Archivio per febbraio 2009

28
Feb
09

«La storia non si riscrive» L’Anpi contro la proposta di legge revisionista

10 febbraio
L’Unità
di Luca del Fra

I partigiani fanno sentire la loro voce forte e chiara nella polemica sulla proposta di legge 1630 (pdf):
lo hanno fatto con un’assemblea ieri mattina al Teatro Italia di Roma indetta dall’Anpi, con tanta gente e un numero insperato di giovani…
Presentato il 23 giugno del 2008, giunto in Parlamento tra le
polemiche, il provvedimento vorrebbe istituire un ordine del tricolore per i reduci della guerra 1940–1945. Partigiani e repubblichini assieme, tutti insigniti di un cavalierato revisionista all’insegna di una grottesca pacificazione, che i 42 firmatari della 1630, per lo più parlamentari di centrodestra, sperano di far digerire ai partigiani con una prebenda di 200 euro l’anno.Ma certe cose non sono in vendita: netto il no dei partigiani, e
l’iniziativa cui hanno aderito Partito Democratico, Rifondazione
Comunista, Comunisti Italiani, Rete Antifascista Metropolitana, cioè i centri sociali e anche l’Unione di Centro, è stato un modo per manifestarlo. Ad aprire i lavori Massimo Rendina, presidente dell’Anpi di Roma e Lazio, che ha subito lanciato la proposta di un coordinamento delle forze di opposizione nel Lazio offrendo la sede dell’Associazione come casa per riunirsi. Gli interventi che si sono susseguiti, infatti, hanno tutti puntualizzato come questa legge sia parte di un disegno più ampio per scardinare la democrazia e le sue regole.

Il disegno A fianco agli stendardi azzurri dell’Anpi, con effigiate le medaglie d’oro, Paolo Masini, consigliere comunale del Pd, ha ricordato il cruento scontro istituzionale tra il primo ministro e il Presidente della Repubblica sul caso Eluana. I ragazzi dell’Onda, senza dimenticare come parte dell’informazione abbia cercato di far passare l’aggressione fascista a Piazza Navona dell’ottobre scorso per una rissa tra studenti, hanno sottolineato che nelle scuole primarie si sta applicando il testo unico Gelmini che riporta la scuola indietro di decenni. Da parte sua il segretario regionale del Pdci, Fabio Nobile, ha posto l’accento sul decreto sicurezza e sull’obbligo per i medici di denunciare i clandestini che chiedono cure. Messaggi di solidarietà sono arrivati del governatore della Provincia di Roma Nicola Zingaretti e dagli ex Presidenti della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi e Oscar Luigi Scalfaro. In particolare quest’ultimo ha voluto chiarire nelle sue righe come un provvedimento come la legge 1630 non «onorerebbe la
memoria neanche dei repubblichini in buona fede».

Un nuovo Cln
Falsificare la storia, equiparare chi ha combattuto per la libertà con chi la voleva soffocare, ha ribadito nella conclusione Armando
Cossutta, è parte di un progetto contro la democrazia. Un attacco a cui rispondere «ritrovando lo spirito del Cln», così Rendina, quel Comitato di Liberazione Nazionale che dal 1943 vide uniti partiti di matrice diversa per affrontare il fascismo: qualcosa in fin dei conti non lontano da questa iniziativa che ha visto coinvolti dai centri sociali della Ram all’UdC: miracoli che ancora riescono ai partigiani.

http://www.unita.it/news/81283/la_storia_non_si_riscrive_lanpi_contro_la_proposta_di_legge_revisionista

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28
Feb
09

Omicidio di Nicola Tommasoli, imputati divisi sulle responsabilità

Omicidio Tommasoli, imputati divisi sulle responsabilità La terza udienza in Corte D’Assise per l’aggressione mortale. Vesentini: «Corsi mi disse di aver visto Veneri dare un calcio a Nicola» Verona.

