Post contrassegnati da tag ‘contro la riforma Gelmini

24
Ott
08

L’ira dei ragazzi miti “Berlusconi ci teme”

SCUOLA & GIOVANI

Roma, l’Onda occupa senza nostalgie. Non ci sono le assemblee oceaniche del ‘68
né le tensioni violente del ‘77. “Movimento più partecipato degli ultimi trent’anni”

“Ho 22 anni, e vivo ogni giorno sotto ricatto. Ora sono stufo. Finalmente posso respirare”

di CURZIO MALTESe

L'ira dei ragazzi miti "Berlusconi ci teme"


ROMA – “Sai cosa c’è? Alla fine uno si rompe le balle di avere paura. Ho 22 anni e vivo ogni giorno a sotto ricatto. Paura di non farcela a riscattare tutti i crediti, del contratto da precario in scadenza, di non poter più pagare l’affitto e dover tornare dai miei, di non trovare un vero lavoro dopo la laurea, della crisi mondiale e dell’aumento delle bollette. Campo a testa china e tiro avanti sperando che domani sia migliore. Ma se mi dicono che domani non c’è più, l’hanno tagliato nella finanziaria, allora basta. Non mi spaventa più Berlusconi che dice di voler mandare la polizia. Non mi spaventa nulla, sono stufo. E finalmente, respiro”. Marco è uno degli studenti della Sapienza che occupano la facoltà di Lettere. È lui ad aver proposto in assemblea alla Sapienza lo striscione che oggi è su tutte le facoltà occupate d’Italia: “Io non ho paura”, in risposta alle minacce di Berlusconi, al solito smentite. “Non scrivere leader, che mi sfottono. Promesso?”.

Sono le nove e sulla Roma autunnale è calata un’improbabile notte di primavera. Improbabile come questo movimento, nato nel momento peggiore, cresciuto oltre ogni previsione, senza neppure il tempo di darsi un nome. Per trovarlo hanno indetto un referendum sul sito della rivolta universitaria, www.UniRiot.org, e l’ha spuntata “Onda anomala”. In breve, “l’onda”, “noi dell’onda” dicono, come fossero contradaioli.

Avete presente il ‘68, il ‘77? Altra storia. L’arrivo alla facoltà occupata è confortante o deludente per chi ha in mente e negli occhi la Sapienza delle assemblee oceaniche sessantottine o il teatro di guerra della cacciata di Lama. C’è un gran silenzio. Si sentono echi di radiocronache di pallone, autoambulanze lontane, perfino un coro classico che prova nella facoltà di Fisica. Pochi ragazzi nella piazza, sui viali qualche sperduto capannello. Vuoi vedere che è la solita montatura nostalgica di un ‘68 che non può tornare? Ma dentro le aule, i dipartimenti brulicano di centinaia di ragazzi che discutono, studiano, lavorano al computer, organizzano le manifestazioni del gran giorno, oggi, davanti al Senato. Tessono reti in tutta Italia ed è un bollettino di guerra: “Ore 11: Occupata Roma Tre! Ore 15: occupata Ingegneria! Ore 19: occupata l’Orientale di Napoli!”. E poi Firenze, Cagliari, Napoli, Bologna: “Stiamo vincendo!”. Giancarlo Ruoco, capo dipartimento di Fisica, 49 anni, un passato giovanile nei movimenti, osserva: “Il paragone di numeri col ‘77 è improponibile, ma di sicuro questo è il movimento studentesco più partecipato degli ultimi trent’anni. Non c’è Pantera o protesta contro la riforma Moratti che tenga. Allora eravamo quasi più docenti che studenti in piazza. Ora sono il doppio, il triplo, e sembrano decisi ad andare fino in fondo”


