Archivio per Luglio 2008



15
Lug
08

Vergogna Bolzaneto

Il processo per la mattanza nella caserma
di Bolzaneto, dopo il G8 di Genova, si chiude
con un «lodo» per le forze di polizia. 15 condannati,
30 assolti, pene miti che nessuno sconterà. Le accuse erano gravissime, ma lo Stato si assolve

Dopo oltre 9 ore di camera di consiglio nell’aula bunker di palazzo di giustizia è stata letta la sentenza del processo per le violenze e i soprusi avvenuti nella caserma di Bolzaneto della Polizia, durante il G8 nel 2001 a Genova: 15 le condanne, 30 le assoluzioni. Pene variabili fra i 5 mesi e i 5 anni. La pena più ingente è stata inflitta ad Antonio Biagio Gugliotta, ispettore della polizia penitenziaria. 

Le condanne La condanna più pesante, cinque anni, ad Antonio Biagio Gugliotta, ispettore delle Guardie penitenziarie, che aveva la responsabilità della caserma di Bolzaneto a cui i giudici hanno lasciato la contestazione del reato di abuso d’ufficio doloso. Due anni e quattro mesi per Alessandro Perugini, all’epoca numero due della Digos a Genova e l’ispettore Anna Poggi. Per Daniela Maida, ispettore superiore 1 anno e 6 mesi di reclusione; per Antonello Gaetano, 1 anno e 3 mesi, gli ispettori della polizia di Stato Matilde Arecco, Natale Parisi, Mario Turco e Paolo Ubaldi conaddanti a 1 anno di reclusione ciascuno. Massimo Luigi Pigozzi, assistente capo della polizia di Stato a 3 anni e 2 mesi di reclusione; Barbara Amadei a 9 mesi, Alfredo Incoronato a 1 anno, Giuliano Patrizi a 5 mesi. Sono inoltre stati condannati i medici Giacomo Toccafondi ad 1 anno e 2 mesi di reclusione e Aldo Amenta a 10 mesi.

Le assoluzioni. Tra i 30 imputati assolti il colonnello di polizia penitenziaria Oronzo Doria, ora generale, per il quale erano stati chiesti 3 anni e 6 mesi, la stessa pena chiesta per Bruno Pelliccia, comandante del personale del servizio Centrale Traduzioni della polizia, anche lui assolto. Sono stati anche assolti Aldo Tarascio, ispettore di polizia e sindacalista nei cui confronti l’accusa aveva chiesto 9 mesi, Franco Valerio, ispettore superiore polizia di Stato, Gianmarco Braini, Comandante del contingente dei carabinieri del IX battaglione Sardegna, addetto al servizio di vigilanza delle camere di sicurezza. Sono stati inoltre assolti altri dieci carabinieri imputati. Confermata per Giuseppe Fornasiere ufficiale della polizia penitenziaria l’assoluzione come avevano chiesto i pm. Assolti anche i medici Adriana Mazzoleni, Sonia Sciandra e Marilena Zaccardi.

Riconosciuto l’abuso d’autorità Secondo l’accusa sarebbero avvenuti episodi di vera e propria tortura che avrebbero violato la dignità umana e i più significativi diritti alla persona. Anche in infermeria, medici e agenti avrebbero inflitto vessazioni agli arrestati feriti. I pm, nella loro lunga requisitoria, raccolta in una memoria di 600 pagine, affermarono che nella «caserma di Bolzaneto furono inflitte alle persone fermate almeno quattro delle cinque tecniche di interrogatorio che, secondo la Corte Europea sui diritti dell’uomo, chiamata a pronunciarsi sulla repressione dei tumulti in Irlanda negli Anni Settanta, configurano “trattamenti inumani e degradanti”». L’accusa però, non potendo contestare il reato di tortura, che non esiste nel nostro ordinamento, ha scelto di chiedere per i vertici apicali preposti alla struttura l’art.323 (abuso d’ufficio) oltre alla violazione della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, abuso d’autorità nei confronti di persone arrestate o detenute, minacce, ingiurie, lesioni. I reati contestati saranno tutti prescritti nel 2009, ma le eventuali condanne consentiranno alle parti civili di chiedere un risarcimento o ottenere già oggi una provvisionale, chiesta da tutti i loro legali.

