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01
Nov
08

L’Anpi Giovani di Massa organizza una festa per il decennale del “6 novembre”

Il 6 novembre del 1998, esattamente 10 anni fa, Massa fu scossa da un evento inquietante ai danni di 12 ragazzi. Minacciati, imprigionati, derisi.
 Per la gravità dell’evento seguì una manifestazione straordinaria che fu punto culminante di una mobilitazione altrettanto straordinaria e vincente.
 Vincente perchè produsse una presa di coscienza e portò all’archiviazione dei processi a 
 danno dei 12.
 
 L’Anpi giovani ha intenzione di ricordare l’evento e la 
 mobilitazione con una giornata di festa.
 
 Sabato 8 novembre presso il C.S. La Comune:
 Alle 18 mostra di volantini, articoli e manifesti su quei giorni.
 Ore 20,30 cena al prezzo di 15 euro (prenotazione al 338 6309335)
 Ore 22 proiezione del video autoprodotto dal Comitato di solidarietà
 Ore 23 festa
 
 L’INTERO INCASSO DELLA SERATA VERRA’ DEVOLUTO AGLI IMPUTATI NEI PROCESSI IN CORSO A MASSA CONTRO IL MOVIMENTO

13
Ott
08

Eaton chiude. In 345 vanno a casa

L’Anpi Giovani di Massa esprime la propria solidarietà e la propria vicinanza politica e umana ai lavoratori della Eaton. Ancora una volta il Capitalismo produce le sue vittime. Ancora una volta i padroni hanno la legittimità e la libertà di operare scelte distruttive per le persone e le comunità in cui esse vivono. Questo sistema non è emendabile e deve essere cambiato. Ma governo ed opposizione, seppure con sfumature differenti, operano affinchè a sopravvivere da questo cumulo di macerie, siano solamente la ricchezza finanziaria, il padronato e i loro privilegi.

La multinazionale porterà la produzione di componenti d’auto in Usa e in Polonia

Chiusura. Senza possibilità di trattativa alcuna. Eaton ha formalizzato ieri mattina in un incontro con i sindacati la decisione che era ormai nell’aria: lo stabilimento di Massa, che produce componenti per l’industria automobilistica, non è più funzionale al business della multinazionale che, senza esitazione, ha optato per la cessazione totale dell’attività e il licenziamento in tronco dei 345 addetti rimasti dopo i ripetuti “tagli” degli ultimi anni (nel 2000 i dipendenti erano 570). Ad attendere il verdetto, sul marciapiede di fronte ai cancelli della sede carrarese di Assindustria, c’era un centinaio di lavoratori: quasi non hanno fiatato di fronte alla comunicazione amara dei segretari di Fim, Fiom, Uilm e Ugl Metalmeccanici. E in silenzio hanno raggiunto la fabbrica, lungo l’Aurelia a Massa, per l’assemblea. Forse l’azienda si attendeva disordini, visto lo schieramento di polizia e di sorveglianti privati. Ma reazioni scomposte non ce ne sono state: «Vogliamo solo lavorare», hanno continuato a ripetere gli operai, più con sconforto che con rabbia, raccontando dei figli che vorrebbero far studiare e del mutuo per la casa da pagare. In attesa che i sindacati decidano altre iniziative — non si esclude uno sciopero generale provinciale che leghi il caso Eaton alle altre crisi aperte, come i cantieri navali di Marina di Carrara e la lunigianese Ica — i lavoratori manterranno un presidio permanente in fabbrica, per evitare di ritrovarsi con i cancelli chiusi e i macchinari smontanti.
Ufficialmente Eaton chiude dopo aver perso il 40% delle commesse — tra cui quella Fiat — per la punteria prodotta a Massa. I 26-28 milioni annui di fatturato che ancora si salverebbero, hanno riferito i sindacati, verranno delocalizzati in altre fabbriche del gruppo negli Usa e in Polonia. Con la lettera di licenziamento si apre, per i 345 dipendenti, la procedura di mobilità per far ottenere, a chi ne abbia i requisiti, l’indennità Inps. Un paracadute troppo piccolo, dicono i sindacati, che in un nuovo incontro fissato per il 17 tenteranno di convincere l’azienda a giocare la carta della cassa integrazione speciale. Nel frattempo le istituzioni hanno confermato la mobilitazione a fianco dei lavoratori: il sindaco di Massa, Roberto Pucci e il presidente della Provincia Osvaldo Angeli sono intervenuti all’assemblea in fabbrica. Il presidente della Regione Claudio Martini in un comunicato giudica «inaccettabile» la decisione di Eaton: «La Toscana non può essere considerata come una sorta di territorio di conquista che si abbandona alla prima difficoltà, in una logica di delocalizzazione selvaggia che non tiene conto del territorio in cui si opera ma solo dei profitti». Duri giudizi «sull’inaccettabile comportamento» di Eaton vengono anche dal segretario della Cisl Toscana Enrico Petriccioli e dal segretario nazionale Fiom Fausto Durante. Sindacati e istituzioni hanno già sollecitato il governo perché il caso Eaton sia affrontato a livello nazionale, visto che segnali di crisi sono venuti e vengono anche da altri stabilimenti italiani del gruppo.
08
Ott
08

