Archivia per Marzo 2008

27
Mar

Los Zapatistas no estan solos: una campagna europea

Partita da Atene, la proposta di una campagna europea di solidarietà e appoggio ai municipi autonomi zapatisti è stata sottoscritta da ventidue organizzazioni. In Italia, è promossa da Associazione Ya Basta, Mani Tese Lucca, Comitato Chiapas «Maribel» Bergamo, Comitato Chiapas Torino, Consolato Ribelle del Messico di Brescia, Comitato Chiapas Brescia, Coordinamento Toscano di Sostegno alla Lotta Zapatista, Rete di Sostegno al Chiapas Rebelde, Progetto Dignidad Rebelde e Carta. Pubblichiamo il testo dell’appello.

Dopo anni di apparente tranquillità non passa giorno senza che le Giunte del Buongoverno zapatiste, denuncino episodi di provocazione e di attacco contro le comunità indigene del Chiapas.
Come confermano le organizzazioni dei Diritti umani e come ha confermato il lavoro della Sesta commissione civile di osservazione dei diritti umani, dietro a questo stillicidio di episodi appare una strategia complessiva di attacco alle comunità indigene in resistenza.
Al centro di questa offensiva, fatta di attacco al diritto di vivere nelle terre recuperate al latifondo, fatta di sequestri, arresti e violenze arbitrarie c‘è la volontà di attaccare quello che l’Ezln ha costruito a partire dal 1994: la resistenza divenuta pratica di autonomia e autogoverno.
Non più la guerra visibile fatta di carri armati e corpi militari o paramilitari, ma una lunga e lacerante creazione di microconflitti spacciati come scontri tra indigeni. Una strategia che, nell’epoca dell’assordante rumore delle operazioni militari e delle stragi quotidiane della guerra globale, si vuol far passare sotto silenzio.
È una guerra che vuole far tacere il laboratorio politico rappresentato dall’esperienza zapatista, così come in molte altre parte del mondo vuole spegnere altri movimenti e laboratori sociali basati sull’autonomia.
L’autonomia zapatista parla il linguaggio delle comunità in lotta in tutto il mondo per salvaguardare i beni comuni e le risorse, per dare un senso reale alla parola democrazia, per conquistare diritti di cittadinanza per ogni essere umano.
Gli uomini e le donne dell’Ezln si misurano giorno dopo giorno nella sfida al pensiero unico del neoliberismo per costruire un presente di cambiamento e di speranza per l’umanità.
Sono una comunità in cammino insieme a molte altre in Messico, in America Latina, in altri continenti. Sono parte di un’umanità che lotta, sogna e si organizza “in basso a sinistra” come succede a casa nostra: dal Presidio No dal Molin contro la guerra, ai Comitati della Val di Susa, dalle mobilitazioni delle donne ai conflitti per la difesa del territorio, dalle mobilitazioni dei migranti per pieni diritti alle lotte sociali.
Invitiamo tutti coloro che si sentono vicini alla causa zapatista così come anche tutte quelle esperienze basate sul concetto di comunità in lotta e di autonomia a sottoscrivere questa campagna.
Media indipendenti, singoli, collettivi, artisti, musicisti, spazi sociali, a stare vicino e appoggiare questa lotta che non è poi così lontana dalla realtà italiana.

Con questa Campagna,
–Chiediamo la fine delle aggressioni contro le comunità indigene e della repressione generalizzata, basata su operativi militari, incarcerazioni e violazione dei diritti umani, attuata dal governo messicano nei confronti dei movimenti sociali, come sta succedendo con la lotta di Oaxaca e Atenco.
–Vogliamo impegnarci per far circolare le voci e le denunce che giungono dal Sud-Est Messicano.
–Vogliamo costruire una grande e variegata presenza in appoggio all’autonomia zapatista per quest’estate in Chiapas per dire insieme a molt@ da tutta Europa che: ¡LOS ZAPATISTAS NO ESTAN SOLOS!

27
Mar

Russia: Naziskin uccidono una ragazza

ALLARME NAZISKIN IN RUSSIA, AUMENTANO OMICIDI RAZZIALI 24/3/08
È un fenomeno in preoccupante aumento, quello dei gruppi giovanili ultranazionalisti protagonisti di azioni violente contro i “chiorni”, immigrati di pelle scura quasi sempre musulmani dell’ex Urss, ma anche studenti africani, ebrei, omosessuali, giovani di estrema sinistra. 653 le aggressioni a sfondo razzista nel 2007, 73 le vittime. Protagonisti anche gruppi di vera e propria ispirazione nazista. Il potere, per ora, tollera.