Giustizia e Interni condannati a risarcire. I ministeri della Giustizia e degli Interni, come responsabili civili, sono stati condannati al risarcimento di numerose parti civili in solido con alcuni degli imputati condannati. Il Ministero della Giustizia in solido con l’imputato Gugliotta, il ministero degli Interni in solido con gli imputati Perugini, Poggi, Maida, Arecco, Turco, Parisi, e Ubaldi. I giudici hanno riservato poi la liquidazione dei danni a separati giudizi. I giudici hanno assegnato a titolo di provvisionale immediatamente esecutiva da 2500 a 15.000 euro in favore di alcune parti civili, tra cui Massimiliano Amodio, Giuseppe Azzolina, Anna Julia Kutschkau, Luis Garcia Lorente, e Mohamed Tabbach (15.000 a testa); a Enrica Bartezaghi Roberto Gallo, Liliana Fassa e Ettorina Gandina (2500 a testa) e per le restanti parti civili la somma di 10.000 euro.

Le richieste Sono state oltre 180 le udienze del processo per i fatti di Bolzaneto. I testi sfilati sono stati circa 360 e 155 le parti civili. Circa 50 sono gli avvocati di parte civile ed una sessantina i difensori degli imputati. Il processo a 45 imputati tra appartenenti al personale della polizia penitenziaria, polizia, carabinieri e medici, iniziò nell’ottobre 2005 mentre le richieste dei pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati sono del marzo scorso. La pena più alta (5 anni, 8 mesi e 5 giorni) era stata chiesta dalla pubblica accusa per Antonio Biagio Gugliotta, ispettore della polizia penitenziaria, responsabile della sicurezza del centro di detenzione provvisorio. Tra gli imputati figurano, tra gli altri, Alessandro Perugini, all’epoca dei fatti vice capo della Digos di Genova, per il quale i pm avevano chiesto 3 anni e 6 mesi. Analoga la pena chiesta per Oronzo Doria, che era colonnello della polizia penitenziaria. Per Massimo Luigi Pigozzi, assistente capo della polizia di Stato, accusato di aver lacerato la mano a Giuseppe Azzolina, uno degli arrestati, i pm avevano chiesto tre anni e 11 mesi. Richieste consistenti erano state formulate anche per i medici (tra i quali Giacomo Toccafondi): pene variabili da tre anni e mezzo a 2 anni e tre mesi.

15
Lug
08

Treviso, neonazisti progettavano attentato

I neonazisti progettavano una bomba

Volevano costruire una bomba per compiere un attentato. E’ il sospetto che ha spinto gli inquirenti della Direzione distrettuale Antimafia ad indagare per associazione con finalità di terrorismo e di eversione all’ordine democratico gli undici giovani esponenti dell’estrema destra e ultrà del Treviso Calcio. Questo particolare sarebbe emerso nel corso di alcune intercettazioni telefoniche.

Emergono particolari sempre più inquietanti nell’inchiesta sugli
esponenti dell’ultradestra trevigiana. Tra loro, i leader di Forza
Nuova, Alessandro Arboit e Giuseppe Zito, capolista alle ultime
elezioni. Sarebbero loro, secondo gli uomini della Digos di Treviso e Venezia i «registi» di quegli episodi, una trentina in tutto, che
testimonierebbero l’escalation di violenza che gli investigatori
avevano segnalato in un rapporto inviato alla Distrettuale già diverso tempo fa. Ma a imporre un’accelerazione sul piano giudiziario sarebbe stato il tentativo di costruire una bomba per compiere un atto di terrorismo contro un non ancora precisato obiettivo dalle parti di Montebelluna.

L’ipotesi investigativa è che non si tratti di casi isolati, ma
collegati e rientranti in un unico disegno eversivo di matrice
neonazista. Lo stesso procuratore Vittorio Borraccetti, che coordina le indagini, aveva parlato di un gruppo paramilitare (una banda perfettamente organizzata dove ciascun componente ha un ruolo ben preciso) che agisce nella Marca e nel Veneziano e che si sarebbe reso responsabile di una serie di svariati fatti di violenza. E di questa organizzazione farebbero parte, Matteo Granziol, Andrew Sciascia, Mario De Sena, Davide Visentin, Davide Cazziola, Nicola Usoni, Cristiano Besazza e i militanti Benedetti e Nascimben. Tutti iscritti nel registro degli indagati dalla DdA accusati di un reato gravissimo:
il 270 bis, associazione con finalità di terrorismo e di eversione
dell’ordine democratico.

