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11
Dic
08

APPELLO PER L’ASSEMBLEA NAZIONALE DI MOVIMENTO, TOR VERGATA, 13-14 DICEMBRE 2008

PER CONTATTI, ADESIONI, INVIO DI DOCUMENTI, INFORMAZIONI

clic@autistici.org // 06-72595203

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Noi la crisi non la paghiamo!”. Questo lo slogan, il ritmo sul quale abbiamo scandito in tutta Italia due mesi e più di mobilitazione contro le politiche di smantellamento dell’istruzione e della ricerca pubblica messe in atto dall’attuale governo. Uno slogan che ha avuto il pregio di saldare la lotta degli studenti, spesso segnata da concetti evanescenti e da un’autoreferenzialità molto accentuata, con la grave situazione affrontata quotidianamente da milioni di lavoratori e precari. “Noi la crisi non la paghiamo!” ha portato all’attenzione di tutti una scottante verità, quella che vede ogni giorno una parte della società pagare caro, pagare tutto, pagare per tutti. Pagare prezzi sempre più alti e fuori controllo, contratti di lavoro a misura di padrone, l’insicurezza indotta per reprimere sul nascere qualsiasi re(l)azione sociale, prima ancora che politica, tra individui, l’impossibilità di poter anche solo scegliere una vita indipendente al di fuori del contesto familiare… Da questo punto di vista, il movimento studentesco e precario del 2008 ha già rappresentato un forte momento di rottura, che va al di là del contesto universitario e scolastico, mettendo in discussione tutti i poteri economici-politici-mediatici e le istituzioni ad essi subordinate.

Ora, un movimento che ha iniziato a contrapporsi a tutto sistema capitalistico fondato su sfruttamento, repressione, esclusione, oppressione, non può e non deve commettere gli stessi errori fatti nel 2005 nell’ambito della contestazione alla “riforma” Moratti. Per questo invitiamo tutte le realtà autorganizzate, in lotta per un cambiamento radicale della società, a partecipare ad un incontro nazionale il 13 e 14 dicembre presso la facoltà occupata di Lettere e Filosofia di Tor Vergata: vogliamo continuare a confrontarci per sviluppare contenuti e pratiche che ci permetteranno di rilanciare in modo incisivo, per vincere le singole battaglie e mettere in campo un progetto alternativo e di lungo periodo.

Non riteniamo infatti che proponendo vaghe “autoriforme” dell’Università (peraltro già proposte negli anni scorsi), da portare eventualmente al tavolo dei vari governi che si susseguono, si contrastino davvero il sistema dei crediti, il “3+2”, le direttive europee che li hanno imposti, tutta quella mercificazione del sistema istruttivo/formativo (dalla legge Ruberti del 1989 alla “Dichiarazione di Bologna”), fortemente connesse alle “riforme” del mercato del lavoro (la Treu e la Biagi), il taglio dei servizi sociali, i macroprocessi di precarizzazione, privatizzazione, militarizzazione, devastazione ambientale… Non è per avere qualche controcorso o qualche misero finanziamento, magari estorto alle pensioni o alla sanità, che ci siamo mobilitati!

Per questo, seguendo l’esempio dei vittoriosi movimenti degli anni passati, come ad esempio quelli ambientalisti e territoriali, che hanno saputo contrapporsi concretamente a numerosi devastanti progetti imposti dagli stessi soggetti politici e finanziari contro cui stiamo combattendo, proponiamo di continuare a costruire le condizioni per un coordinamento orizzontale di studenti, lavoratori, movimenti sociali che sappia mantenere la sua autonomia da soggetti partitici e sindacali, e lavorare in una prospettiva di classe. Se vogliamo che la nostra protesta abbia effetto, non possiamo chiuderci su vertenze specifiche, poiché prima o poi finiremmo per esaurire la nostra spinta emotiva e propositiva nell’immediatezza di una scadenza imposta dalla politica istituzionale. Dobbiamo invece diventare il volano di un’opposizione sociale più ampia, che sappia far arretrare il governo, inibirlo dal proseguire su altri fronti, aprire un intero ciclo di lotte sociali.

Per far questo non esistono ricette preconfenzionate: la due giorni di incontri e discussioni che abbiamo in mente è aperta al contributo di tutti, per elaborare strumenti pratici e teorici che mirino ad “abolire lo stato di cose presenti”. Invitiamo fin da ora a contattarci, inviando documenti di analisi e proposte che renderemo pubblici e accessibili, in modo tale da sviluppare un ricco dibattito. Abbiamo pensato a un’assemblea di presentazione, dove ognuno può riportare la sua esperienza di lotta, e a due tavoli di lavoro collettivi, dove approfondire il legame fra “Scuola e Università, capitale e lavoro” e “Università e movimenti sociali”. Nell’assemblea conclusiva speriamo poi di raccogliere gli elementi teorici e pratici usciti dal dibattito, e proporli al movimento per continuare a tenere alto il livello di mobilitazione, per “osare vincere”.

 

Addomesticando televisivamente le coscienze individuali e reprimendo violentemente ogni forma di dissenso sociale, vorrebbero imporci il pagamento della crisi strutturale di un sistema globale basato sul modello capitalista e neo-liberista.

La risposta più efficace è l’autorganizzazione di quelle classi sociali cui è destinato il conto da pagare. E’ ora che la crisi travolga lo stesso sistema che l’ha generata. Lo vogliamo realizzare o no questo sogno?

30
Ott
08

SCUOLA: A ROMA “SIAMO UN MILIONE”, CORTEI IN TUTTA ITALIA

dall’ANSA

 

 ROMA – Un lungo corteo di protesta a Roma, dove secondo i sindacati sono in strada un  milione di persone per lo sciopero generale contro la “riforma” Gelmini. Iniziative,  manifestazioni, proteste e lezioni in strada in tutta Italia, da Bolzano a Palermo. Il giorno  dopo l’approvazione in legge del decreto 133 sul maestro unico non si ferma il dissenso  del mondo della scuola che si è dato appuntamento a piazza del Popolo a Roma per il  comizio finale – con tanto di Inno di Mameli – dello sciopero generale indetto da Flc-  Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda. Ma in tutta la Capitale sono stati segnalati cortei, dalla Sapienza fino al Grande Raccordo Anulare, dove dai pullman bloccati nel traffico sono scesi i manifestanti che hanno iniziato a dirigersi verso le stazioni della metropolitana o organizzato sit in nei parcheggi.

