Archivio per la categoria 'eventi'

13
Mag

Da Massa per la manifestazione antifascista di sabato a Verona

il coordinamento antifascista promuove la partecipazione alla manifestazione di sabato a Verona, innanzitutto attraverso un presidio che si terrà mercoledì 14 alle ore 16 presso la ex P.zza delle Corriere a Massa.

Per informazioni sulla partecipazione al corteo:

340 0692837 / 333 4639178

08
Mag

Lettera aperta a tutte le Anpi d’Italia

Chi non si schiera si è già schierato

Sono finite da pochi giorni le celebrazioni per il 63° anniversario della Resistenza, ma noi vogliamo ricordarne una, quella di 33 anni fa, tenuta pressa l’Università degli Studi di Padova dove si affermava che “l’altro aspetto della Resistenza è, infatti, la sua universalità. Non si può celebrare una particolare Resistenza storica senza celebrare insieme ogni altra Resistenza, tutte le Resistenze passate e in atto, quelle che gloriosamente segnano un nuovo destino di libertà dei popoli che questo destino hanno pagato, seminando ogni angolo della terra di morti per giungere ad un’alba di giusta pace, e quelle che ancora duramente e tra mille sacrifici si aprono anche oggi, ogni giorno, ogni notte, sotto le raffiche della violenza liberticida, un cammino verso ancora lontani porti di pacificate famiglie e di focolari sognati nella luce di una inesausta speranza umana”.

Tra poco, esattamente l’ 8 Maggio si aprirà a Torino la Fiera del Libro che avrà come “ospite d’onore” Israele, una scelta che ci sembra in linea con l’affermazione fatta nel 1969 da l’allora primo ministro Golda Meir “Non è che in Palestina c’era un popolo palestinese che si considerava tale, e noi siamo arrivati e gli abbiamo sottratto la sua terra: esso semplicemente non esisteva”.

La Palestina invece esisteva, come esisteva ed esiste tutt’oggi il suo popolo anche senza terra, un popolo che nell’anno in cui Israele pretende di festeggiare la sua nascita, nel ‘48, ricorda quella data come l’inizio della Nakba, il disastro, la catastrofe, l’apocalisse, termine per indicare proprio quell’insieme di eventi che determinarono la loro dispersione e la creazione dello stato di Israele in terra di Palestina. Forse nessun altro termine può indicare con la dovuta precisione e intensità le sorti di questo popolo la cui tragedia continua ancora oggi. Per occultare la cacciata di un popolo intero, si è ricorsi a termini come “partenza”, “trasferimento”, “fuga”, così come si è tentato di riscrivere la storia e far dimenticare il continuo processo di svuotamento del territorio palestinese iniziato negli anni ‘47 e dovuto ad un’espulsione di massa attuata con il terrorismo e la violenza.

Deir Yassin, Saffuriyya, Zakariyya, Isdud, Ramleh, Ludd, Kawfakha, Innata, Faluja, Abu Shushe, Hittin, Ayn Hawd, Al-Walaia, Salama, Iqrit, Al Bassa, Chaifa, sono i nomi di alcuni villaggi che vennero evacuati con le “buone o con le cattive”. Delle buone non abbiamo traccia, mentre delle cattive esiste un lungo elenco che arriva fino ad oggi, e tra le quali vogliamo ricordare il massacro compiuto il 9 aprile 1948 nel villaggio di Deir Yassin dove 254 uomini, donne e bambini furono assassinati, tra questi 25 donne incinte, 52 madri con bambini di pochi mesi e circa 60 tra donne e ragazze. Un massacro ripetuto nel 1982 in Libano con la parola d’ordine “bisogna fare un altro Deir Yassin per espellere i palestinesi”.

Il 17 settembre del 1982, 400 carnefici scelti fra il fior fiore del falangismo, cioè la destra “cristiana” libanese, furono introdotti nei campi profughi di Sabra e Chatila in accordo con le truppe israeliane dirette da Sharon, allora Ministro della Difesa (nel 1948 appartenente alla formazione terroristica Haganà): 3000 persone, a maggioranza donne e bambini furono uccisi nei modi più barbari. L’eccidio fu un’operazione politica premeditata, ispirata dalla fedele volontà di seminare il panico fra i palestinesi, con torture prima dell’assedio, mutilazioni, dinamitaggio di case con gli abitanti chiusi dentro, fucilazioni di intere famiglie, meno un superstite lasciato vivo in ciascun nucleo famigliare perché potesse raccontare e spargere il terrore. Il massacro si inquadrava in una logica precisa “espellere i palestinesi verso le linee siriane e non permettere loro di tornare”.

