Archivio per Giugno 2008

26
Giu
08

comunicato stampa degli antifascsti/e apuoversiliesi

I cittadini antifascisti vogliono esprimere la loro soddisfazione per la grande partecipazione alla proiezione di Nazirock, documentario che esplora il mondo dell’estrema destra negazionista, di cui evidenzia le connivenze con la destra istituzionale, e ci apre gli occhi  su una realtà fatta di giovani che minimizzano l’olocausto e negano l’esistenza stessa delle camere a gas.
Nonostante le pressioni sulle istituzioni e le minacce rivolte agli organizzatori tramite la stampa inviate da Forza Nuova, l’iniziativa si è svolta in maniera serena. Vorremmo sottolineare questa loro prassi politica basata sulla prepotenza ed esprimere la nostra indignazione  per come la stampa si è prestata a veicolare le loro illazioni senza verificarne la veridicità. Evidenziamo che non esistono cause legali in corso nei riguardi del regista Claudio Lazzaro, e che solo in un caso le intimidazioni di FN hanno raggiunto il loro obiettivo di censura rispetto a questo film informativo, perfettamente equilibrato e molto interessante.
La presenza massiccia di forze dell’ordine dovrebbe far riflettere tutti sul fatto che evidentemente i militanti di Forza Nuova non vengono considerati ragazzini innocui o capaci di confrontarsi attraverso la normale dialettica politica. Nel dibattito sono stati toccati temi come crisi della democrazia, censura e d’auto-censura dell’informazione,
la pericolosità della sacche di ignoranza e disagio in cui si formano queste derive
Nuovamente ringraziamo la cittadinanza che non si è fatta intimidire e per l’interesse dimostrato durante il dibattito riguardo all’attuale situazione dell’informazione, della democrazia e quindi dell’antifascismo in Italia.
Si sottolinea la necessità di ripetere iniziative di questo genere.
Il gruppo di cittadini antifascisti organizzatori dell’iniziativa (tra cui Anpi giovani Massa)

26
Giu
08

Morte di un giovane antifascista. Giuliano Bruno: la secessione da un’epoca vile

Italia, nordest, febbraio 2007. Giuliano Bruno è un liceale antifascista. Di ritorno da una manifestazione a Treviso viene aggredito e picchiato da un gruppo di Skinheads neofascisti. Giuliano non esce più di casa, ha paura. Da quell’episodio passano alcuni giorni, gli amici lo invitano a uscire. Partono in macchina, vanno verso il centro di Treviso, uno di loro scende, va in cerca di un altro compagno. Poi torna e dice a Giuliano: “Non uscire! Stanno arrivando gli Skinheads!” Arrivano. Aprono la porta della macchina. Giuliano è rimasto dentro assieme a un altro ragazzo. Gli chiedono: “Sei Giuliano Bruno?”. “Sì, sono io”. Lo colpiscono con violenza in testa. L’amico prova a difenderlo. Gli rompono il naso. Dopo la seconda aggressione Giuliano lascia la scuola, non vuole più stare nel trevigiano. Comincia a vagabondare per l’Europa. Partecipa alla manifestazione contro il G8 di Haligendamm, in Germania.

Torna in Italia, trova alcuni lavori occasionali. Poi riprende a studiare, questa volta a Trieste. La mattina del 5 maggio 2008 lo trovano a terra, sotto casa sua. Suicida.