Lunedi’ 24 Marzo 2008
MOSCA – Una serie di coltellate e poi la gola tagliata, sotto gli occhi di molti passanti inerti, a nord di Mosca. Lei, il nome non è noto e forse mai lo sarà, veniva dal Tagikistan, la più povera tra le ex repubbliche dell’Urss, probabilmente come tante connazionali si occupava dell’immondizia in un condominio della capitale. Parlava il russo imparato a scuola ma, coi suoi occhi allungati e la pelle ambrata, era “straniera” e dunque indesiderata per il gruppo di giovani skinhead che, venerdi notte, l’hanno uccisa brutalmente. Non è passata neppure una settimana da quando a Kitai Gorod, alle spalle del Cremlino, il 21enne Aleksei Krilov è stato colpito mentre faceva la fila per un concerto punk. Russo il nome, meridionali i tratti, ma soprattutto Aleksei era un “antifa”, militante dei gruppi antifascisti che protestano contro la xenofobia dilagante in Russia. L’attacco era stato concepito e pianificato sul forum web dei fan dello Spartak. Una “moda” crescente: darsi appuntamento su internet per la ‘caccia allo straniero’, e talvolta girare un video dell’aggressione da diffondere sempre per via elettronica.
È un fenomeno in preoccupante aumento, quello dei gruppi giovanili ultranazionalisti protagonisti di azioni violente contro i “chiorni”, immigrati di pelle scura quasi sempre musulmani dell’ex Urss, ma anche studenti africani, ebrei, omosessuali, giovani di estrema sinistra. Lo segnalano i rapporti del Sova Centre: 653 le aggressioni a sfondo razzista nel 2007, 73 le vittime. Nel 2006 erano 62. 40 attacchi nella sola Mosca dall’inizio di quest’anno, oltre 100 in tutta la Russia con 17 morti e 92 feriti. E sarebbero almeno 50mila gli aderenti a gruppi skinhead nella Federazione. Mosca, Pietroburgo dove qualche anno fa a morire fu una bambina tagika di nove anni, ma anche Urali (a Nizhni Novgorod fu presa di mira la sinagoga) e Siberia: a luglio scorso è assaltato un campeggio ecologista ad Angarsk, muore un giovane. Sempre piu impuniti: e quando arrivano in tribunale, vengono qualificati come semplici “atti di teppismo”.
Tra i gruppi più noti c’è l’“ufficiale” Movimento contro l’Immigrazione Illegale, più o meno tollerato dal Cremlino. L’Unione Popolo Russo riunisce monarchici e ultraortodossi. Hanno vera e propria ispirazione nazista l’Unione Slava e la Società Nazional Socialista (NSO) che ogni 20 aprile “festeggia” con raid violenti il compleanno di Hitler, e organizza campi di addestramento. A ottobre hanno sfilato a Mosca in 3mila nella Marcia Russa, tra saluti nazisti e grida “morte agli ebrei”.
Un fine settimana di sangue in Russia, che ha visto cadere anche Ilya Shurpaiev e Gadzhi Abashilov, due giornalisti daghestani uccisi a Mosca e Makachkala. Niente movente razzista, ma un segnale allarmante che la sicurezza nel paese non è precisamente sotto controllo.

25
Mar

Kurdistan Turco: sequestrata e picchiata la delegazione italiana al Newroz

Comunicato stampa dell’Associazione Ya Basta

Arrivano notizie gravissime dal territorio del Kurdistan turco.
La repressione durissima messa in atto dalle autorità turche, sta provocando morti e feriti nel popolo kurdo, per l’assurdo divieto posto ai festeggiamenti del capodanno kurdo.
Diverse città sono messe sotto assedio e cariche pesantissime sono in atto.
La delegazione italiana, che doveva partecipare ai festeggiamenti del capodanno kurdo, la quale era stata rassicurata fino a ieri sera dall’ambasciatore italiano della possibilità di partecipazione, è stata questa mattina oggetto di repressione durissima.
Fermati, picchiati pesantemente, messe fuori uso tutte le attrezzature fotografiche, sequestrati in un autobus, poi condotti e chiusi nell’albergo Azur di Van, mentre in tutta la città sono in atto violente cariche della polizia a danno del popolo kurdo.
Non si vogliono testimoni scomodi!
Sono state allertate l’unità di crisi della Farnesina e parlamentari italiani ed europei.
Chiediamo a gran voce che le autorita’ italiane ed europee intervengano immediatamente nei confronti del governo turco per far cessare immediatamente le violenze contro i manifestanti.  

La violazione continua dei piu’ elementari diritti umani che subisce il popolo kurdo, dietro l’angolo di una Europa”civile e democratica” che punta ad includere la Turchia alla comunità europea e’ inaccettabile.

Che si faccia qualcosa!
Solidarietà al popolo kurdo!
Solidarietà agli italiani in kurdistan!

25
Mar

Nazirock, viaggio nell’estrema destra

Il film distribuito dal 3 aprile dalla Feltrinelli con allegato un libro. Per capire prima di giudicare.

Un documentario nella destra radicale, che in Italia ha un bacino di mezzo milione di voti. Consensi che, con questa legge elettorale, possono diventare determinanti per decidere chi governerà il Paese. Claudio Lazzaro, già autore di Camicie verdi (sulla Lega), ha girato Nazirock – Il contagio fascista tra i giovani italiani, film documentario di 75 minuti che verrà distribuito a partire dal 3 aprile dalla Feltrinelli Real Cinema, con allegato un libro con testimonianze di Furio Colombo, Antonio Pennacchi, Ugo Maria Tassinari e altri.

