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11
Dic
08

APPELLO PER L’ASSEMBLEA NAZIONALE DI MOVIMENTO, TOR VERGATA, 13-14 DICEMBRE 2008

PER CONTATTI, ADESIONI, INVIO DI DOCUMENTI, INFORMAZIONI

clic@autistici.org // 06-72595203

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Noi la crisi non la paghiamo!”. Questo lo slogan, il ritmo sul quale abbiamo scandito in tutta Italia due mesi e più di mobilitazione contro le politiche di smantellamento dell’istruzione e della ricerca pubblica messe in atto dall’attuale governo. Uno slogan che ha avuto il pregio di saldare la lotta degli studenti, spesso segnata da concetti evanescenti e da un’autoreferenzialità molto accentuata, con la grave situazione affrontata quotidianamente da milioni di lavoratori e precari. “Noi la crisi non la paghiamo!” ha portato all’attenzione di tutti una scottante verità, quella che vede ogni giorno una parte della società pagare caro, pagare tutto, pagare per tutti. Pagare prezzi sempre più alti e fuori controllo, contratti di lavoro a misura di padrone, l’insicurezza indotta per reprimere sul nascere qualsiasi re(l)azione sociale, prima ancora che politica, tra individui, l’impossibilità di poter anche solo scegliere una vita indipendente al di fuori del contesto familiare… Da questo punto di vista, il movimento studentesco e precario del 2008 ha già rappresentato un forte momento di rottura, che va al di là del contesto universitario e scolastico, mettendo in discussione tutti i poteri economici-politici-mediatici e le istituzioni ad essi subordinate.

Ora, un movimento che ha iniziato a contrapporsi a tutto sistema capitalistico fondato su sfruttamento, repressione, esclusione, oppressione, non può e non deve commettere gli stessi errori fatti nel 2005 nell’ambito della contestazione alla “riforma” Moratti. Per questo invitiamo tutte le realtà autorganizzate, in lotta per un cambiamento radicale della società, a partecipare ad un incontro nazionale il 13 e 14 dicembre presso la facoltà occupata di Lettere e Filosofia di Tor Vergata: vogliamo continuare a confrontarci per sviluppare contenuti e pratiche che ci permetteranno di rilanciare in modo incisivo, per vincere le singole battaglie e mettere in campo un progetto alternativo e di lungo periodo.

Non riteniamo infatti che proponendo vaghe “autoriforme” dell’Università (peraltro già proposte negli anni scorsi), da portare eventualmente al tavolo dei vari governi che si susseguono, si contrastino davvero il sistema dei crediti, il “3+2”, le direttive europee che li hanno imposti, tutta quella mercificazione del sistema istruttivo/formativo (dalla legge Ruberti del 1989 alla “Dichiarazione di Bologna”), fortemente connesse alle “riforme” del mercato del lavoro (la Treu e la Biagi), il taglio dei servizi sociali, i macroprocessi di precarizzazione, privatizzazione, militarizzazione, devastazione ambientale… Non è per avere qualche controcorso o qualche misero finanziamento, magari estorto alle pensioni o alla sanità, che ci siamo mobilitati!

Per questo, seguendo l’esempio dei vittoriosi movimenti degli anni passati, come ad esempio quelli ambientalisti e territoriali, che hanno saputo contrapporsi concretamente a numerosi devastanti progetti imposti dagli stessi soggetti politici e finanziari contro cui stiamo combattendo, proponiamo di continuare a costruire le condizioni per un coordinamento orizzontale di studenti, lavoratori, movimenti sociali che sappia mantenere la sua autonomia da soggetti partitici e sindacali, e lavorare in una prospettiva di classe. Se vogliamo che la nostra protesta abbia effetto, non possiamo chiuderci su vertenze specifiche, poiché prima o poi finiremmo per esaurire la nostra spinta emotiva e propositiva nell’immediatezza di una scadenza imposta dalla politica istituzionale. Dobbiamo invece diventare il volano di un’opposizione sociale più ampia, che sappia far arretrare il governo, inibirlo dal proseguire su altri fronti, aprire un intero ciclo di lotte sociali.

Per far questo non esistono ricette preconfenzionate: la due giorni di incontri e discussioni che abbiamo in mente è aperta al contributo di tutti, per elaborare strumenti pratici e teorici che mirino ad “abolire lo stato di cose presenti”. Invitiamo fin da ora a contattarci, inviando documenti di analisi e proposte che renderemo pubblici e accessibili, in modo tale da sviluppare un ricco dibattito. Abbiamo pensato a un’assemblea di presentazione, dove ognuno può riportare la sua esperienza di lotta, e a due tavoli di lavoro collettivi, dove approfondire il legame fra “Scuola e Università, capitale e lavoro” e “Università e movimenti sociali”. Nell’assemblea conclusiva speriamo poi di raccogliere gli elementi teorici e pratici usciti dal dibattito, e proporli al movimento per continuare a tenere alto il livello di mobilitazione, per “osare vincere”.

 

Addomesticando televisivamente le coscienze individuali e reprimendo violentemente ogni forma di dissenso sociale, vorrebbero imporci il pagamento della crisi strutturale di un sistema globale basato sul modello capitalista e neo-liberista.

La risposta più efficace è l’autorganizzazione di quelle classi sociali cui è destinato il conto da pagare. E’ ora che la crisi travolga lo stesso sistema che l’ha generata. Lo vogliamo realizzare o no questo sogno?

