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14
Mag

sabato 17 maggio manifestazione antifa a verona

il coordinamento antifascista promuove la partecipazione alla manifestazione di sabato a Verona

organizzando un pullman, ritrovo ore 8,15 Piazza Mateotti (Piazza delle corriere) a Massa, euro 20

per prenotare: 340 0692837      333 4639178

saluti antifascisti

anpi giovani massa

340 0692837 / 333 4639178

14
Mag

La paura mangia l’anima

venerdì 16 Maggio alle ore 21, nella Sala di rappresentanza del Comune di Carrara

incontro con il poeta israeliano Aharon Shabtai ed il politico palestinese, già deputato al parlamento italiano, Alì Rashid

In occasione del 60° anniversario della nascita dello Stato d’Israele abbiamo voluto ricordare, con un ciclo di films, “ La storia dei vinti”, la situazione in Palestina , ricordare, anche e non solo, che questa data è vissuta da milioni di palestinesi come al nakba, la catastrofe, che portò esilio e perdita di tutto: l’altra faccia di una “storia bifronte”, ha scritto Isabella Camera D’Afflitto.

Purtroppo, dopo un periodo, all’inizio degli anni 90, all’epoca della conferenza di Madrid, in cui sembrava che finalmente la diplomazia internazionale mettesse in agenda la pace in quel territorio, la situazione è peggiorata e come tutte le ferite non curate, non solo la ferita si è approfondita, ma ha rischiato e rischia di infettare tutta la zona e lo stesso popolo israeliano rischia di perdere molto, in democrazia e speranza.

Di contro, in Europa e in Italia, la percezione dell’occupazione militare da parte di uno Stato di un territorio che non gli appartiene, dell’umiliazione quotidiana di un intero popolo prigioniero in casa propria, dello scontro e delle sofferenze di chi cerca di guadagnare la libertà, si è affievolita ed è stata sostituita dall’enfasi dello scontro contro il terrorismo, dalla guerra di religione, dalla guerra di civiltà.

L’undici settembre ha funzionato, per usare l’immagine di Naomi Klein, come un elettroshock: ha fatto tabula rasa delle convinzioni, delle sicurezze delle persone, insinuando la paura nelle loro menti. Inizia la guerra preventiva, siamo tutti chiamati, disposti o no, alla difesa dell’Occidente e del suo sistema di vita, lasciando sul terreno come prime vittime libertà, diritti, solidarietà e dialogo.

Noi insistiamo: venerdì 16 Maggio alle ore 21, nella Sala di rappresentanza del Comune di Carrara ci sarà l’incontro con il poeta israeliano Aharon Shabtai ed il politico palestinese, già deputato al parlamento italiano, Alì Rashid .

Chiediamo, per curiosità, a chi, con interpellanze in Consiglio Comunale, esige che l’Assessore alla Cultura non dia più il patrocinio a tali iniziative, visto che si indigna per il boicottaggio della Fiera del libro di Torino, se cinema e poesia rientrino o no nella definizione di cultura: forse, essendo così contrari al relativismo culturale, in linea con gli On. Fini e Calderoli, l’unica cultura che bisogna riconoscere è la loro.

Comitato di sostegno al popolo palestinese

Le schede

Alì Rashid è un diplomatico palestinese naturalizzato italiano. È laureato in Scienze politiche. È stato segretario nazionale dell’ Unione degli Studenti palestinesi (GUPS), ha fatto parte dell’Unione generale degli scrittori e giornalisti palestinesi e, dal 1987, è Primo Segretario della Delegazione Palestinese in Italia.È da tempo impegnato in una lotta a cavallo tra l’Europa e il Medio Oriente per la cessazione del conflitto armato nella questione palestinese e per la conclusione della controversia nel rispetto dei diritti dell’uomo e delle risoluzioni dell’ONU.Alle elezioni del 2006 si è candidato alla Camera nella circoscrizione XIII (Umbria) con Rifondazione Comunista ed è stato eletto deputato.

