Archivio Autore di aldodice26x1

23
Dic

comunicato stampa 22 dicembre

Ancora una volta il Sindaco Neri, che ieri non si è neanche presentato in piazza Mercurio, ha dimostrato di non essere in grado ne di prendersi le sue responsabilità ne di rappresentare la memoria storica di una città Medaglia d’oro alla Resistenza. Da almeno due giorni infatti egli era a conoscenza della situazione ma non se ne è preoccupato, così che è stato necessario presidiare la sede ANPI per un pomeriggio intero prima che si decidesse a revocare l’utilizzo della sala di Palazzo Bourdillon all’iniziativa promossa dall’MSI, cioè di quegli stessi che chiedono lo scioglimento dell’Associazione dei Partigiani che in quel edificio ha la propria sede. D’altro canto va sottolineato come gli stessi organizzatori abbiano dimostrato quanto fosse strumentale e provocatoria la loro richiesta, infatti nonostante già dalla mattina l’Amministrazione avesse messo a loro disposizione il Teatrino dei Servi essi l’hanno rifiutato. Gli stessi che mentre si lamentano per i loro diritti negati si scordano di dire che colui che ha ferito con una bottiglia un giovane dell’UDS è un loro simpatizzante probabilmente allontanatosi scontento da piazza Mercurio per inneggiare all’antisemitismo.
L’ANPI giovani di Massa nel ringraziare tutte le altre forze e persone che ieri con la loro presenza hanno permesso di risolvere nel migliore dei modi la situazione invita tutti a partecipare al presidio di domani pomeriggio, dalle ore 15 davanti al Teatro Guglielmi, per portare la nostra solidarietà al ragazzo ferito ma soprattutto per ribadire che a Massa non accetteremo mai chi inneggia al fascismo o alla discriminazione di qualsiasi tipo, razziale o sessuale che sia.

11
Dic

Il 90% degli stupri commesso da italiani

Il rischio maggiore da familiari e conoscenti!!

da repubblica.it

Non sono immigrati ma italiani i responsabili della piaga della violenza sulle donne nel nostro Paese. Secondo le stime dell’Istat, non più del 10% degli stupri commessi in Italia è attribuibile a stranieri, contro un 69% di violenze domestiche commesso a opera di partner, mariti e fidanzati. Dati che fanno crollare d’un colpo il luogo comune che associa l’immigrazione a una diminuzione della sicurezza nelle città italiane.

Secondo l’Istat, che oggi ha aperto, nella sua sede centrale a Roma, il Global Forum sulle statistiche di genere, solo il 6% degli stupri in Italia è commesso da persone estranee alla vittima: “Se anche considerassimo che di questi autori estranei la metà sono immigrati - ha spiegato Linda Laura Sabbadini, direttore centrale dell’istituto di statistica - si arriverebbe al 3% degli stupri; se ci aggiungessimo il 50% dei conoscenti, al massimo si arriverebbe al 10% del totale degli stupri a opera di stranieri”.

11
Dic

Aldo dice 26×1: il giornale!

Domenica 16 dicembre dalle ore 17.00
sotto il Comune di Massa
presidio informativo e presentazione di:

“Aldo dice 26×1″
il nuovo giornale dell’Anpi giovani di Massa

sarà inoltre allestita la mostra “Omofobia tra vecchi e nuovi fascismi” e sarà possibile fare la tessera ANPI per il 2008!

vi aspettiamo

06
Dic

Bettio (Lega): con gli immigrati usiamo i metodi SS

www.tribunatreviso.repubblica.it
(04 dicembre 2007)

«Usare con gli immigrati lo stesso metodo delle SS: punirne dieci per ogni torto fatto a un nostro cittadino». Ha usato queste parole il consigliere leghista Giorgio Bettio, intervenuto durante il consiglio comunale per dare il suo appoggio all’ordinanza anti-sbandati sottoscritta da Gobbo e chiedere metodi più duri contro gli stranieri che abitano in città.

