Tutti i giorni ricevo uno schiaffo.
Il primo giorno ci resto male, ma decido per questa volta di lasciar correre.
Il secondo giorno penso: ”Ma se non ho reagito ieri…”. E non mi oppongo.
Il terzo giorno quasi non ci faccio più caso.
Dopo una settimana ne ricevo due. ”Che cosa vuoi che cambi, se fino ad ora ne ho comunque preso uno?”
Dopo un mese sono tre, poi quattro, poi cinque, ma quando ormai decido di reagire è tardi: non mi reggo più in piedi.
Sabato 22 Dicembre un gruppo di antifascisti ha deciso di non far passare sotto silenzio un’iniziativa promossa da AN, Fiamma Tricolore, Azione Giovani, che avrebbe costituito un tassello nel processo di lenta erosione attuato ai danni dell’antifascismo.
L’Amministrazione comunale aveva individuato in una sala del palazzo di P.zza Mercurio in cui ha sede l’ANPI, sopra le teste dei partigiani, un luogo adatto dove svolgere la presentazione del libro Strage all’italiana che si propone di riabilitare la figura del neofascista Ciavardini. L’ avvocato Cutonilli, scrittore, nel volume vuole dimostrare l’innocenza del suo assistito rispetto alla strage alla stazione di Bologna. Pur non essendo dimostrata la sua colpevolezza per quel reato, Ciavardini, oltre ad esser condannato per altri due omicidi, faceva parte dello stesso gruppo, i NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari), che ha preso parte alla organizzazione materiale della strage e per la quale due suoi militanti sono stati condannati.
La situazione di quel giorno, a Massa, per alcune circostanze, assomiglia a quella dei fatti del 30 Giugno 1960, quando il MSI decise di convocare il suo quinto congresso a Genova. Come nel caso di Genova, città decorata alla Medaglia d’Oro alla Resistenza e da cui era partita l’insurrezione del 25 Aprile, la scelta del luogo è stata provocatoria anche a Massa. I missini di allora avevano scelto come luogo un teatro vicino al Sacrario dei Caduti, quelli di oggi il palazzo sede dell’ANPI.
Nei giorni precedenti il 22 Dicembre è iniziata una discussione tra gli antifascisti militanti sulla necessità di far emergere e porre all’attenzione di cittadinanza e istituzioni la natura del messaggio sottostante a quella iniziativa, che ci ha trovato compatti nel dire che sostenere un personaggio come il neofascista Ciavardini significa, da parte di partiti rappresentati istituzionalmente non voler prendere le distanze dal fascismo e dalle sue riproposizioni.
La voglia di smascherare questo intento e la volontà di reagire l’indifferenza dell’ Amministrazione, che non ha cambiato sede alla presentazione nonostante le nostre sollecitazioni, ci ha portati il 22 Dicembre nel primo pomeriggio in piazza Mercurio, con lo scopo di tenere aperta la sede dell’ ANPI. All’arrivo dei fascisti in corteo con striscione e bandiere nere, la reazione è stata spontanea e unanime: ci siamo uniti a proteggere il seme dell’antifascismo. Per tutto il pomeriggio siamo rimasti in maniera inamovibile nella nostra posizione. Fin quando le istituzioni competenti, spinte da questo gesto, hanno deciso di revocare la sala. Una differenza rispetto al 1960, quando in centomila manifestarono, è sicuramente quella che molti si sono abituati agli schiaffi, che gli ideali si sono affievoliti e gli spiriti atrofizzati, che la poca attenzione prestata da parte delle istituzioni ha portato a far passare come tollerabile ciò che non lo è, che troppi trovano importante difendere la memoria storica solo in giorni prestabiliti e non si indignano più quando questa stessa quotidianamente viene calpestata. Nel 1960 l’ANPI nazionale incitava alla lotta intransigente contro il proposito restauratore. Ad oggi l’ANPI sez. di Massa ci condanna per non aver fatto svolgere la presentazione riferendo ai giornali che quest’ultima solamente era inopportuna per motivi di carattere ambientale, non per i contenuti. Il giornale ufficiale dell’ANPI “Patria indipendente” (numero del 28/11/2004) riferendosi all’impedito svolgimento del congresso a Genova nel 1960 recita anche una proposta, a suo dire “conciliante” viene sdegnosamente respinta dagli antifascisti. Si sarebbe trattato di spostare il Congresso del MSI in un Teatro nell’estremo levante della città e, un comizio della Resistenza sul piazzale dell’autostrada, al lato opposto, nel ponente della città … La Resistenza non poteva accettare tale soluzione trappola. E non la accettò. Continuando nel paragone c’è da dire che in altra sede e in altra data purtroppo invece il libro a Massa dai fascisti è stato presentato. L’autore nello stesso articolo dice che il voler gestire al solito modo la protesta di missini e antifascisti non è stato altro che un anticipo di quello che negli anni successivi sarebbe stato lo schema della teoria degli “opposti estremismi”, teoria del tutto confermata dall’episodio di Massa in cui gli antifascisti sono stati lasciati soli da più parti, equiparati ai fascisti e giudicati appunto come violenti. La nostra protesta si è dovuta svolgere in modo eclatante anche grazie a questa mancanza di coraggio e all’indifferenza, che è parte di quello che come antifascisti cerchiamo di combattere, perché continuare a tralasciare di prendere una posizione contribuisce al continuo legittimarsi di atteggiamenti fascisti. Agli organi istituzionali e a tutti coloro che non trovano nel nostro gesto una doverosa ribellione proponiamo come esempio la risposta data dal futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini a chi attaccava il dissenso espresso nel 1960:
La polizia sta cercando i sobillatori di queste manifestazioni (…) non abbiamo nessuna difficoltà ad indicarglieli. Sono i fucilati del Turchino, di Cravasco, della Benedicta, i torturati della casa dello studente.
ANPI giovani MASSA