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21
Set
08

Milano, 50mila contro il razzismo. Gli amici di Abba prendono la citta’

 

 

Sono andati, si sono presi il corteo, l’hanno portato per le vie del centro e poi da soli, cosi’ come erano venuti, sono andati in via Zuretti. Dove tutto e’ finito ed e’ cominciato. Dove Abba e’ morto, ammazzato. Saranno stati un centinaio all’inizio, ragazzi italiani-neri, G2, figli di immigrati e migranti, e con loro pochi altri. 18,19, 20 anni non di piu’. Una grande rabbia in corpo. Contro tutti. Non volevano stare nei ranghi del corteo. Non volevano rompere niente e nessuno, solo gridare, bloccare il traffico, correre avanti e indietro, come delle molle. Poi seduti a ripetere gli slogan: ‘Cosa vogliamo raga per Abba?’, ‘Giustizia’. E poi: ‘Vergogna’, ‘Basta razzismo’. Un grido e partivano. Le magliette con la faccia di Abba, disegnata o fotografata. Un cartello per tutti, tenuto in alto da un ragazzo con una maglia dell’Inter, come quella di Balotelli: ‘Fiero nero, Abba vive’. Pantaloni e occhiali griffati. Orecchini coi brillantini. Tali e quali ai loro coetanei allo struscio delle vetrine. Ma “c’est la banlieue”. Quella di tanti Abba che scendono di sabato pomeriggio in centro, che la traversano di notte e che all’alba possono trovarsi per terra in una pozza di sangue se incontrano i tipi sbagliati. “C’est la banlieue” milanese, urlata, incazzata, incomprensibile per quei “nonni” da corteo che cercano prima di contenerli, assecondandoli (state pure in testa, ma davanti vi facciamo un cordone per distanziarvi dalla polizia). Niente da fare. 
Nemmeno per qualche “capo” della comunita’ migrante. Con lui ci litigano pure. Tempo dieci minuti e questi ragazzi, questi italiani-neri, rompono le righe della sinistra. Vanno a prendersi San Babila, poi corso Vittorio Emanuele, Piazza Duomo e quando si trovano un cordone di polizia davanti in un “tratto non autorizzato” lo sfondano. Di corsa. D’impeto. Un paio di manganellate e via. La polizia difende Palazzo Marino, Il Comune. Loro non sanno nemmeno cos’e’. Non gliene fotte niente del Palazzo. Il fiume disorganizzato sa dove andare. Qualche calcio ad auto e motorino per passare. Qualche ruvidezza. Ma via, via. Senza bisogno di riot. Fino in via Zuretti. Da soli.
Da ieri a Milano e’ successo qualcosa. Per chi vorra’ capire. Per chi vorra’ ascoltare. E’ successo che un centinaio di ragazzi si sono presi il loro tempo, l’hanno battuto. Infischiandosene di tutto e tutti. A modo loro. Il corteo li lascia fare. Non potrebbe essere altrimenti. Anche perche’ “i ragazzi” non ascoltano nessuno. Solo i parenti di Abba, un cugino o uno zio, che si mette sempre di mezzo quando la tensione sale, quando vola qualche insulto. ‘Abba era un nonviolento’, dice, ‘nessuno deve rovinare la sua festa’. E tutti si calmano. Succede cosi’ anche alla fine, in via Zuretti, mentre gli striscioni delle centinaia di sigle della manifestazione sono rimasti in piazza Duomo. Tensione d’agitazione e d’accerchiamento della polizia. Ma poi tutti con le mani alzate per la canzone che piaceva ad Abba e poi ancora a ballare reggae nella via.
Adesso spetta a tutti quelli che stavano dietro a questi ragazzi, consapevoli o meno, non abbandonarli. Spetta ai 50mila di un corteo bellissimo, che riempie il cuore di colori, musiche, cartelli. Spettera’ alla sinistra, alla societa’ civile, non allontanarsi da quei ragazzi. Ascoltarli. Perche’ un conto siamo noi, la nostra voglia di solidarieta’, multiculturalismo, nonviolenza. Un conto sono loro. Te lo dicono quando ti avvicini. Ti dicono “voi”. E hai voglia a spiegargli che sei li’ per raccontare e che tu sei antirazzista da sempre. “Vaffanculo” e’ la risposta. C’e’ un noi e un voi. C’e’ un noi giovane, metropolitano, meticcio, precario, che quando prende parola e agisce vuole farlo a suo modo, stile e regole diverse.
