Archivio Autore di jmr1

13
Mag

Da Massa per la manifestazione antifascista di sabato a Verona

il coordinamento antifascista promuove la partecipazione alla manifestazione di sabato a Verona, innanzitutto attraverso un presidio che si terrà mercoledì 14 alle ore 16 presso la ex P.zza delle Corriere a Massa.

Per informazioni sulla partecipazione al corteo:

340 0692837 / 333 4639178

08
Mag

Lettera aperta a tutte le Anpi d’Italia

Chi non si schiera si è già schierato

Sono finite da pochi giorni le celebrazioni per il 63° anniversario della Resistenza, ma noi vogliamo ricordarne una, quella di 33 anni fa, tenuta pressa l’Università degli Studi di Padova dove si affermava che “l’altro aspetto della Resistenza è, infatti, la sua universalità. Non si può celebrare una particolare Resistenza storica senza celebrare insieme ogni altra Resistenza, tutte le Resistenze passate e in atto, quelle che gloriosamente segnano un nuovo destino di libertà dei popoli che questo destino hanno pagato, seminando ogni angolo della terra di morti per giungere ad un’alba di giusta pace, e quelle che ancora duramente e tra mille sacrifici si aprono anche oggi, ogni giorno, ogni notte, sotto le raffiche della violenza liberticida, un cammino verso ancora lontani porti di pacificate famiglie e di focolari sognati nella luce di una inesausta speranza umana”.

Tra poco, esattamente l’ 8 Maggio si aprirà a Torino la Fiera del Libro che avrà come “ospite d’onore” Israele, una scelta che ci sembra in linea con l’affermazione fatta nel 1969 da l’allora primo ministro Golda Meir “Non è che in Palestina c’era un popolo palestinese che si considerava tale, e noi siamo arrivati e gli abbiamo sottratto la sua terra: esso semplicemente non esisteva”.

La Palestina invece esisteva, come esisteva ed esiste tutt’oggi il suo popolo anche senza terra, un popolo che nell’anno in cui Israele pretende di festeggiare la sua nascita, nel ‘48, ricorda quella data come l’inizio della Nakba, il disastro, la catastrofe, l’apocalisse, termine per indicare proprio quell’insieme di eventi che determinarono la loro dispersione e la creazione dello stato di Israele in terra di Palestina. Forse nessun altro termine può indicare con la dovuta precisione e intensità le sorti di questo popolo la cui tragedia continua ancora oggi. Per occultare la cacciata di un popolo intero, si è ricorsi a termini come “partenza”, “trasferimento”, “fuga”, così come si è tentato di riscrivere la storia e far dimenticare il continuo processo di svuotamento del territorio palestinese iniziato negli anni ‘47 e dovuto ad un’espulsione di massa attuata con il terrorismo e la violenza.

Deir Yassin, Saffuriyya, Zakariyya, Isdud, Ramleh, Ludd, Kawfakha, Innata, Faluja, Abu Shushe, Hittin, Ayn Hawd, Al-Walaia, Salama, Iqrit, Al Bassa, Chaifa, sono i nomi di alcuni villaggi che vennero evacuati con le “buone o con le cattive”. Delle buone non abbiamo traccia, mentre delle cattive esiste un lungo elenco che arriva fino ad oggi, e tra le quali vogliamo ricordare il massacro compiuto il 9 aprile 1948 nel villaggio di Deir Yassin dove 254 uomini, donne e bambini furono assassinati, tra questi 25 donne incinte, 52 madri con bambini di pochi mesi e circa 60 tra donne e ragazze. Un massacro ripetuto nel 1982 in Libano con la parola d’ordine “bisogna fare un altro Deir Yassin per espellere i palestinesi”.

