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29
Ott
08

Firenze: “29-30 Ottobre: fermarli è necessario!”

 Dal 10 ottobre, da quel venerdì di  rinascita, da settimane Firenze è  investita dall’onda dell’opposizione  alla riforma Gelmini in tutta la sua  interezza, dalla 133 alla 137.  Scioperi, assemblee, picchetti e  occupazioni hanno riempito e  continuano a riempire la vita delle  scuole quanto delle università,  dando vita a un movimento capace  di riunirsi in piazza e dare vita al  più grande corteo degli ultimi 20  anni in questa città. Nessuno  qualche giorno prima si sarebbe  aspettato tutto ciò, eppure siamo  riusciti a farlo. Molto è stato fatto,  ma non basta.

 E’ ora che la lotta entra nel vivo. Se  nei primi giorni i giornali e le  istituzioni sembravano dirci tra le  righe “guardate che carini questi  studenti che si divertono a fare  politica. Va tutto bene, basta  finiscano presto e tutto torni come  prima… e lo faranno!”, ora vere e  proprie dichiarazioni di  guerra arrivano dal governo. Come  già fatto nelle proteste anti-  discarica a Napoli, il governo  incarica i suoi sbirri di reprimere  ogni dissenso interno. Non ci  siamo fermati e non ci fermeremo:  il rilancio della lotta è l’unica  possibile risposta alla repressione.
Mercoledì 29, la 137 (che prevede voto in condotta, grembiule, maestro unico e eliminazione del tempo pieno) verrà approvata definitivamente al Senato.

Non possiamo mollare proprio ora che tutto verrà deciso ed imposto, vanificando anche tutto ciò che già è stato fatto.

Bloccare le scuole e la città, sarà il nostro imperativo fino alla totale abrogazione della riforma: non abbiamo intenzione di fermarci né prima né dopo l’approvazione della riforma.

E’ per questo che abbiamo deciso di rilanciare la mobilitazione cittadina e studentesca, scendendo inoltre in piazza a Firenze il 30 ottobre, data dello sciopero del settore scuola. Non sarà una piazza in contrapposizione alla manifestazione di Roma, ma uno spazio per tutti quelli che stanno lottando contro questa riforma e soprattutto sarà la piazza di chi vuole RILANCIARE IL MOVIMENTO A FIRENZE, che è stata la prima città a muoversi con le occupazioni delle facoltà e delle scuole.

NESSUNA TREGUA * NESSUN COMPROMESSO

mercoledi’ 29 ottobre: il Senato approva la 137
PRESIDIO
ore 14.30 piazza D’Azeglio

giovedi’ 30 ottobre: sciopero nazionale del settore scuola
CORTEO CITTADINO
h.10 piazza San Marco

Rete dei Collettivi Studenteschi – retecollettivi.noblogs.org

15
Ott
08

Appello: “Per l’Università: investimenti adeguati e interventi innovativi”

Dica133 lancia un appello all’accademia e ai cittadini italiani

 

Dica 133 (il coordinamento dei ricercatori precari del Polo delle Scienze Sociali di Firenze) ha deciso, a fianco delle altre forme di protesta che si succederanno nelle prossime settimane, di lanciare una lettera-appello per sensibilizzare il mondo dell’università, e tutta la cittadinanza in generale, sugli effetti distruttivi che avranno sull’intera Università italiana le misure contenute nella legge 133. Questa legge contiene pesanti tagli a carico del bilancio delle Università; applica il blocco delle assunzioni a un settore dove il personale è già molto anziano, e che si regge solo grazie a un esercito di precari; infine non introduce nessuna misura di trasparenza o di valutazione della qualità e del merito.

L’appello, dal titolo “Per l’Università: investimenti adeguati e interventi innovativi” mette in evidenza questi errori, ma punta a dare una risposta costruttiva, indicando le direzioni per migliorare l’Università, purtroppo ben diverse da quelle intraprese dal governo.

Le direzioni sono due: da un lato assicurare investimenti adeguati, e favorire il ricambio della classe docente; dall’altro, introdurre da subito alcune semplici misure di trasparenza e di valutazione di qualità a tutti i livelli: gestione dei bilanci degli atenei, carriere dei docenti di tutte le fasce, reclutamento dei nuovi ricercatori.

