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Giu
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Scontri alla Sapienza: 5 note per una controinchiesta

1/ IL PROLOGO
i fatti: il 13 maggio 2008 il Laboratorio Politico Resistenza Universitaria promuove un convegno sulle Foibe nella Facoltà di Lettere a cui partecipano la storica triestina Alessandra Kersevan e lo storico Alexander Hobel. Per tutta risposta Lotta Universitaria, l’appendice studentesca dell’organizzazione neofascista Forza Nuova, indice una controiniziativa per il 29 maggio a cui sono invitati a parlare il segretario nazionale di FN, Roberto Fiore, il medico “esperto di storia” (sic) Vincenzo Maria De Luca e il biologo neoirridentista Giorgio Rustia. Il preside di Lettere, Guido Pescosolido, autorizza il convegno neofascista concedendo l’aula 4 della Facoltà. Il 26 maggio il prorettore Luigi Frati, a seguito delle proteste studentesche, revoca l’autorizzazione alla conferenza di Lotta Universitaria.
le considerazioni: l’iniziativa promossa da FN è chiaramente una provocazione tesa ad attrarre l’attenzione dei media. Il “convegno” non ha alcun valore storico o scientifico e fin dal titolo, Foibe: l’unica verità, appare evidente come non si proponga affatto di contribuire al dibattito storiografico su quanto accadde in Istria alla fine della seconda guerra mondiale. Il manifesto che pubblicizza l’evento, poi, mostra un pinocchio che indossa un cappello con la scritta: antifascista; suggerendo, neanche troppo velatamente, che quanto affermano gli storici democratici e antifascisti siano solo bugie.
Se a questo aggiungiamo che Lotta Universitaria, non solo è una sigla vuota senza alcun seguito tra gli studenti, ma non ha mai fatto politica all’interno della Sapienza, viene da chiedersi come sia stato possibile concedergli un’aula. Soprattutto dopo aver saputo che lo studente che l’ha richiesta non è neanche iscritto a Lettere, ma a Scienze Politiche. Fra chi porta la responsabilità di quanto è successo in seguito c’è anche, dunque, chi, oltre a non tener conto delle regole del buon senso, ha anche violato i regolamenti interni di facoltà.

2/ LA TRAPPOLA
i fatti: la notte tra il 26 e il 27 maggio almeno 30 neofascisti, riconducibili a Forza Nuova, vengono notati mentre riempiono tutte le strade circostanti la Sapienza di manifesti che pubblicizzano la loro iniziativa.
le considerazioni: viene preparata la trappola per il giorno seguente. Forza Nuova non ha mai attacchinato nei dintorni dell’Università, soprattutto in Via de Lollis, eppure questa volta chiama a raccolta gran parte dei suoi militanti per dare una prova di forza e per affiggere dei manifesti su un’iniziativa ormai abortita. Lo schema è noto a chiunque faccia politica da qualche tempo: affiggo provocatoriamente dei manifesti in una zona a me “nemica”, confidando nel fatto che prima o poi riuscirò a “dare una lezione” a qualcuno che prova a staccarli, magari da solo o comunque in un numero esiguo, proprio perchè si considera in una zona per lui tranquilla.

3/ L’AGGRESSIONE
i fatti: verso le 12.30 di martedì 27 maggio una quindicina di studenti della Sapienza esce dall’ateneo ed inizia ad affiggere locandine e striscioni sopra i manifesti affissi nottetempo da Forza Nuova lungo Via de Lollis.
Una volta ricoperti quelli vicino all’ingresso dell’università il gruppo, “armato” solo di secchio e scopa, scende in direzione di piazzale del Verano raggiungendo il muro antistante l’Adisu.
Qualcuno nota un ragazzo sui 25 anni, con una camicia marrone, che, non appena si rende conto di quanto sta accadendo, accosta lo scooter sul quale viaggiava e inizia a telefonare. Non viene dato troppo peso a questo particolare, anche perché la zona antistante l’Università è da sempre considerata da tutti una zona “rossa”.
Tempo qualche minuto, però, e sul posto sopraggiunge una Hiunday grigio metallizzata targata DN827LD con a bordo 4 volti noti dell’estrema destra romana: Martin Avaro (28 anni, “federale” di Roma di FN), Gabriele Acerra (35 anni, coordinatore della sezione Prati di FN), Andrea Fiorucci (21 anni, segretario romano di Lotta Studentesca) e Federico Ranalli.
Contrariamente a quanto riportato dai giornali in quel momento il semaforo è verde e la strada è sgombra. Nonostante questo, però, la Hiunday inchioda e i 4 escono dal veicolo. Gabriele Acerra, che si trovava alla guida, impugna un cacciavite mentre almeno uno degli altri tre ha in mano una cinta. Partono urla e insulti nei confronti degli studenti poi, senza aver valutato bene i rapporti di forza, i fascisti caricano. La determinazione di una parte degli studenti, che non si lascia intimidire e non scappa, li respinge.
Gli aggressori sono costretti a tornare verso la macchina coprendosi la “ritirata” con il lancio di tutto quello che riescono a prendere dalle bancarelle dei venditori ambulanti che solitamente animano Via de Lollis. Gabriele Acerra afferra una sedia di legno e la rompe trasformando le quattro gambe in altrettanti bastoni dotati di estremità sporgenti e taglienti. Ecco quindi spiegata la presenza delle sedie che invece, secondo un comunicato di FN, sarebbero state portate dagli studenti per usarle come oggetti contundenti.
Esaurito il lancio di oggetti, i due gruppi vengono nuovamente a contatto e lo scontro si protrae, a fasi alterne, per diversi minuti.
La notizia dell’aggressione si diffonde, i rumori e il clamore di quanto sta accadendo fanno accorrere altri studenti, i rapporti di forza tornano nuovamente a favore degli aggrediti che, seppur meno “equipaggiati” dei fascisti, tornano ad essere nuovamente in numero preponderante.
E’ in questo momento che viene scattata la foto comparsa su tutti i giornali e che fornirà alle autorità giudiziarie il pretesto per ribaltare l’accaduto, trasformando un’aggressione fascista in una rissa.
Il traffico è paralizzato, decine di curiosi sono scesi dalle auto per osservare quanto sta accadendo cosicché gli aggressori, oltre a essere in minoranza numerica, ora si ritrovano anche sbarrata ogni possibile via di fuga. Tempo qualche secondo, però, ed iniziano a sentirsi anche le sirene delle volanti della polizia che “convincono” gli studenti a rientrare velocemente dentro l’università.