Il 17 settembre del 1982, 400 carnefici scelti fra il fior fiore del falangismo, cioè la destra “cristiana” libanese, furono introdotti nei campi profughi di Sabra e Chatila in accordo con le truppe israeliane dirette da Sharon, allora Ministro della Difesa (nel 1948 appartenente alla formazione terroristica Haganà): 3000 persone, a maggioranza donne e bambini furono uccisi nei modi più barbari. L’eccidio fu un’operazione politica premeditata, ispirata dalla fedele volontà di seminare il panico fra i palestinesi, con torture prima dell’assedio, mutilazioni, dinamitaggio di case con gli abitanti chiusi dentro, fucilazioni di intere famiglie, meno un superstite lasciato vivo in ciascun nucleo famigliare perché potesse raccontare e spargere il terrore. Il massacro si inquadrava in una logica precisa “espellere i palestinesi verso le linee siriane e non permettere loro di tornare”.

Perché raccontare ancora queste cose? E cosa c’entra la Resistenza?

Perché i racconti dei sopravvissuti ai massacri del ‘48, a quelli di Sabra e Chatila, sono i racconti dei nostri nonni, dei nostri anziani, dei sopravvissuti agli eccidi nazi-fascisti, dei nostri partigiani, perché è la stessa la logica che sta dietro questi stragi e che ha portato alla eliminazione quasi totale di una comunità in una zona che doveva essere desertificata per motivi strategici e nella quale si muovevano le formazioni partigiane (come fu per il Libano). Azioni stragiste che avevano come finalità la repressione antipartigiana, la politica di far “terra bruciata”, il depauperamento del territorio, la preparazione di operazioni militari.

Paragonarli è naturale perché tra sionismo e fascismo esiste la stessa radice ideologica e le stesse pratiche genocide, il sionismo come il fascismo è totalmente contrario ad ogni aspirazione di progresso, di democrazia e di libertà. Ideali che animarono la nostra Resistenza, senza i quali la Resistenza non sarebbe vissuta, senza i quali gli uomini e le donne che vi aspirano non potrebbero progredire.

Denunciare la politica del massacro, espansionistica, colonialistica di Israele significa essere antisemiti? Noi crediamo che la continua equiparazione tra antisionismo e antisemitismo, fatta anche dal Presidente Napolitano sia strumentale.

Esiste una ricca documentazione, per chi volesse controllare, che stabilisce la volontà già prima del ‘48, su precisi orientamenti politici, di attuare e perseguire misure militari per prendere possesso della Palestina. Prima del ‘48 tutte le operazioni svolte, da quella dell’acquisto di terra, dall’espulsione di lavoratori arabi dalle aziende ebraiche, alla formazione di un sistema economico sionista, fanno vedere come ci si preparava alla presa della Palestina e come la Shoah fu utilizzata per giustificare la pretesa di quella terra.

Perché gli ebrei non hanno mai cercato di parteggiare per le sorti di un popolo, con il quale in parte avevano condiviso e vissuto?

Come mai non si sono mai indignati contro i massacri diretti, eseguiti e ordinati da Sharon, pur conoscendo le sue responsabilità politiche e militari, ma anzi lo hanno eletto a proprio rappresentante politico-istituzionale?

Come mai non si sono mai indignati per il massacro di Sabra e Chatila, pur sapendo dalla diretta testimonianza di uno dei falangisti assassini, intervistato dalle televisioni israeliane, come si erano svolti i fatti?

Come mai sono restati muti davanti al motto “… fare come a Deir Yassin per espellere i palestinesi!”?

Come mai non si indignano quanto gli arabi vengono definiti “sottospecie o cani”? Eppure non era così che i nazisti definivano gli ebrei?.

Come mai hanno accettato che Israele non abbia mai riconosciuto e applicato le risoluzioni dell’ONU, se non nelle parti che lo interessavano?

Come mai non si sono ribellati alla costruzione del Muro, ai check point, al rifiuto di rientrare impartito ai profughi, alla privazione dell’acqua, dei diritti e della terra ai palestinesi, all’insediamento dei coloni e alla violazione dei diritti umani sanciti dalla Convenzione di Ginevra del 1949?

Forse gli ebrei dovrebbero dichiarare apertamente, ed al mondo intero, che sostengono, appoggiano e riconoscono uno stato sionista e la sua politica colonialista, uno stato che si avvale delle complicità internazionali. Uno stato che grazie al silenzio europeo ed al pieno sostegno militare, economico e politico degli Usa, continua la sua politica segregazionista, razzista e fascista.

