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25
Mag

Roma, pestaggio neonazista. Aggrediti immigrati al Pigneto

24 maggio 2008 da Repubblica

Un gruppo con il volto coperto da foulard con la svastica
ha distrutto le vetrine di due alimentari e di un call center

Roma, raid neonazista al Pigneto
Picchiato un extracomunitario
Alemanno: “Atto di gravità inaudita, puniremo i colpevoli”
Gli abitanti del quartiere in piazza contro razzismo e xenofobia

Roma, raid neonazista al Pigneto
Picchiato un extracomunitario

Il quartiere Pigneto
ROMA – Una vera e propria spedizione punitiva al grido di “Sporchi stranieri” e “Bastardi”. Nel mirino gli extracomunitari del quartiere Pigneto a Roma. Oggi pomeriggio un gruppo di venti ragazzi, guidati da un uomo, con i volti coperti da foulard con la svastica, ha fatto irruzione in un alcuni negozi di una delle zone più multietniche di Roma. In via Ascoli Piceno i teppisti hanno danneggiato due vetrine e un frigo bar di un negozio di alimentari e le vetrine di un call center. In via Macerata sono stati assaltati un altro alimentari ed è stata infranta la vetrata del portone di un’abitazione. Un extracomunitario del Bangladesh è stato picchiato dalla banda. “E’ stato colpito da una bastonata e non ha avuto bisogno di andare a farsi medicare in ospedale”, hanno raccontato alcuni testimoni.

La squadraccia è arrivata improvvisamente di corsa, tenendo in mano assi di legno, e si è scagliata contro l’extracomunitario. Tanta la paura nel quartiere, dove sono molti gli immigrati che gestiscono attività commerciali. Tutti sono scappati e molti hanno chiuso le saracinesche dei negozi.

Il primo ad essere assaltato è stato un negozio di alimentari in via Macerata, gestito da quattro anni da un immigrato indiano al quale sono state distrutte a bastonate le vetrine esterne. Successivamente, gli assalitori si sono diretti nella parallela via Ascoli Piceno, dove sono state mandate in frantumi le vetrine di una lavanderia-phone center e di un altro alimentari, entrambi gestiti da cingalesi. L’alimentari è stato il più colpito dal raid, con la distruzione di un frigo e della merce presente sugli scaffali, soprattutto bottiglie di birra e vino.

Una cronista dell’Agi, testimone dell’episodio, ha tentato invano di chiamare il 113, per molti minuti, ma nessuno ha risposto (Audio: il racconto della giornalista). Dopo pochi minuti, la banda è scappata e molti abitanti del quartiere si sono riversati nelle strade e si sono affacciati dalle finestre per capire cosa fosse accaduto.

“Non capiamo perché sia avvenuto questo attacco – hanno detto i bengalesi titolari della lavanderia di via Ascoli Piceno – Siamo da anni qui, lavoriamo, paghiamo le tasse e mandiamo i soldi a casa. Cosa abbiamo fatto?”.

Il Pigneto è un quartiere popolare della Capitale dove si trovano il centro sociale Snia Viscosa, uno dei più grandi e attivi della capitale, il Bar Necci, famoso per essere stato il bar di Pier Paolo Pasolini, e una storica sede dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani. Dopo l’aggressione gli abitanti del quartiere sono scesi in strada per manifestare il loro rifiuto di ogni forma di razzismo e xenofobia.

Il quartiere, a metà anni ‘90, ha conosciuto una rinascita che lo ha portato a essere luogo di ritrovo di artisti e musicisti. E’ stato proprio in virtù del suo passato di quartiere degradato che molti immigrati, prevalentemente dal Bangladesh, hanno scelto di aprire al Pigneto attività commerciali di vario tipo, bazar e bar in particolare, sfruttando il basso costo dei locali.

Durissima la reazione delle autorità, a cominciare dal sindaco Gianni Alemanno: “Il raid e l’aggressione al Pigneto nei confronti di cittadini extracomunitari, ai quali va la mia solidarietà, è un atto di una gravità inaudita che mi lascia sdegnato e che non passerà sotto silenzio. Mi sono già attivato con le forze dell’ordine affinché i colpevoli di questo gesto siano presi e puniti in maniera esemplare”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente della Regione Piero Marazzo: “Roma è una città aperta e
multiculturale che non ha nessuna intenzione di lasciare spazio a drammatici episodi di razzismo e intolleranza e di rivivere anni bui e dolorosi di un passato che vogliamo definitivamente vedere alle nostre spalle”. E il presidente della Provincia Nicola Zingaretti sottolinea che quello del Pigneto è “un altro episodio di violenza e xenofobia che non è davvero più possibile tollerare” e che “tutte le istituzioni dovrebbero condannare duramente e con fermezza” perché “Roma ha bisogno di tornare a respirare un’aria di pace, libertà e di vero rispetto nei confronti del prossimo”.