30
Ott
08

SCUOLA: A ROMA “SIAMO UN MILIONE”, CORTEI IN TUTTA ITALIA

dall’ANSA

 

 ROMA – Un lungo corteo di protesta a Roma, dove secondo i sindacati sono in strada un  milione di persone per lo sciopero generale contro la “riforma” Gelmini. Iniziative,  manifestazioni, proteste e lezioni in strada in tutta Italia, da Bolzano a Palermo. Il giorno  dopo l’approvazione in legge del decreto 133 sul maestro unico non si ferma il dissenso  del mondo della scuola che si è dato appuntamento a piazza del Popolo a Roma per il  comizio finale – con tanto di Inno di Mameli – dello sciopero generale indetto da Flc-  Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda. Ma in tutta la Capitale sono stati segnalati cortei, dalla Sapienza fino al Grande Raccordo Anulare, dove dai pullman bloccati nel traffico sono scesi i manifestanti che hanno iniziato a dirigersi verso le stazioni della metropolitana o organizzato sit in nei parcheggi.

Gli studenti universitari hanno srotolato un nastro bianco e rosso di fronte all’ingresso principale del ministero dell’Istruzione come ”a chiudere” simbolicamente il dicastero. ”Chiudiamo il ministero, apriamo le scuole e le universita’ – dice una studentessa col megafono – Non ci fa paura la polizia e i militari nelle strade”. Da poco la manifestazione ha ripreso a camminare in direzione della stazione Trastevere. ”Ci rimettiamo in cammino e continuiamo a bloccare la citta’ – dice un altro studente -. La citta’ e’ nostra”. Secondo gli organizzatori la coda del corteo degli universitari si trova ancora dalle parti di Largo Argentina

Secondo i dati parziali rilevati alle ore 14:30 dal Ministero dell’Istruzione, dell’Universita’ e della Ricerca e comunicati direttamente dalle scuole, la partecipazione allo sciopero e’ stata pari al 57,1%. Su 452.105 dipendenti tenuti al servizio hanno scioperato in 258.152.

Dopo gli incidenti di ieri in piazza Navona nessuna segnalazione è arrivata questa mattina. Il corteo romano è partito in un clima sereno e sotto un cielo carico di pioggia poco dopo le 9, aperto dai bambini delle elementari con mamme e maestre, da leader sindacali di settore e nazionali come Guglielmo Epifani e Luigi Angeletti, e da quelli del centrosinistra, tra i quali Walter Veltroni, gli ex ministri Giuseppe Fioroni, Fabio Mussi, Rosy Bindi, Antonio Di Pietro, Paolo Ferrero. Numerosi accanto ai docenti e al personale della scuola anche gli studenti, che si sono contati in oltre 100 mila. “Il governo dovrebbe avere il desiderio di ascoltare la protesta”, ha detto Veltroni, mentre Rosy Bindi ha sottolineato che “questa gente non rappresenta un bacino elettorale: ci sono anche molte persone del centrodestra”. Di diverso parere la maggioranza: Maurizio Gasparri (Pdl) ha accusato le opposizioni di avere imbastito “una campagna di menzogne” invitandole “a smettere di rinfocolare la piazza”. “La nostra protesta non si ferma – ha promesso il segretario generale della Cgil, Epifani, sottolineando la “giornata memorabile” e l’importanza del “momento di unità”.

Per il leader della Uil Angeletti “lo sciopero della scuola è stato convocato per risolvere i problemi contrattuali e dei precari, bisogna quindi evitare ogni strumentalizzazione politica”. Secondo i sindacali, lo sciopero generale ha bloccato tra il 70 e il 90% delle scuole di tutta Italia: in alcune, come quella dove insegna la sorella del ministro Gelmini, assente per “motivi di famiglia”, si è aperto solo per garantire “il servizio di custodia e sorveglianza”.

Non si contano le proteste nel resto del Paese. A Bolzano sono scesi in piazza insieme ragazzi di lingua italiana e tedesca; presidi e cortei anche a Trento; a Venezia gli studenti hanno sfilato sul Ponte della Libertà; lezioni in stazione a Trieste; a Torino l’orchestra del Teatro Regio ha suonato per gli studenti; a Genova è stata occupata la stazione Principe; a Milano concentramento e corteo organizzato per lo sciopero generale della scuola; a Bologna alla protesta ha partecipato anche Beppe Grillo; cortei di universitari a Napoli; genitori e bambini hanno sfilato a Bari; in Calabria sono segnalati cortei in tutte le città, con il blocco dell’accesso a Catanzaro; in Sicilia, da Palermo a Caltanissetta sono scese in strada 100 mila persone; in migliaia anche a Cagliari.

TORNANO LIBERI I DUE ARRESTATI DOPO SCONTRI
Arresti convalidati, ma tornano liberi senza alcun obbligo di firma, come aveva chiesto il pm, i due giovani, un militante di Rifondazione comunista, e un studente di destra di Blocco studentesco, arrestati ieri a Roma in piazza delle Cinque Lune, dopo gli scontri a piazza Navona. Oggi si è svolto il processo per direttissima nei confronti di Yassir Goretz, 33 anni, il militante di Rifondazione, e di Michele Bauml, 19 anni. Il primo è imputato di lesioni, per aver colpito un’agente mentre si divincolava e resistenza. Bauml, soltanto di resistenza.