Si vuole ricordare che nel 1982 proprio in Libano tra le cosiddette “forze multinazionali di pace” c’era anche quella italiana, che non fece rispettare l’accordo di garantire la sicurezza dei civili palestinesi in cambio dell’evacuazione dei feddayn, lasciando libero il campo ai macellai sionisti e ai falangisti.

Abbiamo iniziato questa lettera ricordando l’universalità della Resistenza. É in nome di quella universalità di valori e contenuti che non possiamo sottrarci dallo schierarci, perché come diceva Gramsci “odio gli indifferenti, odio chi non parteggia. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria. Non è vita… Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

L’universalità della Resistenza ci ha insegnato che nessun intervento straniero, nessuna opera di corruzione e di infiltrazione, nessun assassinio politico, come nessun eccidio o guerra guidata o teleguidata dallo strapotere economico, potrà mai prevalere, se non per breve tempo, sullo spirito di Resistenza di un popolo calpestato, strumentalizzato, schiavizzato, ingannato, torturato, soffocato in ogni sua manifestazione ed in ogni sua esigenza di vita. Questa lezione storica è li, davanti agli occhi di tutti.

La libertà e la giustizia sono indivisibili.

Siamo per la giustizia e ci battiamo per la libertà e l’indipendenza effettiva, per tanto siamo coerenti per il diritto all’effettiva libertà, indipendenza e giustizia di ogni popolo.

Noi pensiamo che tutti quelli che nutrono un sentimento antifascista, tutti quelli che hanno conservato il senso della vita e dell’umanità non possano che considerare un insulto l’invito di Israele alla Fiera del Libro di Torino, per questo ci schieriamo risolutamente e apertamente al fianco del popolo palestinese e della sua lotta, in sostegno e solidarietà a tutti i popoli che lottano contro l’imperialismo.

Vi invitiamo a partecipare alla Manifestazione Nazionale per la Palestina, che il 10 Maggio si terrà a Torino durante i giorni della Fiera del Libro. Il concentramento è alle ore 15.00 in Corso Marconi. Per ulteriori informazioni: http://www.forumpalestina.org/

A.N.P.I. Giovani di Massa

08
Mag

Verona: sabato 17 manifestazione nazionale

dall’Agenzia di Radio Onda d’Urto
Mag. 07 Ore: 14.12. Sono tutti rinchiusi nel carcere veronese di Montorio i cinque neo-nazisti che la notte del primo maggio scorso hanno picchiato a morte Nicola Tommasoli. L’ipotesi d’accusa è per ora di omicidio doloso. Domani mattina si terrà l’interrogatorio dei cinque arrestati, mentre stamattina si è tenuta la prima fase dell’autopsia sul corpo di Nicola: un passaggio fondamentale per stabilire, dal punto di vista legale, se si tratti o meno di un’azione studiata a tavolino. Nella giornata dei funerali, previsti in forma privata domani o venerdi, si terranno presidi antifascisti in diverse città italiane. Ieri sera un’assemblea di movimento tenutasi nella città scaligera ha inoltre deciso di lanciare la proposta di una manifestazione nazionale contro il fascismo ed il razzismo per sabato 17 maggio a Verona.