A dare il “la” all’invettiva del consigliere, a suo dire, «l’ennesimo sopruso patito da un inquilino dei palazzi dove abitano anche gli immigrati». Bettio accusa, ma non spiega quando e cosa sia avvenuto per scatenare tanta ira. «Non è possibile che gli immigrati vengano a vivere nei nostri condomini e poi comincino a comportarsi come Ras di quartiere o terroristi - dice - dovrebbero rispettare le regole e invece prima fanno finta di non capire poi, se redarguiti, passano alla minacce. Il decreto è troppo tenero».

E lancia la sua proposta: «Gli immigrati che chiedono la residenza, se in possesso dei requisiti, dovrebbero essere messi sotto osservazione per sei mesi». Il piano, annunciato davanti ai volti increduli ma silenziosi dell’opposizione, suona più o meno come una prova d’esame: «Nel momento in cui ottengono la residenza - dice - la commissione dovrebbe assumersi il compito di seguirne gli spostamenti e controllarne il comportamento andando a chiedere informazioni anche ai vicini di casa. Passati questi primi sei mesi - continua Bettio - se gli stranieri si sono comportati bene, allora possono restare, in caso contrario devono essere sottoposti ad altri tre mesi di verifica e poi espulsi».

Poi l’affondo: «Sarebbe giusto fargli capire come ci si comporta usando gli stessi metodi dei nazisti. Per ogni trevigiano a cui recano danno o disturbo, vengono puniti dieci extracomunitari». Dal banco della giunta, Gobbo annuisce e l’opposizione lascia correre: «E’ da anni che viviano il fenomeno dell’immigrazione - dice Sbarra - e la Lega, per propaganda, continua a spacciarlo come emergenza, invece di attivare tempestivamente politiche serie».

www.ansa.it 5 dicembre

BETTIO, SULLE SS UNO SFOGO DA OSTERIA
TREVISO - “E’ stata un’espressione dettata semplicemente dalla rabbia, riconosco di aver detto una cosa grave e soprattutto in un luogo sbagliato. E’ stato uno sfogo da osteria, non lo ripeterei né in consiglio né altrove”. Così il consigliere comunale leghista Giorgio Bettio, salito alla ribalta per aver indicato, nel corso di una seduta dell’assemblea comunale di Treviso, quale metodo di comportamento verso gli immigrati che delinquono il criterio applicato dalle SS nei lager.

“E’ fuori discussione come sia imperdonabile il riferimento alla polizia di Hitler - ammette il consigliere comunale - e posso al massimo cercare di attenuare la mia responsabilità facendo osservare come le mie dichiarazioni siano state fatte in un momento in cui la discussione politica e amministrativa era terminata, tanto che nessuno, in aula, ha immediatamente obiettato alcunché”. Bettio si pone però anche un dubbio relativo alla differenza di risonanza che le sue parole paiono aver assunto in sole 24 ore rispetto a quanto avviene “per elementi della Lega ben più pesanti di me”. In ogni caso, riflette infine il consigliere, “forse si tratta di un segnale, e cioé che questo bombardamento di notizie e suggestioni sugli stranieri ci sta provocando un nervosismo eccessivo. Occorrerebbe che tutta la politica fosse capace di raffreddare gli animi - conclude - e francamente mi hanno dato fastidio quelli che oggi, incontrandomi nei bar o per la strada, mi hanno espresso la loro solidarietà facendomi i complimenti per quello che ho detto”.