E Forza Nuova ieri ha risposto alle accuse che le sono piovute
addosso: «Ci troviamo di fronte a un’indagine senza capo nè coda – affermano in una nota Alessandro Arboit e Giuseppe Zito, fra gli indagati – una forzatura che tende ad accorpare fatti totalmente slegati tra loro e dai quali comunque ci dichiariamo completamente estranei».

E sul caso intervengono anche i giovani dei Comunisti italiani: «La
presenza di armi e obiettivi, stando a quanto emerge dall’inchiesta – dice Alessandro Squizzato – dimostra che l’estrema destra non è una normale area politica, ma una vera e propria sacca di squadrismo che miete regolarmente vittime»

(11 luglio 2008)

gazzetta treviso

12
Lug
08

prima di tutto vennero a prendere gli zingari…

…e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Martin Niemoller

11
Lug
08

Svastiche sul murales del Centro sociale Bruno

Lunedì 7 luglio 2008

Nella notte sono state imbrattate le facciate con vernice gialla

Global Project Trento

Le svastiche che la notte scorsa sono state disegnate sulla facciata del Centro sociale Bruno non offendono soltanto noi, ma tutta la città.

I simboli che coprono il murales appena dipinto sono uno sfregio alla democrazia e alla libretà, e rievocano le terribile storia del Novecento: sterminio, totalitarismo, razzismo, olocausto.

Tracciare le croci di una svastica è uno dei gesti più esecrabili e abietti verso cui si ribellano i milioni di uomini e donne che sotto quei simboli sono morti.

Esprimiamo tutta la nostra preoccupazione per l’episodio che ha colpito il nostro Centro sociale, per l’escalation di intolleranza che pochi giorni fa ha visto giovani padani affiggere sul murales i manifesti contro le moschee e la notte scorsa dei neonazisti vergare croci uncinate.

Guardando oggi la facciata del nostro spazio sociale, è facile capire la differenza tra un murales dipinto con i colori vivi dell’impegno e dell’arte e uno sfregio vigliacco e ripugnante che è riduttivo chiamarlo soltanto imbrattamento.

La facciata che nottetempo è stata oltraggiata non è di nostra proprietà ma appartiene alla PAT.

A questa istituzione chiediamo di denunciare presso l’autorità competente l’accaduto, affinché la politica sappia fare differenza tra un dipinto che abbellisce e la blasfemia di una svastica.

Di fronte alla simbologia macabra e alle idee di odio e intolleranza siamo chiamati tutti a rinnovare il patto antifascista, ritornando ad essere ancora una volta partigiani.

Centro sociale Bruno

Da Global Project

Galleria d’immagini

09
Lug
08

Bologna: si costituisce il nazi che ha accoltellato il giovane di RC

pubblicato il 8.07.08

La vittima non lo vuole in carcere. Scontro in consiglio tra Bignami An e Lo giudice Pd
Il ragazzo si è presentato in questura
Gian Basilio