06
Mag

Comunicato delle/degli antifasciste/i veronesi

Nella notte tra il 30 aprile e 1 maggio a Verona, in pieno centro, un gruppo di fascisti di Forza Nuova ha pestato brutalmente un ragazzo di 29 anni di nome Nicola riducendolo in fin di vita e in coma irreversibile. L’unica “colpa” del ragazzo è stata quella di rifiutare una sigaretta e non accettare l’atto arrogante e intimidatorio dei 5 neofascisti, un pretesto già usato in altre aggressioni per dare il via al pestaggio. Queste squadracce di nazi fascisti è oltre 3 anni che scorrazzano impunemente per il centro di Verona aggredendo, picchiando, derubando e accoltellando chiunque sia “diverso” : l’immigrato, il comunista, l’anarchico, quello con i capelli lunghi o con l’orecchino…. l’importante è fare “pulizia” nella “loro” città. La loro ferocia è rivolta a chiunque non entri nei loro canoni estetici o non sia immediatamente pronto ad abbassare lo sguardo e cambiare velocemente marciapiede al loro passaggio. Ricordiamo che da anni sono avvenuti pestaggi a danno di compagni/e, accoltellamenti a militanti antifascisti e una miriade di aggressioni e furti a ragazzi e ragazze solo perché avevano un Kebab in mano o perché semplicemente non gli piacevano ed erano nel “loro” territorio. La polizia, e in primis i carabinieri di Verona con la complicità della stampa e della televisione asservita e obbediente, per tre giorni hanno tentato in tutti i modi di coprire la matrice politica di estrema destra e hanno materialmente dato la possibilità ai fascisti assassini di poter scappare all’estero e nascondersi.
Questa continua copertura a Forza Nuova, a Fiamma Tricolore, Veneto Front, altri infami nazi fascisti e beceri razzisti, a Verona, è possibile grazie ad una serie di coperture date dal fatto che una buona parte di questi lerci individui appartengono a quella che viene definita verona bene, l’elite della verona che sfrutta e produce. Con l’avvento del sindaco Tosi i paladini della verona pura hanno trovato piena legittimità vedendo lo stesso aprire i loro cortei segnati da slogan neonazisti e a selve di braccia tese. Gli slogan lanciati dallo stesso sindaco Tosi e la sua cricca fascista che lo appoggia e lo sostiene anche in consiglio comunale con Andrea Miglioranzi e vari fascisti ripuliti di Alleanza Nazionale, non sono altro che l’appoggio a queste infami squadracce, che hanno il compito di ripulire dove polizia e i vari sgherri al soldo dello stato e del comune non possono arrivare. Questo delirio sicuritario delle ronde e delle squadracce è figlio della mentalità Leghista e dell’estrema destra che ha sempre sostenuto attivamente il sindaco Tosi. Queste aggressioni e l’assassinio di Nicola rispondono alla mentalità leghista e fascista che ormai da anni ha sviluppato la maggior parte dei “bravi” e “onesti” cittadini veronesi, che con sbirri, prefetti, e istituzioni locali, hanno dato carta bianca a questi gruppi di nazisti balordi, in nome della sicurezza e della “pulizia cittadina” e dell’eliminazione di ciò che non è uniforme.
Le istituzioni e le sinistre revisioniste riformiste hanno creato questi mostri che si sentono investiti del potere di stabilire le regole nelle città, dove la parola sicurezza significa persecuzione del diverso, mentre nello stesso territorio quella che manca è la sicurezza sul posto di lavoro, che porta a continue tragiche morti, per il profitto della classe padronale dalla quale provengono gli stessi assassini fascisti di Nicola.

Morire ancora per mano fascista ad oltre sessant’anni dalla liberazione non deve essere tollerato! Ci appelliamo a tutte le realtà antifasciste ad autorganizzarsi per stroncare queste formazioni fasciste che tutt’oggi aggrediscono ed uccidono.

06
Mag

PESTAGGIO DI VERONA, BLOCCATI DA DIGOS ULTIMI DUE GRUPPO

Sono stati bloccati dalla Digos di Verona in Lombardia gli ultimi due presunti componenti del gruppo che ha picchiato a morte Nicola Tommasoli la notte del primo maggio scorso nel centro di Verona. Si tratta di Federico Perini, di 20 anni, e di Nicolò Veneri, di 19 anni, entrambi veronesi. I due saranno accompagnati nelle prossime ore nel carcere di Montorio, nella città scaligera.

Perini e Veneri sono stati rintracciati la notte scorsa al loro arrivo all’aeroporto di Bergamo con un volo low cost proveniente da Londra. I due erano fuggiti subito dopo l’aggressione con l’auto della madre di Perini, diretti in Austria. Da qui si sono spostati in Germania e successivamente con un volo hanno raggiunto Londra. Ma sono stati costretti a rientrare, con un volo giunto all’aeroporto di Orio al Serio intorno alle 22.30, dopo aver finito i soldi racimolati prima di scappare. All’arrivo c’erano ad attenderli gli agenti della Digos di Verona che indagano sull’episodio ai quali i due si sono costituiti. Sono quindi stati condotti nel carcere di Montorio Veronese a disposizione dell’autorita’ giudiziaria.