Aharon Shabtai è nato nel 1939 ed è considerato uno dei poeti contemporanei più importanti in Israele. Per le sue traduzioni dei Tragici, dal greco classico all’ebraico moderno, gli fu attribuito nel 1993 il Premio del primo ministro israeliano. Era il periodo del processo di pace di Oslo e Aharon Shabtai credeva che il governo fosse intenzionato a fare la pace con i palestinesi. Accettò l’ambìto riconoscimento. Nel 2003 è uscita la traduzione inglese del volume intitolato J’Accuse, vincitore del premio del PEN American Center. Richiamandosi alla famosa lettera in cui Emile Zola denunciava l’antisemitismo del governo francese durante l’affare Dreyfus, in J’Accuse Shabtai accusa il suo Paese di crimini contro l’umanità, rifiutando di abbandonare la sua fede nei valori morali della società Israeliana e di tacere di fronte agli atti di barbarie. Qualche settimana fa il poeta, uno dei più famosi nello Stato ebraico, ha declinato l’invito rivoltogli a partecipare al Salone del libro di Parigi.

12
Mag

L’ASSASSINIO DI NICOLA

L’ASSASSINIO DI NICOLA

FASCISMO SQUADRISTA E FASCISMO ISTITUZIONALE


Aveva meno di 30 anni Nicola Tommasoli, ucciso a Verona la notte del 1° maggio per mano della violenza fascista.

Ancora un volta il braccio armato dello squadrismo di destra ha colpito a freddo, stroncando la giovane vita di un ragazzo “colpevole” solo di non aver voluto sottomettersi alle provocazioni e alle intimidazioni di un branco vigliacco.

Una violenza coltivata nella Verona del sindaco leghista Tosi, coltivata nei salotti buoni del potere della città. Una violenza possibile grazie alla certezza che “arroganza, provocazioni, violenza squadrista” trovano sempre le dovute coperture sia dai fascisti in doppio petto sia da quelli colti e civili.

Una vicenda accaduta a Verona ma che poteva accadere anche in altre città.

Ricordiamo le aggressioni fasciste accadute a Massa negli ultimi mesi contro compagni o semplici cittadini. Ricordiamo i frequenti pestaggi in tutta la Versilia.

Ricordiamo i tanti episodi di squadrismo fascista in tutta Italia, episodi di omofobia e di xenofobia, episodi solo apparentemente condannati, fino alla morte di Nicola.

Una morte che ci addolora e ci indigna, mentre non ci meravigliano ne sorprendendono le parole di Fini, che minimizza l’omicidio e criminalizza chi brucia le bandiere.

Quella sinistra che ha imboccato la strada della rivalutazione/comprensione delle “motivazioni e degli ideali dei ragazzi di Salò”, ovvero dei fascisti più oltranzisti, che difesero fino all’ultimo la dittatura e l’occupazione nazista, dovrebbe ricordare le parole che un camerata disse più di 10 anni fa, “Molti criticano Gianfranco Fini per la svolta di AN. Sbagliano. Il contenuto profondo del suo agire, il suo pensiero é pienamente fascista. Ha solo adeguato gli strumenti del partito alla nuova svolta” . Il fascismo cambia maschera ma non la sua natura.

Noi sappiamo che la verità, anche quando è sotto gli occhi di tutti, deve farsi largo con forza e determinazione, combattendo e contrastando chi vuole mistificarla per riscrivere la storia.

Per questo è indispensabile non abbassare la guardia e vigilare, come è indispensabile proseguire con la mobilitazione e la lotta.

Imparare, attraverso la pratica e la ricerca della più ampia unità, a mobilitare e mobilitarsi contro ogni forma di fascismo e di repressione, significa far vivere Nicola non solo nei nostri cuori, ma in quel futuro che vogliamo costruire senza più fascismo ne repressione.

COORDINAMENTO ANTIFASCISTA

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Mercoledì 14 maggio dalle ore 16.00 a Massa

Presidio antifascista

ex-P.zza delle Corriere - Monumento al partigiano

Stiamo organizzando un pullman per la manifestazione del 17 maggio a Verona

per informazioni e prenotazioni: tel.340 0692837 / 333 4639178

cicl. In prop. Massa 8/05/’08

11
Mag

FIERA LIBRO: CORTEO TORINO, IN MIGLIAIA SENZA TENSIONI

da www.ansa.it  (di Claudio D’Amico e Alessandro Galavotti)