Quando i telegiornali della sera hanno diffuso il diktat poliziesco di Berlusconi, i ragazzi più grandi hanno brindato con birre e applausi, fra gli sguardi perplessi e intimoriti delle matricole. Che c’è da festeggiare se il premier minaccia manganellate? “Il fatto è che gli stiamo mettendo paura, noi a loro. È la reazione scomposta di uno che si sente debole, che non si aspettava tutto questo, non ha una strategia e pensa di risolvere al solito modo, con la polizia, come si trattasse di rifiuti, camorra o periferie insicure”. Chi parla è Luca, 23 anni, un’ottima laurea in lettere a Milano, venuto a Roma per specializzarsi in filologia romanza. È di Monza: “Perfino lì hanno cacciato la Gelmini da un comizio, e non se l’aspettava. A Monza, dov’è nata la Lega, cinquant’anni di Dc. Non hanno proprio capito che la politica non c’entra, la sinistra qui non comanda niente. Quando è venuta la ragazza mandata da Veltroni (Giulia Innocenzi, ndr), chiaramente in vista della manifestazione di sabato, le abbiamo strappato i volantini. La Cgil ha cercato di mettere il cappello sul movimento e li abbiamo costretti ad arrotolare le bandiere rosse. Per me il Pd significa poco, l’opposizione è inesistente, Berlusconi non è chissacché, non mi suscita nessun sentimento. È soltanto un vecchio che fa discorsi vecchi. Insomma, qui non c’entra la politica, c’entra la vita. Il mio futuro, quello di Francesco, Vanessa, Ilaria…”.

“La mia vita attuale è questa. Studio come un pazzo per finire in fretta e bene, lavoro in un call center, dormo in una camera a 500 euro al mese. E sopporto pure che un Padoa- Schioppa o un Brunetta o una Gelmini mi diano del bamboccione o del fannullone. Ma non che taglino i fondi all’università per fare affari con l’Alitalia, aiutare la Fiat o le banche dei loro amici. La crisi io non la pago. Questa settimana di proteste è stata la più bella esperienza di questi anni. Si respira, si parla, si discute dei sogni, del futuro. Penso sia un mio diritto. Ai vostri tempi era magari diverso. I corsi universitari duravano mesi, avevi sempre gli stessi compagni, gli stessi professori. In ufficio o in fabbrica eri solidale con l’altro operaio o impiegato. Ora io seguo decine di corsi dove non incontro mai le stesse persone e poi lavoro in un call center dove il mio vicino di scrivania cambia sempre, a ogni turno, senza contare che abbiamo tutti le cuffie e non c’è neppure la pausa caffè. In questi giorni ho alzato la testa, mi sono guardato intorno, ho conosciuto studenti da tutta Italia, mi sento vivo”.

E’ un rivolta di bravi ragazzi, della nostra meglio gioventù. Non è una rivolta contro i padri, come furono le altre, ma di giovani che prendono sul serio le parole dei padri. Vogliono studiare, uscire di casa, fare carriera per meriti e non per conoscenze, crescere insomma e scoprono che in Italia non è possibile. Non è possibile per un giovane essere “normale”. Da qui la rabbia di questi ragazzi miti. Anche un po’ secchioni. Luca e altri, con Francesco e Vanessa, ieri ospiti di Santoro, hanno tirato l’alba a studiare la legge Gelmini nei minimi particolari, scovando un’infinita serie di contraddizioni. Un bel lavoro e anche una lezione per l’opposizione parlamentare che deve aspettare la Gabanelli per accorgersi della norma salvamanager infilata nel decreto Alitalia. “La legge è piena di cazzate” mi spiegano “Taglia i fondi per la ricerca, che in Italia è l’uno per cento del Pil contro il tre della media europea e del trattato di Lisbona. Riduce il numero dei ricercatori che da noi sono tre ogni mille abitanti, contro l’obiettivo di otto. Non taglia le sedi universitarie, che in Italia sono 115, più di una per provincia, con decine di corsi frequentati da un solo studente. Soltanto Roma ha sedi decentrate a Civitavecchia, Rieti, Pomezia: Ma quelle rispondono a interessi clientelari”.

