Archivia per Febbraio 2008



14
Feb

Nuovi sviluppi al processo per la morte di Federico Aldrovandi

In una telefonata i timori della polizia per i colleghi coinvolti

Due settimane fa, la proiezione in aula dello scioccante video girato dalla polizia scientifica sul luogo della morte del giovane ferrarese: colpisce l’atteggiamento della polizia. Il corpo di Federico steso a terra, morto e seminudo. Nessuno si preoccupa di coprirlo con un lenzuolo e tra rumori di quella domenica mattina di settembre, si sente una risata.
Il video è stato trasmesso lunedì dalla trasmissione Chi l’ha visto di Raitre, dove erano ospiti i genitori di Federico, che da subito si sono battuti per scoprire la verità sulla morte del figlio, avvenuta il 25 settembre del 2005.

Durante la trasmissione è stata messa in onda anche una telefonata tra un carabiniere e il centralino della questura e che per la prima volta rende chiara una cosa: la polizia teme che i colleghi possano aver usato le maniere forti, e cercano di capire se ci sono spiragli per salvarli.

Cosa emerge da queste due testimonianze di quella mattina? Come sta andando il processo che vede imputati per omicidio quattro agenti della polizia di stato?

12
Feb

Taranto: attentato sede pdci

Nella notte fra il 9 e il 10 febbraio all’incirca all’una, è stato fatto esplodere un ordigno davanti alla finestra della sezione del pdci a Taranto. L’esplosione ha provocato diversi danni, (la finestra è stata completamente divelta), e per fortuna non vi era nessuno all’interno.
Questo grave attacco di chiara matrice fascista è ricollegabile ai precedenti episodi avvenuti ai danni della stessa sede, quando i vari danneggiamenti erano sempre accompagnati da scritte inneggianti al ventennio. Ancora una decina di giorni fa era stata devastata la sede di rifondazione comunista di Pulsano, in provincia di Taranto, mentre il caso ha voluto che questa mattina fascisti di ogni tipo si ritrovassero in piazza per la giornata del ricordo.
Stiamo cercando di costruire una manifestazione per sabato prossimo non solo in solidarietà con il pdci e la fgci, ma che sia antifascista, perché certe “ideologie” non abbiano spazio nella nostra città.

12
Feb

Botte e soldi, i nuovi balilla a scuola.

