27
Apr
08

La piazza romana non vede «nero»

In decine di migliaia nella capitale contro «il ritorno del fascismo». Un corteo poco istituzionale e con tantissimi giovani. Al Campidoglio arriva anche Rutelli, che incontra i partigiani dell’Anpi
Giacomo Russo Spena (da Il Manifesto)
Roma


Se il «vento nero» torna a soffiare, l’antifascismo risale la china. A Roma sotto un sole battente si festeggia una Liberazione in grande stile. «Siamo 40 mila» dicono, esagerando un po’, gli organizzatori. Ma di gente ce n’è comunque tanta: oltre 20 mila tra partigiani, centri sociali, associazioni, partiti, sindacati e soprattutto tanti, tantissimi giovani. E’ la loro presenza massiccia quella che balza all’occhio più di tutto, insieme al fatto che i partiti, dal Pd alla Sinistra arcobaleno, appaiono invece piuttosto in sordina. E Rutelli? Si fa vedere al Campidoglio, nota la grande partecipazione e nel pomeriggio da Tor Pignattara dirà chiaro che non bisogna consegnare Roma al neofascismo.
Ad aprire il corteo sono i partigiani, con i loro vessilli e la stessa convinzione di sempre. Sono passati 63 anni dalla Liberazione ma per loro «i fascisti in Italia ci sono ancora e quindi non bisogna smettere di combattere». Tanti i giovani che tengono gli striscioni dell’Anpi. Iacopo è uno di loro: «Bisogna conservare il sacrificio di migliaia di persone - dice - Ora dobbiamo tenere alta la guardia per il ritorno dei nuovi fascismi». Si riferisce, spiega, all’«omologazione» mediatica e culturale che «cancella una coscienza civile e critica». «Hai ragione», aggiunge un altro, «la scuola dovrebbe fare la differenza, s’è persa la memoria storica». E ieri, forse anche come reazione al «nuovo squadrismo» giovanile, gli studenti l’hanno fatta. Hanno un loro spezzone e ballano spensierati dietro il camion che «pompa» ska e reggae. «Rilanciamo le bellissime parole della nostra Costituzione: libertà, uguaglianza delle opportunità, pace - dice l’Uds - Contro gli episodi di violenza e intolleranza». Non sono però i soli a manifestare a suon di musica. Ci sono bande, giocolieri e sambisti che danzano con le loro magliette rosse.
Il clima del corteo è sereno come la giornata, e a turbarlo non riesce nemmeno un gruppetto che intima ai partigiani della Brigata Ebraica di riporre quattro bandiere di Israele. «Forse i contestatori - scherza un manifestante - non sanno che più di 9 mila ebrei hanno combattuto in Italia contro il nazifascismo». La solidarietà per lo Stato d’Israele è accompagnata dalla «voglia di liberazione» delle altre comunità presenti, quella palestinese e kurda. Chiudono il corteo i partiti del centrosinistra, Sinistra Critica e la triade sindacale. Presenti per l’occasione i segretari della Cgil Guglielmo Epifani e della Cisl Raffaele Bonanni. Tante anche le associazioni: dall’Unione atei e agnostici a Emergency.
Giunti al Campidoglio l’Anpi, come previsto, arresta la propria marcia, con una delegazione che viene ricevuta dal commissario prefettizio. In quel frangente arriva in piazza Rutelli. Al collo ha un fazzoletto dell’Anfim, difficile da non notare: «E’ l’associazione dei familiari delle vittime delle fosse Ardeatine - spiega il candidato sindaco - Me lo ha regalato il presidente Gigliozzi, prima di morire». Sulle strumentalizzazioni della destra puntualizza: «Il 25 aprile è una festa di tutti, a patto che si sappia da che parte era la ragione e da che parte la barbarie. Qui ci sono gli ultimi protagonisti della lotta per la libertà e tanti giovani».
Al Campidoglio oltre ai partigiani si fermano tutti gli «istituzionali», mentre lo spezzone di movimento, che sfila dietro lo striscione «Nuove Resistenze», prosegue oltre. A capeggiare la manifestazione fino a Piazza Vittorio saranno gli studenti medi. Il «nuovo» corteo punta ad «attualizzare» la Memoria, rivendicando l’«antifascismo sociale» attraverso «l’apertura di spazi di conflitto». Al Colosseo espongono un totem che ricorda i morti sul lavoro: «Le chiamano morti bianche - dice Valerio - ma in realtà sono assassini, con responsabili». Dal microfono parlano di occupazioni abitative, di precarietà, di razzismo, di nuovi diritti di cittadinanza. Giunti nei pressi di Piazza Vittorio, vicino al centro sociale di estrema destra Casa Pound, per qualche momento sale la tensione. I camerati della Fiamma Tricolore, circa una ventina, affacciati alle finestre con sotto centinaia di poliziotti pronti a evitare qualsiasi contatto, ascoltano Bella Ciao, cantata a squarciagola dai manifestanti. E’ l’ultimo atto del corteo.


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