Perché raccontare ancora queste cose? E cosa c’entra la Resistenza?

Perché i racconti dei sopravvissuti ai massacri del ‘48, a quelli di Sabra e Chatila, sono i racconti dei nostri nonni, dei nostri anziani, dei sopravvissuti agli eccidi nazi-fascisti, dei nostri partigiani, perché è la stessa la logica che sta dietro questi stragi e che ha portato alla eliminazione quasi totale di una comunità in una zona che doveva essere desertificata per motivi strategici e nella quale si muovevano le formazioni partigiane (come fu per il Libano). Azioni stragiste che avevano come finalità la repressione antipartigiana, la politica di far “terra bruciata”, il depauperamento del territorio, la preparazione di operazioni militari.

Paragonarli è naturale perché tra sionismo e fascismo esiste la stessa radice ideologica e le stesse pratiche genocide, il sionismo come il fascismo è totalmente contrario ad ogni aspirazione di progresso, di democrazia e di libertà. Ideali che animarono la nostra Resistenza, senza i quali la Resistenza non sarebbe vissuta, senza i quali gli uomini e le donne che vi aspirano non potrebbero progredire.

Denunciare la politica del massacro, espansionistica, colonialistica di Israele significa essere antisemiti? Noi crediamo che la continua equiparazione tra antisionismo e antisemitismo, fatta anche dal Presidente Napolitano sia strumentale.

Esiste una ricca documentazione, per chi volesse controllare, che stabilisce la volontà già prima del ‘48, su precisi orientamenti politici, di attuare e perseguire misure militari per prendere possesso della Palestina. Prima del ‘48 tutte le operazioni svolte, da quella dell’acquisto di terra, dall’espulsione di lavoratori arabi dalle aziende ebraiche, alla formazione di un sistema economico sionista, fanno vedere come ci si preparava alla presa della Palestina e come la Shoah fu utilizzata per giustificare la pretesa di quella terra.

Perché gli ebrei non hanno mai cercato di parteggiare per le sorti di un popolo, con il quale in parte avevano condiviso e vissuto?

Come mai non si sono mai indignati contro i massacri diretti, eseguiti e ordinati da Sharon, pur conoscendo le sue responsabilità politiche e militari, ma anzi lo hanno eletto a proprio rappresentante politico-istituzionale?

Come mai non si sono mai indignati per il massacro di Sabra e Chatila, pur sapendo dalla diretta testimonianza di uno dei falangisti assassini, intervistato dalle televisioni israeliane, come si erano svolti i fatti?

Come mai sono restati muti davanti al motto “… fare come a Deir Yassin per espellere i palestinesi!”?

Come mai non si indignano quanto gli arabi vengono definiti “sottospecie o cani”? Eppure non era così che i nazisti definivano gli ebrei?.

Come mai hanno accettato che Israele non abbia mai riconosciuto e applicato le risoluzioni dell’ONU, se non nelle parti che lo interessavano?

Come mai non si sono ribellati alla costruzione del Muro, ai check point, al rifiuto di rientrare impartito ai profughi, alla privazione dell’acqua, dei diritti e della terra ai palestinesi, all’insediamento dei coloni e alla violazione dei diritti umani sanciti dalla Convenzione di Ginevra del 1949?

Forse gli ebrei dovrebbero dichiarare apertamente, ed al mondo intero, che sostengono, appoggiano e riconoscono uno stato sionista e la sua politica colonialista, uno stato che si avvale delle complicità internazionali. Uno stato che grazie al silenzio europeo ed al pieno sostegno militare, economico e politico degli Usa, continua la sua politica segregazionista, razzista e fascista.

Si vuole ricordare che nel 1982 proprio in Libano tra le cosiddette “forze multinazionali di pace” c’era anche quella italiana, che non fece rispettare l’accordo di garantire la sicurezza dei civili palestinesi in cambio dell’evacuazione dei feddayn, lasciando libero il campo ai macellai sionisti e ai falangisti.