Da Lotta studentesca al Blocco studentesco, piccoli fascisti crescono
Negli istituti superiori avanzano le due liste dell’estrema destra. Si ispirano al ventennio, si definiscono «rivoluzionari». Ora in molte città hanno in pugno i fondi degli organi studenteschi. Mentre si moltiplicano le denunce di spedizioni squadristiche contro i ragazzi di sinistra
Giacomo Russo Spena
«Sono gruppi ribelli e non conformi», dice un giovane infatuato. Sono i più «duri», aggiunge un secondo attratto dal loro «cameratismo» e machismo. «Sono tornati», ribatte chi ha memoria storica.
Nelle scuole italiane si torna a parlare di fascismo. O meglio tornano le liste che si ispirano esplicitamente al ventennio e ai suoi valori. L’avanzata a livello elettorale e sociale dell’estrema destra nei licei è un fenomeno dilagante. A nord come a sud. Dalle periferie metropolitane più degradate alle «zone borghesi»: «Cresciamo ovunque», dicono. «Gli studenti hanno bisogno di nuove proposte - spiega un giovane fascista milanese - e noi abbiamo un intento rivoluzionario. Combatti per le tue idee, lotta per la tua patria e ribellati al sistema, sono le nostre parole d’ordine». «Mai più antifascismo» o «Sveglia bastardi, la ricreazione è finita», sono i manifesti che vanno per la maggiore nelle scuole. Con il cartoon Bart Simpson che impersonifica il loro ribellismo. Si torna a fare i conti con chi fa apologia del fascismo: «Benito Mussolini ha creato lo stato sociale in Italia» si legge sui loro siti.
E la costituzione antifascista? «Me ne frego. Su alcuni punti è carta straccia. Parla invano anche di diritto alla casa e al lavoro, non è la mia costituzione», spiegano. Si rifanno direttamente a sigle maggiori: Blocco studentesco a Fiamma Tricolore, Lotta Studentesca a Forza Nuova, malgrado la consulta vieti la rappresentanza di giovani iscritti a partiti. Gruppi giovanili che, pur avendo tra loro attriti politici e culturali, hanno deciso in molte città di allearsi elettoralmente: «Anche con i badogliani di An - dicono - pur di arrestare i comunisti». Hanno trovato un’intesa programmatica su precisi punti: lotta contro il caro libri, finanziamenti per l’edilizia scolastica e soprattutto l’anticomunismo. Per il resto non hanno molto da spartire, se non «pratiche squadristiche» che loro stessi rivendicano.
La composizione delle consulte provinciali studentesche, piccoli parlamenti biennali che gestiscono in modo indipendente ben 80 mila euro, evidenziano questa escalation. A macchia di leopardo. «Esiste un problema reale sull’espansione dell’estrema destra a livello giovanile», spiega Valentina Giorda dell’Unione degli studenti, che segnala però una «falsità sostenuta dai media»: «Le elezioni non sono state vinte dalla destra ma da noi». I dati ufficiali del ministero dell’Istruzione confermano. Ma evidenziano anche i successi dell’estrema destra in consulte prima «rosse».
A Roma, dove ha vinto Azione Studentesca (emanazione diretta di Azione giovani) con l’appoggio decisivo del Blocco, si è verificato uno dei «ribaltoni» più significativi, coi collettivi di sinistra che denunciano «brogli elettorali e ritorsioni agli indecisi nel momento del voto». E se qualcuno si è appellato a Fioroni per «l’annullamento del voto e lo scioglimento della consulta perché illegittima», il «cartello nero» ha risposto alzando il livello dello scontro: «Se il ministro cederà alle pressioni della sinistra, sconcertata dalla clamorosa sconfitta, si ritroverà tutte le scuole in agitazione. Se solo si azzarderanno a mettere in discussione l’esito del voto, sarà il caos».
La capitale in questi giorni è un fronte caldo: l’8 febbraio mentre Blocco scenderà in piazza per «ricordare i martiri delle foibe», la Consulta studentesca (gestita dalla «cosa nera») ha organizzato, spendendo quasi 5 mila euro, un convegno nel teatro Brancaccio dal nome «Istria, Slovenia, Dalmazia, anche le pietre parlano italiano». «Una convention autoreferenziale che tenterà di trasformare la storia in propaganda, presso cui convergerà una sfilata di vessilli e slogan fascisti», denuncia la rete di studenti autorganizzati che per quel giorno lancia una serie di incontri per «affrontare sul serio la vicenda triestina in tutte le sue implicazioni, senza lasciare spazio a chi elogia il ventennio e vuole riproporne mentalità e cultura di prevaricazione».
Oltre al caso capitolino, su come vengono spesi i fondi pubblici c’è il problema della scarsa trasparenza e dell’arbitrarietà. Lo ammette anche Cesare Giordina, esponente di As: «Quando governava la sinistra i soldi andavano per iniziative sulla Resistenza, adesso la musica è cambiata». A Verona, dove il presidente della consulta è di Lotta studentesca, verranno stanziate risorse per la sicurezza e contro «le azioni violente degli immigrati nei confronti degli studenti». Stessa pratica in molte altre città del nord: «Clandestini attenti», sostengono sui loro blog con tanto di firma, «giovinezza al potere».