Ilaria, che incontro a Fisica, “ci vediamo sotto la lapide di Fermi”, snocciola dati statistici come formule, sospira e conclude: “Non che m’interessi più di tanto, perché fra un anno vado in Inghilterra. Però mi sembra giusto dirlo, protestare finché si può”. Il Dipartimento di Fisica, quello di Fermi e Amaldi, è il fiore all’occhiello della gloriosa e ormai sfasciata Sapienza. E’ quarta nelle classifiche europee, fra le prime dieci del mondo, dentro un’università che non compare neppure fra le prime cento. La fuga dei cervelli all’estero è la norma e cresce di anno in anno.

Nell’”Onda” Fisica è stato il laboratorio creativo. Il corpo docente, fra i migliori d’Italia, ha appoggiato senza riserve la protesta. “Tanto con l’appello contro la lectio magistralis del Papa ci aveva già criminalizzato. Peggio non può succedere”. Fernando Ferroni, professore di fisica delle particelle elementari, presidente dell’istituto nazionale di fisica nucleare, uno degli scienziati che ha collaborato all’accensione dell’Lhc al Cern di Ginevra, è solidale ma pessimista sulle sorti dell’Onda: “Hanno ragione da vendere ma il clima culturale è il peggiore possibile. Non c’è sensibilità per questioni complesse come la formazione, la ricerca. Il governo fa discorsi primitivi, insensati ma efficaci. L’opposizione ne sa poco o nulla. Non ha capito la portata del disegno. Qui stanno dismettendo l’istruzione pubblica, un pezzo per volta. E’ una cosa mai successa in nessuna parte del mondo civile. Negli Stati Uniti, il paese più malato di iper capitalismo, l’università pubblica rimane ancora fortissima. Uno studente di Fisica può scegliere di pagare quattromila dollari a Berkeley o quarantamila a Stanford, ma la qualità è la stessa, alla fine si spartiscono lo stesso numero di premi Nobel. Per non parlare dell’Europa. Qui invece fra pochi anni l’istruzione pubblica, di questo passo, sarà relegata alla marginalità, alla serie B, a quelli che non possono permettersi di meglio. Il tema è enorme, tocca l’essenza dei diritti di cittadinanza, ma temo che non passerà. Criminalizzeranno la protesta, faranno scoppiare qualche incidente, e i media andranno dietro l’onda, l’altra, quella del potere. Bisognerebbe bucare questo muro di conformismo, ma come?”

Gli studenti si sono posti il problema d’”inventarsi qualcosa di nuovo”, ne discutono in assemblea, su Internet, chiedono idee, consigli. “L’importante è evitare paragoni col passato, gli slogan in rima, le bandiere della politica, le stesse forme di lotta di fronte alle quali la gente dice “l’ho già visto”e passa oltre” spiega Laura, 23 anni, delegata alla comunicazione di Fisica. “Ci siamo inventati le lezioni in pubblico, con la lavagna a Piazza Farnese, un successo con i passanti che si fermavano a chiedere. Venerdì (oggi, ndr) saremo a Montecitorio”.

Sono rimasti a discutere le nuove forme di lotta fino alle tre, poi è entrato Stefano con le birre. “Che ha fatto la Roma?” “Lasciamo perdere… Aò, ma la volete smettere col dibattito? E fateve ‘na birra, ‘na canna, che so”. Bisogna fare la colletta per i cornetti. Che cosa? “Al picchettaggio offriamo cornetti agli studenti che vogliono entrare. Li hai mai visti i picchetti con i cornetti? Lo voglio vedere Berlusconi che manda l’esercito. A noi non ci fregano con le provocazioni, non ci vedrai mai fare questo”. E mostra il gesto della P38″. Chissà se non li fregano. Quarant’anni fa era cominciato con le colazioni ai bambini poveri, i sit-in pacifici, il clima da “Fragole e sangue”, ingenuo e fiducioso. Fino alla prima carica della polizia. Stefano prende la chitarra, sono ormai le tre, per tenere sveglia la truppa. Nella musica sono conservatori, l’eterno rock, i vecchi cantautori, da De Andrè a Ligabue, che ormai viaggia per i cinquanta. Alle quattro crolla pure il cantante, qualcuno si rinchiude nei sacchi a pelo, altri s’infrattano, qualcuno riprende a discutere fino all’alba, a parlare dei propri sogni, come tutti a vent’anni, mentre il sole sorge sempre da un’altra parte.

