Archivio per la categoria 'eventi'



10
Giu

Lunedì 9 giugno 2008 08:45 Rimini - Sgomberato il Laboratorio Sociale Paz

Questa mattina verso le 8.20 sono arrivati al laboratorio Paz il reparto mobile delle forze dell’ordine, le volanti dei vigili urbani, la celere con l’ordinanza di sgombero alla mano e due camion pronti a svuotare l’edificio.
Ad aspettarli gli attivisti del centro sociale, i comitati cittadini e gli spazi sociali della rete regionale, datisi appuntamento da questa mattina alle 5.00 per un presidio antisgombero presso il Laboratorio Sociale Paz.
All’esterno anche il legale del Paz, l’Avv. Paola Urbinati. Importante sottolinere come lo sgombero avvenga un giorno prima della sentenza del Tribunale di Bologna contro Forza nuova che vede imputati 13 persone iscritte a questo movimento, fra cui il segretorio provinciale Cesare Bonetti e il vicino di casa del Paz, Camillo Borriello, che questa mattina ha accolto le forze dell’ordine applaudendo. Quello che non è riuscito a Forza nuova con l’attentato del 24 settembre, è riuscito all’amministrazione comunale.

10
Giu

Rimini: pestata giovane Rom incinta

Roberto Malini di EveryOne, “abbiamo assistito Neli S., una ragazza Rom che vive a Pesaro. La giovane, che ha sedici anni ed è al sesto mese di gravidanza, è stata aggredita ieri sera, venerdì 6 giugno, a Rimini, nei pressi di un bar sul lungomare, da un italiano. Chiedeva l’elemosina ai turisti seduti ai tavoli, quando un uomo sui quarant’anni si è alzato, le ha rivolto insulti razzisti e l’ha colpita sulla schiena con poderosi calci. Nessuno dei turisti né dei passanti ha protestato e l’aggressore è tornato a sedersi al tavolino come se niente fosse. La giovane, dolorante e sotto shock, è tornata a Pesaro. Ha passato la notte con il marito e la famiglia sdraiata su una coperta, in una fabbrica abbandonata. Al mattino, però, le sue condizioni si sono aggravate. Fortunatamente il Gruppo EveryOne segue con attenzione la piccola comunità Rom di Pesaro e il marito, Nico G., mi ha telefonato. La ragazza è stata visitata presso l’ospedale San Salvatore di Pesaro, dove le sono stati riscontrati i segni del pestaggio. Fortunatamente la gravidanza non ha subito conseguenze e Neli, a parte i forti dolori e lo shock, sta bene. Questo ennesimo episodio di intolleranza e violenza contro i Rom in Italia, però, è sintomatico della condizione cui sono costretti.

10
Giu

Roma Gaypride : Neofascisti tentano irruzione

ROMA - Un gruppo di “30-40″ estremisti di destra “vestiti con giacca e cravatta” ha cercato di “irrompere” nel corteo del gay pride romano sventolando “bandiere nere con croce celtica”. Lo ha segnalato il presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo, sostenendo che il gruppo è stato bloccato dalle forze dell’ordine. Il tentativo di irruzione, ha detto ancora Marrazzo, è avvenuto a Piazza Venezia all’incrocio con via dei Fori imperiali, nei pressi dell’altare della patria. Verso le 18,30 almeno una bandiera nera era ancora visibile a piazza Venezia.

RAGAZZI: CI HANNO DETTO ‘VI ACCOLTELLIAMO’
“Erano una ventina di persone vestite in giacca e cravatta e ci hanno detto: vi accoltelliamo tutti”. E’ il racconto di un ragazzo che sta partecipando al gay pride romano che dice di aver assistito alla “incursione dei fascisti” durante il corteo. “Ci hanno detto - ha proseguito - che dovevano andare ad un matrimonio e invece ci volevano aggredire”. “Li conosciamo - ha detto un altro ragazzo dal carro dei centri sociali (’Striké, ‘La Torre’, ‘Forte Prenestino’) - sono i fascisti del Circolo Futurista e di Casa Pound, volevano rovinarci la festa ma li abbiamo fermati”. Secondo altri testimoni “durante l’incursione” sarebbe stato spintonato e buttato a terra anche un ragazzo.