Perini e Veneri potrebbero essere ora essere sentiti dal pm che ha coordinato l’inchiesta sulla tragica vicenda che, dopo cinque giorni di agonia, si è conclusa con la morte ieri pomeriggio del disegnatore industriale nell’ospedale di Verona. Le indagini, anche grazie alla visione delle immagini registrate di alcune telecamere presenti nella zona del pestaggio, si erano sin dai primi momenti indirizzate verso alcuni giovani simpatizzanti della destra più estrema. L’aggressione di Tommasoli, però, non avrebbe avuto motivazioni politiche, ma semplicemente sarebbe stata legata al fatto che la vittima, assieme a due amici, aveva risposto negativamente a una richiesta di una sigaretta da parte dei componenti del gruppetto. Il primo ad essere stato bloccato dagli investigatori era stato Raffaele Delle Donne, 19 anni, studente, poi ieri la prima svolta delle indagini con il fermo di Guglielmo Corsi, 19 anni, metalmeccanico, e Andrea Vesentini, 20 anni, promotore finanziario. All’appello mancavano gli ultimi due che risultavano fuggiti all’estero, prima in Austria e poi forse in Inghilterra. Ma anche per loro si è chiuso il cerchio delle indagini della Digos, al loro rientro alla frontiera in Lombardia.

DIGOS, PERINI E VENERI HANNO CONFESSATO

 

Hanno confessato anche Federico Perini e Nicolo’ Veneri, fermati dalla Digos della questura di Verona per il pestaggio che ha causato la morte di Nicola Tommasoli. Lo ha detto oggi il responsabile della Digos, Luciano Iaccarino, affermando che ”hanno reso piena confessione”. ”Finalmente la partita e’ chiusa - ha detto Iaccarino intervenendo ad ‘Unomattina’ su Raiuno - il cerchio che avevamo stretto a loro ormai era inesorabile, i ragazzi stessi, parliamo di persone appena adulte, ‘ragazzini appena cresciuti’, hanno capito che per loro non c’era scampo e che il loro girovagare per l’Europa doveva aver termine”. ”Stanotte - ha aggiunto - quando un volo charter e’ atterrato da Londra all’aeroporto di Bergamo, noi eravamo li’ sotto bordo e li abbiamo presi e portati in questura a Verona”.
06
Mag

Il 10 maggio in piazza a Torino per non rendere l´Italia complice del politicidio dei palestinesi

di Sergio Cararo

Sabato 10 maggio a Torino ci sarà una manifestazione nazionale che metterà al centro due questioni: la libertà per la Palestina e il suo popolo e la contestazione della decisione di avere come ospite d´onore lo stato di Israele nell´edizione di quest´anno della Fiera del Libro.

Sulla inopportunità di questa scelta “politica”, che celebra i sessanta anni della nascita dello Stato di Israele, ma occulta la speculare pulizia etnica ai danni della popolazione palestinese (la Nakba) e la negazione fattuale della nascita di uno Stato di Palestina sei decenni fa, è stato scritto molto e roventi sono state le polemiche in tutti gli ambiti politici, culturali, editoriali del nostro paese.

Appelli che hanno chiesto per tempo la revoca di questa vergognosa decisione sono stati sottoscritti da intellettuali italiani e stranieri, da scrittori arabi, palestinesi e israeliani, finanche da editori e case editrici. Alla Fiera mancheranno decine di autori arabi, palestinesi e israeliani progressisti, ma la direzione della Fiera del Libro è stata irremovibile. Cosa spiega e cosa manda a dire questa pervicace rivelazione della “superfluità” dei palestinesi in un evento culturale come la Fiera del Libro?

1. Questa ostinazione ci manda a dire che la questione palestinese non è più solo una seccatura messa in liquidazione dal dibattito politico e dalla coscienza democratica di questo paese, ma che si sta consumando sotto i nostri occhi quello che è stato opportunamente definito come il “politicidio dei palestinesi”.

