alle 16, nel quartiere di Vigne Nuove, due fascisti di circa 26-27 anni, hanno aggredito all’uscita di casa Simone, 19 anni, studente dei collettivi romani e attivista dell’Horus occupato. I due miserabili, dopo essersi appostati per diverso tempo, lo hanno picchiato con tirapugni, ferendolo alla testa e procurandogli diverse lesioni. La pronta reazione di Simone ha messo in fuga i due attempati esponenti di Blocco studentesco.
Simone è stato medicato al pronto soccorso dove gli sono stati applicati alcuni punti di sutura.
Dopo l’aggressione squadrista di poche settimane fa nei confronti di un attivista di Action, pestato sul luogo di lavoro, si ripete una scena già vista, fatta di violenza e impunità. Simone è un compagno attivo nelle lotte studentesche e nei percorsi di movimento, tra i protagonisti della
recente mobilitazione antifascista dell’8 febbraio che ha impedito a Fiamma tricolore di occupare il teatro Brancaccio per una parata xenofoba e fascista. L’aggressione, inoltre, avviene a pochi giorni
dall’inaugurazione della Palestra Popolare Valerio Verbano, nel vicino quartiere del Tufello,
prevista per venerdì 22 febbraio, anniversario dell’uccisione di Valerio da parte dei fascisti dei Nar.
I fatti e le circostanze confermano due elementi: da una parte, la doppia strategia di Fiamma tricolore, fatta di aggressioni squadriste e spregiudicate alleanze politico-elettorali con la destra di governo, alla ricerca di qualche poltrona in parlamento, in comune, in municipio o in
qualche condominio; dall’altra, la totale impunità di questi atti, garantite dall’inerzia e la complicità delle forze dell’ordine, della magistratura e delle istituzioni, locali e nazionali.
Roma democratica e antifascista chiama tutte le forze sociali, politiche e di movimento a prendere pubblicamente posizione e di mobilitarsi per una nuova e radicale pratica antifascista. Domani, lunedì 18 febbraio, alle 12, a piazza Sempione, all’Horus occupato, conferenza stampa. Venerdì 22
febbraio, alle 17, da via Monte Bianco, corteo cittadino e inaugurazione della Palestra Popolare Valerio Verbano.I compagni e le compagne di Roma



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