Archivio per la categoria 'antifascismo'

08
Mag

Verona: sabato 17 manifestazione nazionale

dall’Agenzia di Radio Onda d’Urto
Mag. 07 Ore: 14.12. Sono tutti rinchiusi nel carcere veronese di Montorio i cinque neo-nazisti che la notte del primo maggio scorso hanno picchiato a morte Nicola Tommasoli. L’ipotesi d’accusa è per ora di omicidio doloso. Domani mattina si terrà l’interrogatorio dei cinque arrestati, mentre stamattina si è tenuta la prima fase dell’autopsia sul corpo di Nicola: un passaggio fondamentale per stabilire, dal punto di vista legale, se si tratti o meno di un’azione studiata a tavolino. Nella giornata dei funerali, previsti in forma privata domani o venerdi, si terranno presidi antifascisti in diverse città italiane. Ieri sera un’assemblea di movimento tenutasi nella città scaligera ha inoltre deciso di lanciare la proposta di una manifestazione nazionale contro il fascismo ed il razzismo per sabato 17 maggio a Verona.

06
Mag

Comunicato delle/degli antifasciste/i veronesi

Nella notte tra il 30 aprile e 1 maggio a Verona, in pieno centro, un gruppo di fascisti di Forza Nuova ha pestato brutalmente un ragazzo di 29 anni di nome Nicola riducendolo in fin di vita e in coma irreversibile. L’unica “colpa” del ragazzo è stata quella di rifiutare una sigaretta e non accettare l’atto arrogante e intimidatorio dei 5 neofascisti, un pretesto già usato in altre aggressioni per dare il via al pestaggio. Queste squadracce di nazi fascisti è oltre 3 anni che scorrazzano impunemente per il centro di Verona aggredendo, picchiando, derubando e accoltellando chiunque sia “diverso” : l’immigrato, il comunista, l’anarchico, quello con i capelli lunghi o con l’orecchino…. l’importante è fare “pulizia” nella “loro” città. La loro ferocia è rivolta a chiunque non entri nei loro canoni estetici o non sia immediatamente pronto ad abbassare lo sguardo e cambiare velocemente marciapiede al loro passaggio. Ricordiamo che da anni sono avvenuti pestaggi a danno di compagni/e, accoltellamenti a militanti antifascisti e una miriade di aggressioni e furti a ragazzi e ragazze solo perché avevano un Kebab in mano o perché semplicemente non gli piacevano ed erano nel “loro” territorio. La polizia, e in primis i carabinieri di Verona con la complicità della stampa e della televisione asservita e obbediente, per tre giorni hanno tentato in tutti i modi di coprire la matrice politica di estrema destra e hanno materialmente dato la possibilità ai fascisti assassini di poter scappare all’estero e nascondersi.
Questa continua copertura a Forza Nuova, a Fiamma Tricolore, Veneto Front, altri infami nazi fascisti e beceri razzisti, a Verona, è possibile grazie ad una serie di coperture date dal fatto che una buona parte di questi lerci individui appartengono a quella che viene definita verona bene, l’elite della verona che sfrutta e produce. Con l’avvento del sindaco Tosi i paladini della verona pura hanno trovato piena legittimità vedendo lo stesso aprire i loro cortei segnati da slogan neonazisti e a selve di braccia tese. Gli slogan lanciati dallo stesso sindaco Tosi e la sua cricca fascista che lo appoggia e lo sostiene anche in consiglio comunale con Andrea Miglioranzi e vari fascisti ripuliti di Alleanza Nazionale, non sono altro che l’appoggio a queste infami squadracce, che hanno il compito di ripulire dove polizia e i vari sgherri al soldo dello stato e del comune non possono arrivare. Questo delirio sicuritario delle ronde e delle squadracce è figlio della mentalità Leghista e dell’estrema destra che ha sempre sostenuto attivamente il sindaco Tosi. Queste aggressioni e l’assassinio di Nicola rispondono alla mentalità leghista e fascista che ormai da anni ha sviluppato la maggior parte dei “bravi” e “onesti” cittadini veronesi, che con sbirri, prefetti, e istituzioni locali, hanno dato carta bianca a questi gruppi di nazisti balordi, in nome della sicurezza e della “pulizia cittadina” e dell’eliminazione di ciò che non è uniforme.
Le istituzioni e le sinistre revisioniste riformiste hanno creato questi mostri che si sentono investiti del potere di stabilire le regole nelle città, dove la parola sicurezza significa persecuzione del diverso, mentre nello stesso territorio quella che manca è la sicurezza sul posto di lavoro, che porta a continue tragiche morti, per il profitto della classe padronale dalla quale provengono gli stessi assassini fascisti di Nicola.