In questi anni, abbiamo visto i nostri giornali e i nostri programmi televisivi ospitare ripetutamente tutti i soggetti della vita politica e culturale israeliana. Editoriali, interviste, lettere, commenti hanno dato concretezza al progetto di rendere Israele uno stato “normale”, con la sua dialettica e le sue asprezze interne. Questa campagna ha potuto godere anche di una indulgenza straordinaria. Se un qualsiasi scrittore avesse detto che “non vorrebbe mai avere come vicino di casa un arabo” sarebbe stato - giustamente - contraddetto dalla comunità democratica, ma nulla di tutto questo è accaduto per le affermazioni di Abraham Yoshua in una intervista ad un importante quotidiano italiano. Alla luce di quanto abbiamo visto e letto in questi anni, è difficile pensare che la “promozione del prodotto Israele” non abbia avuto sponsorizzazioni e incentivi di un certo rilievo.

2. Al contrario, se monitoriamo i giornali e i programmi televisivi di questi anni, niente di simile è stato realizzato sul versante palestinese, eppure anche lì non mancano certo scrittori, poeti, intellettuali, giornalisti, storici e voci critiche che possano dare l´idea di una società vivace e articolata per quanto ancora sotto occupazione militare e coloniale. I palestinesi sono scomparsi come soggetto dell´agenda politica italiana ed internazionale e sono scomparsi dal dibattito culturale per ricomparire solo come “miliziani”, o come  vittime senza mai l´onore di un nome, di un cognome, di una storia, di un volto o nelle vesti di dirigenti incerti e inaffidabili come i soloni di Ramallah. 

In sostanza i palestinesi sono stati annichiliti nella loro identità politica e culturale così come le truppe e i coloni israeliani ne annientano e ne condizionano la vita, la terra e la libertà.

3. I più cinici affermano che la colpa è loro che hanno scelto di continuare una lotta di liberazione disperata, i più raffinati liquidano la “seccatura palestinese” con poche frasi di circostanza (due popoli-due stati, negoziato israelo.palestinese) completamente depotenziate dalla realtà dei fatti e dalla situazione concreta sul campo. Ecco, questo è il politicidio che anche la comunità democratica in Italia e in Europa sta perpetrando contro i palestinesi e che l´organizzazione della Fiera del Libro dedicata a Israele riassume e manifesta esplicitamente.

4. I richiami moralistici contro il boicottaggio verso gli apparati politici, ideologici, militari ed economici di Israele diventano quantomeno risibili. Il boicottaggio è stato e resta un´arma a disposizione della società civile per contrastare l´azione di governi e stati che violano i diritti umani e la legalità internazionale. E´ assurdo verificare come l´Italia aderisca all´embargo contro lo Zimbabwe, Gaza, l´Iran mentre non adotta sanzioni contro Israele che porta responsabilità assai più pesanti sul piano delle violazioni dei diritti dei palestinesi  o su un assetto legislativo interno che configura un sistema legale (e non limitato al pregiudizio) di discriminazione e apartheid.

L´obiezione non può essere sul target rappresentato dalla Fiera del Libro (e allora perché le Olimpiadi sì?), semmai la vera obiezione è che l´Italia avrebbe dovuto e potuto revocare l´accordo di cooperazione militare con Israele e il vergognoso embargo contro i palestinesi di Gaza.

La sinistra al governo ha avuto due anni di tempo e 150 parlamentari a disposizione per dotarsi di una forte iniziativa politica in questa direzione….ma non ha trovato il tempo né la voglia di farlo.

5. Oggi il nuovo governo Berlusconi annuncia di voler essere il migliore alleato di Israele in Europa e le lobby filo-israeliane in Italia si sono schierate con la destra. La manifestazione del 10 maggio sarà anche la prima manifestazione pubblica contro le scelte di politica internazionale del governo delle destre. Sbaglia clamorosamente chi sottovaluta tutto questo, i risultati delle elezioni dimostrano che queste ripetute sottovalutazioni hanno provocato la dissoluzione della sinistra nel nostro paese.