Gli studenti universitari hanno srotolato un nastro bianco e rosso di fronte all’ingresso principale del ministero dell’Istruzione come ”a chiudere” simbolicamente il dicastero. ”Chiudiamo il ministero, apriamo le scuole e le universita’ – dice una studentessa col megafono – Non ci fa paura la polizia e i militari nelle strade”. Da poco la manifestazione ha ripreso a camminare in direzione della stazione Trastevere. ”Ci rimettiamo in cammino e continuiamo a bloccare la citta’ – dice un altro studente -. La citta’ e’ nostra”. Secondo gli organizzatori la coda del corteo degli universitari si trova ancora dalle parti di Largo Argentina

Secondo i dati parziali rilevati alle ore 14:30 dal Ministero dell’Istruzione, dell’Universita’ e della Ricerca e comunicati direttamente dalle scuole, la partecipazione allo sciopero e’ stata pari al 57,1%. Su 452.105 dipendenti tenuti al servizio hanno scioperato in 258.152.

Dopo gli incidenti di ieri in piazza Navona nessuna segnalazione è arrivata questa mattina. Il corteo romano è partito in un clima sereno e sotto un cielo carico di pioggia poco dopo le 9, aperto dai bambini delle elementari con mamme e maestre, da leader sindacali di settore e nazionali come Guglielmo Epifani e Luigi Angeletti, e da quelli del centrosinistra, tra i quali Walter Veltroni, gli ex ministri Giuseppe Fioroni, Fabio Mussi, Rosy Bindi, Antonio Di Pietro, Paolo Ferrero. Numerosi accanto ai docenti e al personale della scuola anche gli studenti, che si sono contati in oltre 100 mila. “Il governo dovrebbe avere il desiderio di ascoltare la protesta”, ha detto Veltroni, mentre Rosy Bindi ha sottolineato che “questa gente non rappresenta un bacino elettorale: ci sono anche molte persone del centrodestra”. Di diverso parere la maggioranza: Maurizio Gasparri (Pdl) ha accusato le opposizioni di avere imbastito “una campagna di menzogne” invitandole “a smettere di rinfocolare la piazza”. “La nostra protesta non si ferma – ha promesso il segretario generale della Cgil, Epifani, sottolineando la “giornata memorabile” e l’importanza del “momento di unità”.

Per il leader della Uil Angeletti “lo sciopero della scuola è stato convocato per risolvere i problemi contrattuali e dei precari, bisogna quindi evitare ogni strumentalizzazione politica”. Secondo i sindacali, lo sciopero generale ha bloccato tra il 70 e il 90% delle scuole di tutta Italia: in alcune, come quella dove insegna la sorella del ministro Gelmini, assente per “motivi di famiglia”, si è aperto solo per garantire “il servizio di custodia e sorveglianza”.

Non si contano le proteste nel resto del Paese. A Bolzano sono scesi in piazza insieme ragazzi di lingua italiana e tedesca; presidi e cortei anche a Trento; a Venezia gli studenti hanno sfilato sul Ponte della Libertà; lezioni in stazione a Trieste; a Torino l’orchestra del Teatro Regio ha suonato per gli studenti; a Genova è stata occupata la stazione Principe; a Milano concentramento e corteo organizzato per lo sciopero generale della scuola; a Bologna alla protesta ha partecipato anche Beppe Grillo; cortei di universitari a Napoli; genitori e bambini hanno sfilato a Bari; in Calabria sono segnalati cortei in tutte le città, con il blocco dell’accesso a Catanzaro; in Sicilia, da Palermo a Caltanissetta sono scese in strada 100 mila persone; in migliaia anche a Cagliari.

TORNANO LIBERI I DUE ARRESTATI DOPO SCONTRI
Arresti convalidati, ma tornano liberi senza alcun obbligo di firma, come aveva chiesto il pm, i due giovani, un militante di Rifondazione comunista, e un studente di destra di Blocco studentesco, arrestati ieri a Roma in piazza delle Cinque Lune, dopo gli scontri a piazza Navona. Oggi si è svolto il processo per direttissima nei confronti di Yassir Goretz, 33 anni, il militante di Rifondazione, e di Michele Bauml, 19 anni. Il primo è imputato di lesioni, per aver colpito un’agente mentre si divincolava e resistenza. Bauml, soltanto di resistenza.

Il pm Ciccarese aveva chiesto l’obbligo di firma per entrambi ma il giudice Digioia ha convalidato l’arresto disponendo la remissione in libertà senza alcuna misura. Il processo per entrambi è stato fissato al 17 novembre davanti al giudice monocratico. Davanti all’aula di tribunale a Roma ad attendere i due, Gortetz e Bauml, che dimostra molto meno dei suoi 19 anni ed è originario della Balduina, sono stati tenuti a distanza in aula e fatti uscire separatamente, le rispettive famiglie e in particolare i genitori. Goretz si è difeso, secondo il suo legale l’avvocato Arturo Salerni, spiegando che è intervenuto, chiamato dalle forze dell’ordine, proprio in virtù del suo ruolo di responsabile della sicurezza. Bauml era al seguito del corteo, non armato e avrebbe solo cercato di scappare per evitare di essere coinvolto negli scontri.

29
Ott
08

Firenze: “29-30 Ottobre: fermarli è necessario!”

 Dal 10 ottobre, da quel venerdì di  rinascita, da settimane Firenze è  investita dall’onda dell’opposizione  alla riforma Gelmini in tutta la sua  interezza, dalla 133 alla 137.  Scioperi, assemblee, picchetti e  occupazioni hanno riempito e  continuano a riempire la vita delle  scuole quanto delle università,  dando vita a un movimento capace  di riunirsi in piazza e dare vita al  più grande corteo degli ultimi 20  anni in questa città. Nessuno  qualche giorno prima si sarebbe  aspettato tutto ciò, eppure siamo  riusciti a farlo. Molto è stato fatto,  ma non basta.

 E’ ora che la lotta entra nel vivo. Se  nei primi giorni i giornali e le  istituzioni sembravano dirci tra le  righe “guardate che carini questi  studenti che si divertono a fare  politica. Va tutto bene, basta  finiscano presto e tutto torni come  prima… e lo faranno!”, ora vere e  proprie dichiarazioni di  guerra arrivano dal governo. Come  già fatto nelle proteste anti-  discarica a Napoli, il governo  incarica i suoi sbirri di reprimere  ogni dissenso interno. Non ci  siamo fermati e non ci fermeremo:  il rilancio della lotta è l’unica  possibile risposta alla repressione.
Mercoledì 29, la 137 (che prevede voto in condotta, grembiule, maestro unico e eliminazione del tempo pieno) verrà approvata definitivamente al Senato.

Non possiamo mollare proprio ora che tutto verrà deciso ed imposto, vanificando anche tutto ciò che già è stato fatto.

Bloccare le scuole e la città, sarà il nostro imperativo fino alla totale abrogazione della riforma: non abbiamo intenzione di fermarci né prima né dopo l’approvazione della riforma.