Morire ancora per mano fascista ad oltre sessant’anni dalla liberazione non deve essere tollerato! Ci appelliamo a tutte le realtà antifasciste ad autorganizzarsi per stroncare queste formazioni fasciste che tutt’oggi aggrediscono ed uccidono.

06
Mag

PESTAGGIO DI VERONA, BLOCCATI DA DIGOS ULTIMI DUE GRUPPO

Sono stati bloccati dalla Digos di Verona in Lombardia gli ultimi due presunti componenti del gruppo che ha picchiato a morte Nicola Tommasoli la notte del primo maggio scorso nel centro di Verona. Si tratta di Federico Perini, di 20 anni, e di Nicolò Veneri, di 19 anni, entrambi veronesi. I due saranno accompagnati nelle prossime ore nel carcere di Montorio, nella città scaligera.

Perini e Veneri sono stati rintracciati la notte scorsa al loro arrivo all’aeroporto di Bergamo con un volo low cost proveniente da Londra. I due erano fuggiti subito dopo l’aggressione con l’auto della madre di Perini, diretti in Austria. Da qui si sono spostati in Germania e successivamente con un volo hanno raggiunto Londra. Ma sono stati costretti a rientrare, con un volo giunto all’aeroporto di Orio al Serio intorno alle 22.30, dopo aver finito i soldi racimolati prima di scappare. All’arrivo c’erano ad attenderli gli agenti della Digos di Verona che indagano sull’episodio ai quali i due si sono costituiti. Sono quindi stati condotti nel carcere di Montorio Veronese a disposizione dell’autorita’ giudiziaria.

Perini e Veneri potrebbero essere ora essere sentiti dal pm che ha coordinato l’inchiesta sulla tragica vicenda che, dopo cinque giorni di agonia, si è conclusa con la morte ieri pomeriggio del disegnatore industriale nell’ospedale di Verona. Le indagini, anche grazie alla visione delle immagini registrate di alcune telecamere presenti nella zona del pestaggio, si erano sin dai primi momenti indirizzate verso alcuni giovani simpatizzanti della destra più estrema. L’aggressione di Tommasoli, però, non avrebbe avuto motivazioni politiche, ma semplicemente sarebbe stata legata al fatto che la vittima, assieme a due amici, aveva risposto negativamente a una richiesta di una sigaretta da parte dei componenti del gruppetto. Il primo ad essere stato bloccato dagli investigatori era stato Raffaele Delle Donne, 19 anni, studente, poi ieri la prima svolta delle indagini con il fermo di Guglielmo Corsi, 19 anni, metalmeccanico, e Andrea Vesentini, 20 anni, promotore finanziario. All’appello mancavano gli ultimi due che risultavano fuggiti all’estero, prima in Austria e poi forse in Inghilterra. Ma anche per loro si è chiuso il cerchio delle indagini della Digos, al loro rientro alla frontiera in Lombardia.

DIGOS, PERINI E VENERI HANNO CONFESSATO

 

Hanno confessato anche Federico Perini e Nicolo’ Veneri, fermati dalla Digos della questura di Verona per il pestaggio che ha causato la morte di Nicola Tommasoli. Lo ha detto oggi il responsabile della Digos, Luciano Iaccarino, affermando che ”hanno reso piena confessione”. ”Finalmente la partita e’ chiusa - ha detto Iaccarino intervenendo ad ‘Unomattina’ su Raiuno - il cerchio che avevamo stretto a loro ormai era inesorabile, i ragazzi stessi, parliamo di persone appena adulte, ‘ragazzini appena cresciuti’, hanno capito che per loro non c’era scampo e che il loro girovagare per l’Europa doveva aver termine”. ”Stanotte - ha aggiunto - quando un volo charter e’ atterrato da Londra all’aeroporto di Bergamo, noi eravamo li’ sotto bordo e li abbiamo presi e portati in questura a Verona”.
04
Mag