L’errore di questa legge infatti non è soltanto nell’insensatezza dei tagli, ma soprattutto nell’assenza di qualunque intervento di trasparenza e di riforma. Per questo motivo ci rivolgiamo ai docenti strutturati, che ancora forse non hanno chiaro l’impatto degli interventi; agli studenti, alle loro famiglie, ai professionisti e a tutti i cittadini che hanno a cuore l’università. Invitiamo tutti a sottoscrivere il nostro appello perché il governo inverta la rotta sull’affondamento dell’università italiana.

 

 

TESTO DELL’APPELLO

Per l’Università: investimenti adeguati e interventi innovativi

L’Università è uno dei luoghi chiave dove si costruisce il futuro di un Paese. E’ lì che molti completano la loro formazione di cittadini; è lì che si formano gli insegnanti, i professionisti e la futura classe dirigente; è lì che si sviluppano le idee e le tecnologie che scriveranno il futuro di un Paese moderno. 

Noi ricercatori precari rivendichiamo un’accurata conoscenza dell’Università italiana, e ci riteniamo parte in causa nei progetti che la riguardano, perché da anni ne assicuriamo, nei fatti, il funzionamento quotidiano. Come docenti a contratto (spesso – suonerà incredibile – a titolo gratuito, o con retribuzioni simboliche) teniamo molti dei corsi universitari, riceviamo gli studenti e svolgiamo i relativi esami. Come dottorandi, assegnisti di ricerca, o con altre vesti contrattuali, seguiamo molti studenti nelle loro tesi, e svolgiamo una gran parte del lavoro quotidiano della ricerca, in progetti che portano spesso a risultati di livello internazionale. Come medici specializzandi, assicuriamo il funzionamento quotidiano di ambulatori e cliniche. 
Molti di noi rivestono contemporaneamente più d’uno di questi ruoli, ma sempre con un unico contratto temporaneo, spesso non rinnovato con continuità, e soprattutto nell’assoluta certezza che questi anni di esperienza non contribuiscono agli scatti di anzianità di una futura (ipotetica) carriera accademica, e non ci danno titoli da spendere sul mercato del lavoro (tranne nel caso in cui decidiamo, come molti nostri colleghi, di emigrare in Università straniere). Per tutti questi motivi riteniamo di poter esprimere un parere qualificato su quale direzione debba prendere oggi l’Università italiana. 
Purtroppo dobbiamo constatare che non si tratta della direzione delineata dall’attuale governo, a cui quindi ci rivolgiamo perché cambi la sua linea di condotta. Con questo non intendiamo addossare ad esso le principali responsabilità della situazione attuale (che ricade su vari governi precedenti, nonché sul dissennato governo locale di molti atenei), ma semplicemente chiedere un immediato cambio di rotta rispetto a una direzione sbagliata.

A nostro parere l’Università italiana ha drammatico, urgente bisogno di due cose. Da un lato, investimenti adeguati; dall’altro, interventi urgenti in direzione della trasparenza della gestione, del rinnovamento del personale, e della valutazione della qualità e del merito. 

La prima richiesta (investimenti adeguati) si fonda su un dato molto chiaro: l’Italia vanta una spesa complessiva per università e ricerca tra le più basse dei paesi OCSE. Ci saremmo quindi attesi dal governo una politica, se non di sviluppo, almeno di attenzione. Viceversa il governo, tra le altre misure, ha introdotto tagli molto pesanti per i prossimi anni; e – soprattutto – ha imposto limitazioni durissime alla sostituzione delle uscite con nuove entrate (turnover). Quest’ultima misura ci pare particolarmente paradossale, alla luce della composizione attuale del corpo docente. In molti atenei italiani la struttura non è – come dovrebbe essere – piramidale, ma paradossalmente a “piramide rovesciata”: ci sono più professori ordinari, che professori associati, che ricercatori, e il tutto si regge solo per la presenza di una enorme “piattaforma” di precari (noi). 
Una politica sensata dovrebbe prevedere incentivi al prepensionamento, aprendo quindi le porte (con selezioni trasparenti) a chi già ora sta reggendo l’Università sulle sue spalle. Invece il governo va nella direzione opposta bloccando i nuovi ingressi. Il risultato sarà una sostituzione che avverrà solo nel corso di moltissimi anni, portando a una riduzione complessiva del corpo docente di circa il 50%, mentre le necessità didattiche e di ricerca rimarranno pressanti. Non solo ciò ci sembra folle, ma privo di qualunque strategia. 