Il branco si spacca. Sono affiorati i primi rimbalzi di responsabilità e le prime accuse interne al gruppo oggi, nel corso della terza udienza del processo in Corte d’Assise a carico dei cinque giovani accusati di omicidio preterintenzionale per la morte di Nicola Tommasoli, aggredito nella notte del primo maggio dello scorso anno. Davanti alla Corte, il primo degli imputati che ha accettato di deporre ha indicato precise responsabilità tra le fila del «commando» che aggredì Tommasoli, 29 anni e i due suoi amici, Edoardo Cazzarolli, 26 anni, e Andrea Csontala, 30. E dure sono state le parole di Andrea Vesentini, 21 anni, che quella notte in corte Leoni a Verona si imbattè nel gruppo di Tommasoli: con lui c’erano Raffaele Dalle Donne, 20 anni, detto Raffa, Guglielmo Corsi (20), Federico Perini (21) detto Peri e Nicolò Veneri (20), soprannominato Tarabuio. «Ho visto Tommasoli a terra, Perini e Veneri vicino a lui – ha spiegato Vesentini – ma è stato quando eravamo in macchina e stavamo tornando a casa che Corsi mi spiegò di aver visto Veneri dare un calcio a Tommasoli». Un particolare che Vesentini ha ribadito di aver riascoltato dallo stesso Corsi il giorno dopo. Prima della sua deposizione, in aula sono stati proiettati i filmati registrati dalle telecamere fisse in cui si intravede il gruppo allontanarsi dal luogo della rissa e ascoltate anche le testimonianze delle guardie carcerarie che nella cella di Perini, Veneri e Dalle Donne hanno scoperto delle foto di Corsi e Vesentini con la scritta «infami»: un ulteriore dettaglio dello sgretolamento di un gruppo, che nelle ore successive all’aggressione sembrava invece cementato.

http://www.larena.it/stories/Home/160063/

24
Feb
09

TRIANGOLI ROSSI

triangoli rossi

VENERDI’ 27 febbraio ore 17.30

Teatrino dei Servi, via Palestro, Massa

presentazione della mostra

TRIANGOLI ROSSI:

LA Resistenza PRIMA DELLA RESISTENZA”

e proiezione del film

“Nella perduta città di Sarzana”

di L. Facchini

Con  “triangoli rossi” vogliamo ricordare i detenuti politici:

furono centinaia di migliaia di detenuti/e nei campi di concentramento e nelle carceri fasciste e naziste, torturati, condannati a morte, fucilati, impiccati…. Erano comunisti,  socialisti, anarchici, antifascisti, oppositori di regime, che in Italia, in Europa e in Russia operarono in un periodo estremamente difficile precedente alla Resistenza, fino alla Resistenza ’43-’45. Essi rappresentarono e rappresentano la parte più cosciente della lotta contro il nazi-fascismo. Con questo mostra vogliamo rendergli omaggio  facendo nostri gli ideali per cui lottarono e morirono: le speranze di un futuro di pace e di giustizia sociale.

22
Feb
09

Mestiere rondista: cani lupo fischietti e spray urticanti

Da La Stampa, di Francesco Moscatelli 22 febbraio 2009

I comitati spontanei operano prevalentamente al Nord. Le organizzazioni sono nate prima del decreto “Ora siamo subissati da domande di adesione”. L’inchiesta di Francesco Moscatelli sulla Stampa.

Paese che vai, «rondarolo», «rondista» o «cittadino attivo» che trovi. Chi si immagina i comitati della sicurezza fai da te come un esercito compatto di piccoli rambo della porta accanto, ha preso un granchio. In attesa che i decreti attuativi spieghino nel dettaglio il suo ruolo e il suo status giuridico, il popolo delle ronde si organizza come può. Ogni comitato ha il suo stile, le sue simpatie partitiche e la sua buona dose di improvvisazione. «Noi, che le ronde siamo stati i primi ad inventarle, è da tre anni che giriamo armati solo di pettorine gialle, buona volontà e telefonini», spiega Gianpaolo Vallardi, senatore leghista e sindaco di Chiarano, provincia di Treviso. Nessuna velleità da milizia del popolo, anzi. I comitati spontanei vicini alla Lega, la benedizione del partito, non la cercano più da un pezzo. «Non per altro – continua Vallardi -. Ma i malpensanti come al solito cercavano di etichettarci politicamente per accusarci di razzismo. Mentre per le strade è sempre scesa gente comune, padri di famiglia senza tessere di partito».