Il pm Ciccarese aveva chiesto l’obbligo di firma per entrambi ma il giudice Digioia ha convalidato l’arresto disponendo la remissione in libertà senza alcuna misura. Il processo per entrambi è stato fissato al 17 novembre davanti al giudice monocratico. Davanti all’aula di tribunale a Roma ad attendere i due, Gortetz e Bauml, che dimostra molto meno dei suoi 19 anni ed è originario della Balduina, sono stati tenuti a distanza in aula e fatti uscire separatamente, le rispettive famiglie e in particolare i genitori. Goretz si è difeso, secondo il suo legale l’avvocato Arturo Salerni, spiegando che è intervenuto, chiamato dalle forze dell’ordine, proprio in virtù del suo ruolo di responsabile della sicurezza. Bauml era al seguito del corteo, non armato e avrebbe solo cercato di scappare per evitare di essere coinvolto negli scontri.

29
Ott
08

Firenze: “29-30 Ottobre: fermarli è necessario!”

 Dal 10 ottobre, da quel venerdì di  rinascita, da settimane Firenze è  investita dall’onda dell’opposizione  alla riforma Gelmini in tutta la sua  interezza, dalla 133 alla 137.  Scioperi, assemblee, picchetti e  occupazioni hanno riempito e  continuano a riempire la vita delle  scuole quanto delle università,  dando vita a un movimento capace  di riunirsi in piazza e dare vita al  più grande corteo degli ultimi 20  anni in questa città. Nessuno  qualche giorno prima si sarebbe  aspettato tutto ciò, eppure siamo  riusciti a farlo. Molto è stato fatto,  ma non basta.

 E’ ora che la lotta entra nel vivo. Se  nei primi giorni i giornali e le  istituzioni sembravano dirci tra le  righe “guardate che carini questi  studenti che si divertono a fare  politica. Va tutto bene, basta  finiscano presto e tutto torni come  prima… e lo faranno!”, ora vere e  proprie dichiarazioni di  guerra arrivano dal governo. Come  già fatto nelle proteste anti-  discarica a Napoli, il governo  incarica i suoi sbirri di reprimere  ogni dissenso interno. Non ci  siamo fermati e non ci fermeremo:  il rilancio della lotta è l’unica  possibile risposta alla repressione.
Mercoledì 29, la 137 (che prevede voto in condotta, grembiule, maestro unico e eliminazione del tempo pieno) verrà approvata definitivamente al Senato.

Non possiamo mollare proprio ora che tutto verrà deciso ed imposto, vanificando anche tutto ciò che già è stato fatto.

Bloccare le scuole e la città, sarà il nostro imperativo fino alla totale abrogazione della riforma: non abbiamo intenzione di fermarci né prima né dopo l’approvazione della riforma.

E’ per questo che abbiamo deciso di rilanciare la mobilitazione cittadina e studentesca, scendendo inoltre in piazza a Firenze il 30 ottobre, data dello sciopero del settore scuola. Non sarà una piazza in contrapposizione alla manifestazione di Roma, ma uno spazio per tutti quelli che stanno lottando contro questa riforma e soprattutto sarà la piazza di chi vuole RILANCIARE IL MOVIMENTO A FIRENZE, che è stata la prima città a muoversi con le occupazioni delle facoltà e delle scuole.

NESSUNA TREGUA * NESSUN COMPROMESSO

mercoledi’ 29 ottobre: il Senato approva la 137
PRESIDIO
ore 14.30 piazza D’Azeglio

giovedi’ 30 ottobre: sciopero nazionale del settore scuola
CORTEO CITTADINO
h.10 piazza San Marco

Rete dei Collettivi Studenteschi – retecollettivi.noblogs.org

28
Ott
08

Massa: Studenti e docenti insieme sulle barricate

dal Tirreno

Non cala la protesta negli istituti: ieri assemblee e lezioni all’aperto in centro

MASSA. Non è il ruggito della Pantera, ma comunque una protesta forte, sentita e visibile, anche se composta, pacifica e democratica. È la protesta di migliaia di studenti contro la scure della riforma Gelmini che «vuole demolire la scuola pubblica e distruggere l’Università e la ricerca». E loro, i giovani, non ci stanno. Compostamente, dopo i cortei dei giorni scorsi, ieri mattina hanno ripreso a mobilitarsi in preparazione dello sciopero generale di giovedì, che farà di Roma ancora una volta il contenitore bollente di una rivoluzione pacifica.

Liceo Rossi. Fin dall’apertura delle scuole al mattino i ragazzi e i docenti del liceo classico Pellegrino Rossi-istituto magistrale Pascoli si sono resi protagonisti ripetendo – e anzi moltiplicando – l’iniziativa delle lezioni scolastiche in luoghi pubblici, aperti e ben visibili. Molte classi e diversi insegnanti hanno aderito a questa iniziativa, così il centro cittadino è stato “occupato” compostamente e luoghi come piazza Garibaldi, lo spazio davanti al teatro Guglielmi e il loggiato del Comune sono diventate aule in cui fare lezione: la classe seduta sui gradini (dove è stato possibile) oppure in piedi; l’insegnante di fronte a fare lezione, seguito con attenzione e interesse da tutta la classe. Tre sono state quelle che hanno svolto lezione in piazza Garibaldi, due quelle che l’hanno fatta davanti al Guglielmi, una quella che ha optato per lo spazio sotto il Comune. E tutte, ovviamente, hanno catturato l’attenzione di migliaia di cittadini che in quelle ore si sono trovati a passare per il centro della città, cittadini che hanno potuto constatare che la protesta degli studenti e dei prof continua.

