Archivio per la categoria 'antifascismo'



27
Apr

Ritrovarsi a Milano. In centomila

In tanti sono scesi in piazza per sentirsi meno soli. La sinistra, seppur smarrita, dimostra di essere ancora viva fuori dal Parlamento. Uno straordinario corteo che interroga i partiti, senza quasi nemmeno nominare Berlusconi. L’assenza del sindaco Moratti
Luca Fazio (da Il Manifesto)
Milano


Quante persone, ma che peccato per loro! Milano, un giorno all’anno, ma è l’unico giorno che bisogna esserci per forza, dimostra di essere la città meno di destra che ci sia in Italia. Le urne dicono il contrario? Le urne, da un pezzo, non dicono quello che accade nella realtà. La sinistra, per chi avesse voglia di vedere quello che si muove nel profondo, riparte sempre da queste parti. O non riparte più. Allora evviva? Mica tanto.
Dire, oggi, che si ricomincia da questa piazza sarebbe sbagliato, perché da qui ancora non si capisce quale direzione bisogna prendere, ma dire che queste persone meritano ben altro rispetto alle forze politiche che sarebbero chiamate a rappresentarle, questo bisogna dirlo forte. E non è che ci sia la fila di politici o opinionisti o telegiornalisti o istituzioni per cercare di interpretare questo strano 25 aprile a Milano. Sembra rito stanco, il solito, per chi di professione è tenuto a interpretarlo. Libertà di stampa, o di chiacchiericcio politico, vuol dire anche dare spazio, per esempio, all’opinione di Fiamma Nirenstein per farle dire che questa volta Milano si è comportata bene con la comunità ebraica (ma grazie!), oppure sottolineare che qualcuno ha scritto sul muro una brutta frase contro la Confindustria (eh…questi estremisti). Ma davvero niente di che. Insomma, è filato tutto liscio e dunque ancora una volta Milano non esiste, ecco un altro pezzettino, molto interessante e molto imbarazzante, della cosiddetta «questione settentrionale», non declinata in chiave leghista. Del futuro della sinistra ne discuteranno altrove, e questo si sente, lo avvertono tutti quelli che ieri - senza curarsi di Berlusconi - si sono dati appuntamento, come da 63 anni a questa parte, in Porta Venezia.
Interessa sempre sapere quanti. Dunque: sono senz’altro più di 100 mila: ma veri, non come i cortei strombazzati dalla ex sinistra ufficiale, quando serviva fare la voce grossa. Qui, di ufficiale, e meno male, ci sono solo un paio di non fondamentali dichiarazioni, rilasciate con un filo di voce, il resto sono - scusate la parolaccia - moltissime persone della sinistra diffusa (altro che 3%!), un po’ smarrite ma ugualmente sorridenti. Quasi mute, però. Strano che non tutti se ne siano accorti, proprio questa volta che gli «scomparsi» in piazza ci sono tornati veramente. Eccoli, a occhio, e per la precisione - visto che ormai tutti ma proprio tutti hanno deciso di dire 50 mila e basta: con piazza Duomo mezza vuota (30 mila persone almeno), un serpentone fitto fitto scorre ancora lungo corso Vittorio Emanuele, poi piazza San Babila e poi ancora fino ai giardini di via Palestro: un chilometro di manifestanti almeno, oltre piazza Duomo. 50 mila quindi è impossibile. Allora contenti? Sì, però.