TORINO - Tanta paura per nulla. Le grandi tensioni della vigilia sul corteo di protesta, promosso dall’associazione Free Palestine contro la presenza di Israele come ospite d’onore alla Fiera del Libro, si sono dissolte in un nulla di fatto. Ha vinto l’intelligenza: sia dei manifestanti, che così facendo sono riusciti a fare parlare di più della Palestina che dei libri, sia delle forze dell’ordine che hanno avuto sempre il polso della situazione in mano. In una cosa sono rimasti divisi: al corteo hanno partecipato 8-10 mila persone per i promotori, duemila per le forze dell’ordine. E’ stata premiata la linea tracciata dal questore di Torino, Stefano Berrettoni, dal suo vicario Spartaco Mortola e dal responsabile della Digos, Giuseppe Petronzi, con cui hanno collaborato con grande impegno anche carabinieri, coordinati dal colonnello Crescenzio Nardone, guardia di finanza e polizia municipale. Alla fine non è mancato il tocco di colore, quello rosso dei fumogeni lanciati dai dimostranti verso le forze dell’ordine in assetto antisommossa e poi rilanciati indietro come in una partita di ping-pong, quando si sono trovati di fronte in piazza Fabio Filzi, al termine del corteo, ma nulla di più. Nessuno voleva alzare le mani, al punto che gli stessi dimostranti hanno bloccato chi aveva iniziato a lanciare i fumogeni e dall’altra parte è stata impedita ogni risposta. Il corteo si è mosso poco dopo le 15.30 da corso Marconi. In apertura c’era una bandiera della Palestina di quattro metri per quindici e uno striscione su cui erano presenti la scritta “Boicotta Israele, sostieni la Palestina” e le immagini di guerra della striscia di Gaza. Di fianco, un giovane teneva un cartellone straziante con le fotografie di alcuni bambini palestinesi colpiti dall’orrore dei bombardamenti: Musaab di un anno, Salah di 3 anni e Rudeina di 6 anni. Molti manifestanti indossavano la kefiah e numerosa era anche la presenza delle bandiere rosse della sinistra critica e del partito comunista dei lavoratori. Quasi tutti i negozianti hanno, per precauzione, abbassato le serrande. Due negozianti in via Genova, nell’area più vicina al Lingotto, hanno affisso sulla saracinesca un biglietto di spiegazione. Sul bar Messico, “l’attività rimane chiusa per motivi di ordine pubblico”. Poco più avanti un altro negozio chiede scusa ai clienti: “siamo costretti a chiudere - si legge - per motivi di sicurezza”. “Si vuole celebrare uno Stato che occupa, invece di punirlo” ha detto Shokri Hroub dell’Unione democratica arabo-palestinese di Milano. Ma critiche per la presenza di Israele alla kermesse torinese sono state fatte anche dagli stessi ebrei. Quella della Fiera del Libro “non è un’operazione culturale, ma politica” ha detto Giorgio Forti, professore emerito di Scienza all’Università di Milano, che ha manifestato con una decina di ebrei dissidenti con lo striscione bianco con la scritta “Jews against occupation”. Che la manifestazione non avesse intenzioni violente lo si è capito anche quando il corteo non ha lanciato nessun tipo di slogan o altri suoni e rumori, mentre passava davanti all’ ospedale Molinette di Torino. “Ce lo hanno chiesto in segno di rispetto per i malati e noi - hanno spiegato gli organizzatori della manifestazione a favore della Palestina - non ci siamo tirati indietro, a dimostrazione che siamo qui soltanto per fare una manifestazione pacifica”. Ma tutto ciò non voleva dare adito a debolezze, a tal punto che in testa al corteo è anche apparsa una gigantografia con la foto di quanto è accaduto in piazza San Carlo il Primo Maggio, quando sono state bruciate bandiere israeliane e Usa tra i cartelli esposti dal corteo per la Palestina in corso a Torino. Nell’ immagine, accompagnata dalla scritta “Israele non è un ospite d’onore”, si vedevano una bandiera israeliana e due bandiere statunitensi. A fianco una persona con il volto coperto da una kefiah, che aveva in mano un fumogeno con il quale stava appiccando il fuoco ai vessilli. Anche la gente comune ha risposto bene alla manifestazione: é stata maggiore la curiosità rispetto alla paura. Molte le persone affacciate alle finestre e ai balconi, qualcuno ha scattato anche una fotografia. Altri torinesi sono scesi in strada a prendere i volantini che venivano distribuiti. Alla fine, in piazza Filzi, gli slogan hanno inneggiato all’Intifada, alla Palestina libera e hanno rimproverato a Bertinotti di essere “peggio dell’antrace”. Sono gli ultimi sussulti, insieme ai fumogeni, della grande paura sventata. E’ ora di tornare a casa. Alle 18.15 il megafono dei manifestanti ha invitato tutti ad andare alle navette per riprendere i pullman o i treni per Milano, Roma, Napoli, Palermo, Firenze, Bologna e Verona. Per Torino anche questa prova è stata superata, dopo quella di giovedì scorso con Napolitano.