05
Giu

Mestre. Sospesi i lavori del villaggio sinti, vittoria della Lega

Il sindaco di Venezia Massimo Cacciari ha deciso di “soprassedere all’inizio effettivo dei lavori” per la realizzazione del Campo Sinti a Mestre. “Malgrado la situazione di forte tensione che si è andata determinando nel corso delle ultime ore–spiega in una nota–la riunione tenutasi in Prefettura, di cui ringrazio caldamente il signor prefetto, ha dimostrato la possibilità di un percorso concordato e ragionevole, a tutela delle inderogabili esigenze della pubblica Amministrazione, democraticamente suffragate da ripetuti voti del Consiglio comunale, e dei legittimi interessi e legittime preoccupazioni di una parte della popolazione”. “A questo punto, credo opportuno–ha proseguito Cacciari–al fine di giungere a una presentazione ancora più puntuale del progetto sostenuto dall’Amministrazione comunale, di permetterne una conoscenza ancora più diffusa, e anche per favorire il raffreddarsi delle tensioni e dei contrasti in atto, soprassedere all’inizio effettivo dei lavori, fino a una prossima convocazione del tavolo oggi riunito presso la Prefettura”. “Nello stesso tempo–ha concluso–l’Amministrazione comunale ribadisce con la massima decisione la necessità dei lavori, sulla base di quanto già deciso dal contratto di Quartiere risalente al 1997, allora condiviso dallo Stato e dalla stessa Regione”.
La sospensione della costruzione del villaggio destinato ai Sinti veneziani è una vittoria della Lega. In una intervista alla Padania il presidente dei senatori del Carroccio Federico Bricolo dichiara: “Cacciari ha capito che la sua politica è stata fallimentare. Il suo progetto iniziale era usare i soldi dei contribuenti per costruire case per nomadi. La cittadinanza gli si è rivoltata contro–afferma Bricolo–anche coloro che votavano per lui”.
Per l’esponente leghista, “se Cacciari decide di fermarsi, altro non è che la conferma delle buone ragioni della Lega”. Quanto alla contromoblitazione dei giovani dei centri sociali che ieri hanno occupato una sede della Lega, Bricolo la liquida senza mezzi termini: “Dico solo che è un atto vergognoso fatto da persone che hanno approfittato di una situazione impari a livello di forze”. E comunque, aggiunge, “i centri sociali frequentati da violenti, da gente che va contro la legge, da chi se la prende con i pensionati, vanno senz’altro chiusi”.

05
Giu

sabato 7 giugno: manifestazione a Pisa in difesa del Rebeldia

Il 7 giugno si avvicina e noi non siamo soli: centinaia le adesioni da tutta Italia

Si avvicina il 7 giugno e la manifestazione contro lo sfratto di  Rebeldìa cresce. Il 21 maggio si e’ svolta l’assemblea cittadina  dell’Altra Città. Erano presenti i pezzi storici dell’associazionismo e  del movimento pisano, le liste studentesche dell’Università, ma anche i partiti e molta gente che ha risposto personalmente all’appello per la  democrazia lanciato dal Progetto Rebeldia. Un appello per una città più sociale, più accogliente, più vivibile.