La nostra seconda richiesta è altrettanto semplice: l’Università italiana secondo noi può salvarsi solo se gli atenei vengono obbligati a una gestione trasparente, e se l’intero sistema si dota di sistemi di valutazione della qualità improntati alla massima chiarezza e responsabilità. Trasparenza, responsabilità e valutazione sono indispensabili a tutti i livelli: dal governo degli atenei (in particolare la gestione dei loro bilanci!), alle carriere dei docenti di tutte le fasce, ai concorsi per il reclutamento dei nuovi ricercatori. 
Tuttavia abbiamo ragione di pensare che tutto ciò al governo non interessi, in base a vari indizi. 
1) I tagli recentemente approvati con la legge 133 colpiscono tutta l’Università in modo indiscriminato, prescindendo da qualunque valutazione sulla qualità dei singoli atenei e dipartimenti (ignorando indagini specifiche effettuate dallo stesso Ministero negli scorsi anni), e rinunciando a qualunque giudizio sulla corretta gestione dei bilanci. 
2) Il governo ha completamente abbandonato alla sua sorte il progetto di istituzione dell’Agenzia Nazionale della Valutazione (fermato mesi fa dal Consiglio di Stato per vizi di forma). 
3) Il governo ha abbandonato nello stesso modo il regolamento-Mussi sui concorsi per ricercatore (anch’esso fermato mesi fa dal Consiglio di Stato per gli stessi motivi). Si trattava di un regolamento che – pur perfettibile – introduceva notevoli elementi di trasparenza rispetto all’attuale meccanismo di concorso. 
4) Se saranno confermati – sottraendoli al blocco del turnover – i fondi-Mussi per il cofinanziamento di nuovi ricercatori per il 2008 e 2009, i nuovi ricercatori verranno selezionati ancora una volta con la vecchia procedura di concorso, che – sappiamo per esperienza – non è in grado di impedire, in molti casi, manipolazioni anche gravi. 

Per fare una prova, si sa, bastano tre indizi: noi ne abbiamo elencati quattro, che ci suggeriscono uno scarso interesse per l’innovazione nell’Università. Inoltre, dato lo stile “decisionista” di questo governo, il suo silenzio e la sua stasi su questi temi ci portano a maggior ragione a concludere che questi progetti – che aumenterebbero trasparenza e possibilità di valutazione della qualità – sono stati abbandonati. Evidentemente, al di là di vuoti proclami, migliorare l’Università non è una priorità. 

Invece al governo (e forse anche, riteniamo, ad altre forze politiche) sembra stare a cuore la possibilità per gli atenei di trasformarsi in enti di diritto privato. Ancora una volta si propone il controllo dei privati (tuttavia con fondi per ora solo pubblici!) come unica possibilità di far funzionare qualcosa, e si indica l’esempio degli Stati Uniti. Quello che tuttavia non riusciamo a capire è perché si pensa al sistema di un paese con caratteristiche storiche, culturali ed economiche diversissime da quelle dell’Italia, e non si riflette sul fatto che nessuno dei grandi paesi europei adotta questo modello. 