GALAN: PRESENTERO’ UN ESPOSTO
Il governatore del Veneto Giancarlo Galan ha annunciato che la Regione del Veneto presenterà una denuncia esposto contro Bettio. “Si è trattato certamente di un’affermazione, quella fatta dal consigliere comunale di Treviso, Giorgio Bettio - ha dichiarato il governatore del Veneto Giancarlo Galan - delirante, ripugnante per poter essere anche semplicemente ascoltata da chiunque in Veneto. A nessuno è concesso far cenno ‘ai metodi delle SS” quando si affrontano temi così dolorosi quali quelli che troppo spesso hanno a che vedere con immigrazione e sicurezza. Condivido quindi pienamente quanto detto dall’amico sindaco di Treviso Paolo Gobbo, che ha immediatamente stigmatizzato, anche a nome della Lega, le aberranti affermazioni del Bettio”.

(AGI) 6 dicembre

- Scaricato da tutti, anche dai suoi compagni di partito, Giorgio Bettio, il consigliere comunale leghista che ha evocato le Ss parlando di sicurezza, dice che lascera’ la politica.
La cosa piu’ sicura pero’ e’ che a tempo di record la Procura di Treviso lo ha indagato per apologia del fascismo e del razzismo e per istigazione all’odio razziale e istigazione a delinquere. Il Procuratore capo di Treviso, Antonio Fojadelli, ha commentato: “Stiamo andando fuori di senno. Era il minimo che si potesse fare. Quelle di Bettio sono espressioni che dovrebbero fermarsi sulla soglia della buona educazione. Ma questa non e’ stata sufficiente e si continua ad alzare il tiro”.
Il consigliere sotto accusa, perorando la causa delle ordinanze anti sbandati, come quella di Cittadella (Padova) e adottata anche a Treviso, aveva lanciato il monito: “Se qualche straniero osa fare del male ai nostri concittadini, faremo come le Ss, ne puniremo dieci”.
Fojadelli ha dichiarato che acquisira’ quanto prima i verbali della seduta del consiglio comunale dove Bettio ha detto le frasi sotto accusa e sentira’ anche i consiglieri della maggioranza e dell’opposizione, compreso il sindaco Gian Paolo Gobbo e il suo vice Giancarlo Gentilini.
Bettio questa mattina, ospite nella trasmissione radiofonica “Radio anch’io”, ha ribadito le sue posizioni confermando di non avere piu’ la tessera della Lega Nord: “Ho parlato cosi’ - ha detto - perche’ alcuni stranieri hanno minacciato mia madre di morte. E’ stato una sorta di sfogo, mi scuso per quelle parole”. Ma Bettio non ha ritrattato sulla sua proposta, sempre espressa in consiglio comunale, di controllare per sei mesi gli stranieri che hanno ottenuto la residenza in Italia e magari poi revocargliela, se necessario. (AGI)

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questa vicenda potrebbe sembrare finita bene ma è comunque grave che queste cose possano accadere!

23
Nov

Madrid: muore giovane antifascista accoltellato

Domenica 11 novembre 2007 22:05

Un morto e tre feriti alla contromanifestazione antifascista

Questa mattina a Madrid un giovane antifascista di 16 anni e’ stato accoltellato a morte da un neonazista, nella metro della capitale spagnola, durante la manifestazione del Partito della “Democracia Nacional”.
Il tutto si e’ svolto mentre i giovani raggiungevano un presidio antifascista, convocato in risposta alla manifestazione neonazi.
Il giovane sarebbe stato attaccato, mentre si trovava con altri compagni nel sottopassaggio della metro, con un coltello da caccia lungo 25 cm.
Un altro ragazzo e’ ferito in modo grave,mentre altri 2 hanno subito “solo” lievi ferite.
Nel frattempo gli attivisti nella contromanifestazione antifascista hanno subito cariche con lacrimogeni e pallottole di gomma mentre tranquillamente si svolgeva la parata nazista.
Alle ore 19 migliaia di persone hanno riempito Puerta del Sol e al grido di “No Pasaran” e di “Asesinos” hanno presidiato il centro della città.
I manifestanti hanno in seguito cercato di bloccare le strade prinicipali di Madrid, la polizia ha reagito con cariche. Sono in corso scontri e arresti.