Abbiamo iniziato questa lettera ricordando l’universalità della Resistenza. É in nome di quella universalità di valori e contenuti che non possiamo sottrarci dallo schierarci, perché come diceva Gramsci “odio gli indifferenti, odio chi non parteggia. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria. Non è vita… Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

L’universalità della Resistenza ci ha insegnato che nessun intervento straniero, nessuna opera di corruzione e di infiltrazione, nessun assassinio politico, come nessun eccidio o guerra guidata o teleguidata dallo strapotere economico, potrà mai prevalere, se non per breve tempo, sullo spirito di Resistenza di un popolo calpestato, strumentalizzato, schiavizzato, ingannato, torturato, soffocato in ogni sua manifestazione ed in ogni sua esigenza di vita. Questa lezione storica è li, davanti agli occhi di tutti.

La libertà e la giustizia sono indivisibili.

Siamo per la giustizia e ci battiamo per la libertà e l’indipendenza effettiva, per tanto siamo coerenti per il diritto all’effettiva libertà, indipendenza e giustizia di ogni popolo.

Noi pensiamo che tutti quelli che nutrono un sentimento antifascista, tutti quelli che hanno conservato il senso della vita e dell’umanità non possano che considerare un insulto l’invito di Israele alla Fiera del Libro di Torino, per questo ci schieriamo risolutamente e apertamente al fianco del popolo palestinese e della sua lotta, in sostegno e solidarietà a tutti i popoli che lottano contro l’imperialismo.

Vi invitiamo a partecipare alla Manifestazione Nazionale per la Palestina, che il 10 Maggio si terrà a Torino durante i giorni della Fiera del Libro. Il concentramento è alle ore 15.00 in Corso Marconi. Per ulteriori informazioni: http://www.forumpalestina.org/

A.N.P.I. Giovani di Massa

08
Mag

Verona: sabato 17 manifestazione nazionale

dall’Agenzia di Radio Onda d’Urto
Mag. 07 Ore: 14.12. Sono tutti rinchiusi nel carcere veronese di Montorio i cinque neo-nazisti che la notte del primo maggio scorso hanno picchiato a morte Nicola Tommasoli. L’ipotesi d’accusa è per ora di omicidio doloso. Domani mattina si terrà l’interrogatorio dei cinque arrestati, mentre stamattina si è tenuta la prima fase dell’autopsia sul corpo di Nicola: un passaggio fondamentale per stabilire, dal punto di vista legale, se si tratti o meno di un’azione studiata a tavolino. Nella giornata dei funerali, previsti in forma privata domani o venerdi, si terranno presidi antifascisti in diverse città italiane. Ieri sera un’assemblea di movimento tenutasi nella città scaligera ha inoltre deciso di lanciare la proposta di una manifestazione nazionale contro il fascismo ed il razzismo per sabato 17 maggio a Verona.

06
Mag

PESTAGGIO DI VERONA, BLOCCATI DA DIGOS ULTIMI DUE GRUPPO

Sono stati bloccati dalla Digos di Verona in Lombardia gli ultimi due presunti componenti del gruppo che ha picchiato a morte Nicola Tommasoli la notte del primo maggio scorso nel centro di Verona. Si tratta di Federico Perini, di 20 anni, e di Nicolò Veneri, di 19 anni, entrambi veronesi. I due saranno accompagnati nelle prossime ore nel carcere di Montorio, nella città scaligera.

Perini e Veneri sono stati rintracciati la notte scorsa al loro arrivo all’aeroporto di Bergamo con un volo low cost proveniente da Londra. I due erano fuggiti subito dopo l’aggressione con l’auto della madre di Perini, diretti in Austria. Da qui si sono spostati in Germania e successivamente con un volo hanno raggiunto Londra. Ma sono stati costretti a rientrare, con un volo giunto all’aeroporto di Orio al Serio intorno alle 22.30, dopo aver finito i soldi racimolati prima di scappare. All’arrivo c’erano ad attenderli gli agenti della Digos di Verona che indagano sull’episodio ai quali i due si sono costituiti. Sono quindi stati condotti nel carcere di Montorio Veronese a disposizione dell’autorita’ giudiziaria.