Ma pur con queste obiezioni, abbiamo immaginato come potrebbero funzionare le Fondazioni. In una situazione come quella italiana, riteniamo che lo scenario che si delineerà sarà ben diverso da quello degli Stati Uniti. In Italia le (poche) grandi imprese interessate a sostenere l’alta formazione e la ricerca lo stanno già facendo da anni con successo, ma solo in alcuni settori ben precisi, caratterizzati da ritorni certi sull’investimento. Quali altri soggetti avrebbero dimensioni sufficienti per farsi carico degli altri settori? Purtroppo la scarsità di grandi imprese in Italia lascia pensare che l’unico soggetto che potrebbe entrare in campo sono – ad eccezione di alcuni enti locali, che tuttavia dubitiamo avere spalle finanziarie abbastanza larghe per un simile compito – le Fondazioni bancarie. Ma fa un po’ ridere pensare che l’Università dovrebbe trovare finalmente innovazione e trasparenza dall’abbraccio con le Fondazioni bancarie. Enti che sono diretta emanazione di un mondo di banche locali non esattamente trasparente, che non molti anni fa un noto studioso definiva una “foresta pietrificata”. Siamo forse pessimisti, ma riteniamo che lo scenario futuro sia quello di un sistema universitario con pochi grandi poli nazionali di ricerca applicata, guidata quasi esclusivamente da grandi imprese; e tanti piccoli “super-licei” di provincia privi di ricerca, e quindi con una didattica di scarsa qualità (il nesso tra le due ci pare evidente), in cui le carriere seguiranno opache logiche legate ai sistemi di potere locali (di qualunque colore), senza più neanche un barlume di autorità statale a vigilare sulla trasparenza delle carriere e sulla qualità della didattica. Per tacere la futura scomparsa della ricerca di base, in tutti quei settori privi di un immediato ritorno economico. 

Con questo appello chiediamo quindi al governo di cambiare la direzione di marcia finora intrapresa – che riteniamo gravemente sbagliata – per intervenire invece garantendo investimenti adeguati, e riprendendo pochi semplici interventi in direzione della trasparenza della gestione e della valutazione. 

Chiamiamo a sottoscrivere questo appello l’intera comunità accademica e scientifica, a tutti i livelli; gli studenti, le loro famiglie, i professionisti, e tutti i cittadini che comprendono l’importanza di un’Università all’altezza delle aspettative di un Paese moderno. 
Lo facciamo perché abbiamo la precisa sensazione che molti, dentro e fuori dall’accademia, condividano queste nostre preoccupazioni e questi nostri obiettivi. A noi pare che la situazione sia giunta a un punto oltre il quale il declino dell’Università italiana (pubblica e privata, perché un pubblico scarso farà peggiorare anche il privato) potrebbe divenire irreversibile. Per questo vi invitiamo a mobilitarvi al nostro fianco perché il governo modifichi la sua politica, dando all’Università le due gambe su cui camminare: investimenti adeguati, e interventi improntati al rinnovamento, alla trasparenza e alla valutazione. Per quelli tra voi che sono d’accordo (e riteniamo che siano molti) crediamo sia venuto il momento di levare la loro voce assieme alla nostra. 

per firmare l’appello: http://www.petitiononline.com/dica133/

09
Ott
08

Dalle scuole alle università… tutti in piazza il 10 ottobre!

Firenze.

Appuntamento ore 10 in Piazza S.Marco

BASTA SUBIRE, AGISCI!

Il processo accelerato di fascistizzazione della società, già  su altri fronti avviato concretamente (vedi militarizzazione delle città, deriva poliziesca e securitaria, politiche ultra-razziste sull’immigrazione ecc), non poteva non sbarcare nell’educazione e nei suoi templi: le scuole.
Le elementari sono investite da un patetico recupero dell’estetica del ventennio, subendo il ripristino dell’obbligo della “divisa” per gli alunni, che torneranno inoltre ad essere educati dal “maestro unico”.
Si moltiplicano così i passi indietro in una scuola sempre più interessata ad omologare ed ammaestrare più che insegnare.
L’istituzione scolastica superiore viene armata con nuovi e vecchi mezzi repressivi, al solito scopo di crescere generazioni di servi obbedienti e rispettosi dinanzi all’autorità: è in questo quadro che si colloca la reintroduzione del voto di condotta ai fini della bocciatura e l’eliminazione del limite di 2 settimane alle sospensioni disciplinari ( quest’ultima opera del centrosinistra e del suo ministro Fioroni). Sappiamo bene che di provvedimenti come questi, che vorrebbero passare come rimedi alla fantomatica emergenza bullismo (?), ne faranno ben presto le spese gli studenti che intraprenderanno percorsi di lotta attraverso scioperi e occupazioni.
Assistiamo quindi alla crescente negazione di ogni spazio di libertà all’interno delle nostre scuole, di giorno in giorno più video-sorvegliate e dotate di squallidi sistemi di “spionaggio elettronico” su assenze e voti ottenuti, messi poi al servizio dei genitori. Si allunga così l’occhio del grande fratello del controllo sociale e si inquina illegittimamente il rapporto di fiducia genitore-figlio. 
In sintesi, se in città non è più possibile mangiare un panino e bere una birra senza essere punito in quanto bivaccatore, nelle scuole diventa sempre più difficile anche fare una semplice forca o qualsiasi altra cosa che esca dai canoni stabiliti ed imposti agli studenti.
Mentre aumentano vertiginosamente i finanziamenti alle scuole private, spesso sotto il controllo della chiesa, ormai da anni andare a scuola diventa, tra tasse d’iscrizione e caro libri, sempre più una spesa insostenibile per molti, a causa dei tagli a cui i governi di ogni colore ci hanno abituati: a farne le spese non sono solo le famiglie, ma anche i lavoratori stessi del settore scolastico (Ata e professori), che dovranno fare i conti con cospicui tagli al personale.
Scenderemo in piazza quindi contro il ministro Gelmini e il Governo Berlusconi, senza però dimenticarsi dei precedenti Fioroni e Prodi, che durante il proprio mandato non hanno fatto che seguire la stessa linea rendendosi ugualmente responsabili con le destre della miseria presente.
A differenza di tutte le altre realtà che saranno in piazza, non abbiamo certo dimenticato la reintroduzione degli “esami di riparazione” di sinistra memoria, e il 10 manifesteremo il nostro dissenso anche contro quest’ennesimo attacco contro studenti e il loro diritto al riposo estivo, effettuato in nome di una concezione di scuola-fabbrica selettiva e meritocratica.