25
Mag

Milano: per AN Almirante “un esempio da seguire”

dal sito dell’Anpi

I muri di Milano sono tappezzati di manifesti firmati Alleanza Nazionale con la faccia di Giorgio Almirante. “Un grande italiano. Un esempio da seguire”, si legge, con riferimento al ventesimo anniversario della morte del fondatore del MSI, e a una messa che sarà celebrata in una chiesa del centro cittadino.
La sezione milanese dell’ANED  ha espresso la più sdegnata condanna di questo manifesto. “Giorgio Almirante fece parte per 5 anni, dal primo all’ultimo numero, della redazione della rivista fascista La difesa della razza, principale veicolo nel nostro paese di quella politica razzista che sfociò tra il ‘43 e il ‘45 nella deportazione e nello sterminio di migliaia di uomini, donne e bambini ebrei. E fu altissimo esponente della RSI, arrivando a firmare il famoso manifesto in cui si prometteva la “fucilazione nella schiena” degli “sbandati ed appartenenti a bande” che non si fossero piegati alla leva della repubblica di Mussolini, al soldo dell’alleato nazista.
“Il manifesto milanese ci parla della cultura politica di forze che oggi occupano altissime cariche istituzionali. Le lacrime di fronte al museo Yad Vashem di Gerusalemme sono archiviate; le critiche al fascismo, come “male assoluto”, pure: oggi è cambiato il vento, e AN rivendica con orgoglio una storia fatta anche di disonore.
“I superstiti dei lager e i familiari dei Caduti esprimono la loro protesta per una iniziativa che riporta indietro di decenni il dibattito politico nel nostro paese.”

24
Mag

video tg3 sulle cariche della polizia a marano di napoli

24
Mag

Condanna a sei mesi per riunione pubblica senza preavvisare le autorità di Pubblica Sicurezza

Napoli. Martedì 20 maggio quattro compagni e compagne del Network Autorganizzato e del Nucleo Studentesco Metropolitano si sono visti recapitare un decreto penale di condanna a sei mesi di detenzione convertita in pena pecuniaria di 3520 euro ciascuno (per un totale di 14mila e 80 euro!).

Il provvedimento di condanna è motivato con la presunta violazione dell’art. 18 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS), articolo che prevede una pena fino a sei mesi di detenzione (o la sua conversione in ammenda) per chiunque organizzi una riunione pubblica senza preavvisare le autorità di Pubblica Sicurezza.

Secondo gli accusatori, le compagne e i compagni condannati avrebbero violato tale disposizione del TULPS in occasione del presidio che si tenne nel luglio scorso in via Scarlatti, organizzato dal movimento antifascista e antirazzista napoletano e grazie al quale si riuscì ad impedire lo svolgimento di un’iniziativa di Forza Nuova.

24
Mag

Fascisti: Roma avrà via Almirante

A vent’anni dalla scomparsa, il sindaco di Roma Gianni Alemanno - l’uomo con la celtica al collo, primo sindaco di destra nella capitale - vuole intitolare una via al leader storico dell’Msi Giorgio Almirante, redattore della rivista La difesa della razza e mai pentito repubblichino di Salò. Motivo: «E’ stato il precursore della moderna destra democratica in anni tormentati in cui era difficile superare il ghetto in cui era rinchiuso l’Msi». No della sinistra romana. Agnostico il Pd: per Nicola Zingaretti «la scelta riguarda il Consiglio comunale». Di Almirante, il 28 maggio, Luciano Violante e Gianfranco Fini presenteranno alla camera la raccolta dei discorsi parlamentari.