Da Buenos Aires a Treviso

La famiglia di Giuliano Bruno era riparata in Europa negli anni Settanta per sfuggire alla dittatura pseudo-fascista argentina. La storia di Giuliano si lega a quella di suo nonno, Osvaldo Bayer, uno dei più noti scrittori argentini.”Mi davano 24 ore di tempo per lasciare il paese altrimenti ero un uomo morto…”. Così Osvaldo Bayer, nato a Santa Fe, Argentina, nel 1927, mi raccontava la storia della sua condanna a morte, pubblicata su un giornale di Buenos Aires e sentenziata da un gruppo clandestino di estrema destra nel 1974. All’epoca dell’intervista, poi pubblicata su Il Manifesto, ero andato a trovarlo a casa sua, nel quartiere Belgrano, in quella casa d’angolo della città rioplatense che il suo amico Osvaldo Soriano, eterno provocatore, definiva un tugurio. Era l’autunno del 2005 e Buenos Aires mi veniva incontro con le parole di questo vecchio con la barba bianca e lunga, autore del romanzo “Severino Di Giovanni” (1970), della “Patagonia Rebelde” (1972, di prossima uscita in italiano per l’editrice Elèuthera) e, in tempi più recenti, di “Rayner y Minou” (2001).L’idea era quella di farmi raccontare da Osvaldo la sua vita e le ricerche storiche dedicate all’emigrazione politica italiana, che lo avevano portato a scrivere libri stupendi, opere tanto radicali che i militari — conquistato il potere a Buenos Aires con un colpo di stato negli anni Settanta — non si accontentarono di costringerne l’autore all’esilio, ma arrivarono a dare alle fiamme ogni esemplare che riuscivano a rastrellare. Infine, perché la misura fosse colma, proibirono il film tratto da un romanzo di Osvaldo e che lui stesso aveva sceneggiato, la “Patagonia rebelde”, di Héctor Olivera, Orso d’argento a Berlino eppure proibito in patria con tanto di persecuzioni rivolte contro tutto lo staff, incluse le comparse. Eccessi argentini sembravano a quei tempi, quando io e Osvaldo discorrevamo di tempi passati e lontane persecuzioni.Ricordo che mi sentii indiscreto quando, parlando dello scrittore desaparecido Rodolfo Walsh, mi venne da chiedere un dettaglio troppo forte sulla sua morte. Le lacrime che per un attimo bagnarono gli occhi di Osvaldo non turbarono la sua lucidità, perché lui stesso, come Walsh, si è fatto carico di scrivere in tempi difficili.Eppure Osvaldo, costretto alla fuga, obbligato a nascondersi in casa di anarchici, sempre pronto a organizzare progetti di cospirazioni contro le dittature — come quella volta che organizzò assieme a Soriano e García Márquez il progetto, poi rimasto sulla carta, di un ritorno in massa di intellettuali esuli latinoamericani — non avrebbe pensato, in quella tranquilla mattina portegna, di dover ancora una volta scrivere parole tanto amare. Ancora scrivere di perseguitati, di ammazzati, di amici costretti al suicidio per sfuggire alle torture, per bere da soli il calice amaro di un’epoca vigliacca. È il violento “oficio de escribir, amigo”, gli avrebbe ricordato Walsh. La testimonianza di scrivere, di farsi violenza a scrivere, di scrivere su fatti violenti. Un’epoca che sembrava chiusa e che invece costringe Osvaldo, a cui le Madres de Plaza de Mayo hanno dedicato il loro caffè letterario, a scrivere ancora, a riempire d’inchiostro quelle pagine bianche che ogni mattina, alle sei in punto, cominciano a presentarsi sulla sua scrivania. Ma questa volta il compito è più amaro. Perché il giovane rebelde, una figura che ricompare in tante pagine dell’opera di Osvaldo, non è un anarchico nato un secolo fa, né un martire di un’idea che arriva a Baires dai barconi transoceanici. Questa volta Osvaldo scrive di suo nipote, di Giuliano Bruno, il figlio di sua figlia Ana, che ancora piccola lui fece montare in fretta e furia su un aereo diretto in Europa perché non conoscesse gli orrori e le violenze orchestrate da un gruppo di fascisti con in mano le redini dello stato. Tragico paradosso e lugubre scherzo del destino, quello che ha portato il giovane rebelde in questa Italia che da terra d’accoglienza per gli esuli e i rifugiati politici si fa spazio di persecuzione. Perché Giuliano Bruno non è stato ammazzato come Carlo Giuliani, né come Nicola Tommasoli. Non è morto neanche come quel rumeno di cui nessuno ricorda più il nome — forse perché gli stranieri in questo paese sono privati anche del loro nome — e che è cascato dalla finestra di una questura, o forse era la tromba delle scale, e tanto chi se ne frega, diranno i giornali che a questa notizia non dedicano quasi neanche un trafiletto. Giuliano Bruno è morto respirando ogni giorno quest’atmosfera che viviamo in Italia, questo misto di nebbia di Weimar, di paura argentina e di grottesca farsa italiota. Condita dai pogrom e dai rigurgiti neorazzisti, dagli assalti delle teste rasate, dall’intolleranza verso tutto ciò che non sia la voglia di fregare il prossimo per comprarsi il Suv. Un’epoca agra e triste, una “mala notte” a cui Giuliano ha reagito con l’ultimo gesto del ribelle, quello che rivendica il proprio diritto di secessione da un mondo tanto vile e letale.

