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02
Mag
08

Verona 25 Aprile, cariche contro migranti e antifascisti

Verona 25 Aprile, cariche contro migranti e antifascisti: cronache da Radio Onda d’Urto

Apr. 25 Ore: 18.55 – VERONA: GRANDE PROVA DI FORZA DEL MOVIMENTO DEI MIGRANTI
Il corteo rinuncia ad entrare in Piazza Bra per evitare uno scontro
frontale con la polizia. Ma tutti giudicano positivamente la prova di
forza espressa oggi dal movimento dei migranti.
Ascolta l’ultima parte della diretta di questo pomeriggio

Apr. 25 Ore: 18.37
VERONA: LA POLIZIA CARICA
Una carica della polizia non ha impedito ai manifestanti di rimanere compatti e anzi avanzare in modo determinato per conquistare il diritto a concludere il corteo in Piazza Bra. In questo momento ci troviamo a solo 50 metri dalla piazza.
Ascolta la cronaca di Umberto.

Apr. 25 Ore: 18.14 – VERONA: PIAZZA BRA RESTA OFF LIMITS PER IL CORTEO
Il corteo grida Piazza Bra Piazza Bra! La determinazione per sfondare il cordone di poliziotti c’è , ma da lì a èpoco arrivano i rinforzi per le divise blu.
Ascolta la cronaca di Umberto.

Apr. 25 Ore: 17.36 – VERONA:25 APRILE
Il corteo è aumentato di numero: in questo momento è fermo perchè la polizia non vuole farlo arrivare in Piazza Bra, nonostante ci sia l’autorizzazione a svolgere un presidio dalle 18 alle 19. Sentiamo ancora Umberto della redazione con numerose interviste ai partecipanti del corteo e a cittadini di Verona che lo guardano transitare per le vie della città.

Ascolta la cronaca

Apr. 25 Ore: 16.14 – VERONA: CORTEO DEI MIGRANTI E DELL’INDIGNAZIONE
Umberto della redazione ci racconta la partenza del corteo , composto da almeno 2500 persone, dalla Stazione dei treni. Tantissimi i migranti presenti, tra i quali molte donne. Sentiamo le loro considerazioni.

Ascolta la cronaca

29
Apr
08

25 aprile 2008 Provocazione Fascista a La Spezia

La Spezia, sabato 26 aprile 2008 Rete contro la precarietà

Oggi, 25 aprile 2008, la Rete contro la precarietà della Spezia, ha deciso di ricordare e festeggiare la Liberazione, organizzando un presidio, ritrovandosi in piazza per condividere, in una bellissima giornata di sole, quei valori e quelle speranze che hanno portato alla sconfitta del
nazi-fascismo.
Prevedibile e banale è arrivata l’ennesima provocazione da parte di 2 loschi fasci figuri che spintonando, brandendo cinture, minacciando di morte, pretendevano di passare nel mezzo del presidio. Così, sotto gli stendardi istituzionali voluti dalla Provincia, inneggianti ai diritti della Costituzione, le forze dell’ordine, adducendo motivi di sicurezza, hanno costretto 50 persone ad interrompere l’iniziativa, avvallando i metodi di chi da sempre agisce nell’ombra,
cercando l’aggregazione nel codardo squadrismo, incitando all’odio razziale, fomentando paure.
A loro ed a tutti quelli che confondono il coraggio con lo squallido tentativo di affermare il proprio “machismo” da film western di serie B, ricordiamo che Arditi siamo noi, e tutti coloro che quotidianamente resistono ai vili attacchi sferrati nel mondo del lavoro, nella vita, nella
salute, al nostro futuro.

ORA PIÙ’ CHE MAI, RESISTENZA!

27
Apr
08

Ritrovarsi a Milano. In centomila

In tanti sono scesi in piazza per sentirsi meno soli. La sinistra, seppur smarrita, dimostra di essere ancora viva fuori dal Parlamento. Uno straordinario corteo che interroga i partiti, senza quasi nemmeno nominare Berlusconi. L’assenza del sindaco Moratti
Luca Fazio (da Il Manifesto)
Milano