Perini e Veneri potrebbero essere ora essere sentiti dal pm che ha coordinato l’inchiesta sulla tragica vicenda che, dopo cinque giorni di agonia, si è conclusa con la morte ieri pomeriggio del disegnatore industriale nell’ospedale di Verona. Le indagini, anche grazie alla visione delle immagini registrate di alcune telecamere presenti nella zona del pestaggio, si erano sin dai primi momenti indirizzate verso alcuni giovani simpatizzanti della destra più estrema. L’aggressione di Tommasoli, però, non avrebbe avuto motivazioni politiche, ma semplicemente sarebbe stata legata al fatto che la vittima, assieme a due amici, aveva risposto negativamente a una richiesta di una sigaretta da parte dei componenti del gruppetto. Il primo ad essere stato bloccato dagli investigatori era stato Raffaele Delle Donne, 19 anni, studente, poi ieri la prima svolta delle indagini con il fermo di Guglielmo Corsi, 19 anni, metalmeccanico, e Andrea Vesentini, 20 anni, promotore finanziario. All’appello mancavano gli ultimi due che risultavano fuggiti all’estero, prima in Austria e poi forse in Inghilterra. Ma anche per loro si è chiuso il cerchio delle indagini della Digos, al loro rientro alla frontiera in Lombardia.

DIGOS, PERINI E VENERI HANNO CONFESSATO

 

Hanno confessato anche Federico Perini e Nicolo’ Veneri, fermati dalla Digos della questura di Verona per il pestaggio che ha causato la morte di Nicola Tommasoli. Lo ha detto oggi il responsabile della Digos, Luciano Iaccarino, affermando che ”hanno reso piena confessione”. ”Finalmente la partita e’ chiusa - ha detto Iaccarino intervenendo ad ‘Unomattina’ su Raiuno - il cerchio che avevamo stretto a loro ormai era inesorabile, i ragazzi stessi, parliamo di persone appena adulte, ‘ragazzini appena cresciuti’, hanno capito che per loro non c’era scampo e che il loro girovagare per l’Europa doveva aver termine”. ”Stanotte - ha aggiunto - quando un volo charter e’ atterrato da Londra all’aeroporto di Bergamo, noi eravamo li’ sotto bordo e li abbiamo presi e portati in questura a Verona”.
06
Mag

Il 10 maggio in piazza a Torino per non rendere l´Italia complice del politicidio dei palestinesi

di Sergio Cararo

Sabato 10 maggio a Torino ci sarà una manifestazione nazionale che metterà al centro due questioni: la libertà per la Palestina e il suo popolo e la contestazione della decisione di avere come ospite d´onore lo stato di Israele nell´edizione di quest´anno della Fiera del Libro.

Sulla inopportunità di questa scelta “politica”, che celebra i sessanta anni della nascita dello Stato di Israele, ma occulta la speculare pulizia etnica ai danni della popolazione palestinese (la Nakba) e la negazione fattuale della nascita di uno Stato di Palestina sei decenni fa, è stato scritto molto e roventi sono state le polemiche in tutti gli ambiti politici, culturali, editoriali del nostro paese.

Appelli che hanno chiesto per tempo la revoca di questa vergognosa decisione sono stati sottoscritti da intellettuali italiani e stranieri, da scrittori arabi, palestinesi e israeliani, finanche da editori e case editrici. Alla Fiera mancheranno decine di autori arabi, palestinesi e israeliani progressisti, ma la direzione della Fiera del Libro è stata irremovibile. Cosa spiega e cosa manda a dire questa pervicace rivelazione della “superfluità” dei palestinesi in un evento culturale come la Fiera del Libro?

1. Questa ostinazione ci manda a dire che la questione palestinese non è più solo una seccatura messa in liquidazione dal dibattito politico e dalla coscienza democratica di questo paese, ma che si sta consumando sotto i nostri occhi quello che è stato opportunamente definito come il “politicidio dei palestinesi”.

In questi anni, abbiamo visto i nostri giornali e i nostri programmi televisivi ospitare ripetutamente tutti i soggetti della vita politica e culturale israeliana. Editoriali, interviste, lettere, commenti hanno dato concretezza al progetto di rendere Israele uno stato “normale”, con la sua dialettica e le sue asprezze interne. Questa campagna ha potuto godere anche di una indulgenza straordinaria. Se un qualsiasi scrittore avesse detto che “non vorrebbe mai avere come vicino di casa un arabo” sarebbe stato - giustamente - contraddetto dalla comunità democratica, ma nulla di tutto questo è accaduto per le affermazioni di Abraham Yoshua in una intervista ad un importante quotidiano italiano. Alla luce di quanto abbiamo visto e letto in questi anni, è difficile pensare che la “promozione del prodotto Israele” non abbia avuto sponsorizzazioni e incentivi di un certo rilievo.