Si è reso conto della sciocchezza fatta ed è andato dal magistrato, il Pm Lazzarini, accompagnato dal suo legale, l’avvocato Marco Lisei, per ammettere le sue colpe. Per farla breve si è “costituito” il giovane di estrema destra, 18 anni appena compiuti, che domenica mattina ha accoltellato sul treno Rimini – Bologna, lievemente per fortuna, Franco Tomassoni. Il giovane delegato di Rifondazione Comunista, ventenne anconetano, che stava andando al congresso del partito. aggressore dopo l’incontro con il Pm si è recato in questura dove è stato denunciato, a piede libero, per lesioni dolose, aggravate da futili motivi, e porto abusivo di coltello. L’arma di cui, ha detto, si è disfatto dopo essere sceso dal treno a Imola. Il padre non vuole dire niente, è amareggiato . L’avvocato Lisei difende la privacy del genitore che soffre per il gesto del figlio. Un ragazzino con altri precedenti sulle spalle. Solo il maggio scorso è stato condannato dal tribunale dei minori, a sei mesi, per aver partecipato all’assalto di un clochard. Un episodio del novembre scorso quando in Strada Maggiore il ragazzo, con altri maggiorenni tra cui un diciottenne anconetano, se la prese con il senza tetto. Un fatto per cui il giudice dei minori ha pensato di dare una possibilità al giovane: condanna mite e un anno di osservazione. Il giovane bolognese è accusato anche di altri fatti come un episodio del gennaio scorso quando si scagliò contro uno straniero. Poi l’episodio di domenica quando, vestito con una maglietta con scritto SS Berlin, ha provocato i ragazzi di sinistra. Ma la vittima non vuole vendetta: Piuttosto che mandarlo in carcere, bisognerebbe fargli vedere quali sono i veri disagi della società . Parole di Tomassoni che aggiunge: È responsabile di quello che ha fatto anche se so che soffre di problemi di disagio ma c’è anche un clima politico che incita a questi atti . Si rimanda ad un’atmosfera politica ostile per la sinistra. In consiglio comunale Galeazzo Bignami (An) ha rivendicato il merito di aver permesso l’identificazione e la consegna del ragazzo alle forze dell’ordine: Non abbiamo nessuna intenzione di farci coinvolgere con certa gente, poi lui è un po’ matto . Provocando la reazione di Sergio Lo Giudice (Pd) che parla di protezione politica ad una rete di balordi.

09
Lug
08

comunicato stampa su notte bianca e armi ai vigili di Massa

Massa 3 luglio 2008

Nella nostra città il clima sta cambiando. Pur non potendo riferire sui fatti di cui si parla nei giornali avvenuti durante la notte bianca, quanto leggiamo unito a ciò che abbiamo visto mette in evidenza una preoccupante crescita del clima di intolleranza che, come nel resto d’Italia, anche a Massa si rende palese. Durante quella serata alcuni di noi, come moltissimi altri cittadini, erano per le strade della città e probabilmente avranno visto un gruppetto di ragazzi intorno ai vent’anni che si esibiva in saluti romani urlando lo slogan nazista “sieg heil”. Non conosciamo l’identità di queste persone e non possiamo affermare con certezza che siano state coinvolte nei fatti di cui sopra ma certo vediamo con preoccupazione il riproporsi di ideali e comportamenti fascisti da parte di singoli e di movimenti giovanili di estrema destra, più o meno collegati alle realtà del tifo organizzato. Comportamenti che fanno della prevaricazione e dell’aggressione verbale e fisica, la loro ragion d’essere.

Per questo ci sentiamo di esprimere la nostra solidarietà ai giovani compagni che apprendiamo aver riportato ferite e ci uniamo al coro di coloro che chiedono una riflessione e una presa di posizione, non solo sui questi fatti specifici, ma sulla situazione generale, per affrontare e sconfiggere il clima culturale entro il quale questi movimenti si muovono. E’ importante inoltre non minimizzare come “semplici risse” questi episodi di violenza e non abbandonare i luoghi pubblici in balia di chi la pensa in questo modo. Crediamo quindi siano positive e debbano essere sostenute tutte le iniziative di solidarietà e sensibilizzazione messe in campo in questi giorni.

Speriamo che anche le istituzioni locali si attivino su questi temi, per esempio concludendo una volta per tutte la stesura del regolamento sull’utilizzazione degli spazi comunali che, come chiediamo da tempo, deve essere subordinata alla dichiarazione di ripudio del fascismo e al rispetto della lotta di resistenza. Infine ci auguriamo che si riesca ad organizzare al più presto un incontro pubblico che affronti con decisione il problema di una deriva, non più farsesca o nostalgica, ma attiva e pericolosa tra i giovani di stampo neofascista o comunque basata sull’intolleranza la violenza e il razzismo.

A questo proposito vorremmo aggiungere due parole sulla proposta in discussione nel consiglio comunale di oggi di armare i vigili urbani. Scelta che si innesta completamente nella spirale di paura e intolleranza, alimentandola e banalizzandola. Secondo il rapporto annuale del prefetto quest’anno, come tutti gli anni precedenti, Massa è una città tranquilla con un incidenza di crimini bassa rispetto alla media nazionale, sicuramente vi saranno zone più a rischio ma crediamo che il compito dei vigili in quelle situazioni sia al massimo di allertare le forze di polizia non quello di intervenire. Tra l’altro vorremmo ricordare che statisticamente in America gli stati dove vige la pena di morte vedono un numero di omicidi maggiore degli altri, questo ci indica chiaramente che là dove la scelta delle istituzioni abbraccia la violenza la risposta dei cittadini è altrettanto violenta. Dotare i vigili di armi letali non diminuirà i furti in appartamento aumenterà solo il numero di armi intorno a noi.