Quante persone, ma che peccato per loro! Milano, un giorno all’anno, ma è l’unico giorno che bisogna esserci per forza, dimostra di essere la città meno di destra che ci sia in Italia. Le urne dicono il contrario? Le urne, da un pezzo, non dicono quello che accade nella realtà. La sinistra, per chi avesse voglia di vedere quello che si muove nel profondo, riparte sempre da queste parti. O non riparte più. Allora evviva? Mica tanto.
Dire, oggi, che si ricomincia da questa piazza sarebbe sbagliato, perché da qui ancora non si capisce quale direzione bisogna prendere, ma dire che queste persone meritano ben altro rispetto alle forze politiche che sarebbero chiamate a rappresentarle, questo bisogna dirlo forte. E non è che ci sia la fila di politici o opinionisti o telegiornalisti o istituzioni per cercare di interpretare questo strano 25 aprile a Milano. Sembra rito stanco, il solito, per chi di professione è tenuto a interpretarlo. Libertà di stampa, o di chiacchiericcio politico, vuol dire anche dare spazio, per esempio, all’opinione di Fiamma Nirenstein per farle dire che questa volta Milano si è comportata bene con la comunità ebraica (ma grazie!), oppure sottolineare che qualcuno ha scritto sul muro una brutta frase contro la Confindustria (eh…questi estremisti). Ma davvero niente di che. Insomma, è filato tutto liscio e dunque ancora una volta Milano non esiste, ecco un altro pezzettino, molto interessante e molto imbarazzante, della cosiddetta «questione settentrionale», non declinata in chiave leghista. Del futuro della sinistra ne discuteranno altrove, e questo si sente, lo avvertono tutti quelli che ieri – senza curarsi di Berlusconi – si sono dati appuntamento, come da 63 anni a questa parte, in Porta Venezia.
Interessa sempre sapere quanti. Dunque: sono senz’altro più di 100 mila: ma veri, non come i cortei strombazzati dalla ex sinistra ufficiale, quando serviva fare la voce grossa. Qui, di ufficiale, e meno male, ci sono solo un paio di non fondamentali dichiarazioni, rilasciate con un filo di voce, il resto sono – scusate la parolaccia – moltissime persone della sinistra diffusa (altro che 3%!), un po’ smarrite ma ugualmente sorridenti. Quasi mute, però. Strano che non tutti se ne siano accorti, proprio questa volta che gli «scomparsi» in piazza ci sono tornati veramente. Eccoli, a occhio, e per la precisione – visto che ormai tutti ma proprio tutti hanno deciso di dire 50 mila e basta: con piazza Duomo mezza vuota (30 mila persone almeno), un serpentone fitto fitto scorre ancora lungo corso Vittorio Emanuele, poi piazza San Babila e poi ancora fino ai giardini di via Palestro: un chilometro di manifestanti almeno, oltre piazza Duomo. 50 mila quindi è impossibile. Allora contenti? Sì, però.
Come nascondere quel certo disagio che serpeggia tra il corpo smembrato delle tante sinistre che non sanno più a che santo votarsi, e votare? «Mucillaggine» (ma ancora motivata e di sinistra), direbbe il sociologo Giuseppe De Rita. Sparsa, senza un filo di corrente a smuovere le acque. Che ancora nemmeno si saluta, adesso che per la prima volta dopo la batosta elettorale è riuscita almeno a risalire in superficie. Ma anche troppo seria, oggi, 25 aprile, per regolare conti e mandarsi reciprocamente aff…; ognuno rimane antifascista ma ognuno rimane per conto proprio: il furgoncino techno/trance di un centro sociale sta a due metri dallo spezzone del Partito Democratico, in trance: tante le bandiere nuove per l’imbarazzante prima antifascista. Semplicemente si ignorano, fatta eccezione per il pezzetto di corteo (mai stato così visibile) occupato dai socialisti: «Ricordati (si danno ancora del tu, ndr) che senza di noi in questo paese la democrazia non esiste, ricordatelo…». Silenzio. I partiti, le associazioni, i centri, ci sono proprio tutti, e fanno ogni sforzo necessario per sventolare il proprio vessillo di appartenenza (i partiti fin troppo). Ma mai come questa volta i milanesi sono scesi in piazza non per farsi vedere ma per senso del dovere. Siamo depressi ma non siamo morti, questo è il messaggio che la piazza consegna a…a…già a chi?
Per dirla sempre con il sociologo De Rita, si potrebbe leggere la manifestazione con le lenti dello «psichismo collettivo». Migliaia di persone hanno espresso: disagio, pura testimonianza, attaccamento all’unica piazza dove ci si sente a proprio agio, consapevolezza che il peggio deve ancora arrivare, ma anche semplice desiderio di ritrovarsi fra simili e in tantissimi, anche fuori dal Parlamento (alcuni, soprattutto). E’ una piazza che interroga la sinistra in maniera imbarazzante, e che non ha più tempo e nemmeno parole da sprecare sul ritorno scontato di Berlusconi: solo uno striscione ricorda che Fischia Bossi infuria Berlusconi, scarpe rotte eppur bisogna andar.
Dove, e con le scarpe risuolate da chi, forse è presto per andare a chiederlo in giro. Gira voce, ma assumono giustamente un basso profilo, che da qualche parte – laggiù – si vede lo stato maggiore (è una battuta…) del Prc – il partito che più ha sofferto la distanza con questa piazza si è sistemato nelle ultime file. Sono tanti, e non è un caso che Nichi Vendola e Paolo Ferrero abbiano scelto Milano. Dice il primo: «Far vivere l’antifascismo riguarda la capacità di capire la realtà odierna». Già. E ancora, sul sindaco Moratti che ha disertato il corteo: «C’è un establishment che depotenzia il significato del 25 aprile. Ha iniziato Dell’Utri, ora c’è chi non si vuole sottoporre ad un calendario per loro imbarazzante perché il 25 aprile è lo spartiacque nella storia della democrazia». Anche Ferrero ritiene «gravissima l’assenza del sindaco Moratti». Questa è l’unica notizia squisitamente politica della bella giornata, anche se in piazza Duomo non se n’è accorto quasi nessuno.
27
Apr
08