E’ per questo che abbiamo deciso di rilanciare la mobilitazione cittadina e studentesca, scendendo inoltre in piazza a Firenze il 30 ottobre, data dello sciopero del settore scuola. Non sarà una piazza in contrapposizione alla manifestazione di Roma, ma uno spazio per tutti quelli che stanno lottando contro questa riforma e soprattutto sarà la piazza di chi vuole RILANCIARE IL MOVIMENTO A FIRENZE, che è stata la prima città a muoversi con le occupazioni delle facoltà e delle scuole.

NESSUNA TREGUA * NESSUN COMPROMESSO

mercoledi’ 29 ottobre: il Senato approva la 137
PRESIDIO
ore 14.30 piazza D’Azeglio

giovedi’ 30 ottobre: sciopero nazionale del settore scuola
CORTEO CITTADINO
h.10 piazza San Marco

Rete dei Collettivi Studenteschi – retecollettivi.noblogs.org

28
Ott
08

Massa: Studenti e docenti insieme sulle barricate

dal Tirreno

Non cala la protesta negli istituti: ieri assemblee e lezioni all’aperto in centro

MASSA. Non è il ruggito della Pantera, ma comunque una protesta forte, sentita e visibile, anche se composta, pacifica e democratica. È la protesta di migliaia di studenti contro la scure della riforma Gelmini che «vuole demolire la scuola pubblica e distruggere l’Università e la ricerca». E loro, i giovani, non ci stanno. Compostamente, dopo i cortei dei giorni scorsi, ieri mattina hanno ripreso a mobilitarsi in preparazione dello sciopero generale di giovedì, che farà di Roma ancora una volta il contenitore bollente di una rivoluzione pacifica.

Liceo Rossi. Fin dall’apertura delle scuole al mattino i ragazzi e i docenti del liceo classico Pellegrino Rossi-istituto magistrale Pascoli si sono resi protagonisti ripetendo – e anzi moltiplicando – l’iniziativa delle lezioni scolastiche in luoghi pubblici, aperti e ben visibili. Molte classi e diversi insegnanti hanno aderito a questa iniziativa, così il centro cittadino è stato “occupato” compostamente e luoghi come piazza Garibaldi, lo spazio davanti al teatro Guglielmi e il loggiato del Comune sono diventate aule in cui fare lezione: la classe seduta sui gradini (dove è stato possibile) oppure in piedi; l’insegnante di fronte a fare lezione, seguito con attenzione e interesse da tutta la classe. Tre sono state quelle che hanno svolto lezione in piazza Garibaldi, due quelle che l’hanno fatta davanti al Guglielmi, una quella che ha optato per lo spazio sotto il Comune. E tutte, ovviamente, hanno catturato l’attenzione di migliaia di cittadini che in quelle ore si sono trovati a passare per il centro della città, cittadini che hanno potuto constatare che la protesta degli studenti e dei prof continua.

Istituto Alberghiero. Assemblea degli studenti ieri mattina al “Minuto”. L’organismo studentesco riunito nell’aula magna ha deciso per l’autogestione dell’istituto, ottenendo il consenso e la partecipazione dei docenti, come ha riferito il portavoce degli studenti. Si tratterà, è stato spiegato, di un’autogestione informativa. Nel senso che verranno invitati studenti universitari bene a conoscenza della materia per parlare all’assemblea degli studenti della riforma Gelmini, spiegandone gli effetti sulla scuola e sulle Università.

Liceo scientifico Fermi. Gli studenti del Fermi si sono riuniti in assemblea ieri fin dal primo mattino e sono andati avanti fino al pomeriggio inoltrato. Si è discusso della «sciagurata riforma Gelmini» e delle iniziative da intraprendere nella lotta per contrastarla e alla fine i partecipanti hanno deciso che l’istituto rimarrà in “assemblea permanente autogestita”.

28
Ott
08

Scuola: l’onda continua a montare

27 ottobre

 

Anche oggi sono tantissime le mobilitazioni e gli appuntamenti in tutta Italia contro la distruzione della scuola pubblica e dell’università, anche perché il tempo stringe; tra domani sera e mercoledì mattina il decreto verrà approvato dal senato. Da domani pomeriggio [alle 17] tutti sono chiamati al presidio sotto Palazzo Madama e giovedì c’è lo sciopero generale del comparto scuola di Cgil Cisl e Uil.
A Napoli, per protestare contro la riforma Gemini, questa mattina ci sono stati due cortei: il primo, autorizzato, nel quartiere periferico Ponticelli; il secondo si è radunato in piazza del Gesù per dirigersi in piazza Municipio. Anche qui aumenta il numero di istituti superiori occupati o autogestiti.
A Firenze, è partita questa mattina la maratona non stop di 24 ore di lezioni, organizzata dagli studenti del Polo di Scienze per protestare contro i tagli all’Università e il decreto Gelmini. Le lezioni, che continueranno senza sosta fino alle 8.30 di domani mattina, si svolgono al dipartimento di matematica Ulisse Dini e sono visibili anche su Internet sui siti www.collettivodiscienze.it e www.studentidisinistra. Caffè gratis di notte, per restare svegli, e colazione per chi riuscirà ad arrivare a domani mattina.
A Enna, sei studenti hanno invece interrotto la lectio magistralis che il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, stava tenendo sul tema del giusto processo all’Università Kore. Sono entrati nell’auditorium urlando «Vergogna, la Costituzione non si tocca».
A Roma sono diverse le occupazioni e le autogestioni, e molte vedono la partecipazione attiva dei docenti. Questa mattina diverse migliaia di studenti medi hanno sfilato in corteo per le vie del centro, diretti verso piazza Venezia. Alla fine di via Cavour, però, “militanti di Blocco Studentesco formazione vicina alla Fiamma Tricolore, a bordo di un camioncino con il megafono, hanno preso con la forza la testa del corteo, che era stato organizzato in maniera spontanea dagli studenti degli istituti del IV municipio”, racconta Stefano, dell’esecutivo nazionale dell’Uds. A quel punto gli organizzatori della manifestazione hanno tentato di deviare il percorso del corteo verso il ministero dell’Istruzione, per prendere le distanze dal Blocco studentesco. Ma la polizia ha impedito la deviazione. Gli studenti vicini al Blocco hanno invece proseguito il corteo fin sotto il Senato. “Un corteo di un movimento in lotta contro la riforma Gelmini e i tagli alla finanziaria – ha fatto sapere l’Uds – é stato strumentalizzato da gruppi di estrema destra, che hanno tentato di mettere il cappello ad un movimento antifascista, proprio loro che hanno votato chi sta al governo”.
Nelle università di Roma continuano le iniziative di protesta: alla Sapienza oggi assemblea dei collettivi per organizzare le mobilitazioni, tra cui il corteo che domani pomeriggio raggiungerà il senato. A pranzo i collettivi di Psicologia sono andati in corteo dalla sede della facoltà nel quartiere di San Lorenzo fin dentro la vicina città universitaria, dove hanno chiesto – accennando anche uno spogliarello per “accompagnare” la richiesta – un incontro con il nuovo rettore. Nella città universitaria rimane occupata la facoltà di Fisica. A Roma 3, alcune facoltà sono in assemblea permanente, a Geologia rimane occupata un’aula, e oggi a Biologia ricercatori e docenti hanno decretato il blocco della didattica. A piazza Farnese un centinaio di studenti di Lettere e Filosofia hanno partecipato a una lezione in piazza. Domani la piazza capitolina farà da sfondo ad una lezione del filosofo Giacomo Marramao. Nel pomeriggio si svolgeranno spettacoli dedicati ai bambini nella facoltà di Scienze politiche e in quella di Architettura, a Testaccio.
Intanto, sono oltre 100 mila gli aderenti su Facebook al gruppo «A favore dell’istruzione e della ricerca! No alla L.133/08».