(24 ottobre 2008)

16
Ott
08

“Assalti frontali” contro il maestro unico

da il Manifesto del 30/09/08
 Sono un genitore della scuola Iqbal Masih della  periferia sud est di Roma, in mobilitazione permanente dal primo settembre e vi scrivo da queste mura che sono ormai come una seconda casa. Siamo in emergenza, in allarme rosso e non c’è un’ora da perdere perché dobbiamo bloccare il Decreto Legge 137 del ministro Gelmini. Molti capiscono che è una legge dannosa per la scuola pubblica, ma solo chi è dentro questo mondo può già percepire la violenza che si sta abbattendo addosso ai nostri figli. Dietro la formula del “maestro unico” (e la farsa del grembiulino) ci stanno togliendo sotto gli occhi una delle poche cose che funzionano in Italia: la scuola primaria del tempo pieno. Noi siamo angosciati dalle notizie che arrivano dal ministero e la disinformazione in atto, ma anche carichi e determinati a vincere questa battaglia o a vendere cara la pelle.
In questi giorni qui all’Iqbal Masih succedono cose incredibili: genitori già gravati da cento impegni e maestre e maestri di tutte le classi si stanno trasformando in leoni che lottano. Il 15 settembre, alla prima campanella, abbiamo deciso di occupare la scuola. E’ stata una decisione presa alla maniera classica con alzata di mano durante un’affollata assemblea, ma per il resto tutta questa esperienza è nuova, fresca, totalmente autorganizzata di giorno in giorno. Simonetta Salacone, la direttrice, la chiama presidio permanente ed è felice di aprire la scuola a questa esperienza che ci fa crescere tutti e ci permette di comunicare e spiegare le ragioni della lotta. Nella sala grande del plesso abbiamo fatto la nostra base e c’è un via vai continuo di gente che viene per restare o solo per portare un appoggio o prendere contatti o portare una torta per i bimbi. Arriva il pedagogo Alberto Alberti a raccontare perché fu deciso di introdurre i due maestri e il tempo pieno e fa un discorso chiaro davanti a trecento persone: “Chi dice riduciamo il tempo nella scuola non ce l’ha col tempo pieno, ce l’ha con la scuola! Vogliono che i ragazzi vengano bocciati per mandarli alla scuola privata, vogliono clienti per la scuola privata.” Quando scende la sera srotoliamo i sacco a peli e i materassini per dormire tutti insieme, bambini, maestre e noi genitori in un clima di gioia e eccitazione che è difficile da contenere. Questa notte a scuola oggi è speciale e vale più di un giorno di lezione normale. Sono le esperienze formative come queste che fanno la conoscenza e oggi impariamo a lottare per i nostri diritti. Se ci si addormenta a mezzanotte, per questa volta non fa niente. Piano piano scende il silenzio e noi “grandi” facciamo turni di “guardia” ogni due ore, e che sia un’occupazione nuova si vede anche quando arriva la pattuglia della polizia al cancello: ci chiedono se abbiamo bisogno di qualcosa e che possono fare per noi, poi si allontanano dicendo che abbiamo ragione. Sveglia alle 6.30 per pulire tutto, alle 8 comincia la lezione regolare, arrivano gli altri genitori con i loro figli. C’è chiaramente anche chi è scocciato dagli striscioni, dalle magliette, dalle assemblee, dalle foto e gli articoli sui giornali. Mentre volantiniamo si accendono discussioni. Qualcuno minaccia di togliere i propri figli e trasferirli dalle suore (contenti voi…). C’è chi è fatalista e già sconfitto per cui non c’è niente da fare. Chi è confuso e convinto che maestro unico e tempo pieno sono un aumento della qualità come dice la Gelmini. Buonanotte. La maggior parte, però, comincia a comprendere meglio i meccanismi della truffa che ci stanno cucinando. Non c’è nessuna riforma in atto, è Tremonti il pedagogo di riferimento della Gelmini. Bisogna fare cassa? Tagliamo le spese e gli stipendi dei militari! E’ venerdì 26 settembre, quando dopo una settimana di occupazione e una di assemblea quasi permanente, usciamo dal cancello dell’Iqbal Masih e attraversiamo il quartiere Centocelle con più di duemila persone! E chi se le aspettava. Con 38 scuole al nostro fianco. Dobbiamo resistere. Riguardo le foto di quelle prime notti di occupazione e mi commuovo, ma non c’è un minuto da perdere. Dobbiamo intensificare le azioni. In questi giorni il decreto arriva in parlamento per l‘approvazione alla camera. Abbiamo sentito istituti della Puglia e di Milano, maestri del Veneto, a Bologna la scuola elementare XXI aprile ha occupato e anche a Quartu S. Elena vicino Cagliari (e si chiama anche lei Iqbal Masih). Una scuola di Torre in Pietra ci dice che sono pronti a entrare in occupazione. La situazione è bollente. Dopo un veloce consulto collettivo lanciamo per giovedì 2 ottobre prossimo in tutta Italia un “No Gelmini Day”. E’ un modo per far parlare insieme queste scuole e le università, per produrre uno sciame di azioni diffuse. Chi può presidiare oltre l’orario scolastico è il momento di farlo. Anche chi si sente isolato può fare qualcosa. E che sia il giorno prima o quello dopo va bene uguale. Attacchiamo striscioni ovunque perchè sia chiaro e visibile il nostro NO! Ricordate le bandiere dell’arcobaleno appese alle finestre? Che ogni scuola abbia il suo striscione. Sarebbe bello che ognuno faccia una foto scrivendo il nome della scuola e la città e la invii a questa mail: nonrubatecilfuturo@gmail.com. Poi chiederemo a trasmissioni “amiche” come Blob o Striscia o le Jene o la Dandini se possono mandarle tutte con la musica di sottofondo dell’intervallo di un tempo (quando appunto c’era il maestro unico) a rappresentare una rete di scuole in lotta e degne che sono la nostra Repubblica. Come uno spot contro il decreto. Mettiamo sotto pressione la Gelmini. Noi amiamo e difendiamo la nostra scuola.
MILITANT A
10
Ott
08