E’ per questo che abbiamo deciso di scendere in piazza, e di farlo in modo autorganizzato, costruendo un progetto ed uno spezzone alternativo a quello delle giovanili di partito e degli pseudo-sindacati studenteschi che hanno lanciato la giornata di mobilitazione a livello nazionale. Lo spezzone sarà aperto dallo striscione “Contro la scuola dell’obbedienza, unica ‘condotta’: resistenza” e esprimerà con i contenuti e le pratiche il nostro modo di fare la politica: dal basso, autofinanziati e senza compromessi.

Nello spezzone, bandiere e simboli di partiti o sindacati non saranno graditi.

Rete dei Collettivi Studenteschi fiorentini 

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CONTRO LA CULTURA DELL’OBBEDIENZA
UNICA RISPOSTA RESISTENZA

Gli ultimi provvedimenti del ministro Gelmini hanno riportato all’attenzione della società il sempre vivo problema dell’istruzione che, negli anni, è stata svuotata del suo contenuto critico e formativo a favore di un sapere votato alla produttività e all’obbedienza.

Dalla reintroduzione del maestro unico a quella del voto in condotta si rende evidente che i tagli sono funzionali al risparmio economico, mentre i provvedimenti disciplinari tendono a rafforzare il controllo di qualsiasi comportamento non conforme.

Allo stesso modo, nell’università, le scelte del ministro mirano ad annientare definitivamente il carattere pubblico dell’istruzione. Questo processo, iniziato nel 1988 (legge 400) e che ha avuto una tappa fondamentale nella Dichiarazione di Bologna del 1999, è stato portato avanti da governi di qualsiasi colore senza discontinuità.

Già nelle precedenti riforme si salvaguardava “l’autonomia didattica e finanziaria”degli atenei, che permettendo l’ingresso dei privati nel finanziamento della ricerca stabilisce, di fatto, università di serie A e di serie B, sulla base della loro “produttività”.

Con il decreto 1128 la situazione, già disastrata, è ulteriormente peggiorata:

* tagli nell’ordine di 1,4 mld di euro in cinque anni
* blocco del “turn over” al 20 % ( vale a dire che su 10 professori che vanno in pensione ne vengono assunti solo 2 ! )
* possibilità per gli atenei di trasformarsi in fondazioni private.

L’idea è quella di un’università in cui la ricerca sia finanziata principalmente dalle imprese, e, per quanto riguarda i finanziamenti pubblici, questi siano destinati in base ai risultati raggiunti (es. il numero di brevetti depositati). Questo a discapito di tutti i settori non direttamente produttivi e di tutte le ricerche che non si traducano in immediato guadagno per le imprese investitrici.