Istituto Alberghiero. Assemblea degli studenti ieri mattina al “Minuto”. L’organismo studentesco riunito nell’aula magna ha deciso per l’autogestione dell’istituto, ottenendo il consenso e la partecipazione dei docenti, come ha riferito il portavoce degli studenti. Si tratterà, è stato spiegato, di un’autogestione informativa. Nel senso che verranno invitati studenti universitari bene a conoscenza della materia per parlare all’assemblea degli studenti della riforma Gelmini, spiegandone gli effetti sulla scuola e sulle Università.

Liceo scientifico Fermi. Gli studenti del Fermi si sono riuniti in assemblea ieri fin dal primo mattino e sono andati avanti fino al pomeriggio inoltrato. Si è discusso della «sciagurata riforma Gelmini» e delle iniziative da intraprendere nella lotta per contrastarla e alla fine i partecipanti hanno deciso che l’istituto rimarrà in “assemblea permanente autogestita”.

28
Ott
08

Scuola: l’onda continua a montare

27 ottobre

 

Anche oggi sono tantissime le mobilitazioni e gli appuntamenti in tutta Italia contro la distruzione della scuola pubblica e dell’università, anche perché il tempo stringe; tra domani sera e mercoledì mattina il decreto verrà approvato dal senato. Da domani pomeriggio [alle 17] tutti sono chiamati al presidio sotto Palazzo Madama e giovedì c’è lo sciopero generale del comparto scuola di Cgil Cisl e Uil.
A Napoli, per protestare contro la riforma Gemini, questa mattina ci sono stati due cortei: il primo, autorizzato, nel quartiere periferico Ponticelli; il secondo si è radunato in piazza del Gesù per dirigersi in piazza Municipio. Anche qui aumenta il numero di istituti superiori occupati o autogestiti.
A Firenze, è partita questa mattina la maratona non stop di 24 ore di lezioni, organizzata dagli studenti del Polo di Scienze per protestare contro i tagli all’Università e il decreto Gelmini. Le lezioni, che continueranno senza sosta fino alle 8.30 di domani mattina, si svolgono al dipartimento di matematica Ulisse Dini e sono visibili anche su Internet sui siti www.collettivodiscienze.it e www.studentidisinistra. Caffè gratis di notte, per restare svegli, e colazione per chi riuscirà ad arrivare a domani mattina.
A Enna, sei studenti hanno invece interrotto la lectio magistralis che il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, stava tenendo sul tema del giusto processo all’Università Kore. Sono entrati nell’auditorium urlando «Vergogna, la Costituzione non si tocca».
A Roma sono diverse le occupazioni e le autogestioni, e molte vedono la partecipazione attiva dei docenti. Questa mattina diverse migliaia di studenti medi hanno sfilato in corteo per le vie del centro, diretti verso piazza Venezia. Alla fine di via Cavour, però, “militanti di Blocco Studentesco formazione vicina alla Fiamma Tricolore, a bordo di un camioncino con il megafono, hanno preso con la forza la testa del corteo, che era stato organizzato in maniera spontanea dagli studenti degli istituti del IV municipio”, racconta Stefano, dell’esecutivo nazionale dell’Uds. A quel punto gli organizzatori della manifestazione hanno tentato di deviare il percorso del corteo verso il ministero dell’Istruzione, per prendere le distanze dal Blocco studentesco. Ma la polizia ha impedito la deviazione. Gli studenti vicini al Blocco hanno invece proseguito il corteo fin sotto il Senato. “Un corteo di un movimento in lotta contro la riforma Gelmini e i tagli alla finanziaria – ha fatto sapere l’Uds – é stato strumentalizzato da gruppi di estrema destra, che hanno tentato di mettere il cappello ad un movimento antifascista, proprio loro che hanno votato chi sta al governo”.
Nelle università di Roma continuano le iniziative di protesta: alla Sapienza oggi assemblea dei collettivi per organizzare le mobilitazioni, tra cui il corteo che domani pomeriggio raggiungerà il senato. A pranzo i collettivi di Psicologia sono andati in corteo dalla sede della facoltà nel quartiere di San Lorenzo fin dentro la vicina città universitaria, dove hanno chiesto – accennando anche uno spogliarello per “accompagnare” la richiesta – un incontro con il nuovo rettore. Nella città universitaria rimane occupata la facoltà di Fisica. A Roma 3, alcune facoltà sono in assemblea permanente, a Geologia rimane occupata un’aula, e oggi a Biologia ricercatori e docenti hanno decretato il blocco della didattica. A piazza Farnese un centinaio di studenti di Lettere e Filosofia hanno partecipato a una lezione in piazza. Domani la piazza capitolina farà da sfondo ad una lezione del filosofo Giacomo Marramao. Nel pomeriggio si svolgeranno spettacoli dedicati ai bambini nella facoltà di Scienze politiche e in quella di Architettura, a Testaccio.
Intanto, sono oltre 100 mila gli aderenti su Facebook al gruppo «A favore dell’istruzione e della ricerca! No alla L.133/08».