Comunicato: Pisa occupa dopo un’assemblea partecipata da migliaia di studenti

Ieri, mercoledì 8 ottobre, si è svolta l’Assemblea generale di Ateneo, inizialmente prevista al Polo Carmignani, e poi spostata in Piazza dei Cavalieri vista l’enorme ed inaspettata affluenza. Dopo una serie di interventi volti a contestare dalle fondamenta la legge Tremonti, l’assemblea si è indirizzata all’individuazione di forme di mobilitazione. Un’unità di fondo ha caratterizzato questa fase della discussione, ed è emersa la necessità urgente di bloccare con ogni mezzo il Dl Tremonti. L’assemblea ha deliberato forme di protesta diverse ma convergenti, dal blocco della didattica a vari scioperi del personale tecnico-amministrativo e precario. Ma non si è fermata a ciò: ha infatti ritenuto di dover dare un segnale forte e immediato, decidendo l’occupazione della sala stampa del rettorato e del Polo didattico Carmignani.

La nostra protesta parte dal basso, senza sigle o quadri istituzionali; lo studente come tale è il suo soggetto politico. Il polo occupato sarà nei prossimi giorni punto di partenza per nuove e radicali mobilitazioni, per allargare la protesta alle altre facoltà e alla cittadinanza. Riteniamo infatti con il nostro atto di poter collegare la protesta pisana a tutta Italia, sfruttando il ribollire di mobilitazioni in molte altre città universitarie.