Alberto Prunetti
15/06/2008

26
Giu
08

Milano: spedizione punitiva nei confronti di un cittadino romeno di etnia Rom

La città di Milano è ancora teatro di una spedizione punitiva nei confronti di un cittadino romeno di etnia Rom, effettuata questa volta da agenti di polizia in divisa. Dopo l’aggressione avvenuta la mattina del 17 giugno nei confronti di Rebecca Covaciu – la bambina che si è aggiudicata il Premio Unicef 2008 per le sue doti artistiche – e dei suoi familiari, il19 giugno 2008, un altro pestaggio, ancora più violento e inquietante, ha colpito il papà di lei, Stelian Covaciu, missionario della Chiesa Cristiana Evangelica Pentecostale. In seguito al primo episodio di matrice razzista il Gruppo EveryOne aveva lanciato un allarme internazionale, coinvolgendo i media nonché numerose personalità della cultura e della politica.
Contemporaneamente i deputati radicali – Pd depositavano un’interrogazione urgente al Ministro degli Interni. Immediatamente dopo la nuova aggressione, Gina Covaciu, moglie di Stelian, chiamava ancora Roberto Malini del Gruppo EveryOne che, insieme a una responsabile dell’associazione milanese Naga, allertava un’ambulanza e le forze della polizia di stato, che accorrevano sul luogo dell’agguato e conducevano l’uomo, pieno di contusioni e traumi interni, sofferente e in stato confusionale, presso l’ospedale San Paolo, dove veniva sottoposto ad esami e ricoverato. E’ tuttora in prognosi riservata. Dopo aver allertato il Partito Radicale, che raccoglieva i particolari dell’avvenimento per agire a tutela delle vittime sul piano politico, il Gruppo EveryOne contattava la questura centrale per assicurarsi che le autorità formalizzassero la denuncia di aggressione ed effettuassero indagini scrupolose. “Quando Gina ci ha chiamato,” riferiscono i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, “era talmente agitata e disperata che faticava ad articolare discorsi comprensibili. Vicino a lei, Stelian si lamentava, pronunciando parole sconnesse. Quando la donna si è calmata, ci ha raccontato i particolari dell’agguato. Gli stessi energumeni che avevano picchiato, insultato e minacciato i Covaciu si trovavano ancora davanti a loro. Stavolta però erano scesi da un’auto della polizia, in divisa e armati di manganelli. Dopo la prima aggressione, la piccola Rebecca, che è una ragazzina molto intelligente e intuitiva, ci aveva già detto che gli aguzzini della sua famiglia indossavano guanti simili a quelli che indossano i poliziotti. Sospettavamo che avesse ragione, anche perché un numero crescente di Rom ci segnala di questi tempi un comportamento violento o intimidatorio da parte delle forze dell’ordine, ma speravamo di sbagliarci. L’ipotesi più grave, invece, è stata confermata dai fatti e gli agenti razzisti hanno colpito ancora”. Questa volta, però, la violenza degli uomini in divisa si è concentrata su Stelian. La loro azione brutale si svolgeva in piazza Tirana, nei pressi della Stazione San Cristoforo, dove la famiglia vive all’interno di un riparo di emergenza, fatto di teli e cartone. “Gli agenti si sono avvicinati all’uomo,” proseguono i leader EveryOne, “e l’hanno apostrofato con un tono minaccioso: ‘Ci riconosci? Hai fatto un errore a parlare con i giornalisti, un errore che non devi ripetere’.
Quindi hanno cominciato a picchiarlo con cieca violenza, sia con i pugni che con i manganelli, riducendolo in condizioni penose. Quindi, mentre Stelian era a terra, l’hanno insultato e minacciato: ‘Non raccontarlo a nessuno o per te saranno guai ancora maggiori’. Quando i due picchiatori si sono allontanati, Gina, i figli e alcuni concittadini di Stelian l’hanno soccorso. Lui si lamentava ed era in evidente stato di shock”. Intanto un’attivista sopraggiungeva sul posto e raccoglieva numerose testimonianze da parte dei Rom che vivono nei dintorni della stazione di San Cristoforo, che confermavano le parole di Gina Covaciu ovvero che due poliziotti in divisa, scesi da un’auto della polizia, erano gli autori del violento pestaggio. “E’ necessario che si ponga fine a questa persecuzione,”
concludono gli attivisti, “perché il diffondersi dell’odio razziale, di cui sono latori politici e numerosi media, ha scatenato una sequenza impressionante di atti di violenza nei confronti dei cittadini Rom….