04
Mag

Verona: ragazzo picchiato in fin di vita, confessa un ultras neofascista ·

Da Repubblica

Un ventenne si è presentato questa mattina in questura con il suo avvocato
Identificati altri due dei cinque aggressori: sono già fuggiti all’estero
Ragazzo picchiato a Verona
confessa un ultrà neofascista
Ancora gravi le condizioni del 29enne vittima del pestaggio

Ragazzo picchiato a Verona
confessa un ultrà neofascista

VERONA – Un giovane si è presentato questa mattina in questura e ha confessato di essere stato uno degli autori dell’aggressione di Nicola Tommasoli, 29 anni, picchiato e ridotto in fin di vita la notte del primo maggio nel centro di Verona solo perché si è rifiutato di offrire una sigaretta. Il ragazzo di venti anni interrogato dal magistrato Francesco Rombaldoni, titolare dell’inchiesta, ha reso “piena confessione”. Si tratta di un ultrà neofascista che si muove in ambienti vicini a Forza Nuova, già responsabile di aggressioni a sfondo razzista e violenze negli stadi.

La caccia agli altri quattro aggressori continua. Due di loro sono stati individuati dalla polizia ma sono già fuggiti all’estero dove sono ricercati. Il fermato è stato invece condotto in carcere a Montorio. Il giovane, che appartiene a una famiglia benestante della città, si è costituito questa mattina presso la Digos di Verona dopo che i poliziotti avevano di fatto stretto il cerchio attorno a lui. Accompagnato da un avvocato di fiducia, il ragazzo ha così confessato davanti ai magistrati.

Intanto sono ancora molto gravi le condizioni di Nicola Tommasoli, ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Borgo Trento. Momenti di angoscia per i genitori, chiusi assieme agli amici più cari in una stanza accanto al figlio. “Sono realista non voglio illudermi – dice il padre che, come rileva l’Arena si aggrappa a ogni flebile speranza. “I medici dicono che c’è stata una piccola ripresa poi rientrata. Non so che pensare”.

E’ stato proprio indagando su “ambienti politicizzati” della città scaligera che la polizia è arrivata a identificare gli aggressori. Il ragazzo fermato era infatti già noto alle forze dell’ordine: come ultrà del Verona, per violenza negli stadi nello scorso febbraio era stato sottoposto a Daspo. In precedenza, nel 2007 era stato indagato dalla Digos insieme ad altre 16 persone, in prevalenza naziskin, per associazione a delinquere finalizzata a discriminazione razziale per alcune aggressioni avvenute a Verona analoghe a quella del primo maggio. I componenti della gang erano apparentemente degli insospettabili: figli di professionisti e operai. Molti erano ultrà dell’Hellas Verona.

La banda era stata individuata dalla Digos perché perseguitava i “diversi”: gente di colore, cittadini del meridione ma anche persone vestite, secondo la banda, non in maniera dignitosa. Tra gli episodi piu cruenti viene citato quello di un giovane con la maglietta del Lecce apostrofato come “terrone” e poi massacrato di botte; successivamente un ragazzino che utilizzava lo skate-board era stato preso di mira in quanto incapace di utilizzare la tavola a rotelle; e ancora un passante colpito con una bottigliata in testa.

Ancora un altro episodio che risale al 27 novembre del 2006 quando due giovani della Chimica, un centro sociale della zona, furono feriti a colpi di spranga a San Michele Extra. In quello stesso giorno, alcuni degli indagati avrebbero picchiato un giovane in piazza Erbe perché stando seduto su alcuni scalini danneggiava l’immagine di Verona “città di classe”. Problemi anche per alcuni venditori di kebab e i loro clienti aggrediti perché mangiavano un prodotto non gradito alla banda.