La manifestazione nazionale del 10 maggio a Torino e la campagna “2008 anno della Palestina”, intendono mettersi di traverso rispetto a tale scenario e riaffermare che la comunità democratica nel nostro paese non può permettersi di rendersi complice del politicidio dei palestinesi, neanche con una Fiera del Libro concepita e organizzata con tale presupposto.

www.forumpalestina.org

05
Mag

Processo al Sud Ribelle: Tutti assolti, il fatto non sussiste!!!

La notizia più bella, quella che tutte le persone libere attendevano, è finalmente giunta: dopo quattro anni di udienze tutti i tredici imputati del processo alla rete del sud ribelle di Cosenza, nella sera del 24 aprile sono stati prosciolti, dalla corte di assise di Cosenza, da tutti i capi di accusa, perche´ il fatto non sussiste.

 

Decadono tutte le accuse portate avanti, in questi lunghi anni, dal PM Fiordalisi (che aveva richiesto in complesso 50 anni di carcere e 26 di liberà vigilata) Il diritto alla parola è stato salvaguardato, ma il prezzo pagato non è stato certamente irrisorio. Chi ha sbagliato, o per la sua estrema incompetenza, o quale esecutore di oscuri piani dovrebbe rispondere delle sue azioni.

L’accusa per i 13 attivisti era quella di “Cospirazione politica mediante associazione, al fine di impedire l’esercizio delle funzioni del Governo italiano durante il G8 a Genova nel luglio 2001 e di creare una più vasta associazione composta da migliaia di persone volta a sovvertire violentemente l’ordinamento economico costituito nello Stato.

29
Apr

“L’occupazione fascista dei Balcani e i campi di concentramento italiani”

L’Anpi gio vani di Massa organizza per la giornata del 3 maggio alle ore 18 una conferenza presso il teatro dei Servi in Via Palestro a Massa dal titolo “L’occupazione fascista dei Balcani e i campi di concentramento italiani”, a cura della storica Alessandra Kersevan, che presenterà il suo ultimo libro “Lager italiani” edito
dalla Nutrimenti.

 

24
Apr

25 aprile 2008

 

In fondo, non sarebbe poi così difficile festeggiare il 25 aprile: basterebbe essere antifascisti.

L’Anpi giovani di Massa augura a tutti i compagni un 25 aprile di festa, di gioia, di lotta.

 

24
Apr

Da dove ripartire dopo la catastrofe elettorale?