 

Martedì 13 novembre

Giovane antifascista ucciso: l’assassino è un militare

L’uomo arrestato ieri perché sospettato di essere l’autore dell’omicidio di un adolescente antifascista, ucciso nella Metro di Madrid, è un soldato dell’esercito spagnolo impiegato nel Regimiento Inmemorial del Rey del Ejército de Tierra.Secondo fonti militari citate dall’Europa Press, il presunto omicida è entrato nell’esercito come soldato professionale lo scorso anno. Si tratta di Josué Estébanez de la Hija, 24 anni.
L’aggressione, avvenuta domenica notte, contro il 16enne, ucciso a colpi di arma da taglio, ha coinvolto anche un altro antifascista, pugnalato a un polmone e ora ricoverato all’ospedale “12 ottobre” della capitale. Teatro dello scontro, la stazione metropolitana di Lagazpi. La causa, l’incontro fra un gruppo di neonazisti, che si stavano dirigendo a una manifestazione in centro, e gli antifascisti, intenzionati a contromanifestare.
A incastrare il neonazista sono state le telecamere di videosorveglianza dissemiante nella metropolitana. Estébanez, vestito con una camicia marchiata da un emblema nazista, stava andando all’Usera, dove era stata convocata la manifestazione del partito di estrema destra Democracia, quando, dalla carrozza in arrivo alla fermata Lagazpi, ha individuato una trentina di giovani redskin, di sinistra, in attesa di salire. A questo punto, ha estratto dallo zaino una lama di 25 centimetri, nascondendola lungo il braccio. La tragedia si è compiuta quando la metro ha aperto le porte e i ragazzi di sinitra sono entrati: il soldato ha infilato il coltello nel polmone del 16enne, fino ad arrivare al cuore.
Al tentativo degli amici di rispondere all’attacco, il 24enne ha cominciato a sferrare coltellate all’impazzata, ferendo Alejandro Jonatan M. M. di 19 anni.


Da IndyMedia_Madrid

Lo stesso giorno a Madrid e in altre città i collettivi antifascisti hanno convocato una prima manifestazione in risposta all’assassinio di Carlos. Dopo la manifestazione ci sono stati scontri con la polizia. Un giovane è stato detenuto.Questi stessi gruppi razzisti e fascisti pretendono di tornare ad occupare il centro di Madrid il prossimo sabato 17 novembre, per una manifestazione contro l’immigrazione, senza che, come pare, le autorità glielo impediscano, nonostante quello che è successo.

 

17
Nov

Strage di Sant’Anna

la Cassazione conferma gli ergastoli

Nella strage persero la vita più di 500 persone
l’ufficiale nazista e i due sottufficiali sono inoltre condannati a rifondere tutte le spese processuali
da la Stampa.it

 

 

 

 

ROMA
La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato gli ergastoli nei confronti dell’ufficiale nazista Gerhard Sommer e dei sottufficiali Geory Rauch e Karl Gropler condannati all’ergastolo dalla Corte militare d’appello di Roma per la strage di Sant’Anna di Stazzema. I giudici della prima sezione penale, presieduti da Torquato Gemelli, hanno dunque respinto il ricorso dei tre ex nazisti. La decisione è stata accolta fra le lacrime del sindaco di Sant’Anna di Stazzema, Michele Silicani, che ha sostenuto di aver avuto «una gioia profonda per la sua gente».

Molto commosso era anche uno dei superstiti della strage nella quale, il 12 agosto del ’44, persero la vita più di 500 persone (prevalentemente donne, bambini e anziani). Il signor Mauro Pieri, anche lui particolarmente commosso, ha espresso la sua grandissima felicità per la decisione presa dalla Suprema Corte. I tre ex nazisti sono stati anche condannati a rifondere tutte le spese processuali. Martedì scorso il Pg militare della Suprema corte, Vittorio Garino, aveva chiesto invece l’annullamento dei tre ergastoli perché a suo parere non erano utilizzabili le testimonianze di tre soldati semplici tedeschi in quanto andavano considerati come coindagati.

