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30
Dic
08

La vergogna di Israele. Nessuna equidistanza, a morte il sionismo!

In Palestina è in atto una vera e propria pulizia etnica. Organizzata e sistematizzata. Ma soprattutto accettata passivamente e giustificata dai paesi occidentali e dalle loro vergognose rappresentanze, siano esse conservatrici o progressiste.

E’ un massacro che ha fatto centinaia di vittime, che colpisce in maniera indiscriminata, che attacca un governo legittimamente eletto.

Basta con l’eterna bugia della “sicurezza d’Israele”! Basta con l’occupazione! Ai Palestinesi la loro terra!

Anpi Giovani di Massa

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30
Dic
08

Gaza, Israele: nessuna tregua. Speronata nave pacifista

 I raid, nei cieli di Gaza, non si sono fermati nemmeno nella notte di lunedì. Almeno dieci i morti e 40 i feriti tra i palestinesi da quattro giorni sotto l’assedio israeliano. Due di loro hanno quattordici anni in due. Si chiamavano Lama e Haia Hamadan. Sono state uccise a 10 e a 4 anni da un missile partito da un aereo israeliano sul campo di Beit Hanun: erano a bordo di un «carretto trainato da un asino». Non proprio uno degli obiettivi che l’aviazione di Tel Aviv ha detto di prendere di mira: edifici ministeriali e dei servizi di sicurezza. Ma per Israele la tregua è lontana. L’offensiva, dice, potrebbe andare avanti «per settimane».

Qualsiasi ipotesi di cessate il fuoco, per il governo israeliano, non è proponibile fino a quando la minaccia dei razzi non sarà cessata: l’ultimo ha colpito un soldato israeliano nella base vicino alla Striscia di Gaza: sale così a cinque il numero degli israeliani uccisi dai palestinesi dall’inizio dell’operazione militare. Per contro, ha toccato quota 340 il numero dei morti nella Striscia. L’ Onu ha detto che almeno 57 di loro sono civili, innocenti come le cinque sorelline uccise lunedì durante il raid che ha colpito il campo profughi di Jabaliya, come le due finite sul carretto a Beit Hanun.

La tensione è alle stelle, tanto che, per la prima volta, Israele ha bloccato la nave pacifista di Free Gaza, la Dignity, che da mesi sfida l’embargo israeliano per portare cibo e aiuti nella Striscia. Anche martedì la Dignity avrebbe voluto portare conforto nei Territori assediati. Tra i passeggeri della nave ci sono quattro medici e una tonnellata di materiale sanitario destinato agli ospedali di Gaza. Ma siamo in guerra, e non c’è spazio per le opere buone.

Israele ha speronato la nave, come racconta un giornalista di Al Jazeera che si trova a bordo dell’imbarcazione, quando si trovava al largo delle coste di Haifa. «È stata una nave da guerra della Marina israeliana a speronare la nostra nella parte sinistra della prua – racconta Osman al Buteiry – L’incidente è avvenuto quando eravamo a 90 miglia dalla linea delle acque internazionali di Gaza. Gli israeliani ci hanno intimato di tornare a Larnaka, a Cipro, ma il capitano ha detto di non avere sufficiente carburante a bordo». La Dignity ha iniziato a imbarcare acqua, così come qualsiasi speranza di pace. Poi ha ripreso a navigare verso il Libano.

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12
Dic
08

Gli antifascisti portano all’annullamento del presidio di Forza Nuova

Con un delirante comunicato Forza Nuova, Lotta studentesca e Gioventù italiana hanno provato ad organizzare un presidio contro la stanza di preghiera che i musulmani di Massa hanno aperto nella zona di Turano. Un comunicato, che con un paragone assurdo, attaccava qualsiasi luogo di culto musulmano, paragonandolo a una fucina di terrorismo.

Gli antifascisti di Massa hanno impedito questo presidio schierandosi in gran quantità fin dal primo pomeriggio, manifestando la propria solidarietà ai cittadini musulmani e ai migranti. Un presidio molto partecipato che ha dimostrato come la mobilitazione permanente, l’autorganizzazione e l’unità portano al successo. Che ha messo in luce come, almeno nella città di Massa, l’antifascismo è una pratica comune, partecipata e militante. Che  Forza Nuova su questo territorio è costantemente ricacciata nella fogna da cui proviene.

ANPI GIOVANI DI MASSA

antifa

Di seguito il comunicato che come Anpi giovani abbiamo mandato ai giornali:

L’Anpi giovani di Massa esprime la propria preoccupazione per il documento pubblicato sui giornali dalle organizzazioni politiche forza nuova, lotta studentesca e gioventù italiana con la quale si comunica l’organizzazione di un presidio contro la moschea a Turano. Ricordiamo a questi “illuminati” personaggi già condannati dalla storia che la nostra Costituzione con l’art. 8 recita “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.”