4/ L’AUTO A NOLEGGIO
i fatti: contrariamente a quanto affermato nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera la macchina su cui viaggiavano i 4 fascisti non appartiene a Martin Avaro, ma è di proprietà dell’agenzia AVIS di Via Tiburtina 1231.
le considerazioni: nessuno dei 4 fascisti abita in zona, tre di loro non sono neanche studenti universitari e anche la scusa di un fantomatico appuntamento con il prorettore è stata pubblicamente smentita dallo stesso Frati. Così come si è dimostrato falso quanto riportato nelle contraddittorie dichiarazioni di Fiore secondo cui i suoi quattro militanti erano impegnati in un volantinaggio o in un attacchinaggio. Ma allora, cosa ci fanno i 4 fascisti, più una probabile staffetta in moto, intorno all’Università su una macchina presa a noleggio? Semplicemente cercano qualche compagno da punire, tirando le reti della trappola allestita la notte precedente.

5/ LA STAMPA
i fatti: sappiamo, da fonti sicure, che i dirigenti di Forza Nuova avevano già predisposto la copertura mediatica per la parata del 29 maggio, quando, nonostante i divieti e il presumibile schieramento di forza dell’ordine, avrebbero comunque provato a entrare nella città universitaria.
le considerazioni: quest’ultima notizia chiude il cerchio e dimostra che tutto era stato preventivato fin dall’inizio, anche se poi le cose, grazie soprattutto a Zapata e agli altri compagni che non sono scappati, non sono andate come si aspettavano. Quando i dirigenti di Forza Nuova hanno lanciato l’iniziativa a Lettere sapevano benissimo a cosa andavano incontro, sapevano del vespaio che si sarebbe sollevato così come sapevano che l’iniziativa sarebbe stata vietata. Lo sapevano perché, in fondo, era proprio quello il loro obiettivo. Attirare l’attenzione dei media, magari riuscendo anche a passare per “vittime” di una qualche forma di censura accademica.
Questa tattica, a Roma, è già stata adottata almeno altre due volte. Il 18 giugno del 2005 i forzanovisti provarono ad organizzare una manifestazione in un quartiere storicamente di sinistra come Centocelle. Nonostante lo scontato divieto della questura, una cinquantina di loro provò la forzatura arrivando allo scontro con le forze dell’ordine. Anche quella volta fra gli arrestati figurava il federale romano Martin Avaro. Il 12 gennaio del 2008 Forza Nuova ci riprova a Cinecittà, altro quartiere storicamente rosso, indicendo un sit-in contro l’usura. Ancora una volta momenti di tensione, ancora una volta pubblicità. Questa volta, però, crediamo che la provocazione sia stata finalizzata prevalentemente al marketing politico. Molto probabilmente il tentativo è stato quello di accreditarsi come partito di riferimento in un’area profondamente scossa dalla recente implosione della Fiamma Tricolore (partito egemone fino a poco tempo fa nella piazza romana) con la fuoriuscita dell’area che fa riferimento a Casa Pound e al circuito delle OSA e delle ONC. A farne le spese, ancora una volta, sono stati i militanti di sinistra che, oltre ai danni fisici, debbono ora guardarsi dalla beffa giudiziaria.

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