L’Anpi Giovani alla festa regionale di Firenze

L’Anpi Giovani di Massa parteciperà alla festa regionale dell’Anpi che si terrà a Firenze nei giorni 10-11-12 ottobre, con un proprio banchetto informativo. L’obiettivo è di divulgare la propria attività e di stringere rapporti politici con le altre realtà toscane.

In allegato il programma della festa

anpitosc_festa200810l1

25
Set
08

“In risposta alla Destra”. Comunicato stampa dell’Anpi giovani

 

Il giorno 16 settembre su un quotidiano locale, è uscito un comunicato a firma “la Destra” e “Gioventù italiana”, delirante e pericoloso. In esso i due partiti prendono le distanze dalle dichiarazioni di Fini ed affermano un’orgogliosa appartenenza alla storia fascista italiana. In particolare vi è un passaggio inequivocabile: “…noi de “La Destra” e di “Gioventù Italiana” cogliamo l’occasione per far sapere a tutti che noi non cambieremo mai le nostre battaglie, la nostra Storia e i nostri Valori per inseguire il potere. Noi ci sentiamo eredi di quei valori, Dio, Patria e Famiglia, cari al Movimento Sociale Italiano, anziché dichiararci antifascisti ci dichiariamo fermi e intransigenti anticomunisti, rendiamo pieno Onore ai caduti della R.S.I. e rifiutiamo l’analisi così scolastica, riduttiva e generica sul fascismo fatta da Fini e soci…”

 

L’Anpi giovani di Massa considera queste dichiarazioni come una vera e propria presa di posizione a favore della parte più vergognosa e retriva della storia di questo paese. Ci sentiamo in dovere di ricordare ai suddetti camerati che il nostro paese è uscito da quella triste pagina attraverso una straordinario movimento di popolo, che prende il nome di Resistenza, e che è alla base della nostra costituzione e del vivere civile. E’ stata la Resistenza Antifascista a rappresentare l’unico momento realmente fondante e costruttivo della nostra storia. E’ quell’esempio che va ricordato, anche e soprattutto in un clima politico-culturale che sembra percorrere sempre più la strada dello sdoganamento del fascismo.

 

La nostra attività è e sarà sempre diretta all’affermazione degli ideali antifascisti contro tutti coloro che fanno della menzogna il proprio credo politico.

 

ANPI GIOVANI DI MASSA

07
Ago
08

ANTIFASCIST PARTY

 

ANTIFASCIST PARTY

Forno (MS) 13-18 agosto

PROGRAMMA:

13 agosto: H.22 I MAJA (gruppo locale)

14 agosto: H.18 Dibattito “Resistenza e Antifascismo. Dalle leggi razziali
del ‘38 ai decreti razzisti del 2008″
H.22 MOVIMENTO POPOLARE PER IL SUD: canti popolari, pizzica, tarantella

15 agosto:H.13 Pranzo di Ferragosto (prenotarsi)
H.16 Dibattito “Libano e Palestina: due popoli in lotta contro
l’imperialismo” Video a cura di L’Altra Lomabardia-Su la testa
intervento di Kutaiba Younis del comitato “Ricordare la Nakba

16 agosto: H.22 LOS CAIMANOS pop-rock

17 agosto: H.8 Escursione sulle Apuane sui sentieri della Resistenza
(prenotarsi)
H.22 LEO BINI E I BLUE GADJO

18 AGOSTO: H.22 VOODOO CHILD blues

Tutte le sere aperitivo e cena.
Contatti al 333 3399718

CIRCOLO PARTIGIANI SEMPRE VIAREGGIO
ANPI GIOVANI MASSA

08
Mag
08

Lettera aperta a tutte le Anpi d’Italia

Chi non si schiera si è già schierato

Sono finite da pochi giorni le celebrazioni per il 63° anniversario della Resistenza, ma noi vogliamo ricordarne una, quella di 33 anni fa, tenuta pressa l’Università degli Studi di Padova dove si affermava che “l’altro aspetto della Resistenza è, infatti, la sua universalità. Non si può celebrare una particolare Resistenza storica senza celebrare insieme ogni altra Resistenza, tutte le Resistenze passate e in atto, quelle che gloriosamente segnano un nuovo destino di libertà dei popoli che questo destino hanno pagato, seminando ogni angolo della terra di morti per giungere ad un’alba di giusta pace, e quelle che ancora duramente e tra mille sacrifici si aprono anche oggi, ogni giorno, ogni notte, sotto le raffiche della violenza liberticida, un cammino verso ancora lontani porti di pacificate famiglie e di focolari sognati nella luce di una inesausta speranza umana”.