Vorremmo intanto far presente a queste persone che le moschee sono regolate rispetto alla legge italiana allo stesso modo delle chiese cristiane cattoliche, valdesi, evangeliche o alle Sale del Regno del Testimoni di Geova, e che nessuno ha regalato a queste persone un luogo dove esercitare il proprio culto ma pagano un regolare affitto e sono quindi nel pieno diritto di usufruire di quello spazio, che d’altra parte ci pare piuttosto improbabile ospiti “centinaia” di immigrati date le dimensioni del posto.

Al di là di tutto questo e dei pericoli prospettati da Forza Nuova quello che spaventa noi è L’ottusità che questo genere di atteggiamenti e discorsi dimostrano, la società che persone come i suoi militanti prospettano è a dir poco disumana e aberrante, si vorrebbe un Europa cristiana dove permettere agli immigrati di arrivare solo quando devono essere sfruttati in qualche fabbrica del nord o in qualche piantagione di pomodori del sud. E quando li si “accetta” sul nostro territorio, li si vorrebbe disgiunti e slegati dalla propria cultura d’origine, dalla propria appartenenza religiosa, dagli usi e costumi della propria terra.

Noi crediamo che ogni uomo sia libero di scappare dalla fame e dalla paura, di cercare un’opportunità e di credere in ciò che vuole rispettando gli altri e la Costituzione del nostro paese, come ogni cittadino o residente. Annullare gli spazi per esercitare liberamente la propria appartenenza culturale, additarlo come criminale prima ancora che abbia commesso un reato,

non farà che creare incomprensione reciproca e quindi odio, significa voler condurre questo paese in una guerra tra popoli e tra poveri che porterà l’Italia a un futuro di morte, violenza e infelicità. Non è questo il futuro che noi vogliamo.