Lo spunto è il Campo d’Azione, raduno annuale di Forza Nuova, che si è tenuto a Marta, in provincia di Viterbo, nel 2006. Una sorta di Nashville di estrema destra, alla quale partecipano le bande di «rock identitario» ed esponenti delle formazioni radicali di mezza Europa. Nel film si mostra anche la manifestazione del centrodestra del 2 dicembre 2006 contro Prodi: tra gli oratori c’è Luca Romagnoli, leader della Fiamma Tricolore, che con Alessandra Mussolini e Roberto Fiore si è unito in un cartello di destra. Poi la telecamera torna sul palco di Marta, dove si alternano personaggi come Luigi Ciavardini, condannato a 30 anni per la strage di Bologna, e Andrea Insabato, condannato per l’attentato al Manifesto. Si parla di «cataclisma multirazziale», di «uomo nuovo», di «caccia ai vigliacchi».

20
Mar

Lunedì 17 marzo 2008 Milano - Cancellato il murales per Dax

La mattina del 17 Marzo, all’indomani delle iniziative per non dimenticare la maledetta notte del 16 Marzo 2003, è stato cancellato dal Comune di Milano il murales realizzato sulla Darsena per Dax, militante del centro sociale Orso ucciso dai fascisti il 16 marzo 2003.
Un gesto che ancora una volta mostra la faccia intollerante di una giunta che, attraverso la campagna antigraffiti, utilizzata per ristabilire un finto ordine e decoro, va invece ad attaccare quello che è un muro vivo, un prezioso patrimonio artistico, di umanità e memoria per l’ intera città di Milano.
E’ vergognoso che con tanta leggerezza proprio a ridosso delle giornate organizzate per ricordare Dax, il Comune di Milano abbia deciso di oscurare con litri di biancone un’espressione di vita, arte e colore, continuando ad elargire milioni di euro di soldi pubblici per un’ ingiustificata guerra all’arte, ai graffiti e ai giovani writers.
E’ sopratutto un ennesimo atto che testimonia una attitudine alla provocazione che arriva dalla giunta comunale, De Corato in primis, e getta luce ancora una volta sulla natura razzista e xenofoba di tal signori.

20
Mar

Pavia: assalto di FN al CSA Barattolo

Assemblea antifascista fissata GIOVEDI’ alle 21,30 al CSA Barattolo.

Alla fine è successo. Un anno fa avevamo denunciato i pericoli derivanti dall’apertura di una sede di Forza Nuova in città. Avevamo detto a chiare lettere che la scelta di aprire una sede di fianco al Barattolo, luogo simbolo dei valori antifascisti e già vittima di diversi agguati squadristi delle odierne camicie nere, non era casuale. Avevamo detto che Forza Nuova è una formazione fascista nell’ideologia e nella prassi poitica che fa del coltello e della spranga il proprio verbo. Queste denunce sono rimaste inascoltate da parte di chi avrebbe dovuto impedire che i nostri timori divenissero realtà.

Ieri sera alle 23.45 un gruppo di una decina di militanti di Forza Nuova incappucciati si è mosso dalla propria sede e, dopo aver sfondato il cancello d’ingresso del C.S.A. Barattolo, ha sradicato un parapetto del balcone dell’ex comitato di quartiere gettandolo nel cortile sottostante e ha abbattuto la vetrata d’ingresso utilizzando un mattone di cemento. Dopodichè hanno infranto il lunotto superiore dell’ingresso lanciando diverse pietre. Quando uno dei ragazzi presenti ha cercato di lasciare la struttura è stato circondato e malmenato da questo manipolo di nostalgici del duce. Le forze dell’ordine sono intervenute solo dopo 3 chiamate quando ormai gli autori di quest’”impresa” si erano già dileguati sul loro Doblò bianco. A rendere questo colpevole ritardo ancora più ingiustificabile si aggiunge un’altra considerazione: La prima volante arrivata in borgo ha deciso di non intervenire e aspettare i rinforzi al benzinaio del borgo per non mettere in pericolo l’incolumità del personale di polizia. Dov’è finita la solerzia e la risolutezza che in altri frangenti hanno mostrato i dirigenti di polizia minacciando di carica chi dimostrava pacificamente contro le iniziative di FN?

Ora, oltre ai vetri rotti e ai 15 giorni di prognosi di un ragazzo la cui unica colpa era di trovarsi dentro il Barattolo, rimangono molte domande senza risposta: come è stato possibile che sia avvenuto esattamente ciò che avevamo previsto e denunciato ancor prima dell’apertura della sede di FN senza che nessuna delle autorità preposte muovesse un dito per evitarlo? Com’ è possibile che gente che espone il busto del duce nella propria sede possa trovare agibilità politica in un presunto paese democratico che vieta, almeno sula carta, ogni forma di ricostituzione del partito fascista? Com’è possibile che dopo i lanci di mattoni alla cascina gandina, dove solo il caso ha impedito che donne e bambini rimanessero feriti, nessuno abbia preso provvedimenti?

Mentre a questi loschi individui veniva permesso di organizzarsi, fare proseliti e minacciare sistematicamente i più giovani partecipanti alle iniziative del Barattolo (obbligati a passare davanti alla loro sede), noi, coordinamento delle realtà antifasciste, abbiamo dovuto subire interrogatori in questura e un indagine della procura della repubblica di Roma per aver scritto nei nostri manifesti la verità: che Roberto Fiore, fondatore e finanziatore di Forza Nuova è un criminale implicato nella strage di Bologna (scampato alla pena solo grazie alla fuga all’estero dove ha creato un impero economico con la cassa della formazione di estrema destra “terza posizione”) e che Forza Nuova è il braccio armato della destra più estremista e xenofoba.