Il 7 in piazza scenderà chi vuole sottrarre Pisa al razzismo, alla restrizione dei diritti, alle speculazioni edilizie, al lavoro nero, al terrorismo sociale  propagandato in Italia. La manifestazione si sta ingrandendo, e l’appello in sostegno del Progetto Rebeldia ha ricevuto una quantità di sottoscrizioni che non ci aspettavamo. Sono già circa 100 tra associazioni, collettivi, centri  sociali, circoli e partiti che hanno aderito all’appello per l’Altra  Città, e ogni giorno arrivano nuove adesioni, da Pisa e da altre città. Un appello di adesione incentrato sul tema dell’immigrazione è stato firmato da praticamente tutto l’associazionismo anti-razzista italiano tra cui: Enrico Pugliese, Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI), Fondazione Michelucci, Provincia di Pistoia, Centro Antidiscriminazione, Nicola Solimano, Alessandro Margara, Piero Colacicchi, Anna Maria Rivera, Eva Rizzin; mentre l’assessora alle Politiche Sociali alla Provincia di Pisa, Manola Guazzini, ha espresso in una lettera la sua viva preoccupazione per la situazione in cui si trova Rebeldia,  preoccupazione condivisa dal consiglio di interclasse della Scuola elementare “Don Milani” di sant’Ermete, i cui alunni a Rebeldìa hanno  svolto alcune recite di fine anno. La raccolta di sottoscrizioni personali on-line ha già raccolto quasi 1000 firme, a cui continuamente se ne aggiungono altre, tra queste esponenti del mondo della cultura, della ricerca, del giornalismo tra cui: Maurizio Alfonso Iacono, Grazia Melli, Giorgio Gallo,  Carla Benedetti, Stefano Tassinari, Francesco Lenci, Angelo Baracca, Adriano Prosperi, Piero Pierotti, Marco Philopat, Riccardo Chiari, Gabriele Polo, Paola Bora, Marcello Cella, Davide Fiaschi, Chiara Bodei, Marco Della Pina, Pietro Majer, Giorgio Levi, Sandro Barbera, Michele Olivari, Maurizio Persico, Wu Ming, Fulvio Lazzeri.
Docenti universitari, studenti, precari, impiegati, disoccupati, e altre  categorie, a cui si aggiungeranno tante altre persone direttamente in piazza, per il corteo che il 7 giugno partirà alle 17.30 da piazza  Sant’Antonio.
Insomma, per il 7 giugno la difesa di Rebeldia si preannuncia una bella festa.

Progetto Rebeldía: Acklab - Africa Insieme - Babilon-mediateca - CiboliberoKC - Chicco di senape   - Ciclofficina - Cinemaltrove - Cinematic- Distretto di Economia Solidale - El Comedor Estudiantil Giordano Liva - Emergency Pisa - Equilibri Precari - Gruppo d’Acquisto Solidale Pisano – LIPU Pisa - Ingegneria Senza Frontiere - Caffetteria Critica Machu Picchu - Mezclar- Ambulatorio migranti - ¡Mosquito!- Osservatorio Antiproibizionista - Laboratorio delle disobbedienze  Rebeldía - Rebeldía Media Crew -  Rebeltheater - Scacchi Insorgenti - Gruppo TNT Lavoro non lavoro- Trinacria Gio Family - Underground Pisa

05
Giu

la giornalista testimone conferma Raid Fascista al Pigneto

Raid del Pigneto. «Non era Chianelli il capo della banda: il capo era un nazista»
L’unica testimone ripete: «L’ho già detto alla Digos: il capo era giovane, aveva una bandana, un foulard con la svastica».
di Anna Tarquini