E’ però per noi prioritario riempire questa occupazione di significati politici più fecondi, che non si limitino ad affossare Tremonti, ma siano la sede di un dibattito pubblico e partecipato. Verranno aperti TAVOLI DI DISCUSSIONE sui seguenti temi, che riteniamo cruciali:

1.   LOTTA CONTRO IL COPYRIGHT, PER UNA CIRCOLAZIONE GRATUITA DEL SAPERE

2.   RICERCA DI NUOVE MODALITÀ DI FORMAZIONE, SOPRATTUTTO RIGUARDO A SEMINARI DI AUTOFORMAZIONE GESTITI DIRETTAMENTE DAGLI STUDENTI

3.   DIRITTO ALLA CASA E AL REDDITO

Si auspica la partecipazione più ampia…Non abbiamo più tempo! Dobbiamo riconquistare il futuro che il dl Tremonti ci ha tolto!!

Studenti del Polo didattico Carmignani occupato

09
Ott
08

Dalle scuole alle università… tutti in piazza il 10 ottobre!

Firenze.

Appuntamento ore 10 in Piazza S.Marco

BASTA SUBIRE, AGISCI!

Il processo accelerato di fascistizzazione della società, già  su altri fronti avviato concretamente (vedi militarizzazione delle città, deriva poliziesca e securitaria, politiche ultra-razziste sull’immigrazione ecc), non poteva non sbarcare nell’educazione e nei suoi templi: le scuole.
Le elementari sono investite da un patetico recupero dell’estetica del ventennio, subendo il ripristino dell’obbligo della “divisa” per gli alunni, che torneranno inoltre ad essere educati dal “maestro unico”.
Si moltiplicano così i passi indietro in una scuola sempre più interessata ad omologare ed ammaestrare più che insegnare.
L’istituzione scolastica superiore viene armata con nuovi e vecchi mezzi repressivi, al solito scopo di crescere generazioni di servi obbedienti e rispettosi dinanzi all’autorità: è in questo quadro che si colloca la reintroduzione del voto di condotta ai fini della bocciatura e l’eliminazione del limite di 2 settimane alle sospensioni disciplinari ( quest’ultima opera del centrosinistra e del suo ministro Fioroni). Sappiamo bene che di provvedimenti come questi, che vorrebbero passare come rimedi alla fantomatica emergenza bullismo (?), ne faranno ben presto le spese gli studenti che intraprenderanno percorsi di lotta attraverso scioperi e occupazioni.
Assistiamo quindi alla crescente negazione di ogni spazio di libertà all’interno delle nostre scuole, di giorno in giorno più video-sorvegliate e dotate di squallidi sistemi di “spionaggio elettronico” su assenze e voti ottenuti, messi poi al servizio dei genitori. Si allunga così l’occhio del grande fratello del controllo sociale e si inquina illegittimamente il rapporto di fiducia genitore-figlio. 
In sintesi, se in città non è più possibile mangiare un panino e bere una birra senza essere punito in quanto bivaccatore, nelle scuole diventa sempre più difficile anche fare una semplice forca o qualsiasi altra cosa che esca dai canoni stabiliti ed imposti agli studenti.
Mentre aumentano vertiginosamente i finanziamenti alle scuole private, spesso sotto il controllo della chiesa, ormai da anni andare a scuola diventa, tra tasse d’iscrizione e caro libri, sempre più una spesa insostenibile per molti, a causa dei tagli a cui i governi di ogni colore ci hanno abituati: a farne le spese non sono solo le famiglie, ma anche i lavoratori stessi del settore scolastico (Ata e professori), che dovranno fare i conti con cospicui tagli al personale.
Scenderemo in piazza quindi contro il ministro Gelmini e il Governo Berlusconi, senza però dimenticarsi dei precedenti Fioroni e Prodi, che durante il proprio mandato non hanno fatto che seguire la stessa linea rendendosi ugualmente responsabili con le destre della miseria presente.
A differenza di tutte le altre realtà che saranno in piazza, non abbiamo certo dimenticato la reintroduzione degli “esami di riparazione” di sinistra memoria, e il 10 manifesteremo il nostro dissenso anche contro quest’ennesimo attacco contro studenti e il loro diritto al riposo estivo, effettuato in nome di una concezione di scuola-fabbrica selettiva e meritocratica.