Proiezione Nazirock a Massa

Giovedì 8 maggio ore 21
c.s.a. La ComuneProiezione di Nazirock
sarà presente l’autore Claudio Lazzaro

 

Il film-documentario racconta il mondo neofascista italiano attraverso la musica, i raduni, gli scontri, il look dei giovani che ne fanno parte.
Il movimento di estrema destra ha diffidato il film di Lazzaro, invitando molte sale a rinunciare alla proiezione, in quanto il documentario avrebbe dei contenuti diffamatori.

L’Anpi giovani invita tutti gli antifascisti a partecipare alla proiezione ricordando che in alcune città dove è stato proposto il documentario ci sono state aggressioni da parte di gruppi di estrema destra. Quindi occhi aperti.

Saluti antifascisti

Anpi giovani Massa

02
Mag

Verona 25 Aprile, cariche contro migranti e antifascisti

Verona 25 Aprile, cariche contro migranti e antifascisti: cronache da Radio Onda d’Urto

Apr. 25 Ore: 18.55 – VERONA: GRANDE PROVA DI FORZA DEL MOVIMENTO DEI MIGRANTI
Il corteo rinuncia ad entrare in Piazza Bra per evitare uno scontro
frontale con la polizia. Ma tutti giudicano positivamente la prova di
forza espressa oggi dal movimento dei migranti.
Ascolta l’ultima parte della diretta di questo pomeriggio

Apr. 25 Ore: 18.37
VERONA: LA POLIZIA CARICA
Una carica della polizia non ha impedito ai manifestanti di rimanere compatti e anzi avanzare in modo determinato per conquistare il diritto a concludere il corteo in Piazza Bra. In questo momento ci troviamo a solo 50 metri dalla piazza.
Ascolta la cronaca di Umberto.

Apr. 25 Ore: 18.14 – VERONA: PIAZZA BRA RESTA OFF LIMITS PER IL CORTEO
Il corteo grida Piazza Bra Piazza Bra! La determinazione per sfondare il cordone di poliziotti c’è , ma da lì a èpoco arrivano i rinforzi per le divise blu.
Ascolta la cronaca di Umberto.

Apr. 25 Ore: 17.36 – VERONA:25 APRILE
Il corteo è aumentato di numero: in questo momento è fermo perchè la polizia non vuole farlo arrivare in Piazza Bra, nonostante ci sia l’autorizzazione a svolgere un presidio dalle 18 alle 19. Sentiamo ancora Umberto della redazione con numerose interviste ai partecipanti del corteo e a cittadini di Verona che lo guardano transitare per le vie della città.

Ascolta la cronaca

Apr. 25 Ore: 16.14 – VERONA: CORTEO DEI MIGRANTI E DELL’INDIGNAZIONE
Umberto della redazione ci racconta la partenza del corteo , composto da almeno 2500 persone, dalla Stazione dei treni. Tantissimi i migranti presenti, tra i quali molte donne. Sentiamo le loro considerazioni.

Ascolta la cronaca

29
Apr

25 aprile 2008 Provocazione Fascista a La Spezia

La Spezia, sabato 26 aprile 2008 Rete contro la precarietà

Oggi, 25 aprile 2008, la Rete contro la precarietà della Spezia, ha deciso di ricordare e festeggiare la Liberazione, organizzando un presidio, ritrovandosi in piazza per condividere, in una bellissima giornata di sole, quei valori e quelle speranze che hanno portato alla sconfitta del
nazi-fascismo.
Prevedibile e banale è arrivata l’ennesima provocazione da parte di 2 loschi fasci figuri che spintonando, brandendo cinture, minacciando di morte, pretendevano di passare nel mezzo del presidio. Così, sotto gli stendardi istituzionali voluti dalla Provincia, inneggianti ai diritti della Costituzione, le forze dell’ordine, adducendo motivi di sicurezza, hanno costretto 50 persone ad interrompere l’iniziativa, avvallando i metodi di chi da sempre agisce nell’ombra,
cercando l’aggregazione nel codardo squadrismo, incitando all’odio razziale, fomentando paure.
A loro ed a tutti quelli che confondono il coraggio con lo squallido tentativo di affermare il proprio “machismo” da film western di serie B, ricordiamo che Arditi siamo noi, e tutti coloro che quotidianamente resistono ai vili attacchi sferrati nel mondo del lavoro, nella vita, nella
salute, al nostro futuro.