24
Ott
08

beata ignoranza vs Calamandrei

Piero CALAMANDREI. A difesa della scuola pubblica

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (Adsn), a Roma l’11 febbraio 1950 – pubblicato nella rivista Scuola democratica, 20 marzo 1950.

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori, si dice di quelle di stato. E magari si danno premi, come ora vi dirò. O si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A quelle scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.

Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.

Tratto da «Internazionale» 762, 19-25 settembre 2008, p. 21.

24
Ott
08

L’ira dei ragazzi miti “Berlusconi ci teme”

SCUOLA & GIOVANI

Roma, l’Onda occupa senza nostalgie. Non ci sono le assemblee oceaniche del ‘68
né le tensioni violente del ‘77. “Movimento più partecipato degli ultimi trent’anni”

“Ho 22 anni, e vivo ogni giorno sotto ricatto. Ora sono stufo. Finalmente posso respirare”

di CURZIO MALTESe

L'ira dei ragazzi miti "Berlusconi ci teme"


ROMA – “Sai cosa c’è? Alla fine uno si rompe le balle di avere paura. Ho 22 anni e vivo ogni giorno a sotto ricatto. Paura di non farcela a riscattare tutti i crediti, del contratto da precario in scadenza, di non poter più pagare l’affitto e dover tornare dai miei, di non trovare un vero lavoro dopo la laurea, della crisi mondiale e dell’aumento delle bollette. Campo a testa china e tiro avanti sperando che domani sia migliore. Ma se mi dicono che domani non c’è più, l’hanno tagliato nella finanziaria, allora basta. Non mi spaventa più Berlusconi che dice di voler mandare la polizia. Non mi spaventa nulla, sono stufo. E finalmente, respiro”. Marco è uno degli studenti della Sapienza che occupano la facoltà di Lettere. È lui ad aver proposto in assemblea alla Sapienza lo striscione che oggi è su tutte le facoltà occupate d’Italia: “Io non ho paura”, in risposta alle minacce di Berlusconi, al solito smentite. “Non scrivere leader, che mi sfottono. Promesso?”.

Sono le nove e sulla Roma autunnale è calata un’improbabile notte di primavera. Improbabile come questo movimento, nato nel momento peggiore, cresciuto oltre ogni previsione, senza neppure il tempo di darsi un nome. Per trovarlo hanno indetto un referendum sul sito della rivolta universitaria, www.UniRiot.org, e l’ha spuntata “Onda anomala”. In breve, “l’onda”, “noi dell’onda” dicono, come fossero contradaioli.

Avete presente il ‘68, il ‘77? Altra storia. L’arrivo alla facoltà occupata è confortante o deludente per chi ha in mente e negli occhi la Sapienza delle assemblee oceaniche sessantottine o il teatro di guerra della cacciata di Lama. C’è un gran silenzio. Si sentono echi di radiocronache di pallone, autoambulanze lontane, perfino un coro classico che prova nella facoltà di Fisica. Pochi ragazzi nella piazza, sui viali qualche sperduto capannello. Vuoi vedere che è la solita montatura nostalgica di un ‘68 che non può tornare? Ma dentro le aule, i dipartimenti brulicano di centinaia di ragazzi che discutono, studiano, lavorano al computer, organizzano le manifestazioni del gran giorno, oggi, davanti al Senato. Tessono reti in tutta Italia ed è un bollettino di guerra: “Ore 11: Occupata Roma Tre! Ore 15: occupata Ingegneria! Ore 19: occupata l’Orientale di Napoli!”. E poi Firenze, Cagliari, Napoli, Bologna: “Stiamo vincendo!”. Giancarlo Ruoco, capo dipartimento di Fisica, 49 anni, un passato giovanile nei movimenti, osserva: “Il paragone di numeri col ‘77 è improponibile, ma di sicuro questo è il movimento studentesco più partecipato degli ultimi trent’anni. Non c’è Pantera o protesta contro la riforma Moratti che tenga. Allora eravamo quasi più docenti che studenti in piazza. Ora sono il doppio, il triplo, e sembrano decisi ad andare fino in fondo”


Quando i telegiornali della sera hanno diffuso il diktat poliziesco di Berlusconi, i ragazzi più grandi hanno brindato con birre e applausi, fra gli sguardi perplessi e intimoriti delle matricole. Che c’è da festeggiare se il premier minaccia manganellate? “Il fatto è che gli stiamo mettendo paura, noi a loro. È la reazione scomposta di uno che si sente debole, che non si aspettava tutto questo, non ha una strategia e pensa di risolvere al solito modo, con la polizia, come si trattasse di rifiuti, camorra o periferie insicure”. Chi parla è Luca, 23 anni, un’ottima laurea in lettere a Milano, venuto a Roma per specializzarsi in filologia romanza. È di Monza: “Perfino lì hanno cacciato la Gelmini da un comizio, e non se l’aspettava. A Monza, dov’è nata la Lega, cinquant’anni di Dc. Non hanno proprio capito che la politica non c’entra, la sinistra qui non comanda niente. Quando è venuta la ragazza mandata da Veltroni (Giulia Innocenzi, ndr), chiaramente in vista della manifestazione di sabato, le abbiamo strappato i volantini. La Cgil ha cercato di mettere il cappello sul movimento e li abbiamo costretti ad arrotolare le bandiere rosse. Per me il Pd significa poco, l’opposizione è inesistente, Berlusconi non è chissacché, non mi suscita nessun sentimento. È soltanto un vecchio che fa discorsi vecchi. Insomma, qui non c’entra la politica, c’entra la vita. Il mio futuro, quello di Francesco, Vanessa, Ilaria…”.