Simona, la giornalista dell’Agenzia Italia testimone diretta del raid xenofobo al Pigneto, ha ancora «l’immagine chiara» davanti a se. «Quell’uomo - racconta a l’Unità - avrà avuto sui 25 anni e aveva la svastica, era lui che guidava i violenti». Eppure tutta l’attenzione si è spostata sul pregiudicato Dario Chianelli, e sulla sua versione dei fatti: «Non è razzismo, ma la vendetta di quartiere contro uno scippo». Ma tante cose in questa ricostruzione non tornano: «Ha detto che avevano tutti il casco, ma stranamente - prosegue Simona - quello che ho visto io il casco non ce l’aveva. Dicono che c’era anche un ragazzo di colore tra gli aggressori, ma certo l’avrei notato». Ma forse per tanti - anche giornalisti - è più comodo credere a un balordo…
Ripartiamo dalla svastica. L’aggressore del Pigneto aveva o non aveva la svastica? Simona, la cronista dell’Agi che in diretta, seduta sul sellino del suo motorino, ha dettato il primo lancio di agenzia sul raid ancora oggi è sicura di sì, c’era. Ed è certa anche di un’altra cosa: questa storia è molto brutta e si sta dando più credito alla versione di un uomo che ha pure più di un precedente penale rispetto a quella di una giornalista che suo malgrado è stata testimone diretta. «Io ho visto quello che ho scritto, né più né meno. Ho visto questa bandana o questo foulard con dei segni tra cui la svastica. L’ho già detto anche alla Digos». Simona, lo diciamo subito noi, è stata minacciata. In questi giorni ha mantenuto un rigoroso silenzio sulla vicenda, anche se il suo mestiere è raccontare. Lo ha fatto perché è testimone, naturalmente, ma anche perché qualcuno le ha detto papale papale: «Al Pigneto è meglio che non ti fai rivedere per un po’». Simona non crede alla versione di Dario Chianelli, non ricorda di averlo visto davanti all’alimentari del bengalese. Dice: «può essere pure che ci fosse, ma io ho denunciato un’altra cosa, ho descritto un altro uomo come capobanda».
Ripartiamo dai fatti. La rabbia del quartiere, la violenza, l’intolleranza. Poche ore dopo il pestaggio già gira una versione che dice: «Non è razzismo, ma la storia di uno scippo vendicata dal quartiere». Ma in quelle stesse ore e ancora oggi c’è un altro fatto incontestabile: Simona, sabato 24 maggio, alle 17.15 è seduta sul motorino davanti all’alimentari del bengalese e vede arrivare un uomo seguito da altri dieci ragazzi urlanti. Alza il telefono e cerca, invano, di chiamare il 113. «L’immagine è ancora chiara davanti a me. Avrà avuto 20 forse 25 anni e aveva la svastica». Ecco il suo racconto: «Io in questi giorni non sono intervenuta. Ho fatto il mio dovere di cronista, l’ho detto alla Digos, loro hanno detto la loro verità va bene così. La cosa più bella è che per alcuni giornali, come dire, quello che ha detto una persona che comunque ha precedenti penali è oro colato. È arrivato là da solo, c’era casualmente, insomma. Ha detto che avevano tutti il casco, ma stranamente quello che ho visto io il casco non ce l’aveva. Poi ora dicono che c’era anche un ragazzo di colore tra gli aggressori, ma forse l’avrei notato invece non l’ho notato. Insomma una serie di cose che mi lasciano francamente perplessa. Però, siccome io non faccio la commentatrice, e siccome mi hanno fatto capire che devo stare attenta e non avvicinarmi al Pigneto, allora il mio profilo è ancora più basso. Dopodiché magari venisse fuori, ma a questo punto secondo me non verrà mai fuori». Per carità. Tutto può essere. «Magari - dice Simona - quelli erano veramente un’accozzaglia di gente del quartiere, magari la svastica non sanno nemmeno che vuol dire. Boh. Però so che la svastica uno ce l’aveva, poi figurati se può venir fuori, evidente che no».