In aula, oltre al sindaco e a uno dei superstiti, era presente anche il presidente della Provincia di Lucca, Stefano Baccelli. Nel processo si erano costituite come parti civili l’ente locale, la Regione Toscana, la Provincia di Lucca e la presidenza del Consiglio dei ministri. In realtà le parti civili chiedevano un risarcimento morale più che economico infatti «non ci interessano - ha specificato Michele Silicani - i risarcimenti ma siamo contenti di una sentenza definitiva di condanna per scrivere una pagina di storia».

18
Ott

Noi, nazisti della porta accanto

Aggressioni, risse e raduni segreti. Centinaia di denunce arrivate negli ultimi sei mesi.
Tra Varese e Milano il nuovo laboratorio degli aspiranti resuscitatori del Terzo Reich.
di PAOLO BERIZZI, da Repubblica.it

Noi, nazisti della porta accanto
Ecco i nuovi estremisti di destra

VARESE – La bambina ha sei anni e il braccio teso nel saluto nazista. I capelli biondi che le accarezzano le spalle, la frangetta, un vestito bianco, il sorriso inconsapevole come se stesse giocando alle belle statuine. In un’altra immagine è in piedi accanto al padre. Riproduce il gesto che le ha insegnato papà, camerata varesotto e nostalgico regimista. Poi ci sono i politici. Gente che ricopre incarichi istituzionali, che siede nei consigli comunali di importanti comuni lombardi. Nelle file di Alleanza Nazionale o del Movimento nazionalsocialista dei lavoratori (la riproduzione del partito nazista di Adolf Hitler, attivo dal 2002, tre seggi tra Nosate e Belgirate alle ultime elezioni amministrative).

Le foto di cui Repubblica è entrata in possesso li ritraggono a volto scoperto, sprezzanti di fronte all’obiettivo, in pose ardite. La più truce è a metà tra una parata delle SS e un’istantanea di terroristi Nar. I quattro nazisti, giubbotto e occhiali scuri, uno di fianco all’altro, le mascelle serrate, salutano romanamente. Con una mano. Con l’altra impugnano pistole semiautomatiche. Sono puntate verso il fotografo. Uno la brandisce inclinandola in orizzontale; un altro la tiene appoggiata al petto. Sono nazisti d’Italia. Soldati delle nuova ultradestra del nostro Paese, una galassia che, tra partiti ufficiali, movimenti e sigle minori, conta qualcosa come 15 mila tra iscritti e simpatizzanti. Ben 97 episodi criminali del 2006 sono riconducibili a gruppi neofascisti, quasi il doppio di quelli registrati nel 2005. Un centinaio tra indagati, denunciati e arrestati solo negli ultimi sei mesi di quest’anno, in un’escalation di aggressioni e attentati soprattutto contro immigrati e avversati politici.

I nazi che vi stiamo raccontando abitano nelle provincie di Varese e Milano. E’ il nuovo laboratorio degli aspiranti resuscitatori del Terzo Reich. La Procura varesina li ha indagati per istigazione all’odio razziale. Una cinquantina di persone. Non solo e non tanto ragazzotti dai bicipiti gonfi e tatuati.