Che Alemanno, neo sindaco di Roma che si propone di intitolare una strada ad Almirante (firmatario nel 1938 del manifesto della Razza) colga l’occasione di utilizzare e strumentalizzare il malessere sociale e la crescente insicurezza, con lo scopo reale di avere sempre di più il controllo del territorio attraverso la militarizzazione della società non ci pare strano. Ma che la stessa proposta venga fatta nell’unico comune in Italia che ha visto vincere la sinistra dopo un ballottaggio con il Centro Sinistra invece si, sinceramente ci saremmo aspettati delle risposte e delle priorità diverse da questa amministrazione.

Noi sappiamo benissimo che esistono una serie di problemi, e che la paura e l’insicurezza sentita dalla gente può spingerla ad accettare e far passare sotto silenzio leggi e misure liberticide. Ma bisognerebbe domandarci cosa c’entrano gli immigrati e i rom, con il peggioramento delle condizioni di lavoro che provocano omicidi, infortuni, malattie e danni nell’ambiente? Cosa c’entrano con la difficoltà a trovare una casa, un lavoro che non sia precario, con i rincari della luce, del gas, dell’acqua? Cosa c’entrano con la privatizzazione della scuola e della sanità?

Dalle forze politiche che tanto implorano, a nome e per i cittadini più sicurezza, ci piacerebbe avere una risposta sul perché non hanno a cuore le sorti dei lavoratori della Tenda per il lavoro, le sorti dei cittadini che ogni anno si ammalano e muoiono di cancro in seguito a scelte che hanno inquinato e distrutto il nostro territorio? L’elenco, delle cose che non stanno a cuore sarebbe lungo anzi lunghissimo, non si tratta quindi di fare l’elenco della spesa ma di evidenziare come si tenta di dissimulare i problemi reali e le loro reali cause, creando nemici a doc e favorendo lo sviluppo di una ideologia razzista, xenofoba e omofoba che poi vediamo riflettersi nei giovani e trova nel fascismo il vecchio alleato di sempre.

La riflessione che ci viene da fare e che l’unico criminale dal quale dovremmo difenderci e questo sistema economico-finanziario che rende la nostra vita insicura e precaria, un sistema che sempre di più impoverisce la gente e rende i ricchi ricchissimi.

In questo senso rivolgiamo al corpo dei vigili urbani l’appello a riflettere su quanto oggi si cerca di decidere anche per loro.

09
Lug
08

20enne accoltellato a una spalla da un naziskin

pubblicato il 7.07.08 da zero in condotta

Linea Rimini-Bologna: ferito un militante del Prc
Aggressione fascista sul treno
“Sei dell’altra parte”, e parte una coltellata per fortuna non grave.
6 luglio 2008 – nca Malabocca

Questa mattina presto, sul treno Rimini-Bologna, un Giovane Comunista della federazione bolognese del Prc è stato accoltellato, in maniera non grave, da un uomo dall’aspetto dichiaratamente fascista. Lo riferisce Agostino Giordano, coordinatore provinciale dei Giovani Comunisti. Il ragazzo, Franco T., stava chiacchierando con un amico quando l’uomo, testa rasata e abbigliamento caratterizzato da simbologie dell’estrema destra, gli si è avvicinato dicendo: “La pensiamo diversamente, sei dell’altra parte”. Poco dopo, il ragazzo ha trovato l’uomo ad attenderlo nel corridoio: parte una coltellata alla spalla, per fortuna superficiale. Franco, arrivato a Bologna, è stato medicato al pronto soccorso (un punto di sutura per una ferita profonda un centimetro e mezzo) ed ha denunciato l’aggressione alle forze dell’ordine.