Il giorno dopo il pestaggio la Digos offre la sua versione: la politica non c’entra. È uno sgarro mischiato all’intolleranza del quartiere che non ne può più di spaccio e risse. Il responsabile - dice sempre la Digos - è un uomo che cercava di riavere il portafogli da un certo Mustafà. Poi è la vendetta verso i bengalesi a colpi di bastone e di sloga: «Immigrati bastardi».
L’altra versione. Niente slogan, niente frasi come «negri bastardi». I dieci, quindici energumeni che hanno preso a mazzate le vetrine dei bengalesi non parlavano, urlavano, come se la spedizione punitiva fosse studiata da tempo a tavolino e dovesse essere rapida e precisa. Già una settimana fa Simona era stata precisa su questa circostanza. Oggi lo è ancora di più. «Sì, urlava e chiamava gli altri. Tra l’altro io ho letto che quello con la magliettina rossa, quello che si è costituito, Chianelli, dice che era il primo. E che poi gli altri sarebbero arrivati dopo. Ora, io ero seduta sul mio motorino, quindi se lui è venuto, a volto scoperto, passeggiando tranquillamente e si è messo davanti all’alimentari può anche essere che io non l’abbia visto. È possibile. E poi sono arrivati gli esagitati dietro, può essere. Detto questo io però ho davanti l’immagine del primo che arriva urlando come un pazzo, arrivano tutti urlando e insieme come massa di dieci persone, quindici persone si gettano contro quello là, contro il bengalese». Il primo che arriva davanti all’alimentari, il capo, secondo Simona non è Chianelli. «Mi sembrava un giovane. Io ho detto anche alla Digos che, considerato che era abbastanza snello, poteva avere sui 25 anni. Però questa è proprio una deduzione. Non era assolutamente Chianelli, anche perché la magliettina rossa mi avrebbe colpito, no? Invece proprio no, non aveva la maglietta rossa. Chianelli dice che è arrivato da solo, questi non li conosceva, giusto? Però poi lui dice: “però io sono di sinistra quindi non c’entra questo fatto della svastica, il razzismo non c’entra”. Però se tu non li conosci non sai quelli come si sono bardati, no? O forse li conosci perché hai visto che possono essere ragazzotti del quartiere, ma tu, se non li conosci, non lo sai quello che si sono messi addosso. Almeno dovrebbe essere così. C’è qualcosa che non mi torna, dopodiché…». Dopodiché Dario Chianelli si offre alla stampa. Racconta il raid, dice: «Sono stato io e la politica non c’entra». Giovedì 29 a mezzogiorno si costituisce. Viene interrogato e poi viene lasciato libero di tornare a casa, accolto tra gli applausi dal Pigneto. Di più. Ormai rinfrancato il quartiere confessa che tra i mazzieri c’è anche un immigrato. «La cosa più grave è la strumentalizzazione - dice Simona - , nel senso che tu fai una cosa, per me è stato uno choc terribile, e tu vedi poi che i colleghi credono più a un balordo che dice delle cose piuttosto che a una persona che non ha motivo di dirti una cazzata. Perché c’era la svastica o non c’era la svastica, sempre quello è. Sempre violenza è. Quindi non capisco perché se c’è la svastica allora è fascista ed è più grave? Io non scrivo per l’Unità, io lavoro per l’Agi quindi… non avrebbe proprio senso. Una storia proprio brutta, proprio brutta».