24
Mag

i pacchetti sicurezza in pdf

ecco il pacchetto sicurezza del governo Berluasconi varato a Napoli questa settimana:

fuoriluogo.it/home/mappamondo/europa/italia/legislazione/pacchetto_sicurezza_governo_berlusconi

23
Mag

Caso Sandri

Scontri all’Olimpico Condanne pesanti
Roma


Pene pesantissime, con pochi sconti, quelle che il gup di Roma Bruno Azzolini ha dato ai quattro tifosi romani arrestati in seguito agli scontri nei pressi dello stadio Olimpico dell’11 novembre scorso, dopo la morte dell’ultras laziale Gabriele Sandri. Saverio Candamano, 28 anni, alcuni precedenti per microcriminalità è stato condannato a 5 anni di carcere e il giovanissimo Claudio Gugliotti, 21enne, a quattro anni. Per entrambi il gup ha escluso l’aggravante di «terrorismo» inizialmente contestata dai pm della procura di Roma Pietro Saviotti e Caterina Caputo. Condanne inferiori, due anni ciascuno, per Valerio Minotti (che ha avuto la pena sospesa grazie alla condizionale) e a Massimo Mongale. Un quinto tifoso arrestato sempre nell’ambito di questa inchiesta, Lorenzo Sturiale, attivista di sinistra oltre che romanista, ha già patteggiato la condanna a due anni di reclusione (pena sospesa), mentre Cristian Taglia ha scelto di essere giudicato con rito ordinario e sarà processato il 25 settembre prossimo dai giudici della V sezione del tribunale penale collegiale.
Candamano e Gugliotti, assistiti dagli avvocati Francesco Romeo e Eugenio Daidone, sono stati condannati per devastazione, erano accusati di violenza e lesioni a pubblico ufficiale. La pm Caputo aveva chiesto di confermare per entrambi dieci anni di reclusione. Eppure, le prove nei loro confronti sono piuttosto deboli. Entrambi furono presi all’esterno della caserma della polizia Maurizio Giglio, assaltata durante gli scontri partiti dallo stadio. Ma per nessuno dei due pm e investigatori erano riusciti a provare che avessero preso parte all’«invasione» della struttura.
A febbraio scorso, la procura di Roma ha arrestato un gruppo di tifosi nell’area della destra romana, alcuni dei quali legati a Forza nuova, sostenendo che fossero loro gli organizzatori degli assalti. Un area ben definita, di cui non fa parte nessuno degli imputati di ieri.
23
Mag

Ladri di bambini

Lo stereotipo senza prove che perseguita i rom
Sabrina Tosi Cambini (da Il Manifesto)
Quando si dà notizia di fatti come quello recente di Napoli, si apre una voragine in cui la confusione e i luoghi comuni si alimentano a vicenda. Uno studio sui presunti rapimenti di infanti da parte di rom e sinti (che sta per andare alle stampe presso la casa editrice Cisu) ci aiuta a capire meglio. L’indagine fa parte di un progetto di ricerca più ampio sotto la direzione di Leonardo Piasere commissionato dalla Fondazione Migrantes al Dipartimento di Psicologia e Antropologia culturale dell’Università di Verona. La ricerca originariamente copriva il ventennio dal 1986 al 2005, ma si è protratta fino al 2007. I casi studiati sono stati individuati e analizzati partendo dall’archivio Ansa e arrivando alla consultazione dei fascicoli dei tribunali. Tra i risultati generali dobbiamo anzitutto dire che non esiste nessun caso in cui si riscontra un rapimento. Nessun esito, infatti, corrisponde a una sottrazione dell’infante effettivamente avvenuta e provata oggettivamente. Anche laddove si apre un processo, il fatto contestato viene sempre qualificato come delitto tentato e non commesso, le cui circostanze aprono a una complessa valutazione dell’esistenza o meno della volontà dolosa. Inoltre, in alcuni casi l’identità rom della persona è solo ipotizzata dai denuncianti; in altri l’esito dell’intervento delle Forze dell’Ordine e delle indagine portano a ritenere che si è trattato di un equivoco, che i fatti svolti non erano tesi a un’azione criminosa e comunque all’assoluta certezza dell’inesistenza di un tentativo di rapimento; ancora: si scopre che coloro che denunciano il fatto sono persone che cavalcano volontariamente il luogo comune degli «zingari ladri di bambini» per un secondo fine; oppure controlli e perquisizioni nei campi nomadi non portano a niente.
Comparando i casi studiati è possibile notare il ricorrere di poche variabili sia per quanto riguarda gli attori coinvolti che le dinamiche: gli elementi ripetitivi dei fatti narrati vanno a costruire una struttura contestuale che si ripete. Ad esempio, nella grande maggioranza, si tratta di «donne contro donne» ossia è la madre (o un’altra parente stretta) ad accusare una donna zingara (o più donne zingare) di aver tentato di prendere il bambino; non ci sono testimoni del fatto, tranne i diretti interessati; gli eventi accadono spesso in luoghi affollati come mercati o vie commerciali; nessuno interviene in soccorso della madre. Si può affermare che laddove vi è la presenza di un infante, l’avvicinamento di una persona rom è subito vissuto come un pericolo per il proprio figlio: lo stereotipo «gli zingari rubano i bambini» risulta essere molto più potente di qualsiasi altro. Non si ha paura, infatti, che sottraggano il portafogli o la borsa (secondo lo schema mentale «gli zingari rubano»), ma che portino via il bambino. Infine, per quanto riguarda episodi di sparizione di bambini, abbiamo ricostruito i vari momenti in cui i rom e sinti entravano tra i soggetti sospetti e gli esiti degli accertamenti investigativi (sempre negativi).