Piuttosto professionisti, 40-50 anni, commercianti, antiquari, gioiellieri, politici noti, ben inseriti nel ricco tessuto sociale brianzolo. Tutti con una passione comune: il culto del Fuhrer e del Ventennio nazifascista. Li vedete immortalati in momenti di vita quotidiana: il giorno del matrimonio e assieme ai figli, in gita in montagna. Impegnati in parate militari nei boschi del varesotto, davanti a svastiche e falò. O al pub, tutti insieme, uniti dal “Sieg Heil!” e dal “Me ne frego!”. Di fronte all’immagine di Hitler a grandezza naturale. Avvolti in bandiere con croci celtiche e uncinate e con il simbolo della Repubblica sociale italiana. Sono prodotti di un vento nero e denso che spira sull’Italia democratica del terzo millennio. Un vento che s’introduce nelle pieghe dell’antipolitica, punge le memorie e si insinua, infestandoli, in molti luoghi, e lì deposita una crosta sempre più spessa. Nelle curve degli stadi e nei consigli comunali. Nei pub di provincia e nelle sezioni dei partiti istituzionali (Fiamma tricolore, Forza Nuova, Fronte Nazionale). Nelle borgate e nei pensatoi della droite ezrapoundiana, lepeniana e franchista. Nei campi hobbit dove si formano i moderni balilla e in quelli rom presi di mira a colpi di molotov.

La galassia nera è in fermento, sempre più nostalgica, sempre più violenta, sempre più sdoganata. In un hotel di Brescia sabato scorso è nato il Partito fascista repubblicano, fondatore tal Salvatore Macca, già combattente della Rsi e presidente emerito della Corte d’appello bresciana. A Sassari hanno varato il collettivo Azione fascista nazionalsocialista. A Latina è venuta al mondo Rifondazione fascista. E questo per dire solo i battesimi. Poi c’è tutto il resto: i raduni, i campi d’azione, i pestaggi rivendicati, i pellegrinaggi nei campi di concentramento per farsi ritrarre con l’accendino sotto le immagini delle sinagoghe bruciate (come i nazi-irredentisti altoatesini raccontati da L’Espresso in gita nel lager di Dachau). I negozi che vendono le felpe con il soldato SS che spara da sdraiato e i convegni come quello promosso il 29 settembre a Roma. Titolo: “Il passaggio del testimone – Dalla Rsi ai militanti del terzo millennio”.

Ai nazisti piacciono le birrerie. 24 febbraio 1920: nella birreria Hofbrauhaus di Monaco si proclama il manifesto del Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori. Un anno dopo la guida del partito viene affidata a Adolf Hitler. 23 aprile 2007: al pub Biergarden di Buguggiate, Varese, si celebra la nascita del Fuhrer. Sono un centinaio a sbronzarsi di birra per festeggiare il compleanno del Capo. Intonano cori contro ebrei e comunisti, decantano la superiorità della razza ariana sui tavoli di legno del locale di Francesco Checco Lattuada, capogruppo di An a Busto Arsizio. “Sì, quella sera c’ero, ma solo perché il locale era mio” (ora è chiuso), si difende con qualche imbarazzo Lattuada. C’erano anche due suoi colleghi di partito, alla festicciola, Roberto Baggio e Alessandro Stazi, consiglieri aennini rispettivamente a Legnano e Rieti. Quest’ultimo accompagnato da un folto gruppo di camerati saliti dal Lazio. Sono stati tutti denunciati a piede libero, ma restano politicamente in carica.

Sembrava di stare a Braunau (paese natale di Hitler) quella sera a Buguggiate. Ma il nazismo che andava in scena, spiato dalle cimici della Digos di Varese, era tutto italiano. Odorava di periferia, tracimava di odio contro gli immigrati. La bile che smuove il naziskin 25enne che incontriamo in un bar di Busto Arsizio. Sta piantato sugli anfibi con postura mussoliniana. “Di cosa parliamo…?”, taglia corto. Cranio lucido, jeans aderenti, maglietta Blood and Honour (organizzazione internazionale per la difesa della razza ariana, simbolo una svastica nera in campo rosso). Solo la esse moscia lo umanizza un po’, Andrea, il nome è inventato. Il resto è trucidismo puro. “Gli immigrati? Sono come gli ebrei, schifosi. Sterminarli tutti! Porco…”, e giù una bestemmia, il motore dell’odio a pieni giri.