2. Al contrario, se monitoriamo i giornali e i programmi televisivi di questi anni, niente di simile è stato realizzato sul versante palestinese, eppure anche lì non mancano certo scrittori, poeti, intellettuali, giornalisti, storici e voci critiche che possano dare l´idea di una società vivace e articolata per quanto ancora sotto occupazione militare e coloniale. I palestinesi sono scomparsi come soggetto dell´agenda politica italiana ed internazionale e sono scomparsi dal dibattito culturale per ricomparire solo come “miliziani”, o come  vittime senza mai l´onore di un nome, di un cognome, di una storia, di un volto o nelle vesti di dirigenti incerti e inaffidabili come i soloni di Ramallah. 

In sostanza i palestinesi sono stati annichiliti nella loro identità politica e culturale così come le truppe e i coloni israeliani ne annientano e ne condizionano la vita, la terra e la libertà.

3. I più cinici affermano che la colpa è loro che hanno scelto di continuare una lotta di liberazione disperata, i più raffinati liquidano la “seccatura palestinese” con poche frasi di circostanza (due popoli-due stati, negoziato israelo.palestinese) completamente depotenziate dalla realtà dei fatti e dalla situazione concreta sul campo. Ecco, questo è il politicidio che anche la comunità democratica in Italia e in Europa sta perpetrando contro i palestinesi e che l´organizzazione della Fiera del Libro dedicata a Israele riassume e manifesta esplicitamente.

4. I richiami moralistici contro il boicottaggio verso gli apparati politici, ideologici, militari ed economici di Israele diventano quantomeno risibili. Il boicottaggio è stato e resta un´arma a disposizione della società civile per contrastare l´azione di governi e stati che violano i diritti umani e la legalità internazionale. E´ assurdo verificare come l´Italia aderisca all´embargo contro lo Zimbabwe, Gaza, l´Iran mentre non adotta sanzioni contro Israele che porta responsabilità assai più pesanti sul piano delle violazioni dei diritti dei palestinesi  o su un assetto legislativo interno che configura un sistema legale (e non limitato al pregiudizio) di discriminazione e apartheid.

L´obiezione non può essere sul target rappresentato dalla Fiera del Libro (e allora perché le Olimpiadi sì?), semmai la vera obiezione è che l´Italia avrebbe dovuto e potuto revocare l´accordo di cooperazione militare con Israele e il vergognoso embargo contro i palestinesi di Gaza.

La sinistra al governo ha avuto due anni di tempo e 150 parlamentari a disposizione per dotarsi di una forte iniziativa politica in questa direzione….ma non ha trovato il tempo né la voglia di farlo.

5. Oggi il nuovo governo Berlusconi annuncia di voler essere il migliore alleato di Israele in Europa e le lobby filo-israeliane in Italia si sono schierate con la destra. La manifestazione del 10 maggio sarà anche la prima manifestazione pubblica contro le scelte di politica internazionale del governo delle destre. Sbaglia clamorosamente chi sottovaluta tutto questo, i risultati delle elezioni dimostrano che queste ripetute sottovalutazioni hanno provocato la dissoluzione della sinistra nel nostro paese.

La manifestazione nazionale del 10 maggio a Torino e la campagna “2008 anno della Palestina”, intendono mettersi di traverso rispetto a tale scenario e riaffermare che la comunità democratica nel nostro paese non può permettersi di rendersi complice del politicidio dei palestinesi, neanche con una Fiera del Libro concepita e organizzata con tale presupposto.

www.forumpalestina.org

29
Apr

“L’occupazione fascista dei Balcani e i campi di concentramento italiani”

L’Anpi gio vani di Massa organizza per la giornata del 3 maggio alle ore 18 una conferenza presso il teatro dei Servi in Via Palestro a Massa dal titolo “L’occupazione fascista dei Balcani e i campi di concentramento italiani”, a cura della storica Alessandra Kersevan, che presenterà il suo ultimo libro “Lager italiani” edito
dalla Nutrimenti.