Professori sempre più anziani che, una volta raggiunta la pensione non potranno essere sostituiti per mancanza di fondi per la copertura delle cattedre, ricercatori, condannati ad anni di precarietà, con stipendi risibili e senza alcuna garanzia per il futuro: questa è l’immagine dell’università del dopo-Gelmini.

Aderiamo allo spezzone auto-organizzato, indipendente da partiti e dalle loro diramazioni giovanili, associazioni e sindacati che sono stati parte attiva nel processo di distruzione di scuola ed università, convinti della necessità di lottare autonomamente.

CONTRO LA RIFORMA GELMINI

CONTRO IL DECRETO 112

CONTRO IL PROCESSO DI BOLOGNA

TUTTI IN PIAZZA VENERDÌ ORE 9:00 IN P.ZZA S. MARCO

Collettivo Politico di Scienze Politiche

01
Ott
08

Dal C.P.A. “Partigiani in ogni quartiere”

 

Il Fascismo non è Passato, è presente in mille forme. 
L’omicidio di Nicola, giovane con la colpa di avere “il codino”, a Verona, l’apertura della sede fascista cuore nero a Milano, l’uccisione di Abba e le quotidiane aggressioni razziste messe in atto in tutta Italia da giovani attratti da modelli autoritari che esaltano l’uso della violenza, trovano terreno fertile nel dispotismo televisivo, nell’involuzione autoritaria della società, nell’integralismo religioso, nella democrazia guerrafondaia, nella conversione all’acqua di Fiuggi di Alleanza nazionale, nel razzismo sfacciato della Lega e nel perbenismo dei vari forzitalioti. 
È nell’ampia zona grigia delle complicità, delle connivenze, delle titubanze, delle indifferenze, delle sottovalutazioni, delle prudenze, che i fascismi di ieri e di oggi sono nati e si sono sviluppati, sino ad arrivare ad avere coperture e legittimità politiche. Troviamo sia un grave affronto per le nostre vite e per la memoria di tutti gli antifascisti caduti per la nostra libertà che i fascisti di Azione giovani e non solo ci riempiano di scritte i muri della nostra città, dove le uniche scritte che vengono cancellate sono quelle su Cioni. E’ importante ricordare che negli ultimi mesi, a Firenze, i fascisti hanno trovato sempre più spazi di aggregazione sociale e politica e (pseudo centri sociali, negozi di gadget e spazi al interno di strutture pubbliche) le forze politiche di questa città non hanno fatto niente per impedire tutto questo, all’incontrario si dà sempre più legittimità a questi soggetti: chi governa questa città si deve solo vergognare, ricordando che Firenze è medaglia d’oro per la resistenza.
L’ideologia reazionaria si nutre dei sentimenti di paura, insicurezza, isolamento. E questi sentimenti, causati piuttosto dalla mancanza di una prospettiva futura, dalla mancanza dei bisogni più elementari come una casa o un lavoro, da una società divisa, sono continuamente stimolati dai politici istituzionali e dalla cosiddetta opinione pubblica, che costruiscono le proprie fortune, politiche come di vendita, sulla nostra pelle, fornendo comodi capri espiatori ad un pubblico sempre più in cerca di colpevoli.
A nostro parere, di fronte a questi crescenti episodi di paura ed intolleranza, la risposta migliore è cercare di far vivere la solidarietà tra proletari, di far vivere le nostre strade ed i nostri quartieri, di tornare noi nelle strade. Se c’è chi cerca, come l’amministrazione di Firenze, di cavalcare queste ansie arrivando a vietare ai ragazzini di giocare a calcio in strada, bene noi dobbiamo andare in strada. Perché è proprio rendendo un deserto i nostri quartieri che la paura aumenta. L’aiuto reciproco, la conoscenza, la solidarietà, considerare italiani ed immigrati come uguali, queste sono le armi contro fascisti e razzisti vecchi e nuovi. 

Per questo invitiamo tutti e tutte a partecipare ad una giornata antifascista ed antirazzista per sabato 4 ottobre.
La memoria è soprattutto uno strumento per guardare al domani, perché non si ripetano queste persecuzioni in forme vecchie o rinnovate e perché le ideologie portatrici di discriminazione e morte non trovino più alcuna legittimazione. 