15
Ott
08

Appello: “Per l’Università: investimenti adeguati e interventi innovativi”

Dica133 lancia un appello all’accademia e ai cittadini italiani

 

Dica 133 (il coordinamento dei ricercatori precari del Polo delle Scienze Sociali di Firenze) ha deciso, a fianco delle altre forme di protesta che si succederanno nelle prossime settimane, di lanciare una lettera-appello per sensibilizzare il mondo dell’università, e tutta la cittadinanza in generale, sugli effetti distruttivi che avranno sull’intera Università italiana le misure contenute nella legge 133. Questa legge contiene pesanti tagli a carico del bilancio delle Università; applica il blocco delle assunzioni a un settore dove il personale è già molto anziano, e che si regge solo grazie a un esercito di precari; infine non introduce nessuna misura di trasparenza o di valutazione della qualità e del merito.

L’appello, dal titolo “Per l’Università: investimenti adeguati e interventi innovativi” mette in evidenza questi errori, ma punta a dare una risposta costruttiva, indicando le direzioni per migliorare l’Università, purtroppo ben diverse da quelle intraprese dal governo.

Le direzioni sono due: da un lato assicurare investimenti adeguati, e favorire il ricambio della classe docente; dall’altro, introdurre da subito alcune semplici misure di trasparenza e di valutazione di qualità a tutti i livelli: gestione dei bilanci degli atenei, carriere dei docenti di tutte le fasce, reclutamento dei nuovi ricercatori.

L’errore di questa legge infatti non è soltanto nell’insensatezza dei tagli, ma soprattutto nell’assenza di qualunque intervento di trasparenza e di riforma. Per questo motivo ci rivolgiamo ai docenti strutturati, che ancora forse non hanno chiaro l’impatto degli interventi; agli studenti, alle loro famiglie, ai professionisti e a tutti i cittadini che hanno a cuore l’università. Invitiamo tutti a sottoscrivere il nostro appello perché il governo inverta la rotta sull’affondamento dell’università italiana.

 

 

TESTO DELL’APPELLO

Per l’Università: investimenti adeguati e interventi innovativi

L’Università è uno dei luoghi chiave dove si costruisce il futuro di un Paese. E’ lì che molti completano la loro formazione di cittadini; è lì che si formano gli insegnanti, i professionisti e la futura classe dirigente; è lì che si sviluppano le idee e le tecnologie che scriveranno il futuro di un Paese moderno. 

Noi ricercatori precari rivendichiamo un’accurata conoscenza dell’Università italiana, e ci riteniamo parte in causa nei progetti che la riguardano, perché da anni ne assicuriamo, nei fatti, il funzionamento quotidiano. Come docenti a contratto (spesso – suonerà incredibile – a titolo gratuito, o con retribuzioni simboliche) teniamo molti dei corsi universitari, riceviamo gli studenti e svolgiamo i relativi esami. Come dottorandi, assegnisti di ricerca, o con altre vesti contrattuali, seguiamo molti studenti nelle loro tesi, e svolgiamo una gran parte del lavoro quotidiano della ricerca, in progetti che portano spesso a risultati di livello internazionale. Come medici specializzandi, assicuriamo il funzionamento quotidiano di ambulatori e cliniche. 
Molti di noi rivestono contemporaneamente più d’uno di questi ruoli, ma sempre con un unico contratto temporaneo, spesso non rinnovato con continuità, e soprattutto nell’assoluta certezza che questi anni di esperienza non contribuiscono agli scatti di anzianità di una futura (ipotetica) carriera accademica, e non ci danno titoli da spendere sul mercato del lavoro (tranne nel caso in cui decidiamo, come molti nostri colleghi, di emigrare in Università straniere). Per tutti questi motivi riteniamo di poter esprimere un parere qualificato su quale direzione debba prendere oggi l’Università italiana. 
Purtroppo dobbiamo constatare che non si tratta della direzione delineata dall’attuale governo, a cui quindi ci rivolgiamo perché cambi la sua linea di condotta. Con questo non intendiamo addossare ad esso le principali responsabilità della situazione attuale (che ricade su vari governi precedenti, nonché sul dissennato governo locale di molti atenei), ma semplicemente chiedere un immediato cambio di rotta rispetto a una direzione sbagliata.

A nostro parere l’Università italiana ha drammatico, urgente bisogno di due cose. Da un lato, investimenti adeguati; dall’altro, interventi urgenti in direzione della trasparenza della gestione, del rinnovamento del personale, e della valutazione della qualità e del merito. 

La prima richiesta (investimenti adeguati) si fonda su un dato molto chiaro: l’Italia vanta una spesa complessiva per università e ricerca tra le più basse dei paesi OCSE. Ci saremmo quindi attesi dal governo una politica, se non di sviluppo, almeno di attenzione. Viceversa il governo, tra le altre misure, ha introdotto tagli molto pesanti per i prossimi anni; e – soprattutto – ha imposto limitazioni durissime alla sostituzione delle uscite con nuove entrate (turnover). Quest’ultima misura ci pare particolarmente paradossale, alla luce della composizione attuale del corpo docente. In molti atenei italiani la struttura non è – come dovrebbe essere – piramidale, ma paradossalmente a “piramide rovesciata”: ci sono più professori ordinari, che professori associati, che ricercatori, e il tutto si regge solo per la presenza di una enorme “piattaforma” di precari (noi). 
Una politica sensata dovrebbe prevedere incentivi al prepensionamento, aprendo quindi le porte (con selezioni trasparenti) a chi già ora sta reggendo l’Università sulle sue spalle. Invece il governo va nella direzione opposta bloccando i nuovi ingressi. Il risultato sarà una sostituzione che avverrà solo nel corso di moltissimi anni, portando a una riduzione complessiva del corpo docente di circa il 50%, mentre le necessità didattiche e di ricerca rimarranno pressanti. Non solo ciò ci sembra folle, ma privo di qualunque strategia. 