29
Mag

Dalla selva di Chiaiano, un appello: tutti a Chiaiano il 1° giugno!

Per la salute, per l’ambiente, per la democrazia, per la libertà di movimento!

La lotta dei cittadini contro la discarica nel quartiere di Chiaiano nella periferia nord di Napoli è una lotta straordinaria.
Un conflitto sociale a difesa della vita, della salute, del territorio di migliaia di cittadini contro una scelta irresponsabile e incompresibile: una megadiscarica da 700mila tonnellate di rifiuti all’interno delle cave della Selva di Chiaiano, distruggendo l’ultimo polmone verde della città a poche centinaia di metri da insediamenti residenziali densamente abitati e dalla zona ospedaliera.
La zona di Chiaiano é l’unica zona dell’area metropolitana dove sopravvive un economica agricola legata alla produzione di agricoltura biologica e di prodotti d.o.p. come la ciliegia.
Il 24 maggio scorso il governo Berlusconi emana un decreto legge per fronteggiare la crisi in Campania e nomina Guido Bertolaso sottosegretario con pieni poteri fra i quali l’impiego delle Forze armate per vigilare i 10 siti prescelti, oltre che per il trasporto dei rifiuti. Il decreto prevede anche il carcere per chi intralcia i lavori di gestione dei rifiuti, chi viola le aree interessati. Fino a 5 anni per i promotori della protesta.
La popolazione inizia a mobilitarsi il 29 aprile scorso. In 10.000 rispondono all’appello del Comitato in difesa delle cave di Chiaiano e Marano. La decisione poi è quella della mobilitazione permanente. Barricate, blocchi, assemblee e due presidi permanenti installati dalla comunità in lotta alla Rotonda della Rosa dei Venti al confine con il Comune di Marano ed in Cupa dei Cani in prossimità dell’accesso alla discarica.
Le vie d’accesso alla discarica sono completamente bloccate dalle barricate.
Il 21 maggio in occasione del primo Consiglio dei Ministri in trasferta a Napoli nove cortei sfilano per la città.
Sulla questione rifiuti non si torna indietro, dichiarano gli esponenti del governo. La linea dura si fa sentire subito.
Il 23 maggio le forze dell’ordine attaccano il presidio. “Ci hanno completamente massacrato, donne, bambini… eravamo tutti seduti a terra, ci hanno deliberatamente caricato” raccontano dal Presidio i cittadini. Cariche della polizia anche sul presidio sotto il tribunale per il processo per direttissima a tre fermati nella notte precedente. A fine giornata sono 7 le persone trattenute in Questura a Napoli.
Sabato 24 maggio parte il tam tam di solidarietà, da Roma a Vicenza con presidi davanti alle Prefetture.
La tensione sale ancora sabato mattina quando la polizia provocatoriamente inizia a caricare di nuovo i cittadini con la scusa di liberare la strada alle ruspe arrivate per spostare un autobus fermo in mezzo alla carreggiata. Durante le cariche un ragazzino di 12 anni è precipitato da un muretto e trasportato con urgenza all’ospedale.
La risposta è determinata, in 10.000 scendono in piazza nel pomeriggio contro la militarizzazione del territorio. La popolazione continua a mantenere i blocchi. Si svolge un incontro tra comitati, sindaci e il sottosegretario ai rifiuti Guido Bertolaso. Il 27 maggio i tecnici del commissariato e tecnici delle amministrazioni locali entrano nella cava per realizzare le prime operazioni di carotaggio.
Intanto con l’operazione “Rompiballe” la magistratura arresta 25 persone, tra cui anche gli uomini di Bertolaso e la vice del sottosegretario Bertolaso, Marta Di Gennaro.
“Chi sono i veri delinquenti?” commentano dal Presidio, “chi vuole difendere l’ambiente o chi lo devasta?”.

Arriva l’appello ai cittadini, ai movimenti, alle comunità in lotta, dai No-Tav, ai No-Dal Molin, ai No-Ponte, per una manifestazione a carattere nazionale a Chiaiano (Napoli) domenica primo giugno ore 16 con concentramento alla Metropolitana .

Per adesioni e info retecampanasaluteambiente@noglobal.org.

27
Mag

Torino - Di Cpt si continua a morire

Si è da poco conlusa la visita di avvocati e alcuni esponenti politici all’interno del centro.

Non poteva esserci inaugurazione più tragica per il nuovo Centro di permanenza temporanea di Torino in C.so Brunelleschi.
Costato 12 milioni di euro per la prima metà dei lavori in muratura, più “civile” e più “sicuro” - nelle intenzioni della Prefettura - era entrato in funzione in gran segreto lunedì mattina.
Doveva essere un periodo di rodaggio.
Sessanta persone trattenute, che diventeranno 130 a lavori ultimati.
Sabato mattina alle 8.00, in quella che i detentuti definiscono “Zona rossa”, cella numero ‘2’ è stato trovato morto Hassan Nejl, trattenuto da dieci giorni al Cpt con un decreto di espulsione firmato dal questore di Padova. “Era nel suo letto con la schiuma alla bocca - raccontano - abbiamo urlato tutta la notte per chiamare i soccorsi, ma non è venuto nessuno. L’hanno trattato come un cane”.