Un anno fa la questura impedì con la forza alla manifestazione del coordinamento antifascista di passare per le vie del borgo e raggiungere il Barattolo per protestare contro l’apertura della sede fascista; un anno fa il questore ci disse che l’apertura dellla loro sede era legittima finchè non avessero compiuto reati (benchè alcuni dei dirigenti fossero già stati condannati per fatti anaologhi a quelli dell’altra notte). Addirittura si ebbe il coraggio di proporci di trovare noi una sede alternativa in periferia cosicchè episodi come quelli di ieri sera rimanessero sepolti nel magma indistinto delle violenza di quartiere senza essere riconosciuti per quello che sono: agguati squadristi.

E domani cosa succederà? Saremo ancora disposti ad accettare che la saracinesca sotto i portici di Via dei Mille si alzi illuminando l’ennesimo rigurgito fascista?

per info:
3202314356 (spairo)
spairo@autistici.org
www.csabarattolo.org

18
Mar

Rossana Rossanda: “La chiesa al suo posto”

dal Manifesto del 17 marzo

Che campagna elettorale! Poche idee, bassezze, graffi, scuse, perfino Vespa si annoia. Nel Popolo della Liberta gli slogan di sempre sono pieni di disprezzo per l’avversario. Berlusconi aggiunge una prudente allusione ai tempi difficili che verranno - recessione, euro troppo alto, petrolio alle stelle - per cui (ma non lo dice) si stringerà la cinghia. Invece Veltroni gioca la carte delle buone maniere anche se ieri gli è sfuggito un «chi vince comanda», a prova che della democrazia hanno la stessa idea.
Lui però non mette in guardia dalle imminenti vacche magre: macché pericoli provenienti dall’esterno, sono state la sinistra e i centro-sinistra a sbagliare tutto, facendosi legare le mani dalla nefasta ideologia che contrapponeva padroni e operai, proprietari e spossessati, beni privati e beni pubblici. Usciamo da questa paralizzante menzogna! Lo pensa anche Galli della Loggia. Passate le redini in mani più giovani e refrattarie alle fantasie sociali l’Italia rifiorirà.
Bankitalia e l’Ocse informano che abbiamo in Italia i salari più bassi dell’Europa, neanche la Grecia, ma solo Bertinotti raccoglie. Gli altri tacciono perché la Banca Centrale Europea comanda: guai ad alzarli, i salari, sarebbe l’inflazione. I salariati non hanno da fare che una cura dimagrante in attesa di tempi migliori.
Eppure all’aeroporto mi hanno avvicinato due giovani, due facce pulite: Questo Veltroni, quale speranza per noi! E lei che ne pensa? Rispondo ridendo: Il peggio possibile. Sorpresa. Li guardo, due ragazzi cui il leader rinnovatore, le playstation e la tv assicurano che viviamo in un mondo senza conflitti, eccezion fatta per l’amore, la mafia e il terrorismo islamico. Che strada in salita li attende per rimediare alla devastazione di quel minimo di critica dell’economia e di spessore democratico cui eravamo arrivati. SEGUE A PAGINA 2
Non penso agli estremisti, ma a uno come Caffè, uno come Bobbio, miti persone serie, anch’esse consegnate da Silvio e Walter alle pattumiere della storia.
Non stupisce che nella generale piattezza tornino a brillare le religioni con i loro lampi lontani, ma la vicina tentazione di una nuova egemonia. Non tutte, intendiamoci, da noi si agita la chiesa cattolica apostolica romana, cujus regio ejus religio. Ratzinger parla dallo schermo ogni due giorni più la domenica, negli altri predicano i cardinali Bertone e Bagnasco. Degli altri culti approda in tv solo il Dalai Lama, ma perché perseguitato dalla Cina. Non ci arrivano le sue parole. Non la sapienza dell’ebraismo, non quella dei protestanti: la comunità ebraica italiana si fa sentire solo in politica, i secondi sono avvezzi a essere ignorati.
Silvio e Walter e Casini omaggiano più di ogni altro il Sacro soglio, ma con il ritorno del sacro hanno frascheggiato tutti. Politici e filosofi, maschi e femmine pensanti. Adesso che se ne vedono le conseguenze, più interventismo che spiritualità, proporrei alla sinistra di mettere fra le tre o quattro priorità un bel ritorno al laicismo.
Eh sì. Si finisca di traccheggiare con «laicità sì, laicismo no». E’ una distinzione inventata da poco, che in parole povere vuol dire: la Chiesa ingoi la separazione dallo stato nei termini costituzionali, purché applicata «con juicio» e con i consueti strappi sottobanco, tipo esenzione dalle tasse e accomodamenti con la scuola privata . Ma ad essa lo stato deve riconoscere la competenza sulla sfera morale e del costume. Il bieco laicismo la nega, una laicità come si deve è tenuta invece a riconoscere l’autorità del papa su questo terreno.