PAOLO CACCIARI

A fronte della catastrofe elettorale, bisogna evitare di aggiungere altri due errori ai molti che abbiamo già commesso.
Il primo, pensare che tutte le persone critiche verso questo modello di società e sistema politico siano di botto sparite o peggio siano diventare simpatizzanti delle destre reazionarie e del neoliberismo ben temperato, quando invece non dobbiamo dimenticare che le elezioni sono sempre di più un filtro deformante della realtà, non una libera espressione dei propri desiderata, ma un atto di delega coartato dai ricatti delle regole bipolariste e condizionato dalle paure di una crisi economica incombente che spinge al «si salvi chi può» che spinge ad affidarsi a chi appare più aggressivo nella difesa dei propri interessi immediati. «Presupposto della libertà è l’autonomia dalla necessità del bisogno» – mi pare dicesse Hannah Arendt – e non siamo certo in questa condizione.
Il secondo errore sarebbe quello di pensare che il disastro elettorale abbia fatto piazza pulita delle esigenze di fondo che sono all’origine del progetto di dare vita ad un processo di autoaggregazione di un soggetto politico unitario e plurale delle sinistre.
Certo, è prevedibile che in questi giorni ci siano molti ripensamenti, in tutte le direzioni: repentini adeguamenti al nuovo ordine bipolare sotto l’ombrello del Pd [«Veltroni si faccia carico di noi»]; sono già scese in mare a raccogliere i naufraghi molte «scialuppe identitarie», che però scontano il fatto che il Novecento ci ha lasciato in eredità molti comunismi, molti socialismi, molti ambientalismi… ; infine ci dobbiamo aspettare anche «esodi» e abbandoni da qualsiasi progetto politico collettivo. Se siamo qui è perché pensiamo che nessuna di queste strade possa portare lontano.
Ma se vogliamo salvare il nostro progetto dobbiamo distinguere ciò che è andato definitivamente bruciato nel rogo elettorale, dalla Fenice che invece vorremmo prendesse il volo.
Abbiamo imparato che: «soggetto unitario» non vuol dire giustapposizione di partiti che rimangono quelli che sono; «pluralismo e rispetto delle diversità» non vuol dire inimicizia, autismo, assenza di relazioni; «Arcobaleno» non vuol dire vestito a toppe di Arlecchino; «casa comune del popolo della sinistra» non vuol dire unificazione delle sedi dei comandi degli stati maggiori.
Dobbiamo rimanere ancorati all’impostazione originale, che non nasce per motivi tattici, congiunturali, ma ambisce a rispondere a una crisi politica della sinistra che viene da lontano e che è profonda e che io individuo nel progressivo distacco tra rappresentanze istituzionali e corpo sociale. Le prime sempre più imbrigliate nelle logiche sistemiche, totalizzanti dei poteri costituiti sia quelli economici [il produttivismo, che lascia spazio solo a conflitti redistributivi], sia quelli istituzionali [lo statalismo, che sequestra e monopolizza lo spazio della politica]. I secondi–i corpi sociali–sempre più segmentati, corporativizzati, spoliticizzati, facili prede del populismo e dei demagoghi dell’antipolitica.
Il progetto di un soggetto unitario e plurale delle sinistre, se vuole essere all’altezza delle necessità, deve prefiggersi obiettivi di grande portata, non bastano restauri, non servono soluzioni d’effetto, colpi di scena, ma processi aggregativi molecolari. Non abbiamo bisogno di direzioni eteronome. Probabilmente, non abbiamo bisogno nemmeno più del Partito, almeno nella forma con cui lo abbiamo conosciuto fino ad oggi: sovraordinato rispetto alle organizzazioni di massa, ai movimenti della società civile. [Consiglio la lettura del saggio di Pino Ferraris sull’ultimo numero di Alternative per il socialismo].
Quali sono allora i «nostri compiti»? Due e grandissimi.
Primo, provare a «dire» come immagineremo il mondo se dipendesse da noi, qual è la nostra idea di «società buona», la visione d’insieme di una società liberata dalla logica economica dominante. Un mondo capace di futuro, ospitale, equo, capace di ripudiare non solo la guerra, ma qualsiasi forma di violenza strutturale.
Secondo, provare concretamente a praticare queste trasformazioni, cioè provare a promuovere e sperimentare dal basso modalità pratiche e azioni politiche interamente intessute di legami sociali.
Da dove partire? Su questo punto non ho dubbi. Esiste una galassia di gruppi di iniziativa sociale,a associazioni, collettivi, comitati popolari, rappresentanze sindacali di base, comunità sostanziali costituenti… che formano «anelli di solidarietà», reti nazionali e transnazionali, istanze di resistenza e di cittadinanza attiva diffusa, «reti territoriali di cooperanti autonomie». E’ possibile pensare a un processo collettivo plurale di autorappresentazione politica. Un processo «auto-catalitico» , direbbero i biologi che studiano la capacità antientropica insita della materia di autoorganizzarsi, di trasformarsi da forme primordiali a forme sempre più complesse. Un processo che dia forma a uno spazio pubblico aperto, condiviso, includente. Che sia anche efficace, capace cioè di contendere ai poteri costituiti [economici e politici] il monopolio della decisione. Una forza politica capace di promuovere in proprio trasformazione e negoziazione; un immaginario simbolico della «buona società» e una organizzazione che sia già il buon «vivere assieme»; una idea di modernità alla quale valga la pena contribuire personalmente e una etica civile che ridia senso alla politica. Insomma diamo vita a: «processi di produzione di coscienza e di idealità dall’interno dell’esperienza sociale del lavoro e della vita e nel corso dell’azione diretta delle grandi masse».