Non vale solo per quel centinaio di “agitati sconosciuti” che si sono presi la via. Vale anche per quel ragazzo, bandiera italiana in mano che bisticcia in piazza della Scala con un signore anziano che voleva spiegargli la vita, il lavoro, la famiglia, essere italiani… ‘Guarda che non devo andarmene a casa mia, questa e’ casa mia. Io sono italiano e le cose stanno cambiando, se non te ne sei accorto. E dovete abituarvi’. In via Zuretti verso le 18, a corteo finito, saranno un migliaio a ritrovarsi, sono arrivati anche molti dei centro sociali. Un furgone, della musica e qualche discorso. Ma soprattutto musica. Attorno tanta polizia. La gente si affaccia alle finestre. Alcuni cambiano il nome della via. Una targa come quella per Carlo Giuliani, adesso dice “Via Abba”. Tra gli amici, c’e’ anche John che la sera maledetta era con Abba. John porta dei biscotti davanti al bar Shining. I biscotti. Quelli che avrebbero “motivato” la reazione animale dei due baristi, padre e figlio. Eccoli i biscotti. Gli stessi che un ragazzo porta in giro per tutto il corteo fermandosi davanti ad ogni bar, ad ogni caffe’ del centro, ricominciando ogni volta una sorta di piece teatrale: ‘Chiedo solo di essere umano, lo vedete, sono come voi… per questi biscotti mi hanno ammazzato, come non si fa per un cane’. Struggente.
Prima della partenza, prima di questa giornata speciale di cui la citta’ rischia di non rendersi ancora una volta conto, c’erano state le parole della sorella Adriarata, dietro lo striscione che doveva essere d’apertura: ‘C’e’ troppo razzismo, devono smetterla, quel che e’ successo e’ drammatico, nessuno puo’ sentire il dolore che ho dentro, per avere un paese bello bisogna vivere insieme’. Dolore e dignita’. Rispedite come di consueto al mittente dal vicesindaco di An De Corato: ‘Milano non crede al razzismo, ma sulla vicenda del ragazzo ucciso c’e’ una parte, quella della sinistra radicale, che si ostina a rinfocolare una congettura smentita da tutti. Ma anche da esponenti del centrosinistra, come la senatrice teodem Emanuela Baio. Che ha negato la patente di xenofobia alla nostra citta’ e piu’ razionalmente ha puntato il dito contro una societa’ malata, quella per esempio, dei tanti giovani, che come spettri, vagano per le strade della citta’ fino all’alba distruggendosi con alcol e droghe’. Gli fa da contorno uno dei due accusati di omicidio, il figlio, che tramite la madre fa sapere: ‘Meno male che sono in cella con altri sette italiani che mi tirano un po’ su e poi abbiamo la stessa cultura, mentalita’, e ci capiamo’. Eccoci qua.
A lui e alla citta’ che dorme sonni tranquilli mentre dei giovani vengono ammazzati, risponde ancora Rifondazione con Arci, Sinistra Democratica, Verdi, sindacato di base e Cgil (c’era tutta la Camera del lavoro al corteo), associazionismo, centri sociali… Ma quale ponte con quei ragazzi che ancora alle 19 camminavano in centinaia lungo Melchiorre Gioia, incapaci di fermarsi? Moni Ovadia, ricordava ieri quando i clandestini erano gli italiani e dice che dovremmo dire grazie a questi ragazzi piovuti come una benedizione. Intanto a Quarto Oggiaro il centro sociale Torchiera con la rete antifascista milanese metteva in scena “Cronache di resistenza”, musica, memoria, writing per ritessere la periferia. E in Corvetto, gruppi di giovani presentavano il loro hip-hop, nato nel meltin’ pot di uno dei quartieri piu’ tosti della citta’ grazie a un progetto uscito dai Contratti di quartiere e dal lavoro di educativa di strada. Tutta roba che la citta’ istituzionale, quella del “tutti a casa la sera”, non vuole. Ecco, forse bisogna ripartire da la’. Dal futuro.