Io penso che questa autorità non vada riconosciuta affatto. Prima di tutto, come si può parlare di etica, di scelte morali, là dove non esiste libertà di coscienza? Mi ha sorpreso che uno dei nostri amici più colti, Massimo Cacciari, abbia definito Karol Woytila come la più alta autorità «morale» dei suoi tempi. Si può parlare di fede, ed è vero che l’esperienza di fede può raggiungere grandi altezze, affascinanti, tragiche. Si può ammettere che sono spesso legati a una «rivelazione» gli squarci sapienziali che intemporalmente ci parlano. Ma fede e sapienzialità implicano una obbedienza che mette duri limiti al sapere critico e ai suoi strumenti, senza i quali non si darebbero né la modernità né un pensiero scientifico e tanto meno politico. Tanto più che a imporre limiti e veti sono le chiese, strutture del tutto terrestri e facilmente prevaricanti. Non hanno persuaso per secoli che il potere terreno fosse la mera proiezione della gerarchia teologica? Non a caso la rivoluzione francese è dovuta passare attraverso l’uccisione del re, autorità che si forgiava su quella celeste e ne era consacrata.
Dalla secolarizzazione la chiesa cattolica apostolica romana non si è mai rimessa. Spento Giovanni XXIII è stato tutto un lento rimuovere quel che ad essa concedeva il Vaticano II. Con Ratzinger la rimozione è diventata precipitosa. Specie in Italia non deflette dal riguadagnare terreno. E’ ridicola l’argomentazione che si fa perché il Vaticano ha la sua sede nel nostro paese. In realtà qui ha sede la classe politica borghese più cedevole d’Europa. Il Vaticano neppure tenta in Francia una incursione sulle leggi del 1905 (che sarebbero di utile lettura ai nostri politici) e Zapatero ha messo un alt secco al tentativo di intervenire sulle elezioni in Spagna. Da noi i governi ritirano le leggi appena i vescovi vi mettono il becco.
La vicenda dei rapporti italiani fra stato e chiesa è fin paradossale. Il fascismo ha fatto il Concordato nel modo più cinico: nelle scuole elementari si cominciava con una preghiera ma poi si propinava in tutte le salse una paganissima romanità. Dopo il 1945, il Concordato sarebbe stato abolito se il miscrendente Togliatti non avesse scelto di lasciarlo in piedi per timore di una guerra di religione che isolasse i comunisti, e fu un errore, la guerra ci fu lo stesso, i comunisti furono scomunicati. Sarebbe stato il cattolico De Gasperi ad arginare le velleità integraliste di Gedda, cosa che Pio XII non gli perdonò. Sempre paradossalmente fu Craxi, primo ministro socialista, a confermare e rimaneggiare il Concordato, mentre il credente e praticante Scalfaro fu l’ultimo presidente della repubblica a non inchinarsi al santo soglio. Poi c’è stato il diluvio. Alla morte di Karol Woytila, un capo di stato dietro l’altro finirono in ginocchio, mentre i leader dei partiti di sinistra scoprivano di essere andati a scuola dai salesiani. L’Opus Dei usciva con fragore alla luce dalla clandestinità e la signora Binetti transitava direttamente al Partito democratico.
Ecco dunque una bandiera da raccogliere da parte di una sinistra che voglia restare una cosa seria. Raccogliere bandiere lasciate cadere da qualcun altro ha un suono un po’ sinistro, ma afferrare quelle sventolate della chiesa cinguettando con i vescovi è una patente regressione. Fino al ridicolo. Come definire altrimenti la decisione del comune di Roma di non celebrare unioni se non eterosessuali perché il Sacro Soglio è collocato sul suo territorio? Come lasciare che i vescovi mettano il veto a una legge del parlamento sottoposta a referendum senza invitare il Vaticano a restare al suo posto? Come assistere senza aprir bocca ai ripetuti tentativi di questo o quel primate di resuscitare il Non Expedit? Se è un affare interno della Chiesa affossare passo a passo il Vaticano II, umiliando una grande speranza dei credenti, sarà bene un affare interno dello stato legiferare senza interferenze sulla famiglia, sulla sessualità, sulla riproduzione, sul diritto di morire con dignità. Da questi terreni che ineriscono alla più intima libertà anche lo stato dovrebbe ritrarre il piede, rispettando le scelte della persona, e prima di tutto quella delle donne, da sempre ossessione e bersaglio d’una chiesa tutta maschile. Una grande mutazione sta venendo da esse e ne esce mutata anche la concezione della vita e della morte - uno stato moderno, attento, prudente segue questa evoluzione non lascia alla Chiesa di emettere una fatwa alla settimana. Certo, bisogna che abbia un’idea di che cosa sia un’etica pubblica, quella che matura discutendone in libertà e responsabilità, alle soglie del terzo millennio. Ma di questo i leader del «paese normale» non hanno cura.
Loro hanno i «valori». Meno stato più mercato per i beni, meno repubblica più Vaticano. I «valori» di Berlusconi, quelli di Veltroni, quelli di Casini, quelli di Emma Mercegaglia, quelli del cardinal Bagnasco. Se ne fa un gran parlare. Un «valore» accompagna ogni vassallata, ogni porcheria. Se mi si permette (e anche se non mi si permette), molti di noi ne hanno abbastanza. Inciampiamo a ogni passo in valori di latta, mentre si torna a guardare con più disprezzo che un secolo fa alla vita e alla libertà di chi lavora nel frenetico accendersi e spegnersi di migliaia di imprese senza regole. Assimilati ormai ai poveri, cui si deve al più un briciolo di compassione.
Se non è declino morale questo, travestito da affidamento ai principi della Borsa, della Confindustria e di oltretevere, la ragione non ha più corso.
18
Mar