Ma la «cosa nera» non è unita in tutto. «Il nostro movimento è laico e lotta contro le ingerenze del Vaticano», afferma il portavoce di Blocco Studentesco Francesco Polacchi, che ritiene degli «idioti» quelli che professano l’integralismo cattolico. Chiaro riferimento ai «camerati forzanovisti» che si rifanno a un passato lefebvriano con la famiglia perno centrale della società. Entrambi i gruppi però condividono un sistema valoriale e culturale che va dall’esplicito richiamo al fascismo («Un marmo contro la palude della storia italiana» per dirla alla Gianluca Iannone, leader di Fiamma Tricolore) all’arresto dell’immigrazione (con qualche distinguo) e di «tutte le droghe».
Per non parlare delle crociate comuni contro i libri di storia, accusati di «propaganda antifascista», per la promozione di «escursioni naturalistiche di tipo futurista» e l’aumento delle ore di educazione fisica («Mens sana in corpore sano»). «Preferisco rimanere a letto piuttosto che fare il guerriero in giro», scherza Giordina che appartiene, come quasi tutto il suo movimento, alla destra sociale di An. «A me - aggiunge - interessa parlare alla società non solo ai fascisti, ci vuole modernità nei contenuti. Certo molti nostri militanti non rinnegano il ventennio mettendosi la celtica al collo. Non ci dimentichiamo del nostro passato». Il loro leader Gianni Alemanno dà l’esempio.
Chi fa della «militanza fascista a tempo pieno» nelle scuole una parola d’ordine è Lotta studentesca. «Abbiamo attecchito in un mondo giovanile in cerca di riferimenti forti, estremi e stanco di un mondo politicamente corretto», spiega Daniele Pinti che, dati alla mano, si gongola dei risultati: «Abbiamo ottenuto rappresentanti scolastici in istituti storicamente di sinistra, a Roma più di 6 mila voti e vari presidenti per l’Italia. Attrae il nostro stile e il fatto che diamo ai ragazzi delle risposte non solo sulle problematiche scolastiche, ma anche su quello che li aspetta fuori. Su questo abbiamo in cantiere delle azioni divertenti e clamorose».
Stesso spirito «guerriero» è presente in Blocco studentesco che, come Fiamma, si maschera dietro il politically correct. Sono loro la vera sorpresa delle elezioni scolastiche. «Abbiamo quintuplicato i voti in tutta Italia, nella capitale siamo arrivati a 10 mila voti», afferma Polacchi. E la crescita è stata più o meno omogenea. La vittoria è stata dettata da un programma molto «materiale» e «prossimo» agli studenti: battaglia contro le carenze strutturali delle scuole, in primis. Rivendicazioni che troppo spesso la sinistra abbandona bollandole di «populismo» per dare spazio a lotte più generali. Ma la capacità di Blocco è quella di essere un «animale strano»: fa proprie rivendicazioni storicamente di sinistra (in linea con il passato movimento d’estrema destra «Terza Posizione») come la campagna contro i fondi alle scuole private e lo sviluppo dell’energia solare («Fratello Sole» è il nome del loro progetto di intervento sul fotovoltaico).
Assente, visti i numeri dei loro cortei, quella capacità di mobilitazione presente nei collettivi di sinistra: tra voto e militanza c’è una differenza. «I fascisti, per fare un’occupazione al liceo Farnesina di Roma, hanno dovuto sudare mille camicie e si sono fatti aiutare dagli esponenti di Fiamma e Casa Pound (centro sociale legato al partito, ndr)», denuncia un ragazzo che preferisce rimanere nell’anonimato per paura. Qui è il punto. La crescita elettorale dell’estrema destra è collegata ad un aumento di azioni «squadristiche» contro ragazzi «sinistrorsi»: Bari, Genova, Roma e l’ultima solo qualche giorno fa a Treviso. Un clima di crescente tensione denunciato dai collettivi autorganizzati che dichiarano di essere «minacciati» quotidianamente da «giovani riconducibili a queste liste fasciste».
«Lungo è l’elenco di attacchi ai danni di studenti alternativi, omosessuali e rom», ricorda infatti l’Uds. E capita spesso, a sentire le denunce dei collettivi autorganizzati, che Blocco si faccia aiutare dai «fratelli maggiori»: è facile veder volantinare nelle scuole militanti trentenni. In fondo, come dicono, la militanza fascista è a tempo pieno. Tutto fa pensare a una chiara operazione di «intervento» nelle scuole dell’estrema destra, con l’organizzazione militarizzata, da vero partito, delle loro liste studentesche. Per stracciare la concorrenza di sinistra. E ora i «nuovi balilla» potranno anche usare i fondi pubblici delle consulte provinciali.
10
Feb