“La mia vita attuale è questa. Studio come un pazzo per finire in fretta e bene, lavoro in un call center, dormo in una camera a 500 euro al mese. E sopporto pure che un Padoa- Schioppa o un Brunetta o una Gelmini mi diano del bamboccione o del fannullone. Ma non che taglino i fondi all’università per fare affari con l’Alitalia, aiutare la Fiat o le banche dei loro amici. La crisi io non la pago. Questa settimana di proteste è stata la più bella esperienza di questi anni. Si respira, si parla, si discute dei sogni, del futuro. Penso sia un mio diritto. Ai vostri tempi era magari diverso. I corsi universitari duravano mesi, avevi sempre gli stessi compagni, gli stessi professori. In ufficio o in fabbrica eri solidale con l’altro operaio o impiegato. Ora io seguo decine di corsi dove non incontro mai le stesse persone e poi lavoro in un call center dove il mio vicino di scrivania cambia sempre, a ogni turno, senza contare che abbiamo tutti le cuffie e non c’è neppure la pausa caffè. In questi giorni ho alzato la testa, mi sono guardato intorno, ho conosciuto studenti da tutta Italia, mi sento vivo”.

E’ un rivolta di bravi ragazzi, della nostra meglio gioventù. Non è una rivolta contro i padri, come furono le altre, ma di giovani che prendono sul serio le parole dei padri. Vogliono studiare, uscire di casa, fare carriera per meriti e non per conoscenze, crescere insomma e scoprono che in Italia non è possibile. Non è possibile per un giovane essere “normale”. Da qui la rabbia di questi ragazzi miti. Anche un po’ secchioni. Luca e altri, con Francesco e Vanessa, ieri ospiti di Santoro, hanno tirato l’alba a studiare la legge Gelmini nei minimi particolari, scovando un’infinita serie di contraddizioni. Un bel lavoro e anche una lezione per l’opposizione parlamentare che deve aspettare la Gabanelli per accorgersi della norma salvamanager infilata nel decreto Alitalia. “La legge è piena di cazzate” mi spiegano “Taglia i fondi per la ricerca, che in Italia è l’uno per cento del Pil contro il tre della media europea e del trattato di Lisbona. Riduce il numero dei ricercatori che da noi sono tre ogni mille abitanti, contro l’obiettivo di otto. Non taglia le sedi universitarie, che in Italia sono 115, più di una per provincia, con decine di corsi frequentati da un solo studente. Soltanto Roma ha sedi decentrate a Civitavecchia, Rieti, Pomezia: Ma quelle rispondono a interessi clientelari”.

Ilaria, che incontro a Fisica, “ci vediamo sotto la lapide di Fermi”, snocciola dati statistici come formule, sospira e conclude: “Non che m’interessi più di tanto, perché fra un anno vado in Inghilterra. Però mi sembra giusto dirlo, protestare finché si può”. Il Dipartimento di Fisica, quello di Fermi e Amaldi, è il fiore all’occhiello della gloriosa e ormai sfasciata Sapienza. E’ quarta nelle classifiche europee, fra le prime dieci del mondo, dentro un’università che non compare neppure fra le prime cento. La fuga dei cervelli all’estero è la norma e cresce di anno in anno.

Nell’”Onda” Fisica è stato il laboratorio creativo. Il corpo docente, fra i migliori d’Italia, ha appoggiato senza riserve la protesta. “Tanto con l’appello contro la lectio magistralis del Papa ci aveva già criminalizzato. Peggio non può succedere”. Fernando Ferroni, professore di fisica delle particelle elementari, presidente dell’istituto nazionale di fisica nucleare, uno degli scienziati che ha collaborato all’accensione dell’Lhc al Cern di Ginevra, è solidale ma pessimista sulle sorti dell’Onda: “Hanno ragione da vendere ma il clima culturale è il peggiore possibile. Non c’è sensibilità per questioni complesse come la formazione, la ricerca. Il governo fa discorsi primitivi, insensati ma efficaci. L’opposizione ne sa poco o nulla. Non ha capito la portata del disegno. Qui stanno dismettendo l’istruzione pubblica, un pezzo per volta. E’ una cosa mai successa in nessuna parte del mondo civile. Negli Stati Uniti, il paese più malato di iper capitalismo, l’università pubblica rimane ancora fortissima. Uno studente di Fisica può scegliere di pagare quattromila dollari a Berkeley o quarantamila a Stanford, ma la qualità è la stessa, alla fine si spartiscono lo stesso numero di premi Nobel. Per non parlare dell’Europa. Qui invece fra pochi anni l’istruzione pubblica, di questo passo, sarà relegata alla marginalità, alla serie B, a quelli che non possono permettersi di meglio. Il tema è enorme, tocca l’essenza dei diritti di cittadinanza, ma temo che non passerà. Criminalizzeranno la protesta, faranno scoppiare qualche incidente, e i media andranno dietro l’onda, l’altra, quella del potere. Bisognerebbe bucare questo muro di conformismo, ma come?”

Gli studenti si sono posti il problema d’”inventarsi qualcosa di nuovo”, ne discutono in assemblea, su Internet, chiedono idee, consigli. “L’importante è evitare paragoni col passato, gli slogan in rima, le bandiere della politica, le stesse forme di lotta di fronte alle quali la gente dice “l’ho già visto”e passa oltre” spiega Laura, 23 anni, delegata alla comunicazione di Fisica. “Ci siamo inventati le lezioni in pubblico, con la lavagna a Piazza Farnese, un successo con i passanti che si fermavano a chiedere. Venerdì (oggi, ndr) saremo a Montecitorio”.

Sono rimasti a discutere le nuove forme di lotta fino alle tre, poi è entrato Stefano con le birre. “Che ha fatto la Roma?” “Lasciamo perdere… Aò, ma la volete smettere col dibattito? E fateve ‘na birra, ‘na canna, che so”. Bisogna fare la colletta per i cornetti. Che cosa? “Al picchettaggio offriamo cornetti agli studenti che vogliono entrare. Li hai mai visti i picchetti con i cornetti? Lo voglio vedere Berlusconi che manda l’esercito. A noi non ci fregano con le provocazioni, non ci vedrai mai fare questo”. E mostra il gesto della P38″. Chissà se non li fregano. Quarant’anni fa era cominciato con le colazioni ai bambini poveri, i sit-in pacifici, il clima da “Fragole e sangue”, ingenuo e fiducioso. Fino alla prima carica della polizia. Stefano prende la chitarra, sono ormai le tre, per tenere sveglia la truppa. Nella musica sono conservatori, l’eterno rock, i vecchi cantautori, da De Andrè a Ligabue, che ormai viaggia per i cinquanta. Alle quattro crolla pure il cantante, qualcuno si rinchiude nei sacchi a pelo, altri s’infrattano, qualcuno riprende a discutere fino all’alba, a parlare dei propri sogni, come tutti a vent’anni, mentre il sole sorge sempre da un’altra parte.