Firenze: per un 25 aprile di solidarietà e lotta

25 aprile di solidarietà e lotta

Da alcuni anni la Firenze Antifascista organizza le inziative per il 25
aprile, liberazione dell’Italia dal nazifascismo, in Piazza Santo Spirito,
luogo strorico della Resistenza fiorentina.
Una giornata che non vuole essere solo ricordo ma anche riattualizzazione
dei valori fondanti della Resistenza italiana: l’antifascismo, la giustizia
sociale, la solidarietà internazionale tra i popoli e la lotta contro le
nuove forme di razzismo ed esclusione sociale. Una giornata che serva a
ricordare e collegare inoltre le Resistenze Popolari che in tutto il mondo,
dalla Palestina alla Colombia, cercano di opporsi allo sfruttamento, alla
guerra colonialista, allo scippo delle proprie risorse, per la costruzione
di una società giusta.
Quest’anno a Firenze il 25 aprile ricopre un significato particolare. Nella
nostra città sono stati condannati infatti 13 attivisti a 7 anni di
carcere per aver manifestato contro la guerra in Jugoslavia nel 1999. Una
condanna vergognosa per il reato appunto di Resistenza alla Guerra, che si
inserisce in un clima di generale inasprimento della repressione interna,
di fronte a scenari di guerra permanente, e di chiusura degli spazi di
agibilità del conflitto politico.
Crediamo che in questo 25 aprile la questione del processo del 1999, della
guerra e della repressione, debbano essere più che mai elementi centrali e
che questo 25 aprile debba essere organizzato, se possibile, con più
energia e volontà da parte di tutti/e le compagne/i e delle realtà che in
questi anni hanno lottato e fatto sentire forte il conflitto in questa
città.
Convochiamo quindi una prima riunione di organizzazione per mercoledì 19
marzo alle ore 21.15 al Cpa Firenze sud in Via Villamagna 27/a

Firenze Antifascista

17
Mar

BASTA NAZIFASCISTI!

da Udine

Un anno fa avevamo denunciato pubblicamente le aggressioni e i pestaggi fascisti subiti in città da ragazzi dal look alternativo/di sinistra nelle scuole, per strada e nei locali, gli attacchi al Centro Sociale Autogestito, ai circoli Arci, a sedi di partiti di sinistra, le svastiche, le celtiche e le scritte naziste disseminate per Udine e nel circondario.
Da quest’estate la situazione è addirittura peggiorata, questi sono solo gli episodi più gravi degli ultimi mesi:
l. l’aggressione a colpi di boccale in faccia a un antifascista fuori dal “Bire”;
2. le minacce subite dagli avventori di un locale frequentato da gay;
3. l’inseguimento e la sassaiola contro l’auto di 4 ragazzi che avevano appena lasciato il “Bire”;
4. l’intervento provocatorio del capetto dei fascistelli a un’assemblea studentesca antifascista nella sede della Cgil;
5. gli insulti e gli sputi alle donne che manifestavano in piazza durante la giornata contro la violenza sulle donne;
6. le scritte fasciste che continuano a campeggiare in città tra il disinteresse generale quasi che quegli obbrobri siano una normale componente del paesaggi;
7. l’aggressione a due ragazzi da parte di due naziskin appena maggiorenni ma già armati di coltello;
8. l’incendio a scopo intimidatorio del portone in legno [andato completamente distrutto] dell’abitazione di un testimone in un processo per minacce che vede imputato il capetto dei naziskin;
9. il contemporaneo tentativo di incendio con benzina della recinzione e dell’edificio Centro Sociale Autogestito.

Quelli che stanno succedendo a Udine non sono fatti isolati, ma si inseriscono nella preoccupante crescita dei gruppi neofascisti in tutta Europa e in Italia (con pestaggi e intimidazioni a antifascisti, migranti e qualsiasi persona non rientri nei loro parametri di accettabilità, con incendi a Centri sociali occupati, circoli Arci, luoghi alternativi, sedi di partiti di sinistra), ed anche nelle politiche securitarie governative, nel contesto della dittatura mediatica, del revisionismo storico, dell’attacco all’autodeterminazione delle donne.
Bisogna che si sappia che anche a Udine ci sono gruppi nazifascisti che, indisturbati, praticano la violenza, arrivando ormai a infestare anche posti diversi dai loro covi abituali. Non si può accettare come normale che il fascismo prenda piede approfittando dell’ignoranza della storia da parte delle nuove generazioni.
E’ fondamentale che queste informazioni circolino come primo passo per organizzarsi, tenere viva la coscienza antifascista e combattere il razzismo, il sessismo e l’intolleranza per il diverso. Non si deve sottovalutare questi fatti, pensando che tanto tocca sempre ad un altro, non ci si deve lasciar intimidire. Se non ci muoviamo adesso rischiamo che queste situazioni si riproducano e diventi un problema perfino girare per strada, nella colpevole indifferenza e apatia generale. Per questo invitiamo tutte le persone e i gruppi sensibili all’ALLERTA ANTIFASCISTA!