Anche a Milano, dove sono attivi una decina di gruppi fra Gratosoglio, via Ripamonti, Quarto Oggiaro e altre aree periferiche, la visibilità è diventata importante solo nelle ultime ore. «La riconoscibilità è un problema mediatico, nulla di più. Le persone si aggregano spontaneamente e fanno riferimento al comitato cittadino “Milano più sicura” solo per relazionarsi con le istituzioni – racconta Alessandro Morelli, esponente della Lega e coordinatore milanese delle ronde –. Per chi vuole forniamo casacchine fosforescenti, ma molti si organizzano autonomamente. Per il resto si gira con telefoni cellulari e macchine fotografiche. I più “strafighi”, a volte, portano anche una telecamera». Nel capoluogo lombardo sono attivi da anni anche i City Angels, capitanati da Mario Furlan. Sono un’associazione di volontariato apartitica, vicina alla giunta Moratti, che si occupa di sicurezza ma anche di assistenza ai clochard e alle persone in difficoltà nelle stazioni ferroviarie e nelle aree più disagiate della città. Maglietta rossa con il logo degli «Angels» e baschetto azzurro, sembrano apprendisti caschi blu di provincia. Negli ultimi giorni, però, forse per non essere confusi nella mischia, hanno iniziato a battere anche il centro della città. E la mattina li si può incontrare in mezzo alle «sciure» bene che fanno colazione fra Brera e piazza del Duomo.

Da tre anni in Lombardia sono presenti anche i volontari di «Monza Soccorso»: collaborano con la Protezione civile e con la Croce Rossa e girano per la città con la classica tuta arancione degli uomini di Guido Bertolaso. Nel bagagliaio della jeep hanno sempre un defibrillatore e una valigetta del Pronto Soccorso, ma oltre ad assistere gli anziani e i bambini che si sbucciano le ginocchia, controllano che non ci siano spacciatori nel parco attorno all’autodromo. Multifunzione, insomma. In queste ore, però, si stanno organizzando anche i primi movimenti femminili, come il «Comitato per la sicurezza delle donne» fondato la settimana scorsa nel quartiere romano di Appio Latino. «Gireremo in gruppi formati da cinque donne e da un uomo – spiega Barbara Cerusico, dirigente locale della Destra di Storace e anima dell’iniziativa –. Avremo tutti un telefono cellulare collegato con una centrale operativa che, nel caso di irregolarità, attiverà direttamente le forze dell’ordine. Se porteremo delle pettorine? La pubblicità, in certi casi, non aiuta». Sono sicuramente più attenti alla divisa i torinesi di Azione Giovani, il movimento giovanile di Alleanza nazionale, che in questi giorni hanno pattugliato la zona di Borgo Dora. «Abbiamo giubbini catarifrangenti e caschetti amaranto, in segno di simpatia nei confronti della Folgore – racconta il responsabile Maurizio Marrone –. Il verde l’abbiamo bandito perché con le ronde leghiste non vogliamo avere nulla a che fare mentre il nero sembrava un po’ troppo lugubre. L’essenziale è far capire alla gente che stiamo facendo un servizio, che non è una manifestazione di protesta. Ultimamente portiamo anche un cane lupo, un po’ per dimostrare la nostra volontà di essere operativi, un po’ perché può ritrovare la droga lanciata dagli spacciatori in fuga».

Vicino ad Allenza nazionale è anche l’associazione culturale Destra veneta, con base a Padova. «Siamo attivi dall’epoca delle prime ronde leghiste, nonostante alcuni dirigenti di An non ci vedessero di buon occhio – spiega il presidente Raffaele Zanon –. Oggi il partito ci ha seguito e le nostre file si ingrossano. Negli ultimi due giorni sono già arrivate duecento richieste di adesione, anche da ex poliziotti e da molte donne. Cosa facciamo? A Conegliano, quando chiudono i negozi, accompagniamo alle macchine le commesse del centro e distribuiamo spray al peperoncino. Le nostre armi? Un cellulare, qualche torcia e un fischietto».