09
Lug
08

Rigettata la richiesta di asilo politico di Ibrahim

Roma, 4 luglio 2008
Rigettata la richiesta di asilo politico di Ibrahim, avanzata attraverso
l’avv. Francesco Romeo.
Rifiutando la domanda, l’Italia non solo contravviene alle norme
stabilite nell’art. 19 del Testo Unico sull’immigrazione /(“In nessun
caso può disporsi l’espulsione o il respingimento verso uno Stato in cui
lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza,
di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni
politiche, di condizioni personali o sociali, ovvero possa rischiare di
essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla
persecuzione”)/ e dall’art. 2 del D.L.vo n. 25/2008, /che riconosce la
protezione sussidiaria al “cittadino di un Paese non appartenente
all’Unione europea o apolide che non possiede i requisiti per essere
riconosciuto come rifugiato, ma nei cui confronti sussistono fondati
motivi di ritenere che, se ritornasse nel Paese di origine, o, nel caso
di un apolide, se ritornasse nel Paese nel quale aveva precedentemente
la dimora abituale, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave
danno”/, ma viene meno agli impegni internazionali presi al momento
della evacuazione dei miliziani palestinesi a Beirut e quando decise di
salvaguardare la propria sovranità nazionale durante la crisi di
Sigonella, condannando di fatto un uomo nuovo e libero, al carcere e a
ulteriori vessazioni e persecuzioni oppure a una vita impossibile qui in
Italia. Una vita senza scampo.
Lunedì scade il termine massimo per il trattenimento al CPT. Nella
peggiore delle ipotesi i 30 giorni richiesti dalla commissione per
decidere sull’asilo politico sono serviti a preparare qualche scambio
occulto finalizzato a mettere Ibrahim nelle mani dei servizi israeliani
o americani. Nella migliore potrebbero invece lasciarlo andare lunedì
con un foglio di via. Presenteremo ricorso al giudice civile e ci
servirà ancora la vostra solidarietà e le vostre idee. Magari qualcosa a
cui né noi, né gli avvocati hanno ancora pensato.
…La speranza è l’ultima a morire
Cordiali saluti
Coordinamento per la libertà e l’incolumità di Abdellatif Ibrahim Fatayer
http://blog.libero.it/freeibrahim/

01
Lug
08

Emiliano è libero, la verità non si arresta!

D’improvviso la notizia, una bellissima notizia, finalmente, dopo tante menzogne, dopo tante mistificazioni. Emiliano è libero!
Libero e con noi, dopo un mese di arresti domiciliari, ingiusti oltre che insopportabili. È libero dopo che la verità è stata rovesciata, dopo che l’aggressione messa in atto dai neofascisti di Forza Nuova lo scorso 27 maggio è stata trasformata in una rissa, nessuna distinzione tra aggressori e aggrediti. Emiliano e noi tutti assieme a lui riconquistiamo la libertà dopo aver risposto in tante e in tanti alle accuse ingiuste e alle operazioni vigliacche di parte della stampa.
A partire dal 27 maggio, l’università la Sapienza è stato luogo ricco di solidarietà, partecipazione, determinazione, coraggio. Il 29 maggio un corteo di oltre 2000 studenti ha vigilato attorno all’università dichiarando Forza Nuova soggetto non gradito. Giovedì 19 giugno, al seguito del giudizio del tribunale del riesame, migliaia di studenti e decine di artisti sul palco hanno chiesto libertà per Emiliano e verità per i fatti della Sapienza.
Un’anomalia, la Sapienza, che non vuole essere normalizzata, luogo aperto alle pratiche di libertà ma ostile agli integralismi e alla xenofobia neofascista. La difesa di Emiliano parla di una battaglia di verità che non si ferma: non c’è alcun discorso sul pluralismo che tenga, ci sono discorsi e pratiche che l’università respinge, che il corpo vivo degli atenei rifuta!
Per chi vuole ridurre al silenzio gli studenti, le esperienze di autogestione e di autoformazione, per chi vuole trasformare un agguato in uno scontro tra bande, la nostra risposta è chiara: l’università è il sapere sono spazi di libertà!
In questo senso abbiamo deciso di essere in tante e tanti mercoledì mattina (2 luglio) presso il tribunale di P. Clodio che a partire dalle 9:30 ospiterà la prima udienza del processo che vede coinvolto tanto Emiliano, quanto Giuseppe. Saremo lì, a partire dalle 11:00 (l’appuntamento all’università è alle ore 10, di fronte alla facoltà di Lettere), per chiedere verità, per respingere le menzogne!
Rete per l’Autoformazione ─ Roma

Esc, atelier occupato




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