Come nascondere quel certo disagio che serpeggia tra il corpo smembrato delle tante sinistre che non sanno più a che santo votarsi, e votare? «Mucillaggine» (ma ancora motivata e di sinistra), direbbe il sociologo Giuseppe De Rita. Sparsa, senza un filo di corrente a smuovere le acque. Che ancora nemmeno si saluta, adesso che per la prima volta dopo la batosta elettorale è riuscita almeno a risalire in superficie. Ma anche troppo seria, oggi, 25 aprile, per regolare conti e mandarsi reciprocamente aff…; ognuno rimane antifascista ma ognuno rimane per conto proprio: il furgoncino techno/trance di un centro sociale sta a due metri dallo spezzone del Partito Democratico, in trance: tante le bandiere nuove per l’imbarazzante prima antifascista. Semplicemente si ignorano, fatta eccezione per il pezzetto di corteo (mai stato così visibile) occupato dai socialisti: «Ricordati (si danno ancora del tu, ndr) che senza di noi in questo paese la democrazia non esiste, ricordatelo…». Silenzio. I partiti, le associazioni, i centri, ci sono proprio tutti, e fanno ogni sforzo necessario per sventolare il proprio vessillo di appartenenza (i partiti fin troppo). Ma mai come questa volta i milanesi sono scesi in piazza non per farsi vedere ma per senso del dovere. Siamo depressi ma non siamo morti, questo è il messaggio che la piazza consegna a…a…già a chi?
Per dirla sempre con il sociologo De Rita, si potrebbe leggere la manifestazione con le lenti dello «psichismo collettivo». Migliaia di persone hanno espresso: disagio, pura testimonianza, attaccamento all’unica piazza dove ci si sente a proprio agio, consapevolezza che il peggio deve ancora arrivare, ma anche semplice desiderio di ritrovarsi fra simili e in tantissimi, anche fuori dal Parlamento (alcuni, soprattutto). E’ una piazza che interroga la sinistra in maniera imbarazzante, e che non ha più tempo e nemmeno parole da sprecare sul ritorno scontato di Berlusconi: solo uno striscione ricorda che Fischia Bossi infuria Berlusconi, scarpe rotte eppur bisogna andar.
Dove, e con le scarpe risuolate da chi, forse è presto per andare a chiederlo in giro. Gira voce, ma assumono giustamente un basso profilo, che da qualche parte - laggiù - si vede lo stato maggiore (è una battuta…) del Prc - il partito che più ha sofferto la distanza con questa piazza si è sistemato nelle ultime file. Sono tanti, e non è un caso che Nichi Vendola e Paolo Ferrero abbiano scelto Milano. Dice il primo: «Far vivere l’antifascismo riguarda la capacità di capire la realtà odierna». Già. E ancora, sul sindaco Moratti che ha disertato il corteo: «C’è un establishment che depotenzia il significato del 25 aprile. Ha iniziato Dell’Utri, ora c’è chi non si vuole sottoporre ad un calendario per loro imbarazzante perché il 25 aprile è lo spartiacque nella storia della democrazia». Anche Ferrero ritiene «gravissima l’assenza del sindaco Moratti». Questa è l’unica notizia squisitamente politica della bella giornata, anche se in piazza Duomo non se n’è accorto quasi nessuno.
27
Apr