Scendiamo tutti giù per le strade 
Fuori i fascisti dal nostro quartiere e dalla città.

Sabato 4 ottobre davanti ai giardini dell’Anconella giornata antifascista
Dalle 16.00 Musica e merenda – giochi per bambini 
Alle 17.00 Asta delle biciclette a cura della CicloOfficina del Cpa
A seguire Fiati Sprecati – banda musicale in giro per il quartiere
Alle 20.00 cena e concerto di musica popolare con la Banda K100

Centro Popolare Autogestito Firenze sud – Firenze Antifascista

19
Feb
08

ASSEMBLEA CITTADINA SULLE CONDANNE PER IL 13.5.99 (Firenze)

7 anni di carcere per Resistenza alla Guerra

Questa è la sentenza che il Tribunale di Firenze ha emesso il 28 gennaio 2008 per 13 manifestanti che il 13 maggio 1999, in occasione dello sciopero generale del sindacalismo di base contro la guerra della Nato nella ex Jugoslavia, “resistettero” alle cariche sotto il Consolato Usa.

7 anni per resistenza aggravata. E’ chiaro che l’unica aggravante in una sentenza così vergognosa è quella politica. La stessa volontà di vendetta presente nella sentenza di Genova per il G8 del 2001 e nelle richieste dell’accusa per il processo di Cosenza contro il Sud Ribelle.

Queste sentenze vogliono sancire lo slittamento del conflitto sociale all’interno della normativa penale. Una normativa ed un diritto penale, che rimane legato al Codice Rocco del ventennio fascista, e prevede di fatto tali pene (fino a 15 anni) così pesanti per reati connessi all’ordine pubblico, come quello di resistenza a pubblico ufficiale. Per lo stato la conflittualità politica non è ammessa, e l’incompatibilità con il sistema istituzionale si paga a caro prezzo. Declinare e rinchiudere 10 anni di movimento nelle aule giudiziarie, questo crediamo sia il senso di questa come di innumerevoli altre storie giudiziarie. E’ l’altra faccia del delirio che avvolge le città e che si presenta come tema principale della prossima scadenza elettorale.

Sperimentare la tenuta di “nuovi” reati, quali devastazione e saccheggio, mantenendo i “vecchi” resistenza e danneggiamento. Dal 1999 in poi, anno della guerra nei Balcani, innumerevoli sono le inchieste e le condanne per reati che vanno dai danneggiamenti ai blocchi contro le grandi opere, dall’associazione sovversiva alla resistenza, dalle occupazioni di case e spazi sociali. I provvedimenti legislativi servono a qualificare tutte le forme di insorgenza come emergenza ed a dettare continui stati di eccezionalità.,
La vera emergenza riteniamo sia quella dell’agibilità dell’iniziativa politica. Ed in questo senso questa è una sentenza che parla a tutti. Non c’è più spazio per una critica al sistema. Non si deve manifestare, tanto meno contro la guerra. E poi, se al governo c’è il centrosinistra è ancora più grave, viene meno ogni “giustificazione politica”.

Quella di Firenze è una sentenza che va oltre ogni misura e rappresenta uno strappo nello stesso tessuto giuridico-repressivo del paese. E’ una sentenza che lancia un messaggio preciso: tutti da punire severamente e simbolicamente, in questo caso con 7 anni di carcere per avere manifestato contro la guerra.

Di fronte a quello che sta succedendo a Firenze e non solo, crediamo non si possa e non si debba stare zitti. Crediamo necessaria una mobilitazione forte e continuativa che sappia far vivere questo processo in città e nei movimenti. Una mobilitazione che sappia rispondere al significato politico delle sentenze e nello stesso tempo costruisca e faccia crescere il movimento: per rispondere ai tentativi di criminalizzare con una generalizzazione delle pratiche conflittuali e con la capacità di mettere davanti la solidarietà alle divisioni. Un movimento capace di tenere alta la testa e di rovesciare la sentenza di Firenze e le altre analoghe..

Come condannati e realtà di movimento impegnate nella solidarietà per gli imputati proponiamo una Assemblea cittadina per il giorno 20 febbraio alle ore 21.30 all’Archivio ’68 in Via Giampaolo Orsini,

e SABATO 1 MARZO, ad un mese dalle condanne, una giornata di mobilitazione e solidarietà, con assemblea sulla guerra a carattere nazionale, ed un corteo per le strade di Firenze.