Claudio Jampaglia, Milano (Liberazione)

09
Set
08

MILANO. INIZIATIVA DI MOBILITAZIONE CONTRO L’APERTURA DEL CIRCOLO NEO-FASCISTA “CUORE NERO”

Milano – Sabato 6 Settembre, centri sociali e comitati di zona hanno dato vita ad un pomeriggio di mobilitazione contro la apertura di Cuore Nero con un presidio antifascista in Piazza Cimitero Maggiore angolo Viale Certosa.
Una iniziativa di liberazione di spazio pubblico metropolitano e contro l’intolleranza. Una giornata in cui molti hanno agito pubblicamente e in maniera decisa per ribadire che il quartiere e Milano non hanno bisogno di pestaggi xenofobi e nostalgici del ventennio, ma di energie in movimento e di libera-azione. Una bella giornata di sole e partecipazione a fronte di una scarsa cinquantina di loschi figuri, testa rapata e camicia nera, rintanati nel proprio nuovo covo.
Infatti nella stessa giornata di Sabato i neo-fascisti di Cuore Nero hanno “inaugurato”, come da programma, la loro nuova sede nei pressi di Via Pareto, zona Certosa. Un ennesimo tentativo, già altre volte “sfumato” di rialzare la testa, mascherando sotto la veste di centro culturale un circolo di teorizzazione di fascismo, razzismo, xenofobia. Un tentativo andato per ora in porto grazie ad alleanze più e meno ovvie e sopratutto alla “gentile concessione” del famigerato di un locale in cui rintanarsi.

In risposta a questo evento oltre 800 persone tra centri sociali, comitati, associazioni, attivisti e abitanti della zona e di Milano hanno dato vita ad una grande iniziativa pubblica in un piazza antifascista a poche centinaia di metri dal nuovo covo neo-fascista.
Un presidio antifascista rivolto a tutte e tutti coloro che pensano che spazi come questi non debbano e possano esistere, a Milano e da nessuna altra parte. Un presidio per parlare di antirazzismo e antifascismo, identità meticce, diritti e dignità.

Nel corso del pomeriggio : Le forze dell’ordine hanno provato a chiudere il presidio e perimetrare la piazza con cordoni e transenne. Da qui le richieste dei manifestanti di distanziarsi indietreggiando e la risposta spontanea e decisa del presidio che ha permesso di riconquistare l’intera piazza, facendo indietreggiate camionette e forze dell’ordine per alcune decine di metri.

La solita provocazione è arrivata puntuale come altre volte emblematicamente vestita di camicia nera e fazzoletto verde. Un consigliere di zona esponente della Lega ha infatti provato ad avvicinarsi alla piazza in evidente atteggiamento solidale nei confronti dei neo-fascisti ha invece offerto una immagine molto suggestiva che spiega meglio di tante parole le protezioni politiche che hanno permesso al “covo” di aprire.
L’ignoranza, l’uso della paura, l’uso distorto e xenofobo, la stigmatizzazione del diverso e del migrante sono strumenti utili al potere che riunisce neo-fascisti e camice-verdisti, in una città da anni amministrata da vicesindaci autoritari, lobby cielline e leghisti.
Chi predica l’autonomia, ma va a braccetto con i neofascisti, dovrebbe scrivere “capò a casa nostra”. Le collusioni di queste camicie verdi con quelle nere si basano proprio sulla comune consapevolezza che nulla più della paura è in grado di impedire l’autodeterminazione e il protagonismo delle persone, nulla più dell’odio identitario è in grado di inibire la capacità di leggere la realtà e ribellarsi.
Non è un caso che anche la Moratti, sempre pronta a marcare distanze se si parla di storia “passata”, si renda ben conto che non è invece il caso di contrastare questi semopre utili idioti del presente. Anche l’ecumenismo di chi governa in nome di appalti e cristianesimo ha bisogno dei “diversi” da colpire, punire e controllare.

04
Set
08

6 settembre: presidio antifascista a Milano

6 SETTEMBRE 2008 – PRESIDIO ANTIFA A MILANO

“SABATO DALLE 15 PRESIDIO IN PIAZZA CIMITERO MAGGIORE. NO AI COVI FASCISTI”

Sabato 6 settembre 2008 le teste rasate di Cuore Nero apriranno una nuova sede nel quartiere certosa-garegnano grazie a:

- appoggi politici istituzionali;
- finanziamenti riconducibili a Lino Guaglianone, recentemente candidato per AN e già noto tesoriere dei Nuclei Armati Rivoluzionari,gruppo di assassini con un passato fatto di omicidi e stragi come quella di Bologna del 1980;

- sdoganamento di pratiche e ideologie imputabili di apologia di fascismo in nome di una falsa pluralità di espressione politica e di una costante tendenza al revisionismo storico.