La piazza romana non vede «nero»

In decine di migliaia nella capitale contro «il ritorno del fascismo». Un corteo poco istituzionale e con tantissimi giovani. Al Campidoglio arriva anche Rutelli, che incontra i partigiani dell’Anpi
Giacomo Russo Spena (da Il Manifesto)
Roma


Se il «vento nero» torna a soffiare, l’antifascismo risale la china. A Roma sotto un sole battente si festeggia una Liberazione in grande stile. «Siamo 40 mila» dicono, esagerando un po’, gli organizzatori. Ma di gente ce n’è comunque tanta: oltre 20 mila tra partigiani, centri sociali, associazioni, partiti, sindacati e soprattutto tanti, tantissimi giovani. E’ la loro presenza massiccia quella che balza all’occhio più di tutto, insieme al fatto che i partiti, dal Pd alla Sinistra arcobaleno, appaiono invece piuttosto in sordina. E Rutelli? Si fa vedere al Campidoglio, nota la grande partecipazione e nel pomeriggio da Tor Pignattara dirà chiaro che non bisogna consegnare Roma al neofascismo.
Ad aprire il corteo sono i partigiani, con i loro vessilli e la stessa convinzione di sempre. Sono passati 63 anni dalla Liberazione ma per loro «i fascisti in Italia ci sono ancora e quindi non bisogna smettere di combattere». Tanti i giovani che tengono gli striscioni dell’Anpi. Iacopo è uno di loro: «Bisogna conservare il sacrificio di migliaia di persone – dice – Ora dobbiamo tenere alta la guardia per il ritorno dei nuovi fascismi». Si riferisce, spiega, all’«omologazione» mediatica e culturale che «cancella una coscienza civile e critica». «Hai ragione», aggiunge un altro, «la scuola dovrebbe fare la differenza, s’è persa la memoria storica». E ieri, forse anche come reazione al «nuovo squadrismo» giovanile, gli studenti l’hanno fatta. Hanno un loro spezzone e ballano spensierati dietro il camion che «pompa» ska e reggae. «Rilanciamo le bellissime parole della nostra Costituzione: libertà, uguaglianza delle opportunità, pace – dice l’Uds – Contro gli episodi di violenza e intolleranza». Non sono però i soli a manifestare a suon di musica. Ci sono bande, giocolieri e sambisti che danzano con le loro magliette rosse.
Il clima del corteo è sereno come la giornata, e a turbarlo non riesce nemmeno un gruppetto che intima ai partigiani della Brigata Ebraica di riporre quattro bandiere di Israele. «Forse i contestatori – scherza un manifestante – non sanno che più di 9 mila ebrei hanno combattuto in Italia contro il nazifascismo». La solidarietà per lo Stato d’Israele è accompagnata dalla «voglia di liberazione» delle altre comunità presenti, quella palestinese e kurda. Chiudono il corteo i partiti del centrosinistra, Sinistra Critica e la triade sindacale. Presenti per l’occasione i segretari della Cgil Guglielmo Epifani e della Cisl Raffaele Bonanni. Tante anche le associazioni: dall’Unione atei e agnostici a Emergency.
Giunti al Campidoglio l’Anpi, come previsto, arresta la propria marcia, con una delegazione che viene ricevuta dal commissario prefettizio. In quel frangente arriva in piazza Rutelli. Al collo ha un fazzoletto dell’Anfim, difficile da non notare: «E’ l’associazione dei familiari delle vittime delle fosse Ardeatine – spiega il candidato sindaco – Me lo ha regalato il presidente Gigliozzi, prima di morire». Sulle strumentalizzazioni della destra puntualizza: «Il 25 aprile è una festa di tutti, a patto che si sappia da che parte era la ragione e da che parte la barbarie. Qui ci sono gli ultimi protagonisti della lotta per la libertà e tanti giovani».
Al Campidoglio oltre ai partigiani si fermano tutti gli «istituzionali», mentre lo spezzone di movimento, che sfila dietro lo striscione «Nuove Resistenze», prosegue oltre. A capeggiare la manifestazione fino a Piazza Vittorio saranno gli studenti medi. Il «nuovo» corteo punta ad «attualizzare» la Memoria, rivendicando l’«antifascismo sociale» attraverso «l’apertura di spazi di conflitto». Al Colosseo espongono un totem che ricorda i morti sul lavoro: «Le chiamano morti bianche – dice Valerio – ma in realtà sono assassini, con responsabili». Dal microfono parlano di occupazioni abitative, di precarietà, di razzismo, di nuovi diritti di cittadinanza. Giunti nei pressi di Piazza Vittorio, vicino al centro sociale di estrema destra Casa Pound, per qualche momento sale la tensione. I camerati della Fiamma Tricolore, circa una ventina, affacciati alle finestre con sotto centinaia di poliziotti pronti a evitare qualsiasi contatto, ascoltano Bella Ciao, cantata a squarciagola dai manifestanti. E’ l’ultimo atto del corteo.




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