Sabato 29 marzo, dalle 17 alle 19, piazzetta del Lionello, Udine, presidio antifascista con interventi, musiche, controinformazione.

Sabato 19 aprile, h.18, Centro Sociale Autogestito, via Scalo Nuovo, Udine, presentazione di “All’estrema destra del padre” e “MetiX babel feliX, contro vecchi e nuovi nazifascismi e razzismi.

Venerdì 25 aprile, Udine, r/esistenza ora, 65° anniversario della Liberazione dal nazifascismo storico, per la liberazione dal nuovo nazifascismo.
COORDINAMENTO ANTIFASCISTA UDINESE

13
Mar

A trent’anni dalla morte di Fausto e Iaio

Faceva freddo a Milano il 18 marzo 1978, e il centro era intasato di auto della polizia e dei carabinieri: lampeggianti accesi, posti di blocco, mitra spianati. Due giorni prima a Roma era stato rapito Aldo Moro, e la macchina dello Stato sembrava impegnato in una buffa parodia di efficienza e «pronta risposta alla sfida brigatista», come promesso dal ministro dell’Interno Francesco Cossiga. Ma non c’erano sirene e poliziotti al Casoretto, quartiere di periferia. Solo persiane sbarrate a tener fuori lo smog e televisori accesi, in attesa del tg delle 20.

A quell’ora Fausto Tinelli e Iaio Iannucci camminano lungo via Mancinelli, stretti nei paltò. Chiacchierano, e il freddo forma nuvolette di vapore davanti alle loro bocche. Hanno trascorso un pomeriggio tranquillo: Lorenzo in piazza Duomo insieme alla sua ragazza, Fausto al Parco Lambro con gli amici. Mezz’ora prima si sono incontrati alla “Crota Piemunteisa”, un bar-trattoria di fronte al centro sociale Leoncavallo, e ora si dirigono verso casa di Fausto, in via Montenevoso 9, per l’appuntamento del sabato col risotto di mamma Danila. L’edicolante all’angolo tra via Casoretto e via Mancinelli li vede fermarsi davanti alle edizioni straordinarie dei giornali, a commentare i titoli sul sequestro Moro. Sono ragazzi come oggi ce ne sono sempre meno, Fausto e Iaio: attenti al mondo intorno a loro, impegnati nel quartiere. Negli ultimi mesi hanno lavorato ad un dossier sullo spaccio di droga al Casoretto.

All’altezza dell’Anderson School di via Mancinelli ci sono tre persone infagottate in trench bianchi. Una signora, Marisa Biffi, vede Fausto e Iaio fermi alla loro altezza. Ecco il suo racconto, tratto dal libro Fausto e Iaio, di Daniele Biacchessi, uno dei tanti giornalisti che hanno tentato di ricostruire il delitto: «Tre ragazzi sono in piedi sul marciapiede, a 5-6 metri da me. Contemporaneamente un altro giovane è leggermente piegato e si comprime lo stomaco con entrambe le mani. Odo tre colpi attutiti che lì per lì sembrano petardi. I tre giovani sul marciapiede scappano velocemente mentre quello che è piegato su se stesso cade a terra. Mi avvicino al giovane caduto… Subito oltre il suo corpo, a un paio di metri, il corpo di questo ragazzo che prima non avevo visto né in piedi né a terra. Nessuno dei due ragazzi pronuncia un parola… Altrettanto fanno gli assassini che fuggono nel silenzio, avviandosi verso via Leoncavallo. Noto che il giovane con l’impermeabile ha un sacchetto che sembra di cellophane bianco in mano».
Dalla testimonianza si deduce che gli assassini sono professionisti: agiscono rapidamente, non dicono un parola, raccolgono i bossoli nel sacchetto di plastica che la signora Biffi ha visto nelle mani di uno dei killer. A sparare otto o nove volte è stata una Beretta 80 calibro 7,65, arma leggera e agile, ideale per colpire da vicino. Prima è caduto Fausto, colpito all’addome, al torace, al braccio destro e ai lombi. Poi è toccato a Lorenzo: torace, ascella destra, inguine, fianco destro.

Dopo l’omicidio, il gruppetto di tre sparisce nel nulla. L’indomani un funzionario della Questura parla con i cronisti: «E’ chiaro, si tratta di una faida tra gruppi della nuova sinistra, o inerente al traffico di stupefacenti». La scientifica fa circolare la voce che l’assassino abbia sparato con una pistola calibro 32. «E’ un’ipotesi tirata per i capelli, come del resto quasi tutte quelle formulate - scrive L’Unità -. C’è almeno un elemento certo nelle indagini sulla barbara uccisione di Lorenzo Iannucci e Fausto Tinelli. I killer per uccidere hanno usato pistole automatiche avvolte in sacchetti di plastica».