Durante le perquisizioni domiciliari furono trovati in casa di alcuni degli indagati simboli nazisti, coltelli, armi, pugnali, simboli del Veneto fronte skinheads. Gli atti violenti servivano per mantenere una sorta di controllo del territorio e il materiale video circolava e, secondo gli inquirenti, le cassette venivano pure vendute. Chi non riusciva a comperare il materiale originale si accontentava dei video scaricati dal web.

04
Mag

Torino: attacco nazifascsta alla sede dei CARC

Nella notte tra il Primo Maggio (festa dei lavoratori) e venerdì 2 maggio, alcuni nazifascisti hanno preso di mira la sede della sezione A.Gramsci di Torino del Partito dei CARC. Questa infame provocazione nazifascista è la risposta al determinato antifascismo militante che i compagni della sezione di Torino esercitano tra le masse popolari del quartiere Barriera di Milano che, come tutti i quartieri periferici delle nostre città, sono sempre più infestati dalle squadracce fasciste foraggiate e sponsorizzate dai vari Alemanno (AN), Storace (La destra) e Romagnoli (Fiamma Tricolore) Fiore (Forza Nuova) locali.
Gli accoltellatori, i picchiatori e gli indagati per strage ora sono, chi al governo, chi al parlamento europeo, alla faccia della Costituzione nata dalla Resistenza. Il loro sdoganamento e la loro legittimazione è stata resa possibile anche grazie all’operazione di revisionismo storico sostenuta dai dirigenti della sinistra borghese (la quale, giustamente, ha raccolto alle ultime elezioni quello che ha seminato durante i due anni nei quali è stata al governo) che per screditare la lotta di classe in favore del programma comune della borghesia nostrana, ha avviato l’opera di “riappacificazione nazionale” concedendo dignità ai fascisti torturatori uccisi dai valorosi partigiani durante la Resistenza e definendo un orrore l’esperienza delle rivoluzioni proletarie del secolo scorso come lo stesso Bertinotti ha dichiarato impunemente dagli scranni del Parlamento. I fascisti sono stati il braccio terroristico della borghesia, i difensori armati degli interessi dei padroni, gli aguzzini della classe lavoratrice. L’antifascismo è una delle principali componenti della lotta di classe. Non si può essere dalla parte degli operai e del proletariato senza essere antifascisti. Non è possibile essere antifascisti senza essere militanti antifascisti, senza praticare l’antifascismo militante.
Invitiamo tutti gli antifascisti, i comunisti, gli anarchici, gli antimperialisti e i sinceri democratici, a elevare la vigilanza antifascista a partire dai quartieri, alle fabbriche, ai luoghi di lavoro e alle scuole e rinnoviamo l’appello per fare fronte comune nella militanza antifascista promuovendo un coordinamento di forze che operi con organizzata determinazione su tutti i quartieri della città. A questo scopo indiciamo una prima riunione pubblica, presso la nostra sede di via Cruto 18, giovedì 8 maggio alle ore 21,00.

Nessuna agibilità per i fascisti! Facciamo fronte comune contro il fascismo e chi lo sdogana e lo legittima! ORA E SEMPRE RESISTENZA !

04
Mag

Proiezione Nazirock a Massa

Giovedì 8 maggio ore 21
c.s.a. La ComuneProiezione di Nazirock
sarà presente l’autore Claudio Lazzaro

 

Il film-documentario racconta il mondo neofascista italiano attraverso la musica, i raduni, gli scontri, il look dei giovani che ne fanno parte.
Il movimento di estrema destra ha diffidato il film di Lazzaro, invitando molte sale a rinunciare alla proiezione, in quanto il documentario avrebbe dei contenuti diffamatori.

L’Anpi giovani invita tutti gli antifascisti a partecipare alla proiezione ricordando che in alcune città dove è stato proposto il documentario ci sono state aggressioni da parte di gruppi di estrema destra. Quindi occhi aperti.

