23
Apr
08

conversioni

Alemanno: Buddha, patria e famiglia
Francesca Pilla (da il manifesto)


Immaginate Gianni Alemanno vagare alla ricerca dell’illuminazione, all’inseguimento del Nirvana, insomma monaco buddista. Lui con la croce celtica al collo, lui dell’ultradestra radicale, entrare in un monastero di Orvieto e uscirne dopo due giorni di meditazione, con un maestro comunista ortodosso che non ha mai nascosto i suoi orientamenti. Non è il frutto di una fantasia perversa, ma è realtà. Fino a un po’ di anni fa il Gianni alpinista era solito frequentare il monastero umbro di Luigi Maio. Uno dei discepoli più assidui, dicono alcuni monaci, e a quanto pare per oltre 15 anni. Si racconta che si sia avvicinato alla pratica meditativa per quel suo spirito montanaro e scalatore, ma che poi si sia lasciato prendere anche dall’introspezione, dalle seshin. Due giorni di concentrazione in cui per 14 ore non si fa altro che meditare 20 minuti e camminare per 10, proprio per liberare l’io dai bisogni terreni.
Alemanno non mancava mai gli appuntamenti nemmeno da ministro. Una volta al mese arrivava nella campagna di Orvieto il sabato con la sua scorta, si spogliava dei panni da postfascista, lasciava il cellulare e diventava uno come gli altri. Da un po’ medita in solitudine, non si reca più al monastero, per paura di essere attaccato dai suoi e anche perché gli alti ambienti ecclesiali non avrebbero gradito che un cattolico ortodosso e oltranzista si fosse lasciato andare a certe libertà. Nutrire l’anima senza preti, chiese, perdendosi in pensieri dove non ci sono verità e certezze, con un maestro spirituale non consacrato dal Vaticano è un eresia. E’ pur vero che esiste un filone di destra radicale «evoliano» che ai tempi dell’Asse con il Giappone trovava nella meditazione elementi di purificazione un po’ ascetici. Ma Alemanno vive nel XXI secolo e certi comportamenti «promiscui» non sono ammessi tra i fascisti, soprattutto se bisogna combattere matrimoni gay, cedimento dei valori tradizionali, emorragie di cristiani e la conseguente perdita di potere per il Vaticano. Così Alemanno, oggi candidato proprio alla guida della capitale, ex sacro romano impero, deve abiurare uno dei suoi tre «credi», tra patria, dio e buddha, l’ultimo ci rimette.
Anche se il suo maestro non la vede così. «Qui da noi – spiega Luigi Maio – nessuno chiede di cambiare orientamento o credo politico. Gianni è sempre stato un ottimo allievo anche perché quelli abituati a comandare in genere sono i più bravi ad obbedire. In Giappone ho incontrato una congrega di gesuiti che pregavano e praticavano zen. Non credo che le due cose siano in contrasto». Chissà cosa ne pensa papa Ratzinger!
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