Pratiche che provocano costanti e violenti attacchi contro chiunque non accetti di piegarsi a questa logica aberrante.

L’ultimo agguato squadrista si è consumato qualche notte fa a Roma ai danni di tre giovani e ci descrive quanto inquietante sia il panorama odierno e futuro, segnato da lame, mazze da baseball e covi neri.

INVITIAMO TUTTI I CUORI ANTIFASCISTI SABATO 6 DALLE 15 IN POI AL PRESIDIO IN PIAZZALE CIMITERO MAGGIORE A MILANO

19
Ago
08

La nuova sede di Cuore Nero

SABATO 6 SETTEMBRE APRE A MILANO LA NUOVA SEDE
DI CUORE NERO AL POSTO DEL NEGOZIO IL SOGNO DI ROHAN.
CHI SONO I FINANZIATORI.
IL NUOVO ASSE TRA FORZA NUOVA E GLI HAMMER.

È preannunciata per sabato 6 settembre l’inaugurazione a Milano della nuova sede di Cuore nero. In realtà si tratterà solo dell’allargamento dell’ex negozio Il sogno di Rohan, di via Pareto, che arriverà a includere anche la vetrina, girato l’angolo, in via San Brunone, fino a poco tempo fa di un esercizio che commerciava in oro. Una delle società di Lino Guaglianone l’ha acquistata e messa a disposizione di Nicoletta Cainero, moglie di Alessandro Todisco.
D’altro canto gli affari per Il sogno di Rohan da tempo andavano male. Magri gli introiti per la vendita delle magliette della linea “Calci e pugni”. Le spese superavano decisamente gli incassi. Da qui la decisione di trasformarsi a tutto tondo nella sede di Cuore nero. I lavori, in corso da tempo, sono stati a un certo punto bloccati dai vigili urbani per alcune irregolarità. Al momento non è dato sapere la situazione precisa. Resta il fatto che sono stati abbattuti i muri divisori che separavano i due negozi e che sono stati installati vetri antisfondamento. Diverse anche le telecamere, posizionate perfino al primo e al secondo piano della palazzina di fronte. Un piccolo bunker, proprio come piace ai nazisti.
Il tentativo è ora di accreditare Cuore nero come snodo all’interno della rete di Gianluca “Boccia” Iannone, che dopo la sua fuoriuscita dalla Fiamma tricolore ha costituito l’associazione Casa Pound Italia. Cuore nero non è, infatti, rimasto immune
dalle rotture che stanno accompagnando l’estrema destra dopo le elezioni politiche dello scorso aprile. Diversi coloro che negli ultimi mesi hanno allentato i rapporti. Da Matteo “Stizza” Pisoni, per un po’ il braccio destro di Alessandro Todisco, a un gruppo di militanti che si sono riavvicinati agli Hammer che il prossimo 18 ottobre apriranno una loro sede, la nuova Skinhnouse, a Paderno Dugnano. Sull’onda del fallimento del progetto unitario Destra-Fiamma e dei forti contrasti interni al partito di Luca Romagnoli, che in maggioranza sembrerebbe ipotizzare un fiancheggiamento se non addirittura una confluenza nel Popolo delle libertà, si sta infatti assistendo a una generale ridislocazione delle forze in campo. Il Blocco studentesco ha, a sua volta, abbandonato la Fiamma e fratture sono in arrivo anche per quel che riguarda La Destra di Francesco Storace. Una delle conseguenze, al momento, è una sorta di asse a Milano tra Forza nuova e gli Hammerskin. Il concerto nazi, poi vietato, inizialmente programmato per lo scorso 17 maggio alla palazzina Liberty, non ha caso si è successivamente svolto per pochi intimi all’interno dei locali di Forza nuova in piazza Aspromonte. Un’alleanza curiosa, basti pensare all’impronta integralista del partitino di Roberto Fiore e alla natura paganeggiante degli Hammer. Ma da queste parti non ci si deve meravigliare di nulla.
Roberto Jonghi Lavarini e Lino Guaglianone, intanto, come sempre, continuano a giocare su diversi piani. Da un lato hanno dato vita a Comunità in movimento, una specie di piccola lobby, per disporre di uno strumento con cui mantenere relazioni con la destra in generale, e i vertici di Alleanza nazionale in particolare, dall’altro perseverano nel sostenere Cuore nero. Nel caso di Guaglianone anche finanziariamente. La nuova sede è, in definitiva, il frutto di un suo atto di magnanimità. L’altro importante appoggio economico continua ad essere rappresentato da Andrea Malerba, figlio di un industriale di Pero, proprietario dei locali de Il sogno di Rohan.
Un’ultima annotazione: il vertice degli Hammer è al momento privo di una pedina. Dopo aver costituito un triumvirato, uno dei suoi membri, Norberto Scordo è finito a San Vittore con una condanna a sei mesi per una rissa, il 19 luglio scorso, alle colonne di San Lorenzo. Era già stato arrestato diversi anni fa, nell’agosto del 1992, per aver aggredito un giovane e una ragazza del centro sociale Leoncavallo. Il gruppo dei picchiatori era composto da sei teste rasate con martelli e bastoni. Con Scordo, nella squadraccia, anche Alessandro e Franco Todisco. Sempre loro.

