dal Manifesto del 10/12/08
Anche i comunisti del Kke contro gli incappucciati figli di una crisi interna
L’intera Grecia, non solo il suo governo conservatore, sta vivendo uno dei momenti più difficili nella sua storia contemporanea. Nessuno, o quasi, riesce a capire cosa veramente stia accadendo in questi giorni per le strade della capitale e degli altri grandi centri urbani. Quale sia il vero motivo di questa protesta spontanea, di questa guerriglia urbana, che per il momento ha come protagonisti assoluti i giovani. Quali le cause più profonde che ne hanno spinti migliaia, alcuni incappucciati, altri a volto scoperto, a scontrarsi per quattro giorni consecutivi con le forze speciali della polizia. La maggioranza dei greci finora credeva che chi lancia bottiglie molotov o partecipa a sassaiole faccia parte di un gruppi di anarchici che operano nei dintorni del quartiere di Exarchia ad Atene. Improvvisamente, in poche ore, le bottiglie molotov e le manifestazioni violente sono esplose però in tutto il territorio e addirittura in città che non sono nemmeno sede di atenei. Come mai? si chiedono tutti.
Le dimensioni di questi scontri, che per il momento non hanno il carattere di una vera e propria rivolta, non sono paragonabili né con i «fatti» di Bologna del 1977, ne con gli avvenimenti di Genova nel 2001, per tentare un paragone con l’Italia. Anche se c’è un filo comune che lega ogni «rivolta» contro il potere dello stato e l’establishment, i tempi sono cambiati, diverso è anche lo scontro sociale in un paese come la Grecia, che sta ai margini dell’Unione europea: povero fino a pochi anni fa e con un progresso in vari settori, come quello dell’economia e dell’istruzione, spesso fittizio.
Innanzitutto è troppo generico e in parte sbagliato dire che questi scontri costituiscono la prima reazione, il risultato della crisi economica mondiale. È generico, perché l’economia del paese soffriva già da tempo per la mancanza d’investimenti, le privatizzazioni di enti pubblici, la flessibilità nel mondo del lavoro, che ha fatto crescere ancora di più la già alta disoccupazione, il caro vita, ecc. La Grecia fa parte dell’eurozona, ma sopravvive grazie ad un’ampia economia sommersa. È sbagliata, inoltre, tale considerazione, perché i giovani in «rivolta» sono minorenni oppure studenti universitari e quindi non subiscono, almeno direttamente, le conseguenze della crisi economica. Anzi, sono loro spesso le vittime del consumismo. Negli scontri di Atene c’è anche la «generazione dei 700 euro», ma sono la minoranza.
Quello che fa maggiore impressione è la reazione del mondo della politica. La sorpresa delle prime ore ha dato il suo posto a dichiarazioni banali. Invece di aprire, anche se con ritardo, le vie di un dialogo con i ragazzi, anticipando il mea culpa, i conservatori puntano l’indice contro i volti incappucciati e condanna le violenze. Come se non fossero violenza i licenziamenti a catena di migliaia di lavoratori, il sistema anacronistico e la riforma dell’istruzione promosso dal governo. Un’istruzione, tra l’altro, che a parole è gratuita e obbliga gli studenti a imparare a memoria libri interi se vogliono superare gli esami per entrare nelle università. Come se non fossero violenza le scene di …violenza e le «scariche televisive», gli scandali e la corruzione, il crollo del sistema sanitario, delle pensioni, la perdita di migliaia di giovani dell’età di Alexis ogni anno, a causa di incidenti stradali provocati in strade che non si vedono nemmeno in paesi del terzo mondo.
La compensazione, certo, non giustifica la distruzione immensa per le strade di Atene. Dà, però, un’idea di ciò che vivono altre volte sulla «propria pelle» e altre di riflesso gli studenti greci.Un evento tragico, come la morte di Alexis, non può essere usato come alibi per esercitare una violenza crudele, ha detto ieri il premier greco, promettendo l’applicazione severa della legge. Karamanlis dimostra la mano dura nei confronti dei giovani. Nella stessa lunghezza d’onda, anche se cauto nelle dichiarazioni, anche il leader socialista, Jorgos Papandreou, che ha condannato i disordini e la soppressione dello stato di diritto per colpa dei conservatori. Il gioco politico, il duello bipartitico continua con dichiarazioni ovvie e nessuno pensa nemmeno di porsi la domanda: perché questa protesta? Diversa la posizione della Coalizione della Sinistra, Synaspismos (la nuova sinistra), che tramite il suo leader, Alekos Alavanos, ha difeso i giovani, perché rivendicano una vita migliore. Una dichiarazione che ha provocato la reazione dei comunisti ortodossi, perché, a sentire la segretaria del Kke, Aleka Papariga, il Synaspismos da copertura politica ai volti coperti!
La rabbia degli studenti è dovuta certo all’assassinio di Alexis. Di uno, cioè, come loro, che è stato ucciso dalla mano forte di un poliziotto. L’identificazione era inevitabile, considerando poi che il giovane ucciso non faceva parte di un gruppo politico. Ma l’ira di Atene è dovuta in gran parte alla mancanza di un futuro dignitoso, alla disoccupazione che bussa alle porte, prima ancora di laurearsi, mentre il presente è senza tante vie d’uscita con un livello d’istruzione quasi vuoto e la rottura del rapporto tra studente e insegnante. Per non parlare poi dell’atteggiamento della polizia nei confronti dei giovani. I «face control», i controlli, gli abusi di potere, i maltrattamenti sono all’ordine del giorno in un paese dove lo stato poliziesco, eredità anche questa della destra, ha una lunga tradizione. C’è quindi un retroterra, un sfondo sociale che in Grecia è più evidente che in altri paesi europei.
La dimensione degli scontri è dovuta anche alla mancanza di un piano da parte delle forze della polizia, la quale era «presente – assente». Le forze dell’ordine in assetto antisommossa attaccavano con lacrimogeni, ma era talmente grande il dolore e l’indignazione, così forte il flusso degli studenti che manifestavano spontaneamente, che la situazione era fuori controllo. Inoltre è stato evidente che erano, a sentire i loro capogruppo, in posizione di «difesa», dimostrando così indirettamente le responsabilità politiche del governo per l’uccisione del 15enne. Dall’altra parte, i poliziotti non sono riusciti a difendere non solo i simboli della globalizzazione, banche, McDonald’s, negozi di lusso, palazzi governativi, ma nemmeno le botteghe di gente che già si trovava sull’orlo della chiusura, a causa della crisi economica. Cieca, ma comprensibile era la violenza dei giovani greci, cieca e incomprensibile rimane la reazione della polizia e del governo di Atene.