Tra poco, esattamente l’ 8 Maggio si aprirà a Torino la Fiera del Libro che avrà come “ospite d’onore” Israele, una scelta che ci sembra in linea con l’affermazione fatta nel 1969 da l’allora primo ministro Golda Meir “Non è che in Palestina c’era un popolo palestinese che si considerava tale, e noi siamo arrivati e gli abbiamo sottratto la sua terra: esso semplicemente non esisteva”.

La Palestina invece esisteva, come esisteva ed esiste tutt’oggi il suo popolo anche senza terra, un popolo che nell’anno in cui Israele pretende di festeggiare la sua nascita, nel ‘48, ricorda quella data come l’inizio della Nakba, il disastro, la catastrofe, l’apocalisse, termine per indicare proprio quell’insieme di eventi che determinarono la loro dispersione e la creazione dello stato di Israele in terra di Palestina. Forse nessun altro termine può indicare con la dovuta precisione e intensità le sorti di questo popolo la cui tragedia continua ancora oggi. Per occultare la cacciata di un popolo intero, si è ricorsi a termini come “partenza”, “trasferimento”, “fuga”, così come si è tentato di riscrivere la storia e far dimenticare il continuo processo di svuotamento del territorio palestinese iniziato negli anni ‘47 e dovuto ad un’espulsione di massa attuata con il terrorismo e la violenza.

Deir Yassin, Saffuriyya, Zakariyya, Isdud, Ramleh, Ludd, Kawfakha, Innata, Faluja, Abu Shushe, Hittin, Ayn Hawd, Al-Walaia, Salama, Iqrit, Al Bassa, Chaifa, sono i nomi di alcuni villaggi che vennero evacuati con le “buone o con le cattive”. Delle buone non abbiamo traccia, mentre delle cattive esiste un lungo elenco che arriva fino ad oggi, e tra le quali vogliamo ricordare il massacro compiuto il 9 aprile 1948 nel villaggio di Deir Yassin dove 254 uomini, donne e bambini furono assassinati, tra questi 25 donne incinte, 52 madri con bambini di pochi mesi e circa 60 tra donne e ragazze. Un massacro ripetuto nel 1982 in Libano con la parola d’ordine “bisogna fare un altro Deir Yassin per espellere i palestinesi”.

Il 17 settembre del 1982, 400 carnefici scelti fra il fior fiore del falangismo, cioè la destra “cristiana” libanese, furono introdotti nei campi profughi di Sabra e Chatila in accordo con le truppe israeliane dirette da Sharon, allora Ministro della Difesa (nel 1948 appartenente alla formazione terroristica Haganà): 3000 persone, a maggioranza donne e bambini furono uccisi nei modi più barbari. L’eccidio fu un’operazione politica premeditata, ispirata dalla fedele volontà di seminare il panico fra i palestinesi, con torture prima dell’assedio, mutilazioni, dinamitaggio di case con gli abitanti chiusi dentro, fucilazioni di intere famiglie, meno un superstite lasciato vivo in ciascun nucleo famigliare perché potesse raccontare e spargere il terrore. Il massacro si inquadrava in una logica precisa “espellere i palestinesi verso le linee siriane e non permettere loro di tornare”.

Perché raccontare ancora queste cose? E cosa c’entra la Resistenza?

Perché i racconti dei sopravvissuti ai massacri del ‘48, a quelli di Sabra e Chatila, sono i racconti dei nostri nonni, dei nostri anziani, dei sopravvissuti agli eccidi nazi-fascisti, dei nostri partigiani, perché è la stessa la logica che sta dietro questi stragi e che ha portato alla eliminazione quasi totale di una comunità in una zona che doveva essere desertificata per motivi strategici e nella quale si muovevano le formazioni partigiane (come fu per il Libano). Azioni stragiste che avevano come finalità la repressione antipartigiana, la politica di far “terra bruciata”, il depauperamento del territorio, la preparazione di operazioni militari.

Paragonarli è naturale perché tra sionismo e fascismo esiste la stessa radice ideologica e le stesse pratiche genocide, il sionismo come il fascismo è totalmente contrario ad ogni aspirazione di progresso, di democrazia e di libertà. Ideali che animarono la nostra Resistenza, senza i quali la Resistenza non sarebbe vissuta, senza i quali gli uomini e le donne che vi aspirano non potrebbero progredire.

