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Lug
08

I fascisti alla festa de L’Unità

«Odio la guerra, detesto gli eserciti, amo combattere». E’ lo slogan di punta degli Ultras romani: uno dei principali gruppi ultrà della curva sud della Roma. Nonostante il motto possa fungere da attrattiva in un contesto come quello della festa de L’unità di Roma, il loro stand è quasi sempre vuoto. Come mai? Il fatto che siano ultrà non c’entra. Il nocciolo della questione è un altro, ed è riferito alla loro appartenenza politica, sulla quale ci sono ben pochi dubbi: neo fascisti.
William Betti, il capo, meglio conosciuto con il poco rassicurante soprannome di “Spadino” è sempre dentro il gazebo, il primo davanti all’entrata secondaria della festa, alla fine di via Terme di Caracalla. In vendita sciarpe, cappelli, felpe, magliette e altri gadgets di tutte le fogge, rigorosamente griffati Ultras Romani.

Indubbiamente poco attenti gli organizzatori della festa, certamente abile il boss del gruppo, ultrà di professione in stile Irriducibili (due negozi tra Roma e Ostia e vendita di materiale sul sito ufficiale del gruppo ), a celare qualsiasi appartenenza politica, lo sguardo incredulo degli avventori sintetizza la domanda: che ci fanno i fascisti alla festa dei democratici?
Apertamente di destra, ma poco avvezzi alla rappresentazione iconografica del loro “pensiero” politico, gli Ultras romani, per espressa volontà del loro capo, quasi mai espongono simboli politici allo stadio. Eccezion fatta per i match contro il Livorno (i cui ultrà sono di estrema sinistra), occasione in cui la curva sud intera, generalmente, diventa il palcoscenico ideale per i suoi componenti, a maggioranza di destra.

Un vistosa celtica a coprire il loro simbolo, un leone rampante, stampato tra i lemmi ultras e romani nella partita roma-livorno del 20 febbraio 2005, ne è la dimostrazione certa: gli Ultras romani, ripetiamo, sono neo fascisti. Anche se nelle altre partite, optano per più “sobri” ululati e saluti romani, senza esporre simboli politici. Anzi, sciarpe, bandieroni e tanta voce: perché nella sud di oggi, in cui convivono più o meno pacificamente gruppi apertamente rivali, l’obbiettivo è tifare Roma e portare a casa lo stipendio. Ogni partita equivale a 90 minuti di pubblicità gratuita, da far fruttare al meglio: la merce in vendita è la passione. Lo scopo è acquisire nuovi adepti (il tesseramento si paga), imporre il proprio stile all’interno della curva, essere apprezzati dalla stragrande maggioranza delle persone che orbitano intorno al gruppo senza volerne fare parte, e vendere.

A luglio però il campionato è fermo, le trasferte – che garantiscono la maggior parte degli introiti – non si possono organizzare e Spadino, dal suo negozio in via dei Gelsi, a Centocelle, si è trasferito alla festa de L’Unità. Dall’interno del gazebo, posizionato davanti all’ingresso dell’area concerti gli è toccato ascoltare la musica di gruppi antifascisti come i Modena City Ramblers pur di guadagnare qualche soldo. Ma il concetto resta valido anche se formulato all’inverso. Perché se più di qualcuno ha strabuzzato gli occhi di fronte alla “new entry” ultrà, chissà quanti militanti o simpatizzanti del Pd non sapranno che sabato 19 ottobre del 2002, se pur si giocasse alle ore 18 il match di campionato Empoli-Roma, gli Ultras romani, al primo anno dalla fondazione e ben più attivi dal punto di vista delle violenze, preferirono partecipare alla manifestazione che gli Irriducibili della Lazio organizzarono per solidarizzare con due dei loro componenti, arrestati con l’accusa di tentato omicidio per aver pestato a sangue, il 14 ottobre 2002, Abdel Remane Kay, un marocchino che si aggirava nei pressi di via di Bossi, nel quartiere di Ostiense, dove ha sede il gruppo. L’episodio fece scalpore. E mentre Veltroni, allora sindaco di Roma, nel come suo massimo slancio antifascista accorse al capezzale del povero marocchino finito in coma, Spadino era lì, in via Bossi, a chiedere la libertà degli aggressori.
Ma il tempo passa: Veltroni non è più sindaco di Roma, non esistono più nemmeno i Ds, e alla festa del Pd c’è spazio per tutti. Anche per gli Ultras romani.

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3 Responses to “I fascisti alla festa de L’Unità”


  1. 1 goeba
    agosto 3, 2008 alle 5:04 pm

    Ciao, non sono d’accordo con quanto scrivi “l’obbiettivo è tifare Roma e portare a casa lo stipendio. Ogni partita equivale a 90 minuti di pubblicità gratuita, da far fruttare al meglio: la merce in vendita è la passione.”

    Tutto ciò che viene venduto in Curva (in tutti gli stadi) serve ad autofinanziare le coreografie. Sai quanto costa realizzare un bandierone, uno striscione, distribuire migliaia di palloncini, bandierine e così via? Certo, se uno ha un negozio di bandiere, sciarpe e gadgets di una squadra, quelle gli daranno anche da mangiare…ma non dire che la passione è una merce in vendita perchè gli Ultras spesso fanno molti sacrifici per poter seguire la propria squadra, e lo fanno proprio grazie alla loro passione. Ciao!

  2. 2 gech
    agosto 5, 2008 alle 9:43 am

    hai ragione probabilmente la passione e l’appartenenza sono fondamentali, senza dubito che potrebbero esistere i gruppi ultras. Ciò che ci interessava far notare con questo articolo è che alla festa del P.D. lasciano fare propaganda anche ai fascisti travestiti da Ultras.

  3. 3 aldodice26x1
    agosto 29, 2008 alle 11:47 am

    per molti sarà anche la passione, o meglio un catalizzatore su cui sfogare la propria voglia di appassionarsi, ma non ditemi che nn c’è chi ci fa i suoi conti sopra!


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