20
Mag

Viareggio: imbrattato il Circolo “Partigiani sempre”

Provocazione fascista contro il Circolo “Partigiani sempre” Tristano Zekanowski “Ciacco”

Viareggio. I fascisti hanno imbrattato la saracinesca del nostro Circolo in via del Terminetto 35, con i loro lugubri e criminali simboli proprio sull’immagine del partigiano “Ciacco” e danneggiato la targhetta del Circolo.
I fascisti di oggi, sdoganati da ogni parte del potere, si rifanno ai fascisti che, nell’estate del ’44, conducevano i nazisti delle SS a compiere le stragi nelle nostre zone.
Si rifanno a quel regime, persino nei comportamenti, nei saluti, nella simbologia.
Di fronte a queste spicciole e basse provocazioni, per non parlare dell’ultimo infame assassinio del giovane Nicola a Verona, gli antifascisti coerenti debbono praticare la vigilanza e la mobilitazione, come già è avvenuto con la significativa manifestazione di sabato scorso a Verona.
Ora e sempre Resistenza!

18
Mag

10.000 in corteo a Verona per ricordare Nicola

strscione d\'apertura corteo antifa verona 17 maggio

10.000 in corteo a Verona per ricordare Nicola
17/05/2008

«Nicola è ognuno di noi» è lo striscione che ha aperto la manifestazione veronese. Il ricordo di Nicola Tommasoli, picchiato a morte la notte tra il 30 aprile e il 1 maggio, e la richiesta di non minimizzare i troppi atti di violenza che avvengono in città.



Nicola non è solo. A Verona in diecimila contro la violenza e contro il fascismo

Maurizio Pagliassotti – liberazione
Verona

In tanti e tante hanno attraversato le vie della città per ricordare il giovane ucciso e per ribadire il valore dell’antifascismo. All’inizio del corteo un gruppo ha rotto una vetrina. Ma è stato subito isolato

Pioveva a Verona ieri pomeriggio, un tempaccio. E poi c’era la diffusa fretta di dimenticare, la voglia di normalizzare, di dire: «E’ stata una ragazzata finita male». Per questo forse gli organizzatori della manifestazione non si aspettavano una grande partecipazione al corteo in ricordo di Nicola Tommaselli, morto ammazzato di botte da un branco di neonazisti. Negli ultimi giorni, non ne parlava più nessuno di quell’episodio se non i giornali di sinistra.
E invece è andato tutto in maniera diversa, perché una folla di diecimila persone ha camminato per le vie della città. Per dare un’idea di cosa significhi questa cifra basta citare la battuta di un’anziana signora che, disgustata, guardava i manifestanti: «Erano 40 anni che non vedevo una cosa del genere!».
Alla testa del corteo un gruppo di cittadini veronesi, amici e conoscenti del ragazzo ucciso, portavano uno striscione che recava la scritta: “Nicola è uno di noi”. «Perché Verona è diventata una città razzista e fascista dove chiunque rischia di finire ammazzato perché non omologato all’ormai dilagante pensiero della destra», così ha spiegato il significato dello striscione una signora che lo sorreggeva insieme ad altre venti persone. Dietro di loro un po’ tutta la sinistra che per bocca di molti manifestanti sembrava quasi sorpresa dell’affluenza: «Siamo fuori dal parlamento di Berlusconi e Veltroni, ma siamo dentro le piazze, dove loro mancano. Questo è un ottimo punto per la ripartenza» commentava Livio arrivato da Roma.