ORA PIÙ’ CHE MAI, RESISTENZA!

29
Apr

“L’occupazione fascista dei Balcani e i campi di concentramento italiani”

L’Anpi gio vani di Massa organizza per la giornata del 3 maggio alle ore 18 una conferenza presso il teatro dei Servi in Via Palestro a Massa dal titolo “L’occupazione fascista dei Balcani e i campi di concentramento italiani”, a cura della storica Alessandra Kersevan, che presenterà il suo ultimo libro “Lager italiani” edito
dalla Nutrimenti.

 

27
Apr

Ritrovarsi a Milano. In centomila

In tanti sono scesi in piazza per sentirsi meno soli. La sinistra, seppur smarrita, dimostra di essere ancora viva fuori dal Parlamento. Uno straordinario corteo che interroga i partiti, senza quasi nemmeno nominare Berlusconi. L’assenza del sindaco Moratti
Luca Fazio (da Il Manifesto)
Milano


Quante persone, ma che peccato per loro! Milano, un giorno all’anno, ma è l’unico giorno che bisogna esserci per forza, dimostra di essere la città meno di destra che ci sia in Italia. Le urne dicono il contrario? Le urne, da un pezzo, non dicono quello che accade nella realtà. La sinistra, per chi avesse voglia di vedere quello che si muove nel profondo, riparte sempre da queste parti. O non riparte più. Allora evviva? Mica tanto.
Dire, oggi, che si ricomincia da questa piazza sarebbe sbagliato, perché da qui ancora non si capisce quale direzione bisogna prendere, ma dire che queste persone meritano ben altro rispetto alle forze politiche che sarebbero chiamate a rappresentarle, questo bisogna dirlo forte. E non è che ci sia la fila di politici o opinionisti o telegiornalisti o istituzioni per cercare di interpretare questo strano 25 aprile a Milano. Sembra rito stanco, il solito, per chi di professione è tenuto a interpretarlo. Libertà di stampa, o di chiacchiericcio politico, vuol dire anche dare spazio, per esempio, all’opinione di Fiamma Nirenstein per farle dire che questa volta Milano si è comportata bene con la comunità ebraica (ma grazie!), oppure sottolineare che qualcuno ha scritto sul muro una brutta frase contro la Confindustria (eh…questi estremisti). Ma davvero niente di che. Insomma, è filato tutto liscio e dunque ancora una volta Milano non esiste, ecco un altro pezzettino, molto interessante e molto imbarazzante, della cosiddetta «questione settentrionale», non declinata in chiave leghista. Del futuro della sinistra ne discuteranno altrove, e questo si sente, lo avvertono tutti quelli che ieri - senza curarsi di Berlusconi - si sono dati appuntamento, come da 63 anni a questa parte, in Porta Venezia.
Interessa sempre sapere quanti. Dunque: sono senz’altro più di 100 mila: ma veri, non come i cortei strombazzati dalla ex sinistra ufficiale, quando serviva fare la voce grossa. Qui, di ufficiale, e meno male, ci sono solo un paio di non fondamentali dichiarazioni, rilasciate con un filo di voce, il resto sono - scusate la parolaccia - moltissime persone della sinistra diffusa (altro che 3%!), un po’ smarrite ma ugualmente sorridenti. Quasi mute, però. Strano che non tutti se ne siano accorti, proprio questa volta che gli «scomparsi» in piazza ci sono tornati veramente. Eccoli, a occhio, e per la precisione - visto che ormai tutti ma proprio tutti hanno deciso di dire 50 mila e basta: con piazza Duomo mezza vuota (30 mila persone almeno), un serpentone fitto fitto scorre ancora lungo corso Vittorio Emanuele, poi piazza San Babila e poi ancora fino ai giardini di via Palestro: un chilometro di manifestanti almeno, oltre piazza Duomo. 50 mila quindi è impossibile. Allora contenti? Sì, però.