Saluti antifascisti

Anpi giovani Massa

04
Mag

Parroco vieta “Bella ciao” in chiesa partigiano sepolto con rito civile

La famiglia del defunto annulla il funerale in parrocchia dopo il rifiuto del prete di far esibire la banda anche sul sagrato Parroco vieta “Bella ciao” in chiesa partigiano sepolto con rito civile

PORDENONE – Il parroco vieta Bella ciao dentro e fuori la chiesa, e la famiglia del partigiano annulla i funerali in parrocchia. E’ accaduto a Castelnuovo del Friuli (Pordenone), roccaforte partigiana della destra Tagliamento. Protagonisti della vicenda sono la famiglia di Egidio Cozzi, 80 anni, ex partigiano, e don Renato D’Aronco, parroco di Castelnuovo.
L’anziano partigiano aveva chiesto, prima di morire, che il suo funerale si svolgesse in chiesa e che fossero eseguite canzoni partigiane.

Un pallino per il defunto che aveva espresso più volte il desiderio di avere la banda alle sue esequie, ma il parroco si è opposto, non ha permesso che la piccola orchestra entrasse in chiesa e si è rifiutato anche di farla suonare sul sagrato. La famiglia ha quindi deciso di far svolgere solamente il rito civile, durante il quale sono state eseguite tutte le canzoni patriottiche care all’anziano partigiano.

“E’ stata una cosa poco sensibile e rispettosa del defunto, dei suoi familiari e dei tanti amici che si erano radunati per l’ultimo saluto” ha detto il segretario dell’Anpi di Spilimbergo (Pordenone), Gianni Afro. “Sia i congiunti, sia i soci e i simpatizzanti dell’Anpi – ha precisato Afro – avevano capito perfettamente il disagio del parroco nel fare eseguire simili brani in chiesa e, quindi, avevano accettato di buon grado di non far suonare la banda nel luogo di culto. Quando, però, il prete si è rifiutato di concedere il nulla osta perfino per l’esibizione sul sagrato, su quello che è ormai suolo pubblico, è sembrato a tutti un affronto, e si è optato per rinunciare alla cerimonia religiosa per dare corso unicamente a quella civile”.

“Mi sono limitato ad applicare le direttive che regolano l’uso della musica e degli strumenti all’interno dei luoghi di culto senza dare alcuna interpretazione ai canti che si sarebbero dovuti eseguire” si è giustificato don Renato D’Aronco, precisando di non essersi opposto all’esibizione della banda all’esterno della chiesa. Il sacerdote, che è parroco da 11 anni della piccola comunità friulana, ha anche spiegato che “era impossibile trovare un compromesso come qualche esponente dell’Anpi aveva richiesto. Il rito funebre ha il significato di una comunità cristiana che accoglie e accompagna”.

04
Mag

Milano - Saluto fascista ? in San Babila è reato

La sentenza Condannati in nove. «Un contesto che rievoca i neofascisti». Condanna per il gesto in piazza San Babila: il luogo-simbolo fa la differenza.

MILANO — Fare il «saluto romano »? Sebbene l’aria che tira sia quella dello sdoganamento di un gesto, derubricato a poco più che innocua intemperanza (ad esempio di recente nell’entusiasmo dei supporters di Alemanno in Campidoglio dopo la sua elezione a sindaco di Roma), può essere ancora reato di apologia di fascismo. Come pure gridare lo slogan «Camerati a chi? A noi!». O partecipare al coro «Me ne frego». Dipende dalle condizioni di contesto, dal teatro delle performance, dal «potenziale evocativo ». È questo il discrimine tracciato dalle motivazioni (depositate prima delle elezioni) di una sentenza con la quale il Tribunale di Milano il 20 Dicembre scorso aveva condannato nove persone a pene comprese fra gli 8 e i 2 mesi, assolvendone altre dodici. Di fronte all’ottava sezione penale, nessuno degli imputati negava di aver fatto i gesti e intonato i cori attestati dai video della Digos e imputati dalla Procura a 21 dei 700 partecipanti alla manifestazione nazionale pubblica (con corteo in corso Venezia e comizio in piazza San Babila) organizzata dal Movimento Sociale-Fiamma Tricolore a Milano nel pomeriggio dell’11 Marzo 2006, in un clima già teso per i gravi disordini provocati invece di mattina dal «corteo antifascista» di autonomi e centri sociali (costato 15 condanne a 4 anni per devastazione).