L’articolo è firmato da Mauro Brutto. Non ancora trentenne, Brutto è il prototipo di una specie oggi in estinzione, il cronista di nera. La Milano di quegli anni, splendidamente raccontata da Scerbanenco, gli offre mille spunti di lavoro. Ma Brutto è anche un uomo di sinistra, e nella morte di Fausto e Iaio vede chiaramente la mano della destra milanese. Ne parla mesi dopo il delitto con Danila, la mamma di Fausto: «Mauro venne a casa mia - ha raccontato la donna - si stava occupando del connubio tra trafficanti di eroina, fascisti milanesi e romani, apparati dello Stato; mi disse che la verità su Fausto e Iaio non era chiara».

Per mesi Mauro Brutto raccoglie elementi sul delitto di Via Mancinelli. In novembre qualcuno gli spara tre colpi di pistola senza colpirlo. Pochi giorni dopo il giornalista mostra una parte del suo lavoro ad un colonnello dei carabinieri. Il 25 novembre, dopo cena, Brutto ha appuntamento con una sua fonte. Lo vedono entrare in un bar di via Murat, comprare due pacchi di Gauloise, uscire, attraversare la strada. A metà della carreggiata si ferma per far passare una 127 rossa. In senso inverso arriva una Simca 1100 bianca, lo investe e scappa.

«La Simca sembrava puntare sul pedone», dirà nel corso della rapida inchiesta l’uomo a bordo dell’altra auto, la 127. Sparisce il borsello di Brutto, pieno di carte, forse trascinato dalle auto in corsa. Lo ritrovano qualche ora dopo in una via vicina, vuoto.

Ci sono elementi sufficienti per fare ipotesi, ma non per evitare che la morte di quel bravo cronista sia archiviata come incidente, mentre prosegue l’inchiesta su Fausto e Iaio. Dopo il delitto sono arrivate alcune rivendicazioni di ambienti di estrema destra. La più credibile appartiene all’Esercito nazionale rivoluzionario - brigata combattente Franco Anselmi. Anselmi era un neofascista romano, morto dodici giorni prima dell’omicidio di Fausto e Iaio, mentre tentava di rapinare un’armeria della capitale. Tra i camerati del gruppo di Anselmi c’è Massimo Carminati, il guascone senza paura che svolge i lavori sporchi per conto della banda della Magliana, la più potente organizzazione criminale romana, e ha rapporti con i servizi deviati. Tra le molte cose, Carminati è stato accusato di aver ucciso Carmine Pecorelli ed ha lavorato con due ufficiali del Sismi a un tentativo di depistaggio dell’inchiesta sulla strage di Bologna…

Dopo anni d’indagine, Carminati sarà prosciolto per l’omicidio di Fausto e Iaio insieme ai camerati Claudio Bracci e Mario Corsi. Nei loro confronti ci sono alcuni indizi e le dichiarazioni dei pentiti, ma niente che si tramuti in prove certe. Del gruppo, oggi il più famoso è Corsi. Lo chiamano Marione, ed è il conduttore di una popolare trasmissione calcistica sulla Roma, in onda su “Radio Incontro”. Cliccando sul suo sito internet ci si trova davanti ad un volto aperto e sorridente che incornicia due occhi gelidi. Ma è davvero un esercizio inutile, a distanza di tanti anni, cercare di rintracciare su quel viso i segni dell’uomo che Mario Corsi è stato, e di quello che ha fatto o non ha fatto.
Resta invece una domanda: perché Fausto e Iaio? Due ragazzi come tanti, di sinistra ma senza strette appartenenze. Più politicamente in vista di loro, a Milano, vi sono migliaia di persone. Si è parlato molto del dossier sulla droga cui i due ragazzi avevano collaborato, ma quel lavoro, una rigorosa analisi dello spaccio milanese, non contiene rivelazioni di alcun tipo.

E allora bisogna fermarsi su una coincidenza, come ha fatto recentemente Aldo Giannuli, consulente della commissione Stragi: i due ragazzi vengono ammazzati cinquantasei ore dopo il sequestro Moro, e Fausto Tinelli abita in via Montenevoso 9, dirimpetto al covo dei misteri brigatisti, quello in cui sarà custodito il memoriale di Moro. Dalla stanza di Fausto alla finestra del covo brigatista ci sono meno di dieci metri, e in quell’ambiente il ragazzo del Casoretto passa buona parte delle sue giornate, a leggere e ascoltare musica. Se esiste un misterioso legame tra il sequestro Moro e il duplice delitto di Milano, bisogna dare atto ai registi della trama di aver fornito anche la controprova: nel 1981 in provincia di Roma venne ucciso il capitano di polizia Francesco Straullu, e il delitto fu rivendicato dal nucleo fascista che si rifaceva a Franco Anselmi. Il fatto è che anche il nome di Straullu riporta al caso Moro: il capitano aveva indagato sul famoso borsello trovato nel 1979 in un taxi romano, e carico di “simboli” riferiti a Moro e al giornalista Pecorelli. Coincidenza per coincidenza, Carminati è stato indagato e prosciolto anche per l’omicidio Pecorelli. L’autore di quel delitto, chiunque fosse, indossava un trench bianco. Come i carnefici di Fausto e Iaio.