 

24
Apr

25 aprile 2008

 

In fondo, non sarebbe poi così difficile festeggiare il 25 aprile: basterebbe essere antifascisti.

L’Anpi giovani di Massa augura a tutti i compagni un 25 aprile di festa, di gioia, di lotta.

 

24
Apr

Occupata l’ex Breda a Pistoia

Nella notte tra venerdi’ 18 e sabato 19 un gruppo di uomini, donne, studenti, lavoratori, associazioni e gruppi di lavoro sociale, hanno occupato lo stabile dell’Ex Breda di Pistoia in risposta all’indifferenza mostrata dall’amministrazione locale rispetto alla necessità di avere spazi sociali, di incontro, scambio e di elaborazione politica in città. L’edificio, di proprieta’ del Comune di Pistoia, e’ inutilizzato da 10 anni e gli occupanti si stanno già attivando per ristrutturarlo. Alla base del progetto per l’utilizzo dell’edificio ci saranno le idee che da sempre muovono le autogestioni: l’antifascismo, l’antirazzismo, la lotta alla guerra, la difesa dell’ambiente e la solidarietà sociale.

17
Apr

“LA RESIEMBRA”

UNA “PRODUZIONE DAL BASSO” PER GLOBALIZZARE LA LOTTA
UN DOCU-FILM DA CO-PRODURRE CON LE BRIGATE DI SOLIDARIETA’ E PER LA PACE

Lo scorso Agosto siamo partiti in 7, uomini e donne, ragazzi e ragazze per realizzare una “Brigata di Solidarietà” in Colombia. Per un mese abbiamo condiviso abitazioni e cibo, speranze, tensioni e paure delle Comunità in Resistenza Civile dei dipartimenti del Chocò e del Meta.
Per un mese abbiamo accompagnato i loro processi organizzativi, abbiamo appoggiato, a colpi di machete, la rioccupazione delle terre da cui erano state espulse, abbiamo “insegnato” nelle loro scuole comunitarie autogestite.
Un mese di scambio e lotta COMUNE contro nemici COMUNI: le Multinazionali, il Terrore di Stato, le politiche Neoliberiste che devastano i territori, saccheggiano le risorse, espropriano le classi subalterne ed eliminano i propri oppositori.
Da questa intensa esperienza stiamo realizzando un video che documenti la coraggiosa lotta di queste Comunità, espropriate con la forza dagli apparati legali e illegali dello stato, che si sono organizzate, a partire dal 2000, per riprendersi le proprie terre dando vita a una esperienza di lotta che combina l’azione diretta, l’azione legale e l’appoggio internazionale. Comunità rinate che si dichiarano come “Zone Umanitarie” rifiutando di riconoscere lo Stato Clombiano, da cui ricevono solo morte e violenza, e costruendo le proprie forme di organizzazione produttiva, educativa, decisionale.

Abbiamo scelto di realizzare il video come una “Produzione dal Basso”
alla ricerca di co-produttori interessati piuttosto che meri finanziatori.
Guarda il Progetto su Produzioni dal Basso. Co-producilo, se ti interessa, prenotando la tua copia.
http://www.produzionidalbasso.com/pdb_263.html

Guarda il sito delle Brigate di Solidarietà e per la Pace per saperne di più su chi siamo
http://brisop.noblogs.org/

17
Apr

Firenze verso il 25 aprile 2008

Verso il 25 aprile in Piazza Santo Spirito, 2 serate al Cpa Firenze sud in via villamagna 27/a

Venerdì 18 alle ore 21.00 Presentazione del documentario, censurato dalla Rai:

“La guerra sporca di Mussolini”

Sui crimini di guerra compiuti dall’esercito italiano in Grecia

Interviene il regista Giovanni Donfrancesco e

Davide Conti – autore del saggio “L’occupazione italiana dei Balcani”

Sabato 19 alle 21.30 Fabio Cuzzola, autore del libro:“5 anarchici del sud”

presenta il suo ultimo lavoro:

“ Reggio 1970: storie e memorie della rivolta”