22
Feb
09

No alla proposta di assegnare una medaglia ai militi della Repubblica di Salò


Contro la proposta di legge n. 1360 che vorrebbe equiparare, unendoli nel riconoscimento di una medesima onorificenza (l’Ordine del Tricolore) partigiani, deportati. internati miliari ai militi delle varie forze armate della Repubblica sociale italiana, si è levata una forte opposizione. Soprattutto dopo la Conferenza pubblica organizzata dall’ANPI a Roma il 13 gennaio 2009 presso la Sala del Cenacolo di Montecitorio.

Altre manifestazioni sono state organizzate in tutto il paese. Diamo qui una sommaria indicazione solo di alcune:

22
Feb
09

Firenze: Minacce e silicone dopo il video denuncia

Girato da De Zordo e Tommasi, mostra i movimenti della destra fiorentina. Dopo la presentazione alla Cabina Teatrale l´ingresso della sala trovato sigillato

Minacce e silicone dopo il video denuncia
Si intitola “Razzisteria”: saluti romani, svastiche, slogan, canti contro i neri
Minacce su Youtube e l´ingresso della Cabina Teatrale, una piccola sala in via Romagnosi, sigillato durante la notte col silicone: queste le reazioni dopo la diffusione su internet, venerdì scorso, della video inchiesta «Razzisteria: destra estrema nella rossa Toscana», realizzata da Ornella De Zordo, consigliera comunale di «Unaltracittà-Unaltromondo», e dall´attore e regista Saverio Tommasi, che presenta i suoi lavori nella mini-sala da 20 posti di via Romagnosi e che nel luglio 2007 si era chiuso in una gabbia, al piazzale Michelangelo, per protesta contro la costruzione di un Centro di permanenza temporanea in Toscana.
Il video, girato nelle scorse settimane, mostra una Toscana inedita che esibisce slogan fascisti, libri, svastiche e cimeli, come il cappellino «Boia chi molla» o spille con la doppia s nazista, ed era stato pensato dagli autori sia come un piccolo contributo per la Giornata della memoria, sia per far conoscere l´esistenza di una realtà troppo spesso sottovalutata e tollerata. La loro tesi è che vi sono punti di contatto fra la destra al governo e i gruppi più estremi e che a Casaggì, il circolo di Azione Giovani, il movimento giovanile di Alleanza Nazionale, si fa apologia del fascismo.
Le minacce sono comparse su Youtube negli spazi di commento al video. «Saverio Tommasi, perché non vieni con la tua telecamerina di m… da me??? te e quella t… della De Zordo, te lo do io un bel video, ma sulle funzioni che ha il Cto» (cioè il Centro traumatologico ortopedico), scrive yuricuib. Fra i commenti si leggono riferimenti sessuali, la difesa della Rsi, frasi di esaltazione del fascismo e di Mussolini come unico eroe d´Italia, tipo «La Repubblica Sociale ha salvato il nostro onore e la nostra Nazione», «La Shoah non riesce a coprire tutti gli orrori del totalitarismo americano», «Perché non vi portate zingari e cinesi a casa vostra? Siete due falliti». «Perché non fate un documentario sui comunisti? Su come si drogano, su come spacciano nei loro centro sociali? Su come si sparano nelle vene quella m…? Su come vogliono legalizzare la droga?». E poi una valanga di insulti. Ornella De Zordo e Saverio Tommasi hanno presentato denuncia.
Numerose le manifestazioni di solidarietà. In consiglio comunale la capogruppo di Rifondazione Comunista Anna Nocentini ha proposto un ordine del giorno per discutere immediatamente del caso. Lo hanno firmato tutti tranne il capogruppo di An, quindi l´ordine del giorno dovrà passare dalla conferenza dei capigruppo e non è stato possibile discuterlo nella seduta di ieri. Spiega Giovanni Donzelli, consigliere di An: «Io ho ricevuto centinaia di minacce e mai una firma. Sono il primo a condannare ogni tipo di violenza ma la solidarietà non può essere a senso unico».
L´Anpi (Associazione nazionale partigiani d´Italia) condanna «ogni forma di intimidazione nei confronti di chi esercita, democraticamente e pacificamente, la libertà di pensiero e di espressione, scritta nella Costituzione Italiana». Rifondazione Comunista e Firenze Umanista si stringono a Ornella De Zordo e a Saverio Tommasi. Francesca Chiavacci, presidente di Arci Firenze, scrive che «le minacce su Youtube e l´intimidazione di carattere fascista alla sede di un´associazione affiliata dall´Arci, giunte proprio a ridosso della Giornata della Memoria, rappresentano un ulteriore segnale della crescita dell´estrema destra nei nostri territori».
«Le scritte antisemite, le aggressioni alle sinagoghe, le dichiarazioni negazioniste, le minacce su Youtube contro Saverio Tommasi e Ornella De Zordo che hanno realizzato un video sulla “cultura” razzista in Toscana non devono, non possono passare sotto silenzio», scrive il presidente della Regione Claudio Martini, dando voce «all´indignazione profonda che nasce dalla civiltà e dalla storia della Toscana di fronte ai ripetuti casi di intolleranza becera».