SAVERIO FERRARI
Osservatorio democratico sulle nuove destre

05
Ago
08

Milano Demolizione per il Kasotto, torna Cuore Nero

Il 4 agosto ruspe e polizia eliminano la struttura abusiva costruita in Darsena.

Il 6 settembre s’inaugura il centro neofascista in zona Certosa

MILANO – Sarà un blitz senza sorpresa. Il Comune ha consegnato un volantino ai militanti del «Kasotto », è scritto che il 4 agosto arrivano ruspe e polizia e si demolisce il centro sociale abusivo costruito in Darsena. Cioè, oggi: «Ce l’hanno chiesto cittadini e comitati, esasperati da degrado, musica e rumori fino all’alba», spiega il vicesindaco Riccardo De Corato. Gli autonomi difenderanno il capanno fin dalle 5: «Presidio a oltranza, non ce ne andiamo».
È una vigilia tesa. E doppia. Il 6 settembre s’inaugura il centro neofascista «Cuore Nero» in zona Certosa, vicino al rosso Torchiera. È un mezzo blitz anche questo, annunciato sul Web ma senza l’indirizzo. Apre, comunque, lo stesso circolo distrutto in un attentato incendiario nell’aprile 2007. Gli antifascisti si stanno «preparando» nelle assemblee e Forza Nuova vede in arrivo un «autunno caldo» di lotta. Brutto clima. Teso. Anche perché gli attivisti della destra e della sinistra extraparlamentare s’inseguono da mesi. Minacce, risse, agguati. Su Indymedia resistono ancora i resoconti delle «ronde naziste» del 25 aprile attorno al Torchiera. Una battaglia sfiorata. Protagonisti: gli stessi volti dell’assalto al centro Cox 18 del 2004.
Sui Navigli è stato «Kasotto» a oltranza. Un fine settimana di musica e telefonate ai vigili urbani dei residenti: «Non si dorme! ». Una situazione «d’illegalità intollerabile», dice De Corato: «Un conto è la vita notturna, un altro ubriachi e rifiuti. Iniziamo a bonificare la Darsena ». Per gli autonomi, invece, «viene aggredito uno dei pochi centri sociali rimasti».
Intanto, l’estrema destra si espande. Forza Nuova ha inaugurato l’auditorium «Massimo Morsello» nella sede di piazza Aspromonte e venerdì ha raccolto fondi per pagare gli avvocati dei tre skinheads arrestati dopo la rissa del 19 luglio con un gruppo di punkabbestia, in piazza Vetra: «A settembre costituiremo un “Soccorso nero” per i nostri ragazzi». Non basta. Il «Cuore nero» guidato da Alessandro Todisco (leader storico del gruppo Irriducibili del-l’Inter) si è affiliato alla rete Casa Pound Italia, l’ala dura dell’ambiente extraparlamentare neofascista. A ottobre, poi, viene inaugurata una Skinhouse a Paderno Dugnano.
Risultato: una casa per ogni anima della destra più estrema. Forza Nuova, Casa Pound, Hammerskin. Neri e rossi. Si sfidano. Forza Nuova: «Stiamo costruendo la nostra rete sul territorio “aggredendo” gli spazi». Politica e conflitto, tant’è: contro «l’invasione xenofoba» si stanno mobilitando da tempo le diverse anime dell’antifascismo milanese. Prima un concerto il 20 agosto a Quarto Oggiaro (quartiere destrorso). Poi, l’«accoglienza» a «Cuore nero».