Come nascondere quel certo disagio che serpeggia tra il corpo smembrato delle tante sinistre che non sanno più a che santo votarsi, e votare? «Mucillaggine» (ma ancora motivata e di sinistra), direbbe il sociologo Giuseppe De Rita. Sparsa, senza un filo di corrente a smuovere le acque. Che ancora nemmeno si saluta, adesso che per la prima volta dopo la batosta elettorale è riuscita almeno a risalire in superficie. Ma anche troppo seria, oggi, 25 aprile, per regolare conti e mandarsi reciprocamente aff…; ognuno rimane antifascista ma ognuno rimane per conto proprio: il furgoncino techno/trance di un centro sociale sta a due metri dallo spezzone del Partito Democratico, in trance: tante le bandiere nuove per l’imbarazzante prima antifascista. Semplicemente si ignorano, fatta eccezione per il pezzetto di corteo (mai stato così visibile) occupato dai socialisti: «Ricordati (si danno ancora del tu, ndr) che senza di noi in questo paese la democrazia non esiste, ricordatelo…». Silenzio. I partiti, le associazioni, i centri, ci sono proprio tutti, e fanno ogni sforzo necessario per sventolare il proprio vessillo di appartenenza (i partiti fin troppo). Ma mai come questa volta i milanesi sono scesi in piazza non per farsi vedere ma per senso del dovere. Siamo depressi ma non siamo morti, questo è il messaggio che la piazza consegna a…a…già a chi?
Per dirla sempre con il sociologo De Rita, si potrebbe leggere la manifestazione con le lenti dello «psichismo collettivo». Migliaia di persone hanno espresso: disagio, pura testimonianza, attaccamento all’unica piazza dove ci si sente a proprio agio, consapevolezza che il peggio deve ancora arrivare, ma anche semplice desiderio di ritrovarsi fra simili e in tantissimi, anche fuori dal Parlamento (alcuni, soprattutto). E’ una piazza che interroga la sinistra in maniera imbarazzante, e che non ha più tempo e nemmeno parole da sprecare sul ritorno scontato di Berlusconi: solo uno striscione ricorda che Fischia Bossi infuria Berlusconi, scarpe rotte eppur bisogna andar.
Dove, e con le scarpe risuolate da chi, forse è presto per andare a chiederlo in giro. Gira voce, ma assumono giustamente un basso profilo, che da qualche parte - laggiù - si vede lo stato maggiore (è una battuta…) del Prc - il partito che più ha sofferto la distanza con questa piazza si è sistemato nelle ultime file. Sono tanti, e non è un caso che Nichi Vendola e Paolo Ferrero abbiano scelto Milano. Dice il primo: «Far vivere l’antifascismo riguarda la capacità di capire la realtà odierna». Già. E ancora, sul sindaco Moratti che ha disertato il corteo: «C’è un establishment che depotenzia il significato del 25 aprile. Ha iniziato Dell’Utri, ora c’è chi non si vuole sottoporre ad un calendario per loro imbarazzante perché il 25 aprile è lo spartiacque nella storia della democrazia». Anche Ferrero ritiene «gravissima l’assenza del sindaco Moratti». Questa è l’unica notizia squisitamente politica della bella giornata, anche se in piazza Duomo non se n’è accorto quasi nessuno.
27
Apr

La piazza romana non vede «nero»

In decine di migliaia nella capitale contro «il ritorno del fascismo». Un corteo poco istituzionale e con tantissimi giovani. Al Campidoglio arriva anche Rutelli, che incontra i partigiani dell’Anpi
Giacomo Russo Spena (da Il Manifesto)
Roma