La nostra seconda richiesta è altrettanto semplice: l’Università italiana secondo noi può salvarsi solo se gli atenei vengono obbligati a una gestione trasparente, e se l’intero sistema si dota di sistemi di valutazione della qualità improntati alla massima chiarezza e responsabilità. Trasparenza, responsabilità e valutazione sono indispensabili a tutti i livelli: dal governo degli atenei (in particolare la gestione dei loro bilanci!), alle carriere dei docenti di tutte le fasce, ai concorsi per il reclutamento dei nuovi ricercatori. 
Tuttavia abbiamo ragione di pensare che tutto ciò al governo non interessi, in base a vari indizi. 
1) I tagli recentemente approvati con la legge 133 colpiscono tutta l’Università in modo indiscriminato, prescindendo da qualunque valutazione sulla qualità dei singoli atenei e dipartimenti (ignorando indagini specifiche effettuate dallo stesso Ministero negli scorsi anni), e rinunciando a qualunque giudizio sulla corretta gestione dei bilanci. 
2) Il governo ha completamente abbandonato alla sua sorte il progetto di istituzione dell’Agenzia Nazionale della Valutazione (fermato mesi fa dal Consiglio di Stato per vizi di forma). 
3) Il governo ha abbandonato nello stesso modo il regolamento-Mussi sui concorsi per ricercatore (anch’esso fermato mesi fa dal Consiglio di Stato per gli stessi motivi). Si trattava di un regolamento che – pur perfettibile – introduceva notevoli elementi di trasparenza rispetto all’attuale meccanismo di concorso. 
4) Se saranno confermati – sottraendoli al blocco del turnover – i fondi-Mussi per il cofinanziamento di nuovi ricercatori per il 2008 e 2009, i nuovi ricercatori verranno selezionati ancora una volta con la vecchia procedura di concorso, che – sappiamo per esperienza – non è in grado di impedire, in molti casi, manipolazioni anche gravi. 

Per fare una prova, si sa, bastano tre indizi: noi ne abbiamo elencati quattro, che ci suggeriscono uno scarso interesse per l’innovazione nell’Università. Inoltre, dato lo stile “decisionista” di questo governo, il suo silenzio e la sua stasi su questi temi ci portano a maggior ragione a concludere che questi progetti – che aumenterebbero trasparenza e possibilità di valutazione della qualità – sono stati abbandonati. Evidentemente, al di là di vuoti proclami, migliorare l’Università non è una priorità. 

Invece al governo (e forse anche, riteniamo, ad altre forze politiche) sembra stare a cuore la possibilità per gli atenei di trasformarsi in enti di diritto privato. Ancora una volta si propone il controllo dei privati (tuttavia con fondi per ora solo pubblici!) come unica possibilità di far funzionare qualcosa, e si indica l’esempio degli Stati Uniti. Quello che tuttavia non riusciamo a capire è perché si pensa al sistema di un paese con caratteristiche storiche, culturali ed economiche diversissime da quelle dell’Italia, e non si riflette sul fatto che nessuno dei grandi paesi europei adotta questo modello. 

Ma pur con queste obiezioni, abbiamo immaginato come potrebbero funzionare le Fondazioni. In una situazione come quella italiana, riteniamo che lo scenario che si delineerà sarà ben diverso da quello degli Stati Uniti. In Italia le (poche) grandi imprese interessate a sostenere l’alta formazione e la ricerca lo stanno già facendo da anni con successo, ma solo in alcuni settori ben precisi, caratterizzati da ritorni certi sull’investimento. Quali altri soggetti avrebbero dimensioni sufficienti per farsi carico degli altri settori? Purtroppo la scarsità di grandi imprese in Italia lascia pensare che l’unico soggetto che potrebbe entrare in campo sono – ad eccezione di alcuni enti locali, che tuttavia dubitiamo avere spalle finanziarie abbastanza larghe per un simile compito – le Fondazioni bancarie. Ma fa un po’ ridere pensare che l’Università dovrebbe trovare finalmente innovazione e trasparenza dall’abbraccio con le Fondazioni bancarie. Enti che sono diretta emanazione di un mondo di banche locali non esattamente trasparente, che non molti anni fa un noto studioso definiva una “foresta pietrificata”. Siamo forse pessimisti, ma riteniamo che lo scenario futuro sia quello di un sistema universitario con pochi grandi poli nazionali di ricerca applicata, guidata quasi esclusivamente da grandi imprese; e tanti piccoli “super-licei” di provincia privi di ricerca, e quindi con una didattica di scarsa qualità (il nesso tra le due ci pare evidente), in cui le carriere seguiranno opache logiche legate ai sistemi di potere locali (di qualunque colore), senza più neanche un barlume di autorità statale a vigilare sulla trasparenza delle carriere e sulla qualità della didattica. Per tacere la futura scomparsa della ricerca di base, in tutti quei settori privi di un immediato ritorno economico. 