(24 ottobre 2008)

16
Ott
08

“Assalti frontali” contro il maestro unico

da il Manifesto del 30/09/08
 Sono un genitore della scuola Iqbal Masih della  periferia sud est di Roma, in mobilitazione permanente dal primo settembre e vi scrivo da queste mura che sono ormai come una seconda casa. Siamo in emergenza, in allarme rosso e non c’è un’ora da perdere perché dobbiamo bloccare il Decreto Legge 137 del ministro Gelmini. Molti capiscono che è una legge dannosa per la scuola pubblica, ma solo chi è dentro questo mondo può già percepire la violenza che si sta abbattendo addosso ai nostri figli. Dietro la formula del “maestro unico” (e la farsa del grembiulino) ci stanno togliendo sotto gli occhi una delle poche cose che funzionano in Italia: la scuola primaria del tempo pieno. Noi siamo angosciati dalle notizie che arrivano dal ministero e la disinformazione in atto, ma anche carichi e determinati a vincere questa battaglia o a vendere cara la pelle.
In questi giorni qui all’Iqbal Masih succedono cose incredibili: genitori già gravati da cento impegni e maestre e maestri di tutte le classi si stanno trasformando in leoni che lottano. Il 15 settembre, alla prima campanella, abbiamo deciso di occupare la scuola. E’ stata una decisione presa alla maniera classica con alzata di mano durante un’affollata assemblea, ma per il resto tutta questa esperienza è nuova, fresca, totalmente autorganizzata di giorno in giorno. Simonetta Salacone, la direttrice, la chiama presidio permanente ed è felice di aprire la scuola a questa esperienza che ci fa crescere tutti e ci permette di comunicare e spiegare le ragioni della lotta. Nella sala grande del plesso abbiamo fatto la nostra base e c’è un via vai continuo di gente che viene per restare o solo per portare un appoggio o prendere contatti o portare una torta per i bimbi. Arriva il pedagogo Alberto Alberti a raccontare perché fu deciso di introdurre i due maestri e il tempo pieno e fa un discorso chiaro davanti a trecento persone: “Chi dice riduciamo il tempo nella scuola non ce l’ha col tempo pieno, ce l’ha con la scuola! Vogliono che i ragazzi vengano bocciati per mandarli alla scuola privata, vogliono clienti per la scuola privata.” Quando scende la sera srotoliamo i sacco a peli e i materassini per dormire tutti insieme, bambini, maestre e noi genitori in un clima di gioia e eccitazione che è difficile da contenere. Questa notte a scuola oggi è speciale e vale più di un giorno di lezione normale. Sono le esperienze formative come queste che fanno la conoscenza e oggi impariamo a lottare per i nostri diritti. Se ci si addormenta a mezzanotte, per questa volta non fa niente. Piano piano scende il silenzio e noi “grandi” facciamo turni di “guardia” ogni due ore, e che sia un’occupazione nuova si vede anche quando arriva la pattuglia della polizia al cancello: ci chiedono se abbiamo bisogno di qualcosa e che possono fare per noi, poi si allontanano dicendo che abbiamo ragione. Sveglia alle 6.30 per pulire tutto, alle 8 comincia la lezione regolare, arrivano gli altri genitori con i loro figli. C’è chiaramente anche chi è scocciato dagli striscioni, dalle magliette, dalle assemblee, dalle foto e gli articoli sui giornali. Mentre volantiniamo si accendono discussioni. Qualcuno minaccia di togliere i propri figli e trasferirli dalle suore (contenti voi…). C’è chi è fatalista e già sconfitto per cui non c’è niente da fare. Chi è confuso e convinto che maestro unico e tempo pieno sono un aumento della qualità come dice la Gelmini. Buonanotte. La maggior parte, però, comincia a comprendere meglio i meccanismi della truffa che ci stanno cucinando. Non c’è nessuna riforma in atto, è Tremonti il pedagogo di riferimento della Gelmini. Bisogna fare cassa? Tagliamo le spese e gli stipendi dei militari! E’ venerdì 26 settembre, quando dopo una settimana di occupazione e una di assemblea quasi permanente, usciamo dal cancello dell’Iqbal Masih e attraversiamo il quartiere Centocelle con più di duemila persone! E chi se le aspettava. Con 38 scuole al nostro fianco. Dobbiamo resistere. Riguardo le foto di quelle prime notti di occupazione e mi commuovo, ma non c’è un minuto da perdere. Dobbiamo intensificare le azioni. In questi giorni il decreto arriva in parlamento per l‘approvazione alla camera. Abbiamo sentito istituti della Puglia e di Milano, maestri del Veneto, a Bologna la scuola elementare XXI aprile ha occupato e anche a Quartu S. Elena vicino Cagliari (e si chiama anche lei Iqbal Masih). Una scuola di Torre in Pietra ci dice che sono pronti a entrare in occupazione. La situazione è bollente. Dopo un veloce consulto collettivo lanciamo per giovedì 2 ottobre prossimo in tutta Italia un “No Gelmini Day”. E’ un modo per far parlare insieme queste scuole e le università, per produrre uno sciame di azioni diffuse. Chi può presidiare oltre l’orario scolastico è il momento di farlo. Anche chi si sente isolato può fare qualcosa. E che sia il giorno prima o quello dopo va bene uguale. Attacchiamo striscioni ovunque perchè sia chiaro e visibile il nostro NO! Ricordate le bandiere dell’arcobaleno appese alle finestre? Che ogni scuola abbia il suo striscione. Sarebbe bello che ognuno faccia una foto scrivendo il nome della scuola e la città e la invii a questa mail: nonrubatecilfuturo@gmail.com. Poi chiederemo a trasmissioni “amiche” come Blob o Striscia o le Jene o la Dandini se possono mandarle tutte con la musica di sottofondo dell’intervallo di un tempo (quando appunto c’era il maestro unico) a rappresentare una rete di scuole in lotta e degne che sono la nostra Repubblica. Come uno spot contro il decreto. Mettiamo sotto pressione la Gelmini. Noi amiamo e difendiamo la nostra scuola.
MILITANT A
15
Ott
08

Appello: “Per l’Università: investimenti adeguati e interventi innovativi”

Dica133 lancia un appello all’accademia e ai cittadini italiani

 

Dica 133 (il coordinamento dei ricercatori precari del Polo delle Scienze Sociali di Firenze) ha deciso, a fianco delle altre forme di protesta che si succederanno nelle prossime settimane, di lanciare una lettera-appello per sensibilizzare il mondo dell’università, e tutta la cittadinanza in generale, sugli effetti distruttivi che avranno sull’intera Università italiana le misure contenute nella legge 133. Questa legge contiene pesanti tagli a carico del bilancio delle Università; applica il blocco delle assunzioni a un settore dove il personale è già molto anziano, e che si regge solo grazie a un esercito di precari; infine non introduce nessuna misura di trasparenza o di valutazione della qualità e del merito.