Se il «vento nero» torna a soffiare, l’antifascismo risale la china. A Roma sotto un sole battente si festeggia una Liberazione in grande stile. «Siamo 40 mila» dicono, esagerando un po’, gli organizzatori. Ma di gente ce n’è comunque tanta: oltre 20 mila tra partigiani, centri sociali, associazioni, partiti, sindacati e soprattutto tanti, tantissimi giovani. E’ la loro presenza massiccia quella che balza all’occhio più di tutto, insieme al fatto che i partiti, dal Pd alla Sinistra arcobaleno, appaiono invece piuttosto in sordina. E Rutelli? Si fa vedere al Campidoglio, nota la grande partecipazione e nel pomeriggio da Tor Pignattara dirà chiaro che non bisogna consegnare Roma al neofascismo.
Ad aprire il corteo sono i partigiani, con i loro vessilli e la stessa convinzione di sempre. Sono passati 63 anni dalla Liberazione ma per loro «i fascisti in Italia ci sono ancora e quindi non bisogna smettere di combattere». Tanti i giovani che tengono gli striscioni dell’Anpi. Iacopo è uno di loro: «Bisogna conservare il sacrificio di migliaia di persone - dice - Ora dobbiamo tenere alta la guardia per il ritorno dei nuovi fascismi». Si riferisce, spiega, all’«omologazione» mediatica e culturale che «cancella una coscienza civile e critica». «Hai ragione», aggiunge un altro, «la scuola dovrebbe fare la differenza, s’è persa la memoria storica». E ieri, forse anche come reazione al «nuovo squadrismo» giovanile, gli studenti l’hanno fatta. Hanno un loro spezzone e ballano spensierati dietro il camion che «pompa» ska e reggae. «Rilanciamo le bellissime parole della nostra Costituzione: libertà, uguaglianza delle opportunità, pace - dice l’Uds - Contro gli episodi di violenza e intolleranza». Non sono però i soli a manifestare a suon di musica. Ci sono bande, giocolieri e sambisti che danzano con le loro magliette rosse.
Il clima del corteo è sereno come la giornata, e a turbarlo non riesce nemmeno un gruppetto che intima ai partigiani della Brigata Ebraica di riporre quattro bandiere di Israele. «Forse i contestatori - scherza un manifestante - non sanno che più di 9 mila ebrei hanno combattuto in Italia contro il nazifascismo». La solidarietà per lo Stato d’Israele è accompagnata dalla «voglia di liberazione» delle altre comunità presenti, quella palestinese e kurda. Chiudono il corteo i partiti del centrosinistra, Sinistra Critica e la triade sindacale. Presenti per l’occasione i segretari della Cgil Guglielmo Epifani e della Cisl Raffaele Bonanni. Tante anche le associazioni: dall’Unione atei e agnostici a Emergency.
Giunti al Campidoglio l’Anpi, come previsto, arresta la propria marcia, con una delegazione che viene ricevuta dal commissario prefettizio. In quel frangente arriva in piazza Rutelli. Al collo ha un fazzoletto dell’Anfim, difficile da non notare: «E’ l’associazione dei familiari delle vittime delle fosse Ardeatine - spiega il candidato sindaco - Me lo ha regalato il presidente Gigliozzi, prima di morire». Sulle strumentalizzazioni della destra puntualizza: «Il 25 aprile è una festa di tutti, a patto che si sappia da che parte era la ragione e da che parte la barbarie. Qui ci sono gli ultimi protagonisti della lotta per la libertà e tanti giovani».
Al Campidoglio oltre ai partigiani si fermano tutti gli «istituzionali», mentre lo spezzone di movimento, che sfila dietro lo striscione «Nuove Resistenze», prosegue oltre. A capeggiare la manifestazione fino a Piazza Vittorio saranno gli studenti medi. Il «nuovo» corteo punta ad «attualizzare» la Memoria, rivendicando l’«antifascismo sociale» attraverso «l’apertura di spazi di conflitto». Al Colosseo espongono un totem che ricorda i morti sul lavoro: «Le chiamano morti bianche - dice Valerio - ma in realtà sono assassini, con responsabili». Dal microfono parlano di occupazioni abitative, di precarietà, di razzismo, di nuovi diritti di cittadinanza. Giunti nei pressi di Piazza Vittorio, vicino al centro sociale di estrema destra Casa Pound, per qualche momento sale la tensione. I camerati della Fiamma Tricolore, circa una ventina, affacciati alle finestre con sotto centinaia di poliziotti pronti a evitare qualsiasi contatto, ascoltano Bella Ciao, cantata a squarciagola dai manifestanti. E’ l’ultimo atto del corteo.

24
Apr

25 aprile 2008

 

In fondo, non sarebbe poi così difficile festeggiare il 25 aprile: basterebbe essere antifascisti.

L’Anpi giovani di Massa augura a tutti i compagni un 25 aprile di festa, di gioia, di lotta.