11
Dic
08

Quei giovanissimi senza futuro, e la politica sa solo condannarli

dal Manifesto del 10/12/08

Anche i comunisti del Kke contro gli incappucciati figli di una crisi interna

athens1 L’intera Grecia, non solo il suo governo conservatore, sta vivendo uno dei momenti più  difficili nella sua storia contemporanea. Nessuno, o quasi, riesce a capire cosa veramente  stia accadendo in questi giorni per le strade della capitale e degli altri grandi centri urbani.  Quale sia il vero motivo di questa protesta spontanea, di questa guerriglia urbana, che per il  momento ha come protagonisti assoluti i giovani. Quali le cause più profonde che ne hanno  spinti migliaia, alcuni incappucciati, altri a volto scoperto, a scontrarsi per quattro giorni  consecutivi con le forze speciali della polizia. La maggioranza dei greci finora credeva che  chi lancia bottiglie molotov o partecipa a sassaiole faccia parte di un gruppi di anarchici che  operano nei dintorni del quartiere di Exarchia ad Atene. Improvvisamente, in poche ore, le  bottiglie molotov e le manifestazioni violente sono esplose però in tutto il territorio e  addirittura in città che non sono nemmeno sede di atenei. Come mai? si chiedono tutti.
Le dimensioni di questi scontri, che per il momento non hanno il carattere di una vera e propria rivolta, non sono paragonabili né con i «fatti» di Bologna del 1977, ne con gli avvenimenti di Genova nel 2001, per tentare un paragone con l’Italia. Anche se c’è un filo comune che lega ogni «rivolta» contro il potere dello stato e l’establishment, i tempi sono cambiati, diverso è anche lo scontro sociale in un paese come la Grecia, che sta ai margini dell’Unione europea: povero fino a pochi anni fa e con un progresso in vari settori, come quello dell’economia e dell’istruzione, spesso fittizio.
Innanzitutto è troppo generico e in parte sbagliato dire che questi scontri costituiscono la prima reazione, il risultato della crisi economica mondiale. È generico, perché l’economia del paese soffriva già da tempo per la mancanza d’investimenti, le privatizzazioni di enti pubblici, la flessibilità nel mondo del lavoro, che ha fatto crescere ancora di più la già alta disoccupazione, il caro vita, ecc. La Grecia fa parte dell’eurozona, ma sopravvive grazie ad un’ampia economia sommersa. È sbagliata, inoltre, tale considerazione, perché i giovani in «rivolta» sono minorenni oppure studenti universitari e quindi non subiscono, almeno direttamente, le conseguenze della crisi economica. Anzi, sono loro spesso le vittime del consumismo. Negli scontri di Atene c’è anche la «generazione dei 700 euro», ma sono la minoranza.
Quello che fa maggiore impressione è la reazione del mondo della politica. La sorpresa delle prime ore ha dato il suo posto a dichiarazioni banali. Invece di aprire, anche se con ritardo, le vie di un dialogo con i ragazzi, anticipando il mea culpa, i conservatori puntano l’indice contro i volti incappucciati e condanna le violenze. Come se non fossero violenza i licenziamenti a catena di migliaia di lavoratori, il sistema anacronistico e la riforma dell’istruzione promosso dal governo. Un’istruzione, tra l’altro, che a parole è gratuita e obbliga gli studenti a imparare a memoria libri interi se vogliono superare gli esami per entrare nelle università. Come se non fossero violenza le scene di …violenza e le «scariche televisive», gli scandali e la corruzione, il crollo del sistema sanitario, delle pensioni, la perdita di migliaia di giovani dell’età di Alexis ogni anno, a causa di incidenti stradali provocati in strade che non si vedono nemmeno in paesi del terzo mondo.
La compensazione, certo, non giustifica la distruzione immensa per le strade di Atene. Dà, però, un’idea di ciò che vivono altre volte sulla «propria pelle» e altre di riflesso gli studenti greci.Un evento tragico, come la morte di Alexis, non può essere usato come alibi per esercitare una violenza crudele, ha detto ieri il premier greco, promettendo l’applicazione severa della legge. Karamanlis dimostra la mano dura nei confronti dei giovani. Nella stessa lunghezza d’onda, anche se cauto nelle dichiarazioni, anche il leader socialista, Jorgos Papandreou, che ha condannato i disordini e la soppressione dello stato di diritto per colpa dei conservatori. Il gioco politico, il duello bipartitico continua con dichiarazioni ovvie e nessuno pensa nemmeno di porsi la domanda: perché questa protesta? Diversa la posizione della Coalizione della Sinistra, Synaspismos (la nuova sinistra), che tramite il suo leader, Alekos Alavanos, ha difeso i giovani, perché rivendicano una vita migliore. Una dichiarazione che ha provocato la reazione dei comunisti ortodossi, perché, a sentire la segretaria del Kke, Aleka Papariga, il Synaspismos da copertura politica ai volti coperti!
La rabbia degli studenti è dovuta certo all’assassinio di Alexis. Di uno, cioè, come loro, che è stato ucciso dalla mano forte di un poliziotto. L’identificazione era inevitabile, considerando poi che il giovane ucciso non faceva parte di un gruppo politico. Ma l’ira di Atene è dovuta in gran parte alla mancanza di un futuro dignitoso, alla disoccupazione che bussa alle porte, prima ancora di laurearsi, mentre il presente è senza tante vie d’uscita con un livello d’istruzione quasi vuoto e la rottura del rapporto tra studente e insegnante. Per non parlare poi dell’atteggiamento della polizia nei confronti dei giovani. I «face control», i controlli, gli abusi di potere, i maltrattamenti sono all’ordine del giorno in un paese dove lo stato poliziesco, eredità anche questa della destra, ha una lunga tradizione. C’è quindi un retroterra, un sfondo sociale che in Grecia è più evidente che in altri paesi europei.
La dimensione degli scontri è dovuta anche alla mancanza di un piano da parte delle forze della polizia, la quale era «presente – assente». Le forze dell’ordine in assetto antisommossa attaccavano con lacrimogeni, ma era talmente grande il dolore e l’indignazione, così forte il flusso degli studenti che manifestavano spontaneamente, che la situazione era fuori controllo. Inoltre è stato evidente che erano, a sentire i loro capogruppo, in posizione di «difesa», dimostrando così indirettamente le responsabilità politiche del governo per l’uccisione del 15enne. Dall’altra parte, i poliziotti non sono riusciti a difendere non solo i simboli della globalizzazione, banche, McDonald’s, negozi di lusso, palazzi governativi, ma nemmeno le botteghe di gente che già si trovava sull’orlo della chiusura, a causa della crisi economica. Cieca, ma comprensibile era la violenza dei giovani greci, cieca e incomprensibile rimane la reazione della polizia e del governo di Atene.