E’ per questo che abbiamo deciso di scendere in piazza, e di farlo in modo autorganizzato, costruendo un progetto ed uno spezzone alternativo a quello delle giovanili di partito e degli pseudo-sindacati studenteschi che hanno lanciato la giornata di mobilitazione a livello nazionale. Lo spezzone sarà aperto dallo striscione “Contro la scuola dell’obbedienza, unica ‘condotta’: resistenza” e esprimerà con i contenuti e le pratiche il nostro modo di fare la politica: dal basso, autofinanziati e senza compromessi.

Nello spezzone, bandiere e simboli di partiti o sindacati non saranno graditi.

Rete dei Collettivi Studenteschi fiorentini 

____________________________________________________________________________________

CONTRO LA CULTURA DELL’OBBEDIENZA
UNICA RISPOSTA RESISTENZA

Gli ultimi provvedimenti del ministro Gelmini hanno riportato all’attenzione della società il sempre vivo problema dell’istruzione che, negli anni, è stata svuotata del suo contenuto critico e formativo a favore di un sapere votato alla produttività e all’obbedienza.

Dalla reintroduzione del maestro unico a quella del voto in condotta si rende evidente che i tagli sono funzionali al risparmio economico, mentre i provvedimenti disciplinari tendono a rafforzare il controllo di qualsiasi comportamento non conforme.

Allo stesso modo, nell’università, le scelte del ministro mirano ad annientare definitivamente il carattere pubblico dell’istruzione. Questo processo, iniziato nel 1988 (legge 400) e che ha avuto una tappa fondamentale nella Dichiarazione di Bologna del 1999, è stato portato avanti da governi di qualsiasi colore senza discontinuità.

Già nelle precedenti riforme si salvaguardava “l’autonomia didattica e finanziaria”degli atenei, che permettendo l’ingresso dei privati nel finanziamento della ricerca stabilisce, di fatto, università di serie A e di serie B, sulla base della loro “produttività”.

Con il decreto 1128 la situazione, già disastrata, è ulteriormente peggiorata:

* tagli nell’ordine di 1,4 mld di euro in cinque anni
* blocco del “turn over” al 20 % ( vale a dire che su 10 professori che vanno in pensione ne vengono assunti solo 2 ! )
* possibilità per gli atenei di trasformarsi in fondazioni private.

L’idea è quella di un’università in cui la ricerca sia finanziata principalmente dalle imprese, e, per quanto riguarda i finanziamenti pubblici, questi siano destinati in base ai risultati raggiunti (es. il numero di brevetti depositati). Questo a discapito di tutti i settori non direttamente produttivi e di tutte le ricerche che non si traducano in immediato guadagno per le imprese investitrici.

Professori sempre più anziani che, una volta raggiunta la pensione non potranno essere sostituiti per mancanza di fondi per la copertura delle cattedre, ricercatori, condannati ad anni di precarietà, con stipendi risibili e senza alcuna garanzia per il futuro: questa è l’immagine dell’università del dopo-Gelmini.

Aderiamo allo spezzone auto-organizzato, indipendente da partiti e dalle loro diramazioni giovanili, associazioni e sindacati che sono stati parte attiva nel processo di distruzione di scuola ed università, convinti della necessità di lottare autonomamente.

CONTRO LA RIFORMA GELMINI

CONTRO IL DECRETO 112

CONTRO IL PROCESSO DI BOLOGNA

TUTTI IN PIAZZA VENERDÌ ORE 9:00 IN P.ZZA S. MARCO

Collettivo Politico di Scienze Politiche




a

 

Novembre: 2009
L M M G V S D
« Lug    
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30