Armando Stella
04 agosto 200

22
Lug
08

Milano: scontro tra naziskin e punkabbestia

Milano/ Maxirissa in piazza Vetra: il gruppo Hammerskin fa paura
Lunedí 21.07.2008

Figurano nuove e vecchie leve dell’estrema destra milanese tra i giovani arrestati sabato sera per la maxi rissa tra un gruppo di naziskin e alcuni punkabbestia nei pressi di piazza Vetra. Sull’episodio sono ancora in corso le indagini della polizia per chiarire la vicenda. Nove le persone finite in manette e tra loro figura Davide C., 23 anni, noto alla Digos e a chi si occupa in città di monitorare il fenomeno dei gruppi di estrema destra.

Il 23enne, infatti, è stato condannato a inizio 2007 a un anno e due mesi con sospensione condizionale della pena per la rissa avvenuta nel maggio 2005 nei pressi del liceo Leonardo tra studenti di estrema sinistra e di estrema destra, tra cui appunto Davide C., e per un secondo episodio, le minacce verso un minorenne in un locale nei pressi della Stazione Centrale quando il gruppo di giovani di estrema destra, tra cui il 23enne arrestato oggi, lo riconobbe tra coloro che avevano preso parte alla rissa tra studenti di alcuni giorni prima. Tra le persone arrestate figura un altro nome già noto alle cronache, in passato, degli scontri tra gruppi di estrema sinistra e destra in città. Si tratta di Norberto S., 35enne, coinvolto oltre dieci anni fa, nel 1992, in una aggressione fuori dal centro sociale Leoncavallo e legato al gruppo cosiddetto degli “Hammerskin”.

25
Mag
08

Milano: per AN Almirante “un esempio da seguire”

dal sito dell’Anpi

I muri di Milano sono tappezzati di manifesti firmati Alleanza Nazionale con la faccia di Giorgio Almirante. “Un grande italiano. Un esempio da seguire”, si legge, con riferimento al ventesimo anniversario della morte del fondatore del MSI, e a una messa che sarà celebrata in una chiesa del centro cittadino.
La sezione milanese dell’ANED  ha espresso la più sdegnata condanna di questo manifesto. “Giorgio Almirante fece parte per 5 anni, dal primo all’ultimo numero, della redazione della rivista fascista La difesa della razza, principale veicolo nel nostro paese di quella politica razzista che sfociò tra il ‘43 e il ‘45 nella deportazione e nello sterminio di migliaia di uomini, donne e bambini ebrei. E fu altissimo esponente della RSI, arrivando a firmare il famoso manifesto in cui si prometteva la “fucilazione nella schiena” degli “sbandati ed appartenenti a bande” che non si fossero piegati alla leva della repubblica di Mussolini, al soldo dell’alleato nazista.
“Il manifesto milanese ci parla della cultura politica di forze che oggi occupano altissime cariche istituzionali. Le lacrime di fronte al museo Yad Vashem di Gerusalemme sono archiviate; le critiche al fascismo, come “male assoluto”, pure: oggi è cambiato il vento, e AN rivendica con orgoglio una storia fatta anche di disonore.
“I superstiti dei lager e i familiari dei Caduti esprimono la loro protesta per una iniziativa che riporta indietro di decenni il dibattito politico nel nostro paese.”

27
Apr
08

Ritrovarsi a Milano. In centomila

In tanti sono scesi in piazza per sentirsi meno soli. La sinistra, seppur smarrita, dimostra di essere ancora viva fuori dal Parlamento. Uno straordinario corteo che interroga i partiti, senza quasi nemmeno nominare Berlusconi. L’assenza del sindaco Moratti
Luca Fazio (da Il Manifesto)
Milano