Cantiere Sociale K100fuegos, Movimento Antagonista Toscano, Cpa Firenze sud, Collettivo Politico di Scienze Politiche, Collettivo FuoriLOGO di Economia, Voci dalla Macchia, Rete dei Collettivi Studenti Medi Fiorentini

31
Gen
08

Vergognose sentenze al processo di Firenze

AGGRAVANTE POLITICA E PUNIZIONE COLLETTIVA

UNA SENTENZA VERGOGNOSA PER CHI HA MANIFESTATO CONTRO LA GUERRA DEL 1999 CONTRO LA SERBIA

7 ANNI!!!!!!! di condanna a testa per tutti e tredici gli imputati del movimento fiorentino nel processo per le cariche della polizia sotto il Consolato degli Stati Uniti, in occasione dello sciopero generale del sindacalismo di base del 13.05.99 contro la guerra della NATO e di D’Alema in Jugoslavia. Ben oltre le stesse pesantissime richieste del PM (dai 4 ai 5 anni).

Quel giorno il corteo fu caricato duramente sotto il Consolato, con 5 feriti, e ne seguì una giornata di mobilitazione con l’occupazione della sede dei DS.

A distanza di 9 anni con l’unica accusa di RESISTENZA AGGRAVATA a pubblico ufficiale, vengono condannati a 7 anni tutti i compagni. L’unica AGGRAVANTE è, con lampante evidenza, quella POLITICA; avere manifestato e continuare a manifestare oggi come ieri contro la guerra, la repressione, a fianco dei lavoratori, per l’ambiente, per la giustizia sociale.

E la PUNIZIONE è infatti COLLETTIVA, rivolta a chi continua a praticare politica, conflitto e partecipazione. Verso un movimento che a Firenze non si può ricondurre alle solite compatibilità e che ha saputo esprimere nelle sue varie forme e componenti una radicalità ed un’autonomia che evidentemente fanno paura.

Si parla tanto dei vari allarmi sicurezza, del pericolo immigrati, ma la vera EMERGENZA oggi è quella DEMOCRATICA. L’emergenza di chi si ritrova sotto inchiesta e condannato per avere fatto politica, per essersi opposto alla guerra. La vera emergenza è la nostra sicurezza: la sicurezza di non morire sul posto di lavoro, di avere un lavoro vero ed una casa dignitosa. Ma a questa emergenza si può rispondere solo con tribunali e condanne esemplari.

Questa sentenza, sia chiaro, parla a tutti e tutte noi che da anni ci battiamo per un sistema migliore. Non ci sono spazi per un’opposizione sociale e politica in questo paese. E non si creda che sono/siamo i soliti cattivi ad essere condannati. Ad essere condannata è la nostra politica, ed in questo senso oggi più che mai siamo tutti coinvolti.

Passando dalle condanne di Genova a quelle degli antifascisti di Milano, da Firenze a Cosenza, dalle 9.000 persone coinvolte in procedimenti giudiziari dal 2000 ad oggi, alle decine di inchieste per associazione, di fronte a questa EMERGENZA non ci sono spazi di ambiguità: bisogna schierarsi e chiaramente a fianco di tutti i compagni coinvolti in inchieste e processi. Se la repressione vuole dividere la solidarietà deve unire.

Come realtà fiorentine esprimiamo la massima solidarietà ad i 13 compagni con la sicurezza che mai verranno lasciati soli e rilanciamo con forza una mobilitazione cittadina e nazionale contro queste vergognose sentenze e per tutti gli altri processi.

Sabato 2 febbraio manifestazione a Cosenza

Sabato 9 febbraio manifestazione a Bologna

GENOVA-COSENZA-FIRENZE

GUERRE, TRIBUNALI E CONDANNE NON FERMERANNO LE NOSTRE LOTTE

CONTRO LA REPRESSIONE NON UN PASSO INDIETRO

Cantiere sociale K100fuegos, Cpa Firenze Sud, , Voci dalla Macchia, Rete Collettivi Studenti medi fiorentini, Collettivo Politico di Scienze Politiche, Collettivo FuoriLOGO di Economia




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