26
Giu
08

intimidazioni di forza nuova per la proiezione di nazirock

da La Nazione, cronaca della Versilia, lunedì 24 giugno 208.

26
Giu
08

Pisa: i fascisti rialzano la testa. Comunicato

Oggi, mercoledì 25 giugno, nel quartiere popolare di Sant’Ermete, il gruppo fascista Casa Pound Pisa terrà un incontro pubblico sul problema abitativo, strumentalizzando la vicenda dello sfratto di una giovane coppia che ha occupato una casa popolare.
E’ inaccettabile che un gruppo che rivendica chiaramente la propria appartenenza politica al fascismo si proponga come paladino dei bisognosi.
Il problema del diritto alla casa in questa città ed in tutto il paese è il problema degli affitti troppo alti, delle migliaia di case sfitte, della svendita di tutto il patrimonio pubblico immobiliare, della speculazione edilizia, dei profitti da capogiro dei Privati sulla pelle delle tante persone che non hanno assicurato il diritto fondamentale di un tetto sotto cui vivere; che siano famiglie, singoli, giovani coppie, italiani o migranti non ha importanza. Il problema abitativo è il risultato delle politiche capitaliste che negli anni i governi di centrosinistra e centrodestra hanno adottato: privatizzare 150 mila appartamenti pubblici, incentivare la rendita dei Palazzinari, delle agenzie immobiliari, dei grandi costruttori, eliminare la legge sull’equo canone ed approvare il libero mercato.
E’in questo contesto sociale che da anni occupiamo spazi abbandonati e case sfitte, che denunciamo alla città la vergognosa situazione in cui enormi palazzi vengono sottratti al pubblico per far arricchire gli speculatori di turno.

Noi non ci scordiamo che nell’ottobre 2006 quegli stessi fascisti che oggi vorrebbero parlare del problema abitativo HANNO VOTATO CONTRO LA PROPROGA DEGLI SFRATTI PER 500MILA PERSONE IN GRAVI SITUAZIONI SOCIALI, COME SFRATTI PER FAMIGLIE CON MINORI, CON MALATI TERMINALI, CON ULTRA65ENNI.

Noi non ci scordiamo chi è che da sempre invoca ORDINE E LEGALITA’ chiedendo sgomberi, polizia, manganelli, contro le occupazioni di case e di spazi sociali recuperati.

Noi non ci scordiamo che questi fascisti che oggi difendono a parole il diritto alla casa, sono gli stessi che offendono chi questo diritto cerca di ottenerlo, sono gli stessi che invocano lo sgombero di chi non ha altra soluzione che dormire in roulotte o in accampamenti.

Noi non ci scordiamo che questi fascisti sono quelli che vorrebbero opprimere e sterminare chi rappresenta Altro da loro. Sono gli stessi che vorrebbero picchiare i comunisti, gli immigrati, gli omosessuali.

Noi sappiamo bene che questi fascisti erano, sono e saranno i cani da guardia dei potenti.

Per questo siamo scesi in piazza oggi: perché non vogliamo che la questione abitativa sia strumentalizzata da chi è servo del potere.

DIRITTO ALLA CASA PER TUTTI

CONTRO SFRATTI E SGOMBERI, OCCUPA LE CASE SFITTE

FUORI I FASCISTI DI CASA POUND DA PISA

precari autorganizzati – progetto prendocasa

Spazio antagonista Newroz

sottoscrive:

circolo prc A. Gramsci Sant’Ermete Pisa

24
Giu
08

Prioezione di Nazirock a Pietrasanta

Giovedi 24 giugno alle 21.15 c/o il chiostro Sant’Agostino di Pietrasanta:

Proiezione del film di Claudio Lazzaro Nazirock.

L’iniziativa è promossa da cittadine/i antifasciste/i apuoversiliesi in collaborazione con Libreria Fahrenheit 451, ANPI Giovani Massa e Radio Harlock.

Forza Nuova, con i soliti metodi subdoli e intimidatori, ha diramato attraverso la Nazione in cronaca locale quella che è a tutti gli effetti una minaccia al regolare svolgimento della serata.
A prescindere da alcune considerazioni che avremmo modo di fare tutti insieme domani sera, invitiamo tutti i compagni a presenziare e a diffondere il più possibile la notizia dell’iniziativa.