La piazza romana non vede «nero»

In decine di migliaia nella capitale contro «il ritorno del fascismo». Un corteo poco istituzionale e con tantissimi giovani. Al Campidoglio arriva anche Rutelli, che incontra i partigiani dell’Anpi
Giacomo Russo Spena (da Il Manifesto)
Roma


Se il «vento nero» torna a soffiare, l’antifascismo risale la china. A Roma sotto un sole battente si festeggia una Liberazione in grande stile. «Siamo 40 mila» dicono, esagerando un po’, gli organizzatori. Ma di gente ce n’è comunque tanta: oltre 20 mila tra partigiani, centri sociali, associazioni, partiti, sindacati e soprattutto tanti, tantissimi giovani. E’ la loro presenza massiccia quella che balza all’occhio più di tutto, insieme al fatto che i partiti, dal Pd alla Sinistra arcobaleno, appaiono invece piuttosto in sordina. E Rutelli? Si fa vedere al Campidoglio, nota la grande partecipazione e nel pomeriggio da Tor Pignattara dirà chiaro che non bisogna consegnare Roma al neofascismo.
Ad aprire il corteo sono i partigiani, con i loro vessilli e la stessa convinzione di sempre. Sono passati 63 anni dalla Liberazione ma per loro «i fascisti in Italia ci sono ancora e quindi non bisogna smettere di combattere». Tanti i giovani che tengono gli striscioni dell’Anpi. Iacopo è uno di loro: «Bisogna conservare il sacrificio di migliaia di persone - dice - Ora dobbiamo tenere alta la guardia per il ritorno dei nuovi fascismi». Si riferisce, spiega, all’«omologazione» mediatica e culturale che «cancella una coscienza civile e critica». «Hai ragione», aggiunge un altro, «la scuola dovrebbe fare la differenza, s’è persa la memoria storica». E ieri, forse anche come reazione al «nuovo squadrismo» giovanile, gli studenti l’hanno fatta. Hanno un loro spezzone e ballano spensierati dietro il camion che «pompa» ska e reggae. «Rilanciamo le bellissime parole della nostra Costituzione: libertà, uguaglianza delle opportunità, pace - dice l’Uds - Contro gli episodi di violenza e intolleranza». Non sono però i soli a manifestare a suon di musica. Ci sono bande, giocolieri e sambisti che danzano con le loro magliette rosse.
Il clima del corteo è sereno come la giornata, e a turbarlo non riesce nemmeno un gruppetto che intima ai partigiani della Brigata Ebraica di riporre quattro bandiere di Israele. «Forse i contestatori - scherza un manifestante - non sanno che più di 9 mila ebrei hanno combattuto in Italia contro il nazifascismo». La solidarietà per lo Stato d’Israele è accompagnata dalla «voglia di liberazione» delle altre comunità presenti, quella palestinese e kurda. Chiudono il corteo i partiti del centrosinistra, Sinistra Critica e la triade sindacale. Presenti per l’occasione i segretari della Cgil Guglielmo Epifani e della Cisl Raffaele Bonanni. Tante anche le associazioni: dall’Unione atei e agnostici a Emergency.
Giunti al Campidoglio l’Anpi, come previsto, arresta la propria marcia, con una delegazione che viene ricevuta dal commissario prefettizio. In quel frangente arriva in piazza Rutelli. Al collo ha un fazzoletto dell’Anfim, difficile da non notare: «E’ l’associazione dei familiari delle vittime delle fosse Ardeatine - spiega il candidato sindaco - Me lo ha regalato il presidente Gigliozzi, prima di morire». Sulle strumentalizzazioni della destra puntualizza: «Il 25 aprile è una festa di tutti, a patto che si sappia da che parte era la ragione e da che parte la barbarie. Qui ci sono gli ultimi protagonisti della lotta per la libertà e tanti giovani».
Al Campidoglio oltre ai partigiani si fermano tutti gli «istituzionali», mentre lo spezzone di movimento, che sfila dietro lo striscione «Nuove Resistenze», prosegue oltre. A capeggiare la manifestazione fino a Piazza Vittorio saranno gli studenti medi. Il «nuovo» corteo punta ad «attualizzare» la Memoria, rivendicando l’«antifascismo sociale» attraverso «l’apertura di spazi di conflitto». Al Colosseo espongono un totem che ricorda i morti sul lavoro: «Le chiamano morti bianche - dice Valerio - ma in realtà sono assassini, con responsabili». Dal microfono parlano di occupazioni abitative, di precarietà, di razzismo, di nuovi diritti di cittadinanza. Giunti nei pressi di Piazza Vittorio, vicino al centro sociale di estrema destra Casa Pound, per qualche momento sale la tensione. I camerati della Fiamma Tricolore, circa una ventina, affacciati alle finestre con sotto centinaia di poliziotti pronti a evitare qualsiasi contatto, ascoltano Bella Ciao, cantata a squarciagola dai manifestanti. E’ l’ultimo atto del corteo.

24
Apr

25 aprile 2008

 

In fondo, non sarebbe poi così difficile festeggiare il 25 aprile: basterebbe essere antifascisti.

L’Anpi giovani di Massa augura a tutti i compagni un 25 aprile di festa, di gioia, di lotta.