http://www.regione.toscana.it/regione/export/RT/sito-RT/Contenuti/sezioni/istituzioni/regione/visualizza_asset.html_311808476.html

05
Feb
09

Clandestini denunciati dai medici Sì del Senato all’emendamento

Con 154 sì, 135 no e un astenuto approvato l’articolo 39: carcere fino a 4 anni per immigrati espulsi
Il testo fissa da 80 a 200 euro la tassa per il permesso di soggiorno. Sì al registro dei clochard


ROMA – I medici potranno denunciare all’autorità giudiziarie gli immigrati clandestini. Il Senato ha approvato l’emendamento della Lega che cancella la norma per cui il medico non deve denunciare lo straniero che si rivolge a strutture sanitarie pubbliche. L’emendamento a prima firma Federico Bricolo, capogruppo del Carroccio, è passato con 156 sì, 132 no, un astenuto.

Il testo approvato dal Senato oltre a dare la possibilità ai medici di denunciare i clandestini che si rivolgono per cure alle strutture sanitarie pubbliche, prevede inoltre il carcere fino a quattro anni per i clandestini che rimangono sul territorio nazionale nonostante l’espulsione e fissa da 80 a 200 euro la tassa per il permesso di soggiorno.

I clochard che vivono in Italia dovranno essere iscritti in un registro che verrà istituito presso il ministero dell’Interno. L’Aula di palazzo Madama ha approvato l’articolo 44 del ddl sicurezza che prevede la schedatura dei senza fissa dimora da avviare entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge.

L’emendamento della Lega all’articolo 39 del ddl sicurezza stabilisce che sia soppresso il comma 5 dell’articolo 35 del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286 che recita: “L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.

Prima che il Senato desse il via libera alla possibilità del medico di denunciare i clandestini, l’opposizione si è appellata al “buonsenso” per non introdurre una norma che “riduce il medico a fare il delatore”, costringendo i clandestini a “non farsi curare per paura”. Venendo così contro ai più elementari diritti umani che vengono prima di quelli della cittadinanza.
In particolare, il senatore Daniele Bosone, ha detto che questa norma “straccia il codice deontologico dei medici” e si corre “il concreto rischio di incentivare una medicina parallela che gli illegali utilizzeranno per non trovarsi a essere denunciati se vanno in ospedale o da un medico”. Secondo Bosone, peraltro, il rischio che “clandestini con malattie che portano dal loro paese non si faranno curare” con conseguenze per la stessa sanità pubblica.

da  “la Repubblica”

(5 febbraio 2009)




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