L’appello, dal titolo “Per l’Università: investimenti adeguati e interventi innovativi” mette in evidenza questi errori, ma punta a dare una risposta costruttiva, indicando le direzioni per migliorare l’Università, purtroppo ben diverse da quelle intraprese dal governo.

Le direzioni sono due: da un lato assicurare investimenti adeguati, e favorire il ricambio della classe docente; dall’altro, introdurre da subito alcune semplici misure di trasparenza e di valutazione di qualità a tutti i livelli: gestione dei bilanci degli atenei, carriere dei docenti di tutte le fasce, reclutamento dei nuovi ricercatori.

L’errore di questa legge infatti non è soltanto nell’insensatezza dei tagli, ma soprattutto nell’assenza di qualunque intervento di trasparenza e di riforma. Per questo motivo ci rivolgiamo ai docenti strutturati, che ancora forse non hanno chiaro l’impatto degli interventi; agli studenti, alle loro famiglie, ai professionisti e a tutti i cittadini che hanno a cuore l’università. Invitiamo tutti a sottoscrivere il nostro appello perché il governo inverta la rotta sull’affondamento dell’università italiana.

 

 

TESTO DELL’APPELLO

Per l’Università: investimenti adeguati e interventi innovativi

L’Università è uno dei luoghi chiave dove si costruisce il futuro di un Paese. E’ lì che molti completano la loro formazione di cittadini; è lì che si formano gli insegnanti, i professionisti e la futura classe dirigente; è lì che si sviluppano le idee e le tecnologie che scriveranno il futuro di un Paese moderno. 

Noi ricercatori precari rivendichiamo un’accurata conoscenza dell’Università italiana, e ci riteniamo parte in causa nei progetti che la riguardano, perché da anni ne assicuriamo, nei fatti, il funzionamento quotidiano. Come docenti a contratto (spesso – suonerà incredibile – a titolo gratuito, o con retribuzioni simboliche) teniamo molti dei corsi universitari, riceviamo gli studenti e svolgiamo i relativi esami. Come dottorandi, assegnisti di ricerca, o con altre vesti contrattuali, seguiamo molti studenti nelle loro tesi, e svolgiamo una gran parte del lavoro quotidiano della ricerca, in progetti che portano spesso a risultati di livello internazionale. Come medici specializzandi, assicuriamo il funzionamento quotidiano di ambulatori e cliniche. 
Molti di noi rivestono contemporaneamente più d’uno di questi ruoli, ma sempre con un unico contratto temporaneo, spesso non rinnovato con continuità, e soprattutto nell’assoluta certezza che questi anni di esperienza non contribuiscono agli scatti di anzianità di una futura (ipotetica) carriera accademica, e non ci danno titoli da spendere sul mercato del lavoro (tranne nel caso in cui decidiamo, come molti nostri colleghi, di emigrare in Università straniere). Per tutti questi motivi riteniamo di poter esprimere un parere qualificato su quale direzione debba prendere oggi l’Università italiana. 
Purtroppo dobbiamo constatare che non si tratta della direzione delineata dall’attuale governo, a cui quindi ci rivolgiamo perché cambi la sua linea di condotta. Con questo non intendiamo addossare ad esso le principali responsabilità della situazione attuale (che ricade su vari governi precedenti, nonché sul dissennato governo locale di molti atenei), ma semplicemente chiedere un immediato cambio di rotta rispetto a una direzione sbagliata.

A nostro parere l’Università italiana ha drammatico, urgente bisogno di due cose. Da un lato, investimenti adeguati; dall’altro, interventi urgenti in direzione della trasparenza della gestione, del rinnovamento del personale, e della valutazione della qualità e del merito. 

La prima richiesta (investimenti adeguati) si fonda su un dato molto chiaro: l’Italia vanta una spesa complessiva per università e ricerca tra le più basse dei paesi OCSE. Ci saremmo quindi attesi dal governo una politica, se non di sviluppo, almeno di attenzione. Viceversa il governo, tra le altre misure, ha introdotto tagli molto pesanti per i prossimi anni; e – soprattutto – ha imposto limitazioni durissime alla sostituzione delle uscite con nuove entrate (turnover). Quest’ultima misura ci pare particolarmente paradossale, alla luce della composizione attuale del corpo docente. In molti atenei italiani la struttura non è – come dovrebbe essere – piramidale, ma paradossalmente a “piramide rovesciata”: ci sono più professori ordinari, che professori associati, che ricercatori, e il tutto si regge solo per la presenza di una enorme “piattaforma” di precari (noi). 
Una politica sensata dovrebbe prevedere incentivi al prepensionamento, aprendo quindi le porte (con selezioni trasparenti) a chi già ora sta reggendo l’Università sulle sue spalle. Invece il governo va nella direzione opposta bloccando i nuovi ingressi. Il risultato sarà una sostituzione che avverrà solo nel corso di moltissimi anni, portando a una riduzione complessiva del corpo docente di circa il 50%, mentre le necessità didattiche e di ricerca rimarranno pressanti. Non solo ciò ci sembra folle, ma privo di qualunque strategia. 

La nostra seconda richiesta è altrettanto semplice: l’Università italiana secondo noi può salvarsi solo se gli atenei vengono obbligati a una gestione trasparente, e se l’intero sistema si dota di sistemi di valutazione della qualità improntati alla massima chiarezza e responsabilità. Trasparenza, responsabilità e valutazione sono indispensabili a tutti i livelli: dal governo degli atenei (in particolare la gestione dei loro bilanci!), alle carriere dei docenti di tutte le fasce, ai concorsi per il reclutamento dei nuovi ricercatori. 
Tuttavia abbiamo ragione di pensare che tutto ciò al governo non interessi, in base a vari indizi. 
1) I tagli recentemente approvati con la legge 133 colpiscono tutta l’Università in modo indiscriminato, prescindendo da qualunque valutazione sulla qualità dei singoli atenei e dipartimenti (ignorando indagini specifiche effettuate dallo stesso Ministero negli scorsi anni), e rinunciando a qualunque giudizio sulla corretta gestione dei bilanci. 
2) Il governo ha completamente abbandonato alla sua sorte il progetto di istituzione dell’Agenzia Nazionale della Valutazione (fermato mesi fa dal Consiglio di Stato per vizi di forma). 
3) Il governo ha abbandonato nello stesso modo il regolamento-Mussi sui concorsi per ricercatore (anch’esso fermato mesi fa dal Consiglio di Stato per gli stessi motivi). Si trattava di un regolamento che – pur perfettibile – introduceva notevoli elementi di trasparenza rispetto all’attuale meccanismo di concorso. 
4) Se saranno confermati – sottraendoli al blocco del turnover – i fondi-Mussi per il cofinanziamento di nuovi ricercatori per il 2008 e 2009, i nuovi ricercatori verranno selezionati ancora una volta con la vecchia procedura di concorso, che – sappiamo per esperienza – non è in grado di impedire, in molti casi, manipolazioni anche gravi. 