 

18
Apr

63° Anniversario della Liberazione

Fino al cuore della rivolta - Artisti per la Resistenza
63° Anniversario della Liberazione
Fosdinovo 19-25 aprile 2008

Ricordo di Nello Masetti «Carlin»

http://www.archividellaresistenza.it/cms/index.php?option=com_content&task=view&id=118&Itemid=71

17
Apr

“LA RESIEMBRA”

UNA “PRODUZIONE DAL BASSO” PER GLOBALIZZARE LA LOTTA
UN DOCU-FILM DA CO-PRODURRE CON LE BRIGATE DI SOLIDARIETA’ E PER LA PACE

Lo scorso Agosto siamo partiti in 7, uomini e donne, ragazzi e ragazze per realizzare una “Brigata di Solidarietà” in Colombia. Per un mese abbiamo condiviso abitazioni e cibo, speranze, tensioni e paure delle Comunità in Resistenza Civile dei dipartimenti del Chocò e del Meta.
Per un mese abbiamo accompagnato i loro processi organizzativi, abbiamo appoggiato, a colpi di machete, la rioccupazione delle terre da cui erano state espulse, abbiamo “insegnato” nelle loro scuole comunitarie autogestite.
Un mese di scambio e lotta COMUNE contro nemici COMUNI: le Multinazionali, il Terrore di Stato, le politiche Neoliberiste che devastano i territori, saccheggiano le risorse, espropriano le classi subalterne ed eliminano i propri oppositori.
Da questa intensa esperienza stiamo realizzando un video che documenti la coraggiosa lotta di queste Comunità, espropriate con la forza dagli apparati legali e illegali dello stato, che si sono organizzate, a partire dal 2000, per riprendersi le proprie terre dando vita a una esperienza di lotta che combina l’azione diretta, l’azione legale e l’appoggio internazionale. Comunità rinate che si dichiarano come “Zone Umanitarie” rifiutando di riconoscere lo Stato Clombiano, da cui ricevono solo morte e violenza, e costruendo le proprie forme di organizzazione produttiva, educativa, decisionale.

Abbiamo scelto di realizzare il video come una “Produzione dal Basso”
alla ricerca di co-produttori interessati piuttosto che meri finanziatori.
Guarda il Progetto su Produzioni dal Basso. Co-producilo, se ti interessa, prenotando la tua copia.
http://www.produzionidalbasso.com/pdb_263.html

Guarda il sito delle Brigate di Solidarietà e per la Pace per saperne di più su chi siamo
http://brisop.noblogs.org/

17
Apr

Firenze verso il 25 aprile 2008

Verso il 25 aprile in Piazza Santo Spirito, 2 serate al Cpa Firenze sud in via villamagna 27/a

Venerdì 18 alle ore 21.00 Presentazione del documentario, censurato dalla Rai:

“La guerra sporca di Mussolini”

Sui crimini di guerra compiuti dall’esercito italiano in Grecia

Interviene il regista Giovanni Donfrancesco e

Davide Conti – autore del saggio “L’occupazione italiana dei Balcani”

Sabato 19 alle 21.30 Fabio Cuzzola, autore del libro:“5 anarchici del sud”

presenta il suo ultimo lavoro:

“ Reggio 1970: storie e memorie della rivolta”