Quante persone, ma che peccato per loro! Milano, un giorno all’anno, ma è l’unico giorno che bisogna esserci per forza, dimostra di essere la città meno di destra che ci sia in Italia. Le urne dicono il contrario? Le urne, da un pezzo, non dicono quello che accade nella realtà. La sinistra, per chi avesse voglia di vedere quello che si muove nel profondo, riparte sempre da queste parti. O non riparte più. Allora evviva? Mica tanto.
Dire, oggi, che si ricomincia da questa piazza sarebbe sbagliato, perché da qui ancora non si capisce quale direzione bisogna prendere, ma dire che queste persone meritano ben altro rispetto alle forze politiche che sarebbero chiamate a rappresentarle, questo bisogna dirlo forte. E non è che ci sia la fila di politici o opinionisti o telegiornalisti o istituzioni per cercare di interpretare questo strano 25 aprile a Milano. Sembra rito stanco, il solito, per chi di professione è tenuto a interpretarlo. Libertà di stampa, o di chiacchiericcio politico, vuol dire anche dare spazio, per esempio, all’opinione di Fiamma Nirenstein per farle dire che questa volta Milano si è comportata bene con la comunità ebraica (ma grazie!), oppure sottolineare che qualcuno ha scritto sul muro una brutta frase contro la Confindustria (eh…questi estremisti). Ma davvero niente di che. Insomma, è filato tutto liscio e dunque ancora una volta Milano non esiste, ecco un altro pezzettino, molto interessante e molto imbarazzante, della cosiddetta «questione settentrionale», non declinata in chiave leghista. Del futuro della sinistra ne discuteranno altrove, e questo si sente, lo avvertono tutti quelli che ieri – senza curarsi di Berlusconi – si sono dati appuntamento, come da 63 anni a questa parte, in Porta Venezia.
Interessa sempre sapere quanti. Dunque: sono senz’altro più di 100 mila: ma veri, non come i cortei strombazzati dalla ex sinistra ufficiale, quando serviva fare la voce grossa. Qui, di ufficiale, e meno male, ci sono solo un paio di non fondamentali dichiarazioni, rilasciate con un filo di voce, il resto sono – scusate la parolaccia – moltissime persone della sinistra diffusa (altro che 3%!), un po’ smarrite ma ugualmente sorridenti. Quasi mute, però. Strano che non tutti se ne siano accorti, proprio questa volta che gli «scomparsi» in piazza ci sono tornati veramente. Eccoli, a occhio, e per la precisione – visto che ormai tutti ma proprio tutti hanno deciso di dire 50 mila e basta: con piazza Duomo mezza vuota (30 mila persone almeno), un serpentone fitto fitto scorre ancora lungo corso Vittorio Emanuele, poi piazza San Babila e poi ancora fino ai giardini di via Palestro: un chilometro di manifestanti almeno, oltre piazza Duomo. 50 mila quindi è impossibile. Allora contenti? Sì, però.
Come nascondere quel certo disagio che serpeggia tra il corpo smembrato delle tante sinistre che non sanno più a che santo votarsi, e votare? «Mucillaggine» (ma ancora motivata e di sinistra), direbbe il sociologo Giuseppe De Rita. Sparsa, senza un filo di corrente a smuovere le acque. Che ancora nemmeno si saluta, adesso che per la prima volta dopo la batosta elettorale è riuscita almeno a risalire in superficie. Ma anche troppo seria, oggi, 25 aprile, per regolare conti e mandarsi reciprocamente aff…; ognuno rimane antifascista ma ognuno rimane per conto proprio: il furgoncino techno/trance di un centro sociale sta a due metri dallo spezzone del Partito Democratico, in trance: tante le bandiere nuove per l’imbarazzante prima antifascista. Semplicemente si ignorano, fatta eccezione per il pezzetto di corteo (mai stato così visibile) occupato dai socialisti: «Ricordati (si danno ancora del tu, ndr) che senza di noi in questo paese la democrazia non esiste, ricordatelo…». Silenzio. I partiti, le associazioni, i centri, ci sono proprio tutti, e fanno ogni sforzo necessario per sventolare il proprio vessillo di appartenenza (i partiti fin troppo). Ma mai come questa volta i milanesi sono scesi in piazza non per farsi vedere ma per senso del dovere. Siamo depressi ma non siamo morti, questo è il messaggio che la piazza consegna a…a…già a chi?
Per dirla sempre con il sociologo De Rita, si potrebbe leggere la manifestazione con le lenti dello «psichismo collettivo». Migliaia di persone hanno espresso: disagio, pura testimonianza, attaccamento all’unica piazza dove ci si sente a proprio agio, consapevolezza che il peggio deve ancora arrivare, ma anche semplice desiderio di ritrovarsi fra simili e in tantissimi, anche fuori dal Parlamento (alcuni, soprattutto). E’ una piazza che interroga la sinistra in maniera imbarazzante, e che non ha più tempo e nemmeno parole da sprecare sul ritorno scontato di Berlusconi: solo uno striscione ricorda che Fischia Bossi infuria Berlusconi, scarpe rotte eppur bisogna andar.
Dove, e con le scarpe risuolate da chi, forse è presto per andare a chiederlo in giro. Gira voce, ma assumono giustamente un basso profilo, che da qualche parte – laggiù – si vede lo stato maggiore (è una battuta…) del Prc – il partito che più ha sofferto la distanza con questa piazza si è sistemato nelle ultime file. Sono tanti, e non è un caso che Nichi Vendola e Paolo Ferrero abbiano scelto Milano. Dice il primo: «Far vivere l’antifascismo riguarda la capacità di capire la realtà odierna». Già. E ancora, sul sindaco Moratti che ha disertato il corteo: «C’è un establishment che depotenzia il significato del 25 aprile. Ha iniziato Dell’Utri, ora c’è chi non si vuole sottoporre ad un calendario per loro imbarazzante perché il 25 aprile è lo spartiacque nella storia della democrazia». Anche Ferrero ritiene «gravissima l’assenza del sindaco Moratti». Questa è l’unica notizia squisitamente politica della bella giornata, anche se in piazza Duomo non se n’è accorto quasi nessuno.
12
Mar
08