Denunciare la politica del massacro, espansionistica, colonialistica di Israele significa essere antisemiti? Noi crediamo che la continua equiparazione tra antisionismo e antisemitismo, fatta anche dal Presidente Napolitano sia strumentale.

Esiste una ricca documentazione, per chi volesse controllare, che stabilisce la volontà già prima del ‘48, su precisi orientamenti politici, di attuare e perseguire misure militari per prendere possesso della Palestina. Prima del ‘48 tutte le operazioni svolte, da quella dell’acquisto di terra, dall’espulsione di lavoratori arabi dalle aziende ebraiche, alla formazione di un sistema economico sionista, fanno vedere come ci si preparava alla presa della Palestina e come la Shoah fu utilizzata per giustificare la pretesa di quella terra.

Perché gli ebrei non hanno mai cercato di parteggiare per le sorti di un popolo, con il quale in parte avevano condiviso e vissuto?

Come mai non si sono mai indignati contro i massacri diretti, eseguiti e ordinati da Sharon, pur conoscendo le sue responsabilità politiche e militari, ma anzi lo hanno eletto a proprio rappresentante politico-istituzionale?

Come mai non si sono mai indignati per il massacro di Sabra e Chatila, pur sapendo dalla diretta testimonianza di uno dei falangisti assassini, intervistato dalle televisioni israeliane, come si erano svolti i fatti?

Come mai sono restati muti davanti al motto “… fare come a Deir Yassin per espellere i palestinesi!”?

Come mai non si indignano quanto gli arabi vengono definiti “sottospecie o cani”? Eppure non era così che i nazisti definivano gli ebrei?.

Come mai hanno accettato che Israele non abbia mai riconosciuto e applicato le risoluzioni dell’ONU, se non nelle parti che lo interessavano?

Come mai non si sono ribellati alla costruzione del Muro, ai check point, al rifiuto di rientrare impartito ai profughi, alla privazione dell’acqua, dei diritti e della terra ai palestinesi, all’insediamento dei coloni e alla violazione dei diritti umani sanciti dalla Convenzione di Ginevra del 1949?

Forse gli ebrei dovrebbero dichiarare apertamente, ed al mondo intero, che sostengono, appoggiano e riconoscono uno stato sionista e la sua politica colonialista, uno stato che si avvale delle complicità internazionali. Uno stato che grazie al silenzio europeo ed al pieno sostegno militare, economico e politico degli Usa, continua la sua politica segregazionista, razzista e fascista.

Si vuole ricordare che nel 1982 proprio in Libano tra le cosiddette “forze multinazionali di pace” c’era anche quella italiana, che non fece rispettare l’accordo di garantire la sicurezza dei civili palestinesi in cambio dell’evacuazione dei feddayn, lasciando libero il campo ai macellai sionisti e ai falangisti.

Abbiamo iniziato questa lettera ricordando l’universalità della Resistenza. É in nome di quella universalità di valori e contenuti che non possiamo sottrarci dallo schierarci, perché come diceva Gramsci “odio gli indifferenti, odio chi non parteggia. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria. Non è vita… Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

L’universalità della Resistenza ci ha insegnato che nessun intervento straniero, nessuna opera di corruzione e di infiltrazione, nessun assassinio politico, come nessun eccidio o guerra guidata o teleguidata dallo strapotere economico, potrà mai prevalere, se non per breve tempo, sullo spirito di Resistenza di un popolo calpestato, strumentalizzato, schiavizzato, ingannato, torturato, soffocato in ogni sua manifestazione ed in ogni sua esigenza di vita. Questa lezione storica è li, davanti agli occhi di tutti.

La libertà e la giustizia sono indivisibili.

Siamo per la giustizia e ci battiamo per la libertà e l’indipendenza effettiva, per tanto siamo coerenti per il diritto all’effettiva libertà, indipendenza e giustizia di ogni popolo.

Noi pensiamo che tutti quelli che nutrono un sentimento antifascista, tutti quelli che hanno conservato il senso della vita e dell’umanità non possano che considerare un insulto l’invito di Israele alla Fiera del Libro di Torino, per questo ci schieriamo risolutamente e apertamente al fianco del popolo palestinese e della sua lotta, in sostegno e solidarietà a tutti i popoli che lottano contro l’imperialismo.

Vi invitiamo a partecipare alla Manifestazione Nazionale per la Palestina, che il 10 Maggio si terrà a Torino durante i giorni della Fiera del Libro. Il concentramento è alle ore 15.00 in Corso Marconi. Per ulteriori informazioni: http://www.forumpalestina.org/

A.N.P.I. Giovani di Massa




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Dicembre: 2009
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