27
Mag

ROMA: GIOVANE CONDUTTORE AGGREDITO E MINACCIATO PERCHE’ GAY

ROMA – Christian Floris, 24 anni, conduttore di punta del portale
DeeGay.it, è stato aggredito la scorsa notte a Roma mentre rincasava.
Due persone gli hanno sbattuto la testa contro il muro minacciandolo
perchè si occupa di tematiche legate al mondo dell’omosessualità e gli
hanno intimato di smetterla.

Il giovane, che è stato portato all’ospedale dove è stato giudicato
guaribile in sette giorni, ha sporto denuncia contro ignoti. DeeGay.it
è un portale che co-produce una trasmissione con Radio Città Futura,
Eco tv e Nessuno tv.

27
Mag

Comunicato stampa in merito al processo del 28 maggio a Lucca

Razzisti e teppaglia fascista impuniti!
Chi esprime solidarietà inquisito!

Dar fuoco a centri sociali, scagliare molotov contro immigrati e massacrare simpatizzanti di sinistra è diventato uno “sport nazionale” grazie anche al clima di veleni che la destra xenofoba e razzista ha seminato in questi anni ed alla silenziosa complicità del centro-sinistra che, di fatto, si è allineata alla destra nella demagogica propaganda sulla sicurezza.
Ma sicurezza per chi? Non certo per il lavoratore che muore bruciato o cade da un ponteggio. Non certo per il migrante che dorme all’addiaccio o per l’omosessuale o per il giovane di sinistra che incrocia i soliti squadristi. Questo clima non è spuntato dal nulla; da anni germoglia nella nostra società che, ogni giorno, diviene sempre più egoista, individualista, intollerante e, persino, razzista.
Il 1° febbraio 2004 a Viareggio, un duplice incendio di natura dolosa colpì il centro sociale “SARS” e un container di Rifondazione Comunista dove dormivano saltuariamente alcuni migranti. Sui criminali incendiari che attentarono alla vita non fu aperta alcuna indagine, in compenso la procura della Repubblica di Lucca indagò su 14 compagni, alcuni giovanissimi, colpevoli di avere promosso solidarietà e di aver denunciato questi gravi episodi in Consiglio comunale.
Le accuse di “interruzione di pubblico servizio e turbamento del Consiglio” sono ridicole e sono state, di fatto, smentite durante il dibattimento processuale. Gli stessi testimoni, pezze di appoggio del Pubblico ministero, hanno dichiarato che l’intervento di una compagna fu concesso per decisione dei capi-gruppo del Consiglio comunale.
In questi anni, abbiamo assistito ad un procedimento farsesco che aveva lo scopo di intimorire e schedare compagni e giovani impegnati politicamente. L’obiettivo non ha prodotto grandi risultati; infatti il dissenso e l’opposizione alle logiche di guerra, al razzismo, all’intolleranza non sono venute meno sul nostro territorio.
Il 28 maggio (34° anniversario della strage fascista impunita a Piazza della Loggia a Brescia) si terrà, sicuramente, l’ultima udienza e sarà emessa la sentenza. A prescindere dal tipo di verdetto, la verità è già emersa: chi incendia, devasta e compie azioni razziste rimane impunito, chi esprime solidarietà ed organizza lotte ed iniziative viene inquisito e processato.
Di fronte al dilagare di fenomeni squadristi e razzisti (non dimentichiamo le violenze a Lucca e a Torre del Lago) e di fronte all’incremento della repressione contro chi esprime posizioni di dissenso (migliaia sono i procedimenti penali dal 2001) il nostro invito è a riflettere e a mobilitarsi.

Spazio Antagonista di Resistenza Sociale (SARS)
Circolo “Partigiani Sempre”
Dada Viruz Project
Partito della Rifondazione Comunista Viareggio
Assemlea di Lotta e di Libertà di Movimento
CSA La Comune Massa
Partito Comunista dei Lavoratori sez. Lucca e Versilia
Sinistra Critica Versilia
Partito dei CARC di Viareggio
Rete del Precariato Sociale Apuoversiliese
Le/I Giovani Comuniste/i della Versilia,
Movimento d’Azione Socialista Libertaria
Gruppo Autonomo Viareggio