PER LA REGOLARIZZAZIONE DI TUTTI GLI IMMIGRATI PRESENTI SUL TERRITORIO!

16 FEBBRAIO GIORNATA NAZIONALE DI MOBILITAZIONE

Ore 10.00 in corso Monforte davanti alla prefettura di Milano

PER LA REGOLARIZZAZIONE DI TUTTI GLI IMMIGRATI PRESENTI SUL TERRITORIO!
Le 700 mila domande presentate con il decreto flussi 2007 (a fronte dei 170 mila posti disponibili) hanno dimostrato ancora una volta l’urgente bisogno di un “REALE” provvedimento che faccia uscire dalla “clandestinità” gli immigrati già presenti in Italia.
Esigiamo che le 700 mila domande siano accolte, senza che gli immigrati debbano fare la farsa di tornare nel paese di origine e anche una regolarizzazione per tutti gli immigrati che non hanno potuto fare la domanda dei flussi ma che vivono e lavorano in Italia senza diritti.

 PER L’ANNULLAMENTO DEL PROTOCOLLO CON POSTE ITALIANE!

 Ribadiamo l’urgente bisogno di annullare il protocollo con poste italiane! Più di un milione di immigrati sono ostaggio di questo sistema e da più di un anno attendono il rinnovo del loro permesso di soggiorno. Bisogna trasferire tutte le pratiche dalle questure e dalle Poste ai Comuni!

 PROMUOVE RETE MIGRANTE MILANO

Comité Ernesto Guevara de La Serna, Centro delle Culture, Ass. Sunugal; SdL intercategoriale; Ass. 3 febbraio; Ass. Todo Cambia; Ass Insieme per la Pace; Sinistra Critica; Partito Umanista; Alphabeti; Centro delle Culture di Arezzo; Coordinamento Nord Sud del mondo, Milano

Per adesioni: retemigrantemilano@gmail.com

06
Feb

Dibattito: Attualità dell’antifascismo e della costituzione

Venerdì 8 febbraio presso il ridotto del Teatro Animosi di Carrara si terrà l’incontro con il Presidente Nazionale del”A.N.P.I Raimondo Ricci:
“ATTUALITA’ DELL’ANTIFASCISMO E DELLA COSTITUZIONE”.
L’appuntamento è alle ore 17.00.
La locandina in formato .jpg è scaricabile, stampabile e diffondibile al seguente indirizzo :( clicca qui)!

ANPI Carrara

01
Feb

A Lucca il Comune sfratta il kebab (da ilTirreno)

LUCCA. Non sono più graditi i venditori di kebab nel centro storico. E neppure le «attività di preparazioni gastronomiche e vendita similari», anche se non si sa bene quali siano. Il Comune vieta le strade più prestigiose ai locali che preparano panini con il girarrosto tipico della cucina turca, araba e persiana. Per salvaguardare l’immagine del centro. La delibera che dà dell’ostracismo ai locali di kebab è di pochi giorni fa. Li rende «incompatibili con le esigenze di valorizzazione del patrimonio storico e ambientale e con le esigenze di qualificazione e valorizzazione del centro storico». In poche parole, secondo il Comune queste attività sviliscono il salotto buono della città. Ma non è solo la pubblica amministrazione a pensarla così. A sollecitare il divieto per nuovi locali di kebab - ammette la giunta - è stata «un’associazione di categoria (non meglio specificata, ndr) tra le più rappresentative della provincia che ha chiesto un accertamento e la dichiarazione di incompatibilità fra le attività di preparazione gastronomica e vendita di kebab o similari con le esigenze di tutela e valorizzazione del patrimonio edilizio, architettonico e storico del centro».

L’accertamento avrebbe dimostrato che fra il 2006 e il 2007 ci sarebbe stato un tale proliferare di questi locali che ha portato a un «impoverimento della tipicità degli esercizi di ristoro del centro storico. E anche a un impoverimento della qualità architettonica e della conservazione ambientale degli edifici e del centro a causa della particolarità degli arredi e delle attrezzature necessarie alla somministrazione di tali alimenti». Insomma, gli arredi dei locali che servono kebab sono brutti e quindi non si intonano allo stile (e al livello) del centro. Perciò devono essere banditi. In realtà il principio di tutela commerciale delle zone di particolare pregio non è nuovo. Né a Lucca né in altre città. A Viareggio, ad esempio, la Passeggiata è vietata ad attività - come i negozi di generi alimentari - non adatte alla valorizzazione turistica della città. E a Lucca dal 2000 esiste una delibera che vieta il centro a una serie di attività. Questo, però, non ha impedito, negli anni di aprire, in via Fillungo (ma non solo), pizzerie a taglio o negozi di chincaglierie varie, magari a 99 centesimi. Per loro, però, non è scattato alcun divieto.

(31 gennaio 200 8)