16 MARZO 2008 CORTEO ANTIFA A MILANO CON DAX NEL CUORE…

e domenica si torna nelle grigie strade milanesi a ricordare un compagno:

16 MARZO 2008 CORTEO ANTIFA A MILANO CON DAX NEL CUORE…

L’ASSEMBLEA CITTADINA CHE SI E’ SVOLTA IL 10 MARZO

AL C.O.A.TRANSITI28 INDICE

MOBILITAZIONE ANTIFASCISTA A MILANO

DOMENICA 16 MARZO ‘08

IN PIAZZA VETRA DALLE ORE 17
CON CONCERTO

LOS FASTIDIOS (veneto), S-CONTRO (torino), RFT, OFV HC (como)

E CORTEO CHE ARRIVERA’ IN VIA BRIOSCHI

IN RICORDO DEL COMPAGNO DAX UCCISO DAI FASCISTI IL 16 MARZO ‘03

Assemblea Antifascista

antifa milano noblogs

12
Nov
07

solidarietà ai compagni di milano

60 anni di carcere per 15 degli antifascisti arrestati l’11 marzo 2006.
Due le assoluzioni per non aver commesso il fatto, una condanna a 4 mesi per porto d’arma impropria.

Questo il risultato del processo d’appello che si è concluso oggi a Milano dove, in sostanziale continuità con la sentenza di primo grado, viene confermato il reato di devastazione e saccheggio. Un chiaro messaggio a tutti coloro che si erano illusi della possibilità, a due anni dai fatti, di una derubricazione del capo d’imputazione.
La linea tenuta dalla magistratura conferma la volontà di colpire duramente, attraverso l’utilizzo del concorso morale in devastazione e saccheggio, le manifestazioni di dissenso e scontro di piazza. Così per Genova, così per Torino, e così sarà d’ora in avanti…
Un processo che ha voluto essere fin dall’inizio un processo politico sia nella scelta dei capi di imputazione, che nell’utilizzo indiscriminato della carcerazione preventiva (4 mesi in galera seguiti più 3 mesi di domiciliari e altri di obblighi di firma), e infine nelle motivazioni della sentenza di condanna confermata dalla corte d’appello.
Quell’11 marzo, a seguito dell’autorizzazione a sfilare concessa dalle autorità cittadine ai nazifascisti della Fiamma Tricolore scoppiarono scontri tra gli antifascisti, scesi in piazza per impedire la vergognosa manifestazione, e la polizia.
Agli arresti e alle condanne si è associato il meccanismo di demonizzazione attraverso i mezzi di informazione, con il consueto atteggiamento da “sbatti il mostro in prima pagina”, cercando così d’isolare gli imputati dal tessuto sociale che li circonda e spezzare la solidarietà.
Una solidarietà che va costruita e alimentata per contrapporre la nostra verità a quella processuale e mediatica oggi a Milano come a Genova, altro processo in cui l’accusa chiede condanne esemplari (per un totale di 225 anni di carcere), sempre attraverso l’utilizzo della devastazione e saccheggio.




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