Con questo appello chiediamo quindi al governo di cambiare la direzione di marcia finora intrapresa – che riteniamo gravemente sbagliata – per intervenire invece garantendo investimenti adeguati, e riprendendo pochi semplici interventi in direzione della trasparenza della gestione e della valutazione. 

Chiamiamo a sottoscrivere questo appello l’intera comunità accademica e scientifica, a tutti i livelli; gli studenti, le loro famiglie, i professionisti, e tutti i cittadini che comprendono l’importanza di un’Università all’altezza delle aspettative di un Paese moderno. 
Lo facciamo perché abbiamo la precisa sensazione che molti, dentro e fuori dall’accademia, condividano queste nostre preoccupazioni e questi nostri obiettivi. A noi pare che la situazione sia giunta a un punto oltre il quale il declino dell’Università italiana (pubblica e privata, perché un pubblico scarso farà peggiorare anche il privato) potrebbe divenire irreversibile. Per questo vi invitiamo a mobilitarvi al nostro fianco perché il governo modifichi la sua politica, dando all’Università le due gambe su cui camminare: investimenti adeguati, e interventi improntati al rinnovamento, alla trasparenza e alla valutazione. Per quelli tra voi che sono d’accordo (e riteniamo che siano molti) crediamo sia venuto il momento di levare la loro voce assieme alla nostra. 

per firmare l’appello: http://www.petitiononline.com/dica133/

10
Ott
08

Comunicato: Pisa occupa dopo un’assemblea partecipata da migliaia di studenti

Ieri, mercoledì 8 ottobre, si è svolta l’Assemblea generale di Ateneo, inizialmente prevista al Polo Carmignani, e poi spostata in Piazza dei Cavalieri vista l’enorme ed inaspettata affluenza. Dopo una serie di interventi volti a contestare dalle fondamenta la legge Tremonti, l’assemblea si è indirizzata all’individuazione di forme di mobilitazione. Un’unità di fondo ha caratterizzato questa fase della discussione, ed è emersa la necessità urgente di bloccare con ogni mezzo il Dl Tremonti. L’assemblea ha deliberato forme di protesta diverse ma convergenti, dal blocco della didattica a vari scioperi del personale tecnico-amministrativo e precario. Ma non si è fermata a ciò: ha infatti ritenuto di dover dare un segnale forte e immediato, decidendo l’occupazione della sala stampa del rettorato e del Polo didattico Carmignani.

La nostra protesta parte dal basso, senza sigle o quadri istituzionali; lo studente come tale è il suo soggetto politico. Il polo occupato sarà nei prossimi giorni punto di partenza per nuove e radicali mobilitazioni, per allargare la protesta alle altre facoltà e alla cittadinanza. Riteniamo infatti con il nostro atto di poter collegare la protesta pisana a tutta Italia, sfruttando il ribollire di mobilitazioni in molte altre città universitarie.

E’ però per noi prioritario riempire questa occupazione di significati politici più fecondi, che non si limitino ad affossare Tremonti, ma siano la sede di un dibattito pubblico e partecipato. Verranno aperti TAVOLI DI DISCUSSIONE sui seguenti temi, che riteniamo cruciali:

1.   LOTTA CONTRO IL COPYRIGHT, PER UNA CIRCOLAZIONE GRATUITA DEL SAPERE

2.   RICERCA DI NUOVE MODALITÀ DI FORMAZIONE, SOPRATTUTTO RIGUARDO A SEMINARI DI AUTOFORMAZIONE GESTITI DIRETTAMENTE DAGLI STUDENTI

3.   DIRITTO ALLA CASA E AL REDDITO

Si auspica la partecipazione più ampia…Non abbiamo più tempo! Dobbiamo riconquistare il futuro che il dl Tremonti ci ha tolto!!

Studenti del Polo didattico Carmignani occupato

09
Ott
08

Dalle scuole alle università… tutti in piazza il 10 ottobre!

Firenze.

Appuntamento ore 10 in Piazza S.Marco

BASTA SUBIRE, AGISCI!