Per un 25 aprile di solidarietà e lotta

Il 25 aprile la Firenze Antifascista festeggerà la liberazione dell’Italia dal nazifascismo in Piazza Santo Spirito, luogo storico della Resistenza fiorentina.
Quest’anno il 25 aprile a Firenze ricopre un significato particolare. Nella nostra città sono stati infatti condannati 13 compagni a 7 anni di carcere per aver manifestato contro la guerra in Jugoslavia nel 1999 e dopo che i manifestanti subirono le violente cariche delle forze dell’ordine . Una condanna vergognosa da Tribunale Speciale, per il reato appunto di Resistenza alla guerra, che si inserisce in un clima generale di inasprimento della repressione interna, di fronte a scenari di guerra permanente e di chiusura degli spazi politici.
Una giornata quindi che, come sempre, non vuole essere solo ricordo ma anche riattualizzazione dei valori fondanti della Resistenza italiana: l’antifascismo, la giustizia sociale, la lotta contro la guerra, la solidarietà internazionale tra i popoli e la lotta contro le nuove forme di razzismo, repressione ed esclusione sociale.
Infatti per noi il concetto di Resistenza non nasce né si esaurisce con la lotta partigiana del ’43-’45, sebbene questa abbia sicuramente rappresentato il momento più alto di lotta popolare nella costruzione di una società che non fosse basata sullo sfruttamento. Già dopo la I guerra mondiale il movimento di classe italiano cercò con il Biennio Rosso una propria prospettiva di liberazione; il ventennio fascista fu poi un periodo di esilio, confino e Tribunali Speciali per migliaia oppositori politici, che troviamo poi combattenti nella Guerra Civile spagnola. Dopo la II guerra mondiale, negli anni ’50, operai e contadini tornarono nelle piazze per chiedere terre e diritti e negli anni
’60-’70 un forte e radicale movimento operaio e popolare, mise in discussione i capisaldi del capitale strappando diritti e conquiste fondamentali oggetto di attacco continuo negli anni successivi.
Crediamo che, del resto, il revisionismo e l’attacco culturale e storico all’antifascismo sia funzionale a colpire questo concetto di continuità della Resistenza, della lotta per una società più giusta, mentre procede in senso reazionario la trasformazione politica, economica e costituzionale delle istituzioni nazionali ed internazionali.
Da parte nostra è proprio la continuità della Resistenza che vogliamo affermare e praticare.
Oggi siamo in un contesto generale in cui la guerra è lo strumento principale di imposizione delle politiche economiche di sfruttamento, in cui l’attacco ai diritti dei lavoratori si è addirittura appesantito con gli ultimi provvedimenti del centro sinistra, in cui non sono garantiti un futuro dignitoso e non precario e tanto meno una pensione, in cui la repressione politica, la repressione verso i lavoratori attivi e la guerra ai poveri con la caccia all’immigrato, gli sgomberi forzati, sono ormai roba quotidiana.
La continuità della Resistenza è quindi, oggi, la lotta contro la precarietà sul lavoro e nella vita, per la ricerca di un futuro migliore, non subordinato alle inviolabili regole economiche del capitalismo, Resistenza alle guerre fatte per il controllo economico e politico, resistenza alle Grandi Opere pubbliche, che ingrassano gli speculatori ed avvelenano la popolazione. Resistenza al ritorno dei fascisti nelle scuole e nei quartieri ed al pesante revisionismo storico che vuole equiparare fascisti e partigiani, oppressi ed oppressori.
Oggi, per noi, Resistenza significa l’impegno quotidiano che lavoratori/trici, studenti, compagni/e portano avanti nei propri territori e posti di lavoro e studio, di fronte a mille difficoltà e chiusure, di fronte a repressione e processi, ma consapevoli che la ricerca e la lotta per una società dove non vi siano più sfruttati e sfruttatori siano più che mai necessarie. Resistenza è la lotta dei popoli che, dalla Palestina all’Iraq alla Colombia, combattono per la loro liberazione dalle occupazioni, dallo sfruttamento, dalla colonizzazione.

Solidarietà ai 13 compagni condannati a 7 anni
Oggi come ieri contro il fascismo con ogni mezzo necessario

La Resistenza continua

25 APRILE 2008 – dalle 15.30 in Piazza santo Spirito con materiale informativo, banchini, video – cibo e bevande - interventi di partigiani, compagni/e di realtà di lotta nazionali ed internazionali
Ore 17.00 corteo verso Piazza Tasso – a seguire cena canti e balli – video del 13 maggio ’99 – concerto