19
Giu
08

Scontri alla Sapienza: 5 note per una controinchiesta

1/ IL PROLOGO
i fatti: il 13 maggio 2008 il Laboratorio Politico Resistenza Universitaria promuove un convegno sulle Foibe nella Facoltà di Lettere a cui partecipano la storica triestina Alessandra Kersevan e lo storico Alexander Hobel. Per tutta risposta Lotta Universitaria, l’appendice studentesca dell’organizzazione neofascista Forza Nuova, indice una controiniziativa per il 29 maggio a cui sono invitati a parlare il segretario nazionale di FN, Roberto Fiore, il medico “esperto di storia” (sic) Vincenzo Maria De Luca e il biologo neoirridentista Giorgio Rustia. Il preside di Lettere, Guido Pescosolido, autorizza il convegno neofascista concedendo l’aula 4 della Facoltà. Il 26 maggio il prorettore Luigi Frati, a seguito delle proteste studentesche, revoca l’autorizzazione alla conferenza di Lotta Universitaria.
le considerazioni: l’iniziativa promossa da FN è chiaramente una provocazione tesa ad attrarre l’attenzione dei media. Il “convegno” non ha alcun valore storico o scientifico e fin dal titolo, Foibe: l’unica verità, appare evidente come non si proponga affatto di contribuire al dibattito storiografico su quanto accadde in Istria alla fine della seconda guerra mondiale. Il manifesto che pubblicizza l’evento, poi, mostra un pinocchio che indossa un cappello con la scritta: antifascista; suggerendo, neanche troppo velatamente, che quanto affermano gli storici democratici e antifascisti siano solo bugie.
Se a questo aggiungiamo che Lotta Universitaria, non solo è una sigla vuota senza alcun seguito tra gli studenti, ma non ha mai fatto politica all’interno della Sapienza, viene da chiedersi come sia stato possibile concedergli un’aula. Soprattutto dopo aver saputo che lo studente che l’ha richiesta non è neanche iscritto a Lettere, ma a Scienze Politiche. Fra chi porta la responsabilità di quanto è successo in seguito c’è anche, dunque, chi, oltre a non tener conto delle regole del buon senso, ha anche violato i regolamenti interni di facoltà.

2/ LA TRAPPOLA
i fatti: la notte tra il 26 e il 27 maggio almeno 30 neofascisti, riconducibili a Forza Nuova, vengono notati mentre riempiono tutte le strade circostanti la Sapienza di manifesti che pubblicizzano la loro iniziativa.
le considerazioni: viene preparata la trappola per il giorno seguente. Forza Nuova non ha mai attacchinato nei dintorni dell’Università, soprattutto in Via de Lollis, eppure questa volta chiama a raccolta gran parte dei suoi militanti per dare una prova di forza e per affiggere dei manifesti su un’iniziativa ormai abortita. Lo schema è noto a chiunque faccia politica da qualche tempo: affiggo provocatoriamente dei manifesti in una zona a me “nemica”, confidando nel fatto che prima o poi riuscirò a “dare una lezione” a qualcuno che prova a staccarli, magari da solo o comunque in un numero esiguo, proprio perchè si considera in una zona per lui tranquilla.