Varese un po’ più su. Gavirate. Agriturismo vista lago. Davanti a una tavola apparecchiata con salumi e formaggi, il padrone di casa Rainaldo Graziani, romano, figlio “orgoglioso” di Clemente, fondatore di Ordine Nuovo, leader degli ultradestricattolici di Compagnia Militante, prova a volare alto. “La nostra è una destra pensata, come dire: colta, che va sui contenuti”. Quali siano questi contenuti un’idea se la sono fatta Maurizio Grigo e Luca Petrucci, procuratore capo e sostituto procuratore di Varese, titolari dell’inchiesta che ha stroncato, almeno per ora, il Movimento nazionalsocialista dei lavoratori. In cambio, tante lettere di minaccia. Graziani, pure indagato, se ne frega, atteggiamento che in fondo ha una sua coerenza storica. Dice: “Qui abbiamo ospitato due edizioni dell’Università d’estate, un forum di tutte le destre radicali europee. Non mi importa se mi danno del nazista. A me interessano altre cose: i valori naturali, la Fede, la patria, l’onore del nostro popolo”.
Altre parole, altri orizzonti. “Questo è l’avamposto dal quale partire alla conquista dell’Italia” confida a un amico il “generale” Pierluigi Pagliughi. 45 anni, commerciante da tempo convertito al nazismo, Pagliughi è il leader del Movimento lavoratori, di cui è consigliere comunale a Nosate. Secondo gli investigatori è lui l’ideologo della nuova culla nazista brianzola. Il programma politico? Un impasto di proposte di facile presa (“Tagliare i costi della burocrazia”) e slogan di ammirazione per Hitler (“Avrebbe dato una Volkswagen gratis a tutti i tedeschi!”). Ma chi si muove alle spalle di Pagliughi? Solo giovani teste rasate o anche padri di famiglia con la camicia bruna nel cassetto? “Quello dei neonazisti è un ambiente molto eterogeneo”, dice Fabio Mondora, dirigente della Digos di Varese. “Hanno un’organizzazione ben strutturata e collegata con gruppi estremisti stranieri” – aggiunge il sostituito procuratore Luca Petrucci.

Dalla Brianza al Veneto. Anzi, al Veneto Fronte Skinhead. Vi ricordate il movimento nero più duro d’Italia, fondato nel 1986 e capace di intercettare e amalgamare giovani squadristi curvaioli e reduci repubblichini? Se lo davate per morto e sepolto, vi siete sbagliati. Il Fronte c’è, e lotta. Giordano Caracino, 27 anni, di lavoro fa il corriere. Guida il furgone dieci ore al giorno, poi, al motto di “Mai domi!”, riunisce i suoi, 200 sparsi in tutto il Veneto, nei locali dell’hinterland vicentino. “Oggi il coraggio vero è affrontare la vita come gli arditi del Piave – dice – Arrivare a fine mese con i salari bassi e i mutui alti. Siamo noi i rappresentanti della working class”.
In passato il Fronte ha collaborato “in piazza” con il partito egemone della destra radicale italiana: Forza Nuova. Diecimila iscritti, il partito di Roberto Fiore ha messo il cappello sul “movimentismo” nero anti immigrati: “Ormai non ci picchiamo più coi “compagni”, è più facile che ci siano risse con le compagnie interetniche – dice Paolo Caratossidis, nel direttivo nazionale forzanovista – Dove ci sono problemi di immigrazione, noi ci siamo”. Se volano calci e pugni, fa niente. “Calci e pugni” d’altronde è anche il nome di una linea d’abbigliamento da stadio. La indossano i picchiatori neri delle curve romane e i militanti milanesi di “Cuore Nero”. Alessandro “Todo” Todisco, 34 anni, operaio, ultrà interista, è il leader: “Ci hanno incendiato la sede prima che la inaugurassimo. Pensavano che avremmo sparato. Invece abbiamo fatto una festa. Vuole sapere cosa penso del nazismo? Sono stati nostri alleati, per questo dobbiamo rispettarli”. Milano, Varese, Italia. I nazisti al tricolore.