Firenze Antifascista

17
Apr

ALTO ADIGE: 16 NEONAZISTI ARRESTATI DALLA POLIZIA

Sono 16 gli arresti che la Polizia di Stato di Bolzano sta eseguendo a Merano, Scena, Tirolo, Lagundo e dintorni nell’ambito dell’Odessa’. L’operazione condotta dalla digos della questura di Bolzano e’ la conclusione di una complessa ed articolata indagine che ha individuato e disarticolato un consolidato e consistente gruppo sudtirolese di eta’ compresa tra i 17 e i 27 anni accusati dei delitti di incitamento alla discriminazione, odio e violenza, per motivi razziali, etnici e nazionali. In particolare gli 8 episodi di violenza (lesioni personali e intimidazioni) consumati dai giovani arrestai ai danni di giovani italiani e stranieri ritenuti dalle persone indagate ‘diversi’ per motivi etnici, razziali e sociali. Il gruppo era in contatto con movimenti di estrema destra attivi in Austria, Svizzera e Germania.

17
Apr

Attentatori mancati. A processo.

Imputati per l’attacco a un centro sociale alcuni militanti neofascisti, tra i quali tre minori Il gruppo, guidato dal segretario cittadino di Forza Nuova, tentò di incendiare il centro sociale Paz di Rimini come protesta contro le occupazioni. I fascisti, intercettati dai carabinieri, sono stati arrestati.

Bruciare il centro sociale cittadino era diventata la loro ossessione. Più di Mussolini, più dei negri, più degli immigrati che affollano la Romagna specie d’estate, attratti dal lavoro stagionale che qui non manca mai. Loro niente, pensavano solo a come dar fuoco al Laboratorio sociale Paz di Rimini. E il 24 settembre 2007 ce l’avrebbero fatta, se i carabinieri che li intercettavano da tempo non li avessero fermati poco prima che spargessero quindici litri di solvente infiammabile e rapissero l’uomo che vive nella struttura. Oggi, nove dei tredici militanti neofascisti arrestati l’estate scorsa saranno processati a Bologna: un giudizio a luci spente, in camera di consiglio, con due patteggiamenti e sette «riti abbreviati» (solo uno degli accusati sta subendo da un mese il processo ordinario, mentre per i tre minorenni bisognerà aspettare ancora).
Anche se riflettori e telecamere saranno lontani, però, stavolta sarà difficile pensare a questo gruppuscolo come lontano dalla politica elettorale, perché il leader degli incendiari Cesare Bonetti è anche il segretario della sezione di Forza nuova di Rimini e perché del come e quando dare una «bella lezione ai compagni» si discuteva ogni lunedì, proprio durante le riunioni politiche a casa del capo.
Basandosi su un criterio prudenziale, la pm di Bologna Elisabetta Melotti porterà in aula solo il più grave degli episodi di cui il gruppo è ritenuto responsabile, quello della notte del 24 settembre, quando i seguaci di Roberto Fiore (ma non tutti gli imputati sono iscritti a Fn) tentarono di appiccare il fuoco al Paz. All’epoca, il «laboratorio occupato» che potrebbe essere sgomberato in questi giorni dallo stesso sindaco parte civile contro i neofascisti, era già a rischio sfratto. I militanti di Forza nuova, però, non erano soddisfatti, volevano una reazione energica del comune contro le occupazioni illegali, non gli bastava l’ordinanza di sgombero emessa ma non applicata, volevano «massacrarne due o tre, massacrarli pero» , dar fuoco all’edificio e colpire i leader «così vedi che si acquietano e mollano tutto», come hanno continuato a ripetersi a casa di Bonetti poco prima di uscire in missione e come le intercettazioni ambientali raccontano nel dettaglio.
La prima azione seria, con un rapimento ed un vero incendio, ma non il primo atto violento. I carabinieri li tenevano sott’occhio da tempo per «attentati incendiari e fatti di danneggiamento»: il 3 febbraio alla macelleria islamica El Mansoura, il 1 giugno in un’altro negozio musulmano, il 23 febbraio già al Paz, quando per la prima volta avevano lanciato della molotov contro l’ingresso della struttura. «Da allora, e poi per mesi, mi sono sentita colpita, praticamente paralizzata – racconta Manila Ricci, portavoce del Paz ed una dei possibili “obiettivi” della spedizione punitiva – E’ stata la rottura di un piano simbolico, solo col passare del tempo mi sono resa conto che c’era una strategia, che siamo diventati un bersaglio per il nostro impegno sociale».
La notte del 28 luglio il gruppetto aveva già dato fuoco a due automobili pareccheggiate proprio di fronte al centro sociale. La notizia aveva fatto clamore, aveva convinto il sindaco ad accelerare i tempi dello sgombero perché non ci fossero tensioni. E ora Bonetti e i suoi volevano il bis. I carabinieri li hanno fermati la notte del 24 a bordo di tre automobili, prima ancora che si dividessero tra incendio al Paz, rapimento dell’unico residente e spedizione punitiva a casa dei due leader dei «compagni».
Addosso gli hanno trovato cartografia e foto degli “obiettivi”, uno schizzo degli interni della sede del “Paz”; tre taniche con circa 14 litri di nitro-diluente antinebbia infiammabile e nocivo; ricetrasmittenti; pistole a gas con altrettante bombolette di gas e una scatola di piombini, una pistola a salve, dieci coltelli a serramanico, tirapugni, due catene di ferro, due bastoni in legno, due pugnali, tre manganelli, ma anche tre baionette, due piedi di porco, un taglierino, due passamontagna e una calza di nylon. Eppure, persino all’interrogatorio davanti al Pm uno di loro, Andrea Ceschi, classe 1972 ha continuato a ripetere quel che diceva nelle intercettazioni: «Facciamo almeno una cosa simbolica, tanto per far qualcosa. Se non altro (i giornali, ndr) ne parlano ancora e la gente si ricorda».