3/ L’AGGRESSIONE
i fatti: verso le 12.30 di martedì 27 maggio una quindicina di studenti della Sapienza esce dall’ateneo ed inizia ad affiggere locandine e striscioni sopra i manifesti affissi nottetempo da Forza Nuova lungo Via de Lollis.
Una volta ricoperti quelli vicino all’ingresso dell’università il gruppo, “armato” solo di secchio e scopa, scende in direzione di piazzale del Verano raggiungendo il muro antistante l’Adisu.
Qualcuno nota un ragazzo sui 25 anni, con una camicia marrone, che, non appena si rende conto di quanto sta accadendo, accosta lo scooter sul quale viaggiava e inizia a telefonare. Non viene dato troppo peso a questo particolare, anche perché la zona antistante l’Università è da sempre considerata da tutti una zona “rossa”.
Tempo qualche minuto, però, e sul posto sopraggiunge una Hiunday grigio metallizzata targata DN827LD con a bordo 4 volti noti dell’estrema destra romana: Martin Avaro (28 anni, “federale” di Roma di FN), Gabriele Acerra (35 anni, coordinatore della sezione Prati di FN), Andrea Fiorucci (21 anni, segretario romano di Lotta Studentesca) e Federico Ranalli.
Contrariamente a quanto riportato dai giornali in quel momento il semaforo è verde e la strada è sgombra. Nonostante questo, però, la Hiunday inchioda e i 4 escono dal veicolo. Gabriele Acerra, che si trovava alla guida, impugna un cacciavite mentre almeno uno degli altri tre ha in mano una cinta. Partono urla e insulti nei confronti degli studenti poi, senza aver valutato bene i rapporti di forza, i fascisti caricano. La determinazione di una parte degli studenti, che non si lascia intimidire e non scappa, li respinge.
Gli aggressori sono costretti a tornare verso la macchina coprendosi la “ritirata” con il lancio di tutto quello che riescono a prendere dalle bancarelle dei venditori ambulanti che solitamente animano Via de Lollis. Gabriele Acerra afferra una sedia di legno e la rompe trasformando le quattro gambe in altrettanti bastoni dotati di estremità sporgenti e taglienti. Ecco quindi spiegata la presenza delle sedie che invece, secondo un comunicato di FN, sarebbero state portate dagli studenti per usarle come oggetti contundenti.
Esaurito il lancio di oggetti, i due gruppi vengono nuovamente a contatto e lo scontro si protrae, a fasi alterne, per diversi minuti.
La notizia dell’aggressione si diffonde, i rumori e il clamore di quanto sta accadendo fanno accorrere altri studenti, i rapporti di forza tornano nuovamente a favore degli aggrediti che, seppur meno “equipaggiati” dei fascisti, tornano ad essere nuovamente in numero preponderante.
E’ in questo momento che viene scattata la foto comparsa su tutti i giornali e che fornirà alle autorità giudiziarie il pretesto per ribaltare l’accaduto, trasformando un’aggressione fascista in una rissa.
Il traffico è paralizzato, decine di curiosi sono scesi dalle auto per osservare quanto sta accadendo cosicché gli aggressori, oltre a essere in minoranza numerica, ora si ritrovano anche sbarrata ogni possibile via di fuga. Tempo qualche secondo, però, ed iniziano a sentirsi anche le sirene delle volanti della polizia che “convincono” gli studenti a rientrare velocemente dentro l’università.

4/ L’AUTO A NOLEGGIO
i fatti: contrariamente a quanto affermato nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera la macchina su cui viaggiavano i 4 fascisti non appartiene a Martin Avaro, ma è di proprietà dell’agenzia AVIS di Via Tiburtina 1231.
le considerazioni: nessuno dei 4 fascisti abita in zona, tre di loro non sono neanche studenti universitari e anche la scusa di un fantomatico appuntamento con il prorettore è stata pubblicamente smentita dallo stesso Frati. Così come si è dimostrato falso quanto riportato nelle contraddittorie dichiarazioni di Fiore secondo cui i suoi quattro militanti erano impegnati in un volantinaggio o in un attacchinaggio. Ma allora, cosa ci fanno i 4 fascisti, più una probabile staffetta in moto, intorno all’Università su una macchina presa a noleggio? Semplicemente cercano qualche compagno da punire, tirando le reti della trappola allestita la notte precedente.

5/ LA STAMPA
i fatti: sappiamo, da fonti sicure, che i dirigenti di Forza Nuova avevano già predisposto la copertura mediatica per la parata del 29 maggio, quando, nonostante i divieti e il presumibile schieramento di forza dell’ordine, avrebbero comunque provato a entrare nella città universitaria.
le considerazioni: quest’ultima notizia chiude il cerchio e dimostra che tutto era stato preventivato fin dall’inizio, anche se poi le cose, grazie soprattutto a Zapata e agli altri compagni che non sono scappati, non sono andate come si aspettavano. Quando i dirigenti di Forza Nuova hanno lanciato l’iniziativa a Lettere sapevano benissimo a cosa andavano incontro, sapevano del vespaio che si sarebbe sollevato così come sapevano che l’iniziativa sarebbe stata vietata. Lo sapevano perché, in fondo, era proprio quello il loro obiettivo. Attirare l’attenzione dei media, magari riuscendo anche a passare per “vittime” di una qualche forma di censura accademica.
Questa tattica, a Roma, è già stata adottata almeno altre due volte. Il 18 giugno del 2005 i forzanovisti provarono ad organizzare una manifestazione in un quartiere storicamente di sinistra come Centocelle. Nonostante lo scontato divieto della questura, una cinquantina di loro provò la forzatura arrivando allo scontro con le forze dell’ordine. Anche quella volta fra gli arrestati figurava il federale romano Martin Avaro. Il 12 gennaio del 2008 Forza Nuova ci riprova a Cinecittà, altro quartiere storicamente rosso, indicendo un sit-in contro l’usura. Ancora una volta momenti di tensione, ancora una volta pubblicità. Questa volta, però, crediamo che la provocazione sia stata finalizzata prevalentemente al marketing politico. Molto probabilmente il tentativo è stato quello di accreditarsi come partito di riferimento in un’area profondamente scossa dalla recente implosione della Fiamma Tricolore (partito egemone fino a poco tempo fa nella piazza romana) con la fuoriuscita dell’area che fa riferimento a Casa Pound e al circuito delle OSA e delle ONC. A farne le spese, ancora una volta, sono stati i militanti di sinistra che, oltre ai danni fisici, debbono ora guardarsi dalla beffa giudiziaria.

