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UN ULTRÀ DI NOME FIDANZA

GLI STRETTI RAPPORTI TRA ALLEANZA NAZIONALE, GLI “IRRIDUCIBILI” DELL’INTER E I NEONAZISTI DI CUORE NERO

Saverio Ferrari  –  redazione Osservatorio Democratico  –  22/11/2007

 

Hanno prima assaltato il commissariato di polizia in via Novara, poi si sono diretti alla sede della Rai in corso Sempione, terminando a tarda sera in piazza Duomo. Più che una manifestazione, una scorribanda squadrista nel corso della quale sono stati lanciati sassi, bottiglie e fumogeni, ma soprattutto aggrediti giornalisti, cameraman, dipendenti dell’Atm e vigili urbani.

Questo il bilancio del corteo organizzato da alcune centinaia di ultrà dell’Inter, dopo la sospensione della partita l’11 novembre scorso a seguito dell’uccisione di Gabriele Sandri, tifoso laziale, colpito da un proiettile sparato ad altezza d’uomo da un agente di polizia nei pressi di Arezzo.

In testa, a tirare il gruppo da San Siro al centro di Milano, quelli di Cuore nero e una ventina di Irriducibili dell’Inter, una delle frange più violente e fasciste della curva. Con loro anche una decina di “camerati” laziali di Roma. Alla fine del raid, in piazza Duomo, l’incontro, quasi per festeggiare, con una quarantina di Viking della Juve di ritorno da Parma e un folto gruppo di Guerrieri ultras del Milan, con Alessandro Pozzoli, detto “Peso”, dirigente nazionale di Azione giovani, Luca Cassani, detto “Kassa”, de “I camerati”, una sorta di coordinamento delle diverse realtà del neofascismo milanese, e Marco Clemente, un tempo in Forza nuova ora in Alleanza nazionale, dirigente della fondazione Nuova Italia collegata ad Alemanno.

Nel primo tratto del corteo, tra inni al Duce e mimetiche con la croce celtica, ancora incerto sul da farsi (inizialmente era pure circolata la proposta di assaltare un campo rom o di “distruggere” un centro sociale), anche il capogruppo in consiglio comunale di Alleanza nazionale Carlo Fidanza. “Quando è partito il primo sasso” – ha dichiarato – “sono andato via”. “Sono contro la violenza” – ha continuato – “volevo capire i motivi della protesta. Non c’è niente di male se un politico assiste a un episodio grave. È anche una forma di vigilanza”. Non dubitando della sua buona fede, speriamo ora si metta a disposizione degli inquirenti per individuare i responsabili di questi atti di violenza. I primi arresti sono già scattati martedì mattina. Ma non accadrà, ne siamo certi. La sottocultura tipica degli ultrà non glielo consentirebbe: con gli “sbirri” non si parla! Più probabilmente, nel caso di una sua testimonianza, dirà di non aver riconosciuto nessuno. Eppure quelli con cui ha sfilato li conosce benissimo: rappresentano una parte più che consistente del suo patrimonio elettorale. Che da lì siano arrivati molti dei voti con cui è stato eletto in consiglio comunale non è certo un mistero per nessuno. In questi mesi, da quando il progetto di Cuore nero ha tentato di insediarsi a Milano, Carlo Fidanza ha sicuramente rappresentato per loro un fondamentale riferimento politico e istituzionale. Ha anche promesso una nuova sede, dopo l’incendio dei locali in fondo a viale Certosa nell’aprile scorso, magari di proprietà comunale. Quest’ultimo grave episodio non fa che confermarlo. Ma d’altro canto i rapporti che Alleanza nazionale intrattiene con i gruppi del neofascismo organizzato a Milano non sono circoscrivibili solamente a qualche suo isolato esponente. Altro che svolte! Il 1° novembre scorso al Cimitero maggiore, tra reduci repubblichini e bandiere con il fascio littorio, sono comparse infatti figure di primo piano del partito di Gianfranco Fini, come Franco Maria Servello, già federale dell’Msi negli anni Settanta, poi senatore, e Umberto Maerna, il segretario cittadino, sorpreso con il braccio teso nel saluto romano. Tutti in linea con i dettami di Ignazio La Russa, leader incontrastato in Lombardia, che ancora il 25 aprile scorso dichiarava che lui, nel giorno della Liberazione, è solito recarsi al campo X per rendere omaggio ai caduti di Salò, dove, è bene ricordare, sono sepolte le spoglie di un certo numero di Ss, di Francesco Colombo, il fondatore della legione Muti che formò il plotone di esecuzione per fucilare i quindici martiri in piazzale Loreto nell’agosto del 1944, di Alessandro Pavolini, il comandante delle Brigate nere, oltre ad alcuni torturatori della banda Koch.

Alleanza nazionale, il partito dell’“ordine” e della “tolleranza zero”, a Milano si confonde dunque con gli ultrà da stadio e i neonazisti di Cuore nero, i cui principali promotori sono già stati condannati per istigazione all’odio razziale, violenza e stupefacenti. Una doppia identità. Una sorta di riedizione, cara all’Msi, dell’uso combinato di “manganello e doppiopetto”. La storia non passa mai, come quando Carlo Fidanza dichiara alla stampa: “In curva non canto mai faccetta nera”. Semplicemente perché gli piace cantarla altrove.

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