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FIERA LIBRO: CORTEO TORINO, IN MIGLIAIA SENZA TENSIONI

da http://www.ansa.it  (di Claudio D’Amico e Alessandro Galavotti)

TORINO – Tanta paura per nulla. Le grandi tensioni della vigilia sul corteo di protesta, promosso dall’associazione Free Palestine contro la presenza di Israele come ospite d’onore alla Fiera del Libro, si sono dissolte in un nulla di fatto. Ha vinto l’intelligenza: sia dei manifestanti, che così facendo sono riusciti a fare parlare di più della Palestina che dei libri, sia delle forze dell’ordine che hanno avuto sempre il polso della situazione in mano. In una cosa sono rimasti divisi: al corteo hanno partecipato 8-10 mila persone per i promotori, duemila per le forze dell’ordine. E’ stata premiata la linea tracciata dal questore di Torino, Stefano Berrettoni, dal suo vicario Spartaco Mortola e dal responsabile della Digos, Giuseppe Petronzi, con cui hanno collaborato con grande impegno anche carabinieri, coordinati dal colonnello Crescenzio Nardone, guardia di finanza e polizia municipale. Alla fine non è mancato il tocco di colore, quello rosso dei fumogeni lanciati dai dimostranti verso le forze dell’ordine in assetto antisommossa e poi rilanciati indietro come in una partita di ping-pong, quando si sono trovati di fronte in piazza Fabio Filzi, al termine del corteo, ma nulla di più. Nessuno voleva alzare le mani, al punto che gli stessi dimostranti hanno bloccato chi aveva iniziato a lanciare i fumogeni e dall’altra parte è stata impedita ogni risposta. Il corteo si è mosso poco dopo le 15.30 da corso Marconi. In apertura c’era una bandiera della Palestina di quattro metri per quindici e uno striscione su cui erano presenti la scritta “Boicotta Israele, sostieni la Palestina” e le immagini di guerra della striscia di Gaza. Di fianco, un giovane teneva un cartellone straziante con le fotografie di alcuni bambini palestinesi colpiti dall’orrore dei bombardamenti: Musaab di un anno, Salah di 3 anni e Rudeina di 6 anni. Molti manifestanti indossavano la kefiah e numerosa era anche la presenza delle bandiere rosse della sinistra critica e del partito comunista dei lavoratori. Quasi tutti i negozianti hanno, per precauzione, abbassato le serrande. Due negozianti in via Genova, nell’area più vicina al Lingotto, hanno affisso sulla saracinesca un biglietto di spiegazione. Sul bar Messico, “l’attività rimane chiusa per motivi di ordine pubblico”. Poco più avanti un altro negozio chiede scusa ai clienti: “siamo costretti a chiudere – si legge – per motivi di sicurezza”. “Si vuole celebrare uno Stato che occupa, invece di punirlo” ha detto Shokri Hroub dell’Unione democratica arabo-palestinese di Milano. Ma critiche per la presenza di Israele alla kermesse torinese sono state fatte anche dagli stessi ebrei. Quella della Fiera del Libro “non è un’operazione culturale, ma politica” ha detto Giorgio Forti, professore emerito di Scienza all’Università di Milano, che ha manifestato con una decina di ebrei dissidenti con lo striscione bianco con la scritta “Jews against occupation”. Che la manifestazione non avesse intenzioni violente lo si è capito anche quando il corteo non ha lanciato nessun tipo di slogan o altri suoni e rumori, mentre passava davanti all’ ospedale Molinette di Torino. “Ce lo hanno chiesto in segno di rispetto per i malati e noi – hanno spiegato gli organizzatori della manifestazione a favore della Palestina – non ci siamo tirati indietro, a dimostrazione che siamo qui soltanto per fare una manifestazione pacifica”. Ma tutto ciò non voleva dare adito a debolezze, a tal punto che in testa al corteo è anche apparsa una gigantografia con la foto di quanto è accaduto in piazza San Carlo il Primo Maggio, quando sono state bruciate bandiere israeliane e Usa tra i cartelli esposti dal corteo per la Palestina in corso a Torino. Nell’ immagine, accompagnata dalla scritta “Israele non è un ospite d’onore”, si vedevano una bandiera israeliana e due bandiere statunitensi. A fianco una persona con il volto coperto da una kefiah, che aveva in mano un fumogeno con il quale stava appiccando il fuoco ai vessilli. Anche la gente comune ha risposto bene alla manifestazione: é stata maggiore la curiosità rispetto alla paura. Molte le persone affacciate alle finestre e ai balconi, qualcuno ha scattato anche una fotografia. Altri torinesi sono scesi in strada a prendere i volantini che venivano distribuiti. Alla fine, in piazza Filzi, gli slogan hanno inneggiato all’Intifada, alla Palestina libera e hanno rimproverato a Bertinotti di essere “peggio dell’antrace”. Sono gli ultimi sussulti, insieme ai fumogeni, della grande paura sventata. E’ ora di tornare a casa. Alle 18.15 il megafono dei manifestanti ha invitato tutti ad andare alle navette per riprendere i pullman o i treni per Milano, Roma, Napoli, Palermo, Firenze, Bologna e Verona. Per Torino anche questa prova è stata superata, dopo quella di giovedì scorso con Napolitano.

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