10
Apr

ELEZIONI: AGGREDITO CAPOLISTA ‘CARC’ A MASSA DURANTE DIBATTITO

(AGI) – Massa, 9 apr. – Aggredito, durante un dibattito tra i candidati al Comune di Massa dove domenica e lunedi’ si eleggera’ il nuovo sindaco, il capolista al consiglio Comunale del ‘Carc’, il Comitato di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo. Nel corso del dibattito tra gli otto candidati, che si e’ tenuto ieri sera a Marina di Massa, Francesco Ceccarelli, questo il nome del 31 enne che sostituiva nell’occasione il candidato a Sindaco, Rinaldo Valenti, e’ stato colpito da un pugno sferrato da un uomo, un sessantenne, appartenente, secondo quanto appreso, all’area de “La Destra”.
L’aggressione, che e’ costata sette giorni di prognosi aggiornabile al rappresentante del Carc, e’ avvenuta dopo una serie di aggressioni verbali e scambi di accuse tra i rappresentanti del Carc e “La Destra”. Ci sono state alcune aggressioni verbali – ha spiegato Ceccarelli stamani mattina – ci sbeffeggiavano con il saluto romano e al grido “Viva Mussolini”.
Durante il mio intervento ho ribadito, piu’ che parlare di programmi e turismo, che Massa e’ una citta’ anti-fascista ma nessuno dei candidati, seduti vicino a me, ha preso le mie difese o ha ribadito il no ai rigurgiti fascisti.
All’improvviso, dalla platea, un uomo mi ha tirato un pugno e sono finito al pronto soccorso. (AGI)

10
Apr

Comunicato in merito all’aggressione fascista

L’Anpi giovani esprime la propria più totale solidarietà al compagno della Lista Comunista aggredito nella giornata di martedì.

Crediamo che sia l’ennesima dimostrazione di come determinate forze politiche si richiamino nelle teorie, ma ancor più nelle pratiche a quell’ideale fascista che, seppur sconfitto dalla storia, presenta all’oggi numerosi e vili rigurgiti.

In particolare, proprio nella giornata del 10 aprile, giorno della Liberazione di Massa, rinnoviamo l’appello a tutti gli antifascisti nel continuare la propria lotta politica e culturale contro queste forze e a metterne in luce le caratteristiche eversive.

ANPI GIOVANI MS