LE MOTIVAZIONI – L’interesse delle motivazioni sta nel fatto che esse distinguono tra i due tempi della manifestazione. Nel corteo di corso Venezia, benché di saluti romani e inni fascisti si fossero resi protagonisti alcuni degli impu-tati, scatta la loro assoluzione in quanto «si trattò di episodi isolati, che coinvolsero i manifestanti a gruppetti separati, senza che la gestualità o i canti abbiano (per compattezza, vistosità o intensità) presentato una coralità effettivamente suggestiva sulle folle». Qui i manifestanti esponevano «striscioni con rivendicazioni (come il diritto alla casa e la necessità del rispetto della legalità) dai contenuti squisitamente politici e legittimi», e sfilavano accanto ad altre persone «che non ostentavano simbologia fascista». Tutta diversa, per la relatrice delle motivazioni Concetta Locurto e i colleghi Tremolada e Rispoli, la valutazione di quegli stessi gesti e inni «nel momento cruciale del comizio» di Maurizio Boccacci «in Piazza San Babila, luogo non irrilevante» perché «San Babila, in tutta Italia e soprattutto a Milano, è un luogo già di per sé fortemente simbolico: al di là della dimensione architettonica risalente all’epoca e allo stile del ventennio fascista, la piazza evoca un immediato collegamento con le formazioni “neofasciste” milanesi che, notoriamente, l’avevano eletta a loro trincea negli anni ‘70». È qui, per i giudici, che saluti romani e inni cessano di essere «innocue parole o gesti che esprimano semplicemente il pensiero o il sentimento occasionale di un individuo», e passano invece a costituire «una rievocazione evidente dei contenuti e dei metodi del disciolto partito fascista, attraverso la spavalda ripetizione di gesti e invocazioni abituali accompagnata a una rivendicazione orgogliosa e compiaciuta delle proprie radici storico- politiche». È qui che diventa reato «una ritualità potentemente evocativa del clima del ventennio», una «chiara esortazione a manifestare pubblicamente quella stessa fede politica anche a dispetto dei divieti imposti dall’Autorità».

02
Mag

Verona 25 Aprile, cariche contro migranti e antifascisti

Verona 25 Aprile, cariche contro migranti e antifascisti: cronache da Radio Onda d’Urto

Apr. 25 Ore: 18.55 – VERONA: GRANDE PROVA DI FORZA DEL MOVIMENTO DEI MIGRANTI
Il corteo rinuncia ad entrare in Piazza Bra per evitare uno scontro
frontale con la polizia. Ma tutti giudicano positivamente la prova di
forza espressa oggi dal movimento dei migranti.
Ascolta l’ultima parte della diretta di questo pomeriggio

Apr. 25 Ore: 18.37
VERONA: LA POLIZIA CARICA
Una carica della polizia non ha impedito ai manifestanti di rimanere compatti e anzi avanzare in modo determinato per conquistare il diritto a concludere il corteo in Piazza Bra. In questo momento ci troviamo a solo 50 metri dalla piazza.
Ascolta la cronaca di Umberto.

Apr. 25 Ore: 18.14 – VERONA: PIAZZA BRA RESTA OFF LIMITS PER IL CORTEO
Il corteo grida Piazza Bra Piazza Bra! La determinazione per sfondare il cordone di poliziotti c’è , ma da lì a èpoco arrivano i rinforzi per le divise blu.
Ascolta la cronaca di Umberto.

Apr. 25 Ore: 17.36 – VERONA:25 APRILE
Il corteo è aumentato di numero: in questo momento è fermo perchè la polizia non vuole farlo arrivare in Piazza Bra, nonostante ci sia l’autorizzazione a svolgere un presidio dalle 18 alle 19. Sentiamo ancora Umberto della redazione con numerose interviste ai partecipanti del corteo e a cittadini di Verona che lo guardano transitare per le vie della città.

Ascolta la cronaca

Apr. 25 Ore: 16.14 – VERONA: CORTEO DEI MIGRANTI E DELL’INDIGNAZIONE
Umberto della redazione ci racconta la partenza del corteo , composto da almeno 2500 persone, dalla Stazione dei treni. Tantissimi i migranti presenti, tra i quali molte donne. Sentiamo le loro considerazioni.

Ascolta la cronaca