17
Giu
08

Roma: dopo diversi anni, manifestazione unitaria di Centri Sociali e Case Occupate

Roma 20000 no al pacchetto sicurezza

E’ l’altro “core de Roma” quello che ha sfilato ieri per le vie della capitale, per la seconda manifestazione cittadina del dopo elezioni indetta da un cartello unitario di trenta nomi tra centri sociali e case occupate

E’ l’altro “core de Roma” quello che ha sfilato ieri per le vie della capitale, per la seconda manifestazione cittadina del dopo elezioni indetta da un cartello unitario di trenta nomi tra centri sociali e case occupate. La Roma dei migranti e dei nuovi cittadini si è rimessa in cammino dietro lo striscione «Non c’è sicurezza senza diritti», ed erano in 20mila tra giovani, precari, migranti di prima e seconda generazione, lavoratori e associazioni di base, tanti bambini, altrettanti passeggini, per dire no al pacchetto sicurezza che il Governo Berlusconi si appresta ad approvare mercoledì prossimo.
Molti slogan per il diritto alla casa e al reddito, pochi quelli contro Alemanno. Niente bandiere di partito né rappresentanti politici, ma neanche un corteo per compartimenti stagni. Piuttosto sfila il popolo delle differenze quale valore condiviso che, a colpo d’occhio, sembra non badare troppo alle appartenenze. Ragazzi con i piercing accanto a ragazze velate, donne dell’est con i passeggini vicino a giovani coppie italiane, gente di ogni razza mischiata tra loro. Giovani e meno giovani, qualche anziano, età media abbassata vertiginosamente da una gran quantità di bambini. Un’istantanea nitida di quel che è la composizione sociale metropolitana oggi, che assesta un pugno allo stomaco alla Roma dell’intolleranza e del razzismo crescente. In un sabato semi-estivo la manifestazione è partita alle 16 da via del Castro Laurenziano, di fronte la struttura del Regina Elena, da un anno occupata da circa 300 nuclei familiari del Coordinamento di lotta per la casa, sul cui destino pendono sia i progetti già approvati per una sede Inail e un reparto di ematologia oncologica, sia le decisioni della giunta regionale dopo le dimissioni dell’assessore alla Sanità Battaglia, da cui la struttura dipende. Ad aprire la manifestazione il camion dei centri sociali, per la prima volta insieme da quel lontano 1992, da quando cioè uscirono spaccati dalla delibera 106 proposta dalla prima giunta Rutelli sulla “regolamentazione” delle aree occupate. Si divisero sull’approccio da seguire con le istituzioni, l’elezione di Alemanno ha dato loro una scossa e oggi si ritrovano insieme.
«Guai a chi ci tocca» scrivono quelli dell’Esc. «La manifestazione è un successo. La sfida di ricomporre pezzi di città autorganizzata è riuscita. Andiamo avanti con grande entusiamo» annuncia un sorridente Francesco Raparelli del centro sociale di San Lorenzo. «Non è una manifestazione di solidarietà ma per un progetto comune, perché qui non si tratta di un attacco alle minoranze ma ai diritti di tutti» spiega Emiliano dell’Horus e dei Blocchi Precari Metropolitani. Di diritto all’abitare inteso come conquista sociale e riconoscimento complessivo di una qualità della vita migliore – casa, reddito, servizi sociali, lavoro – parla anche Andea Alzetta, detto Tarzan, di Action primo eletto nelle liste del Comune di Roma per la Sinistra Arcobaleno alle ultime elezioni. «Bisogna abbattere la paura, creare comunità solidali per riaffermare una politica sostenibile della città. Qui c’è la composizione giovanile dei centri sociali che va verso le occupazioni e vicerversa. Il movimento contro il pacchetto sicurezza è forse l’unica alternativa che abbiamo per rimettere in moto la società civile». Il camion del centro sociale Acrobax e del Coordinamento di lotta per la casa è pieno di bambini, per tutto il pomeriggio apre i microfoni ad alcuni rapper della capitale. Nel frattempo distribuiscono l’opuscolo “Pacchetto Sicurezza” fresco di stampa. «E’ il frutto di un lavoro di inchiesta con i ragazzi dell’Acrobax, occupanti, migranti e avvocati» illustra Marta, etiope, 26 anni da 7 anni nel nostro paese. «E’ una sorta di manuale di difesa tradotto in italiano, arabo e spagnolo». «Siamo qui per diffondere una consapevolezza di nuovi cittadini, compito non facile visto il clima di intimidazione in cui viviamo. Bisogna smetterla con questa idea dell’Europa paradiso, quando non lo è. Vedi la proposta di utilizzare i beni del demanio pubblico per nuovi Cpt» spiega Giulia dell’Acrobax e del Coordimento di Lotta per la casa. Intanto su e giù per il corteo vanno anche quelli di City of God, la free press precaria di cui distribuiscono il nuovo numero. Fanno un po’ di subvertising per lanciare a grandi poster “Killbilling”, il film verità sulle speculazioni edilizie, a firma del regista Roney McLain, che altri non è se non l’anagramma dello slogan Reclaim the Money. «Prima i soldi e poi ne riparliamo», c’è scritto sullo striscione del Coordinamento lavoratori/lavoratrici 3° settore Roma in coda al corteo. Precari? «No – spiega Roberto – ma la battaglia sul salario è connessa a quella sulla casa, e per questo siamo qui».