Un centinaio le realtà che hanno aderito al corteo promosso dall’Assemblea cittadina: tra gli altri i centri sociali Pink e La Chimica, Fiom, Arcigay e Arcilesbica, circoli Anpi, Emergency, collettivi universitari, Prc, Sinistra critica, Pdci, Sd veronese.
Il Prc era al gran completo: Russo Spena, Gennaro Migliore, Alfio Nicotra, Graziella Mascia, accompagnati da Giorgio Cremaschi. «La sinistra non arretra quando si tratta di difendere i diritti di migranti e lavoratori. E ovviamente non dimentica la battaglia antifascista. E’ un momento difficile per il paese, non solo per la sinistra…» così Gennaro Migliore. Loretta, una ricercatrice di Torino iscritta a Rifondazione dice: «Questo è il posto dove il partito deve stare in questo momento: nella piazza, vicino al suo popolo che si è sentito tradito da un’esperienza di governo che ha lasciato da parte i valori per cui stiamo manifestando qua oggi. Forse otterremo più così che seduti in parlamento». Dietro il Prc, Sinistra Critica, che commenta per voce di Flavia D’Angeli: «Il successo di questa manifestazione dice che vi è una diffusa richiesta di costruire una sinistra antifascista e anticapitalista, in netta opposizione alle politiche del Pdl e del Pd».
Subito dopo la partenza, avvenuta davanti al piazzale della stazione un gruppetto di ragazzi ha infranto una vetrina di un centro di collocamento temporaneo ed ha fatto qualche scritta sui muri. Ma sono stati subito isolati dagli organizzatori e le forze dell’ordine non sono intervenute evitando così lo scontro. Ad alimentare le polemiche ci ha pensato però il sindaco Flavio Tosi: «Non saranno i cittadini veronesi a pagare il conto del ripristino delle facciate degli edifici imbrattate. Manderemo il conto agli organizzatori e a chi ha autorizzato il percorso». E chiede che per la prossima volta «venga stipulata una assicurazione di responsabilità civile per eventuali danni alla città e ai suoi abitanti».
Tosi non è l’unico a non aver amato la manifestazione per Nicola. Un funzionario delle ferrovie alla stazione di Brescia – «dato che ho ricevuto ordini da Roma» – ha bloccato molti treni carichi di manifestanti provenienti da mezzo nord Italia. Il tutto perché erano utilizzati gli usuali biglietti cumulativi. Per sbloccare la situazione che ha paralizzato il traffico ferroviario per mezz’ora, alcuni manifestanti hanno occupato i binari della stazione per alcuni minuti.
Il corteo è andato avanti tranquillo e ha incrociato il presidio dei Disobbedienti e dei migranti, dove erano presenti un centinaio di persone. E la città? La Verona che vota il sindaco leghista Tosi si è dimostrata fredda, indaffarata nello shopping del sabato pomeriggio. I commenti anche in questo caso sono sempre gli stessi: gente che non ha voglia di lavorare, sono solo rompicoglioni, sono spacca vetrine eccetera…
Ma i veronesi che hanno partecipato al corteo raccontano di una città ossessionata dalla sicurezza, dalla paura e quindi dalla violenza: «Tutti sanno che esistono ronde che girano per salvaguardare la cosiddetta sicurezza. E tutti sapevamo che prima o poi qualche grosso guaio sarebbe accaduto. Noi veronesi qui presenti rifiutiamo l’idea che quanto accaduto possa essere riconducibile al caso o alla sfortuna». Moltissimi manifestanti portavano al collo un cartello che citava la famosa frase del sindaco Tosi: «Quel che è accaduto non fa testo…». Con sotto il commento: «Vergogna!». Avulsi dal contesto anche i grillini, seduti immobili con un gazebo a due passi dalla manifestazione. «Cosa pensate del corteo?» domandiamo, «Ma non sappiamo di cosa si tratta…».
La marcia si è conclusa a due passi dalla centrale piazza delle Erbe sotto gli occhi vigili della statua di Dante Alighieri. Molti gli interventi che con toni piuttosto accesi hanno sottolineato l’urgenza «di una sveglia per tutto il paese e in particolare per il Nord che vive con il cervello annebbiato dal delirio berlusconiano leghista».