Per un 25 aprile di solidarietà e lotta

Il 25 aprile la Firenze Antifascista festeggerà la liberazione dell’Italia dal nazifascismo in Piazza Santo Spirito, luogo storico della Resistenza fiorentina.
Quest’anno il 25 aprile a Firenze ricopre un significato particolare. Nella nostra città sono stati infatti condannati 13 compagni a 7 anni di carcere per aver manifestato contro la guerra in Jugoslavia nel 1999 e dopo che i manifestanti subirono le violente cariche delle forze dell’ordine . Una condanna vergognosa da Tribunale Speciale, per il reato appunto di Resistenza alla guerra, che si inserisce in un clima generale di inasprimento della repressione interna, di fronte a scenari di guerra permanente e di chiusura degli spazi politici.
Una giornata quindi che, come sempre, non vuole essere solo ricordo ma anche riattualizzazione dei valori fondanti della Resistenza italiana: l’antifascismo, la giustizia sociale, la lotta contro la guerra, la solidarietà internazionale tra i popoli e la lotta contro le nuove forme di razzismo, repressione ed esclusione sociale.
Infatti per noi il concetto di Resistenza non nasce né si esaurisce con la lotta partigiana del ’43-’45, sebbene questa abbia sicuramente rappresentato il momento più alto di lotta popolare nella costruzione di una società che non fosse basata sullo sfruttamento. Già dopo la I guerra mondiale il movimento di classe italiano cercò con il Biennio Rosso una propria prospettiva di liberazione; il ventennio fascista fu poi un periodo di esilio, confino e Tribunali Speciali per migliaia oppositori politici, che troviamo poi combattenti nella Guerra Civile spagnola. Dopo la II guerra mondiale, negli anni ’50, operai e contadini tornarono nelle piazze per chiedere terre e diritti e negli anni
’60-’70 un forte e radicale movimento operaio e popolare, mise in discussione i capisaldi del capitale strappando diritti e conquiste fondamentali oggetto di attacco continuo negli anni successivi.
Crediamo che, del resto, il revisionismo e l’attacco culturale e storico all’antifascismo sia funzionale a colpire questo concetto di continuità della Resistenza, della lotta per una società più giusta, mentre procede in senso reazionario la trasformazione politica, economica e costituzionale delle istituzioni nazionali ed internazionali.
Da parte nostra è proprio la continuità della Resistenza che vogliamo affermare e praticare.
Oggi siamo in un contesto generale in cui la guerra è lo strumento principale di imposizione delle politiche economiche di sfruttamento, in cui l’attacco ai diritti dei lavoratori si è addirittura appesantito con gli ultimi provvedimenti del centro sinistra, in cui non sono garantiti un futuro dignitoso e non precario e tanto meno una pensione, in cui la repressione politica, la repressione verso i lavoratori attivi e la guerra ai poveri con la caccia all’immigrato, gli sgomberi forzati, sono ormai roba quotidiana.
La continuità della Resistenza è quindi, oggi, la lotta contro la precarietà sul lavoro e nella vita, per la ricerca di un futuro migliore, non subordinato alle inviolabili regole economiche del capitalismo, Resistenza alle guerre fatte per il controllo economico e politico, resistenza alle Grandi Opere pubbliche, che ingrassano gli speculatori ed avvelenano la popolazione. Resistenza al ritorno dei fascisti nelle scuole e nei quartieri ed al pesante revisionismo storico che vuole equiparare fascisti e partigiani, oppressi ed oppressori.
Oggi, per noi, Resistenza significa l’impegno quotidiano che lavoratori/trici, studenti, compagni/e portano avanti nei propri territori e posti di lavoro e studio, di fronte a mille difficoltà e chiusure, di fronte a repressione e processi, ma consapevoli che la ricerca e la lotta per una società dove non vi siano più sfruttati e sfruttatori siano più che mai necessarie. Resistenza è la lotta dei popoli che, dalla Palestina all’Iraq alla Colombia, combattono per la loro liberazione dalle occupazioni, dallo sfruttamento, dalla colonizzazione.

Solidarietà ai 13 compagni condannati a 7 anni
Oggi come ieri contro il fascismo con ogni mezzo necessario

La Resistenza continua

25 APRILE 2008 – dalle 15.30 in Piazza santo Spirito con materiale informativo, banchini, video – cibo e bevande - interventi di partigiani, compagni/e di realtà di lotta nazionali ed internazionali
Ore 17.00 corteo verso Piazza Tasso – a seguire cena canti e balli – video del 13 maggio ’99 – concerto

Firenze Antifascista