Per fare una prova, si sa, bastano tre indizi: noi ne abbiamo elencati quattro, che ci suggeriscono uno scarso interesse per l’innovazione nell’Università. Inoltre, dato lo stile “decisionista” di questo governo, il suo silenzio e la sua stasi su questi temi ci portano a maggior ragione a concludere che questi progetti – che aumenterebbero trasparenza e possibilità di valutazione della qualità – sono stati abbandonati. Evidentemente, al di là di vuoti proclami, migliorare l’Università non è una priorità. 

Invece al governo (e forse anche, riteniamo, ad altre forze politiche) sembra stare a cuore la possibilità per gli atenei di trasformarsi in enti di diritto privato. Ancora una volta si propone il controllo dei privati (tuttavia con fondi per ora solo pubblici!) come unica possibilità di far funzionare qualcosa, e si indica l’esempio degli Stati Uniti. Quello che tuttavia non riusciamo a capire è perché si pensa al sistema di un paese con caratteristiche storiche, culturali ed economiche diversissime da quelle dell’Italia, e non si riflette sul fatto che nessuno dei grandi paesi europei adotta questo modello. 

Ma pur con queste obiezioni, abbiamo immaginato come potrebbero funzionare le Fondazioni. In una situazione come quella italiana, riteniamo che lo scenario che si delineerà sarà ben diverso da quello degli Stati Uniti. In Italia le (poche) grandi imprese interessate a sostenere l’alta formazione e la ricerca lo stanno già facendo da anni con successo, ma solo in alcuni settori ben precisi, caratterizzati da ritorni certi sull’investimento. Quali altri soggetti avrebbero dimensioni sufficienti per farsi carico degli altri settori? Purtroppo la scarsità di grandi imprese in Italia lascia pensare che l’unico soggetto che potrebbe entrare in campo sono – ad eccezione di alcuni enti locali, che tuttavia dubitiamo avere spalle finanziarie abbastanza larghe per un simile compito – le Fondazioni bancarie. Ma fa un po’ ridere pensare che l’Università dovrebbe trovare finalmente innovazione e trasparenza dall’abbraccio con le Fondazioni bancarie. Enti che sono diretta emanazione di un mondo di banche locali non esattamente trasparente, che non molti anni fa un noto studioso definiva una “foresta pietrificata”. Siamo forse pessimisti, ma riteniamo che lo scenario futuro sia quello di un sistema universitario con pochi grandi poli nazionali di ricerca applicata, guidata quasi esclusivamente da grandi imprese; e tanti piccoli “super-licei” di provincia privi di ricerca, e quindi con una didattica di scarsa qualità (il nesso tra le due ci pare evidente), in cui le carriere seguiranno opache logiche legate ai sistemi di potere locali (di qualunque colore), senza più neanche un barlume di autorità statale a vigilare sulla trasparenza delle carriere e sulla qualità della didattica. Per tacere la futura scomparsa della ricerca di base, in tutti quei settori privi di un immediato ritorno economico. 

Con questo appello chiediamo quindi al governo di cambiare la direzione di marcia finora intrapresa – che riteniamo gravemente sbagliata – per intervenire invece garantendo investimenti adeguati, e riprendendo pochi semplici interventi in direzione della trasparenza della gestione e della valutazione. 

Chiamiamo a sottoscrivere questo appello l’intera comunità accademica e scientifica, a tutti i livelli; gli studenti, le loro famiglie, i professionisti, e tutti i cittadini che comprendono l’importanza di un’Università all’altezza delle aspettative di un Paese moderno. 
Lo facciamo perché abbiamo la precisa sensazione che molti, dentro e fuori dall’accademia, condividano queste nostre preoccupazioni e questi nostri obiettivi. A noi pare che la situazione sia giunta a un punto oltre il quale il declino dell’Università italiana (pubblica e privata, perché un pubblico scarso farà peggiorare anche il privato) potrebbe divenire irreversibile. Per questo vi invitiamo a mobilitarvi al nostro fianco perché il governo modifichi la sua politica, dando all’Università le due gambe su cui camminare: investimenti adeguati, e interventi improntati al rinnovamento, alla trasparenza e alla valutazione. Per quelli tra voi che sono d’accordo (e riteniamo che siano molti) crediamo sia venuto il momento di levare la loro voce assieme alla nostra. 

per firmare l’appello: http://www.petitiononline.com/dica133/

10
Ott
08

Comunicato: Pisa occupa dopo un’assemblea partecipata da migliaia di studenti

Ieri, mercoledì 8 ottobre, si è svolta l’Assemblea generale di Ateneo, inizialmente prevista al Polo Carmignani, e poi spostata in Piazza dei Cavalieri vista l’enorme ed inaspettata affluenza. Dopo una serie di interventi volti a contestare dalle fondamenta la legge Tremonti, l’assemblea si è indirizzata all’individuazione di forme di mobilitazione. Un’unità di fondo ha caratterizzato questa fase della discussione, ed è emersa la necessità urgente di bloccare con ogni mezzo il Dl Tremonti. L’assemblea ha deliberato forme di protesta diverse ma convergenti, dal blocco della didattica a vari scioperi del personale tecnico-amministrativo e precario. Ma non si è fermata a ciò: ha infatti ritenuto di dover dare un segnale forte e immediato, decidendo l’occupazione della sala stampa del rettorato e del Polo didattico Carmignani.

La nostra protesta parte dal basso, senza sigle o quadri istituzionali; lo studente come tale è il suo soggetto politico. Il polo occupato sarà nei prossimi giorni punto di partenza per nuove e radicali mobilitazioni, per allargare la protesta alle altre facoltà e alla cittadinanza. Riteniamo infatti con il nostro atto di poter collegare la protesta pisana a tutta Italia, sfruttando il ribollire di mobilitazioni in molte altre città universitarie.

E’ però per noi prioritario riempire questa occupazione di significati politici più fecondi, che non si limitino ad affossare Tremonti, ma siano la sede di un dibattito pubblico e partecipato. Verranno aperti TAVOLI DI DISCUSSIONE sui seguenti temi, che riteniamo cruciali:

1.   LOTTA CONTRO IL COPYRIGHT, PER UNA CIRCOLAZIONE GRATUITA DEL SAPERE

2.   RICERCA DI NUOVE MODALITÀ DI FORMAZIONE, SOPRATTUTTO RIGUARDO A SEMINARI DI AUTOFORMAZIONE GESTITI DIRETTAMENTE DAGLI STUDENTI

3.   DIRITTO ALLA CASA E AL REDDITO

Si auspica la partecipazione più ampia…Non abbiamo più tempo! Dobbiamo riconquistare il futuro che il dl Tremonti ci ha tolto!!

Studenti del Polo didattico Carmignani occupato




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