Il processo accelerato di fascistizzazione della società, già  su altri fronti avviato concretamente (vedi militarizzazione delle città, deriva poliziesca e securitaria, politiche ultra-razziste sull’immigrazione ecc), non poteva non sbarcare nell’educazione e nei suoi templi: le scuole.
Le elementari sono investite da un patetico recupero dell’estetica del ventennio, subendo il ripristino dell’obbligo della “divisa” per gli alunni, che torneranno inoltre ad essere educati dal “maestro unico”.
Si moltiplicano così i passi indietro in una scuola sempre più interessata ad omologare ed ammaestrare più che insegnare.
L’istituzione scolastica superiore viene armata con nuovi e vecchi mezzi repressivi, al solito scopo di crescere generazioni di servi obbedienti e rispettosi dinanzi all’autorità: è in questo quadro che si colloca la reintroduzione del voto di condotta ai fini della bocciatura e l’eliminazione del limite di 2 settimane alle sospensioni disciplinari ( quest’ultima opera del centrosinistra e del suo ministro Fioroni). Sappiamo bene che di provvedimenti come questi, che vorrebbero passare come rimedi alla fantomatica emergenza bullismo (?), ne faranno ben presto le spese gli studenti che intraprenderanno percorsi di lotta attraverso scioperi e occupazioni.
Assistiamo quindi alla crescente negazione di ogni spazio di libertà all’interno delle nostre scuole, di giorno in giorno più video-sorvegliate e dotate di squallidi sistemi di “spionaggio elettronico” su assenze e voti ottenuti, messi poi al servizio dei genitori. Si allunga così l’occhio del grande fratello del controllo sociale e si inquina illegittimamente il rapporto di fiducia genitore-figlio. 
In sintesi, se in città non è più possibile mangiare un panino e bere una birra senza essere punito in quanto bivaccatore, nelle scuole diventa sempre più difficile anche fare una semplice forca o qualsiasi altra cosa che esca dai canoni stabiliti ed imposti agli studenti.
Mentre aumentano vertiginosamente i finanziamenti alle scuole private, spesso sotto il controllo della chiesa, ormai da anni andare a scuola diventa, tra tasse d’iscrizione e caro libri, sempre più una spesa insostenibile per molti, a causa dei tagli a cui i governi di ogni colore ci hanno abituati: a farne le spese non sono solo le famiglie, ma anche i lavoratori stessi del settore scolastico (Ata e professori), che dovranno fare i conti con cospicui tagli al personale.
Scenderemo in piazza quindi contro il ministro Gelmini e il Governo Berlusconi, senza però dimenticarsi dei precedenti Fioroni e Prodi, che durante il proprio mandato non hanno fatto che seguire la stessa linea rendendosi ugualmente responsabili con le destre della miseria presente.
A differenza di tutte le altre realtà che saranno in piazza, non abbiamo certo dimenticato la reintroduzione degli “esami di riparazione” di sinistra memoria, e il 10 manifesteremo il nostro dissenso anche contro quest’ennesimo attacco contro studenti e il loro diritto al riposo estivo, effettuato in nome di una concezione di scuola-fabbrica selettiva e meritocratica.

E’ per questo che abbiamo deciso di scendere in piazza, e di farlo in modo autorganizzato, costruendo un progetto ed uno spezzone alternativo a quello delle giovanili di partito e degli pseudo-sindacati studenteschi che hanno lanciato la giornata di mobilitazione a livello nazionale. Lo spezzone sarà aperto dallo striscione “Contro la scuola dell’obbedienza, unica ‘condotta’: resistenza” e esprimerà con i contenuti e le pratiche il nostro modo di fare la politica: dal basso, autofinanziati e senza compromessi.

Nello spezzone, bandiere e simboli di partiti o sindacati non saranno graditi.

Rete dei Collettivi Studenteschi fiorentini 

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CONTRO LA CULTURA DELL’OBBEDIENZA
UNICA RISPOSTA RESISTENZA

Gli ultimi provvedimenti del ministro Gelmini hanno riportato all’attenzione della società il sempre vivo problema dell’istruzione che, negli anni, è stata svuotata del suo contenuto critico e formativo a favore di un sapere votato alla produttività e all’obbedienza.

Dalla reintroduzione del maestro unico a quella del voto in condotta si rende evidente che i tagli sono funzionali al risparmio economico, mentre i provvedimenti disciplinari tendono a rafforzare il controllo di qualsiasi comportamento non conforme.

Allo stesso modo, nell’università, le scelte del ministro mirano ad annientare definitivamente il carattere pubblico dell’istruzione. Questo processo, iniziato nel 1988 (legge 400) e che ha avuto una tappa fondamentale nella Dichiarazione di Bologna del 1999, è stato portato avanti da governi di qualsiasi colore senza discontinuità.

Già nelle precedenti riforme si salvaguardava “l’autonomia didattica e finanziaria”degli atenei, che permettendo l’ingresso dei privati nel finanziamento della ricerca stabilisce, di fatto, università di serie A e di serie B, sulla base della loro “produttività”.

Con il decreto 1128 la situazione, già disastrata, è ulteriormente peggiorata:

* tagli nell’ordine di 1,4 mld di euro in cinque anni
* blocco del “turn over” al 20 % ( vale a dire che su 10 professori che vanno in pensione ne vengono assunti solo 2 ! )
* possibilità per gli atenei di trasformarsi in fondazioni private.

L’idea è quella di un’università in cui la ricerca sia finanziata principalmente dalle imprese, e, per quanto riguarda i finanziamenti pubblici, questi siano destinati in base ai risultati raggiunti (es. il numero di brevetti depositati). Questo a discapito di tutti i settori non direttamente produttivi e di tutte le ricerche che non si traducano in immediato guadagno per le imprese investitrici.

Professori sempre più anziani che, una volta raggiunta la pensione non potranno essere sostituiti per mancanza di fondi per la copertura delle cattedre, ricercatori, condannati ad anni di precarietà, con stipendi risibili e senza alcuna garanzia per il futuro: questa è l’immagine dell’università del dopo-Gelmini.

Aderiamo allo spezzone auto-organizzato, indipendente da partiti e dalle loro diramazioni giovanili, associazioni e sindacati che sono stati parte attiva nel processo di distruzione di scuola ed università, convinti della necessità di lottare autonomamente.

CONTRO LA RIFORMA GELMINI

CONTRO IL DECRETO 112

CONTRO IL PROCESSO DI BOLOGNA

TUTTI IN PIAZZA VENERDÌ ORE 9:00 IN P.ZZA S. MARCO

Collettivo Politico di Scienze Politiche




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