15/06/2008

17
Giu
08

La verità non si arresta, Emiliano libero!

Il giudice ha confermato gli arresti per Emiliano

E’ bastato leggere il Corriere o Panorama per capire che l’operazione in corso in Italia, rispetto all’università, è un’operazione tutt’altro che marginale. Si usano le destre noefasciste per alzare il polverone e per perseguire due obiettivi: normalizzare socialmente l’università, mettere all’angolo il conflitto studentesco; rompere l’egemonia di quel che rimane della sinistra nel corpo docente. Un’operazione doppia ma congiunta, che non fa sconti e usa i media come sciabole taglienti.
L’università, nodo produttivo metropolitano, deve diventare uno spazio liscio, dunque bisogna separare il sapere dalla critica, la conoscenza dall’etica, la formazione dalla libertà.

Allora la falsità della rissa, per nascondere l’aggressione; poi la falsità del sequestro, per mettere a tacere le responsabilità di Pescosolido; adesso la conferma degli arresti per Emiliano da parte del tribunale del riesame.
Inaccettabile e indegno!
Ma non siamo spaventati e non ci sentiamo sconfitti. Il corpo vivo dell’università, gli studenti e i ricercatori, hanno attraversato a migliaia le mobilitazioni di fine maggio e si sono dati appuntamento per un grande evento giovedì 19 giugno. Si tratterà di un momento di incontro e di discussione, ma anche di un happening artistico e musicale, per chiedere la libertà di Emiliano, per difendere l’anomalia Sapienza.
Il sapere ha sempre un corpo e il corpo è sempre collettivo e sa resistere.

Emiliano libero!

17
Giu
08

La destra radicale in Europa

La redazione di “Aldodice” segnala l’uscita del seguente libro:

“La destra radicale in Europa”

Tra svolte ideologiche e nuovi sviluppi

Giuseppe Scaliati

Bonanno editore

L’estrema destra europea dagli anni Novanta ha proceduto ad un vero e proprio adeguamento del bagaglio ideologico. Formazioni politiche di ispirazione neofascista e compagini di nuova costituzione hanno messo al centro della propria azione la lotta all’immigrazione. L’immigrato viene indicato come il principale responsabile dell’aumento della criminalità e della disoccupazione. Praticamente colui che va ad intaccare etnicamente la “patria” portando alla tanto odiata società multirazziale. L’odio e la discriminazione di queste forze politiche poi si estende verso tutti i “diversi”, ossia ebrei, omosessuali, musulmani ecc. ritenuti inadeguati alle nuove società. Il testo analizza per ogni stato europeo come le forze della destra radicale riescono a riscuotere consensi, e ottenere in alcuni casi anche successi elettorali rilevanti, nelle classi meno abbienti, in particolare tra gli operai e i disoccupati, dove hanno maggiore presa le campagne populiste.

 




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