11
Dic
08

CasaPound, il volto attraente dei nuovi fascisti

12 da Umanità Nova, n.33 del 19 ottobre 2008

 Molto è stato detto e scritto su Forza Nuova, sul loro impianto fortemente nostalgico e   identitario, sul richiamo al fascismo rumeno, sulla sua forte impronta familista e  fondamentalista cattolica. Fascisti duri e puri, tradizionalisti, abbastanza fuori dalla nostra epoca per non attecchire oltre lo 0,3% di elettori che ha racimolato alle ultime consultazioni politiche.
Ma un altro orientamento fascista è ormai venuto alla luce. Quello che nelle parole dei suoi principali animatori si chiama fascismo del terzo millennio.
Occorre andare per ordine, e tornare alla scorsa primavera, quando il Movimento Sociale – Fiamma Tricolore di Luca Romagnoli, partito di coloro che nel 1995 rifiutarono la svolta di Fiuggi dell’allora leader MSI Gianfranco Fini, si trovava a dibattere dell’insoddisfacente esito elettorale dell’alleanza con La Destra di Francesco Storace e Daniela Santanché:  poco più del 2%  di voti , nessun deputato eletto alla Camera.
La ricetta di Romagnoli e dei suoi fedeli si delinea in poche settimana: rottura con Storace, avvicinamento al PDL di Berlusconi e Fini. Ma un componente della segreteria nazionale è di diverso avviso. Trattasi di Gianluca Iannone.
Chi è costui? Romano, trentacinque anni, sposato da cinque, padre di due figli. Alto 1.90, capelli rasati e barba lunga. Un tatuaggio sul lato sinistro del collo: «Me ne frego». Entra nel MSI a quattordici anni. Con lo pseudonimo di Sinevox, capeggia il gruppo nazirock degli ZetaZeroAlfa, uno dei più famosi, contraltare romano e fiammista dei forzanovisti Legittima Offesa dell’emiliano Luigi Guerzoni. Gestisce un pub, il “Cutty Sark”, e una annessa libreria, “Testa di ferro”, che vende i tomi del pantheon fascista. Ma soprattutto partecipa dal 2003 all’occupazione di CasaPound, un “centro sociale di estrema destra” organico alla Fiamma, o come piace a loro definirsi, “Occupazione Non Conforme”. Negli ultimi sei anni ONC sono spuntate numerose in tutte Italia. Sono occupazioni che abbinano una forte rivendicatività sociale  a una esplicita xenofobia: opposizione al carovita, diritto alla casa… ma solo per gli Italiani.
Di CasaPound Iannone diventa presto un punto di riferimento delle frange più giovanili, che nell’estate 2006 organizza nel Blocco Studentesco. I giovani fiammisti chiedono l’arresto dell’immigrazione, odiano tutte le droghe, accusano i libri di storia,  di propaganda antifascista, chiedono l’aumento delle ore di educazione fisica. Ma abbracciano anche rivendicazioni “di sinistra”: non vogliono i fondi alle scuole private, reclamano energie rinnovabili.
Il Blocco mostra subito notevole capacità di radicamento e riproduzione a Roma e in tutta Italia. Nella capitale vincono lo scorso febbraio le elezioni per la Consulta Provinciale Studentesca superando il 20% dei voti e, alleandosi nonostante le divergenze con gli aennini di Azione Studentesca e i forzanovisti di Lotta Studentesca, ne assumono il controllo.
Intanto Iannone si dedica all’altra sua creatura: nel settembre 2007 nasce a CasaPound Radio Bandiera Nera, emittente online dichiaratamente fascista destinata a mettere rapidamente insieme una ventina di redazioni locali e qualcuna estera.
Torniamo ai tempi recenti. Iannone, dicevamo, maldigerisce l’orientamento governista che prende piede nella dirigenza di FT. Il 9 Maggio fonda ufficialmente l’Associazione CasaPound Italia. Essa nasce già ramificata nel territorio, aggregando quasi ovunque la base militante del partito. «Una associazione -si legge nel comunicato che ne sancisce la nascita- che si propone di sviluppare in maniera organica un progetto ed una struttura politica nuova, che proietti nel futuro il patrimonio ideale ed umano che il Fascismo italiano ha costruito con immenso sacrificio.(…) Progetto e struttura che vogliamo vivi e presenti in strada ogni giorno al fianco e alla guida di un popolo disorientato». Una corrente, apparentemente. Sennonché una decina di giorni dopo Iannone e i suoi occupano la sede nazionale del partito, in polemica con Romagnoli, accusato di non convocare il congresso nazionale (per statuto biennale) e quindi di occupare abusivamente la poltrona di segretario dal dicembre 2006. La reazione è rabbiosa, il 24 maggio con un telegramma Sinevox è espulso dalla Fiamma. Tutta CPI solidarizza con il leader, in pochi giorni si consuma una vera e propria scissione tra base e quadri del Movimento Sociale, molte sezioni della Fiamma chiudono o diventano sezioni di CasaPound. Blocco Studentesco, fedele al fondatore, esce tutto intero dal partito e da allora fa riferimento a CPI, non smettendo di crescere e progettando l’espansione all’Università, concretizzatasi il 1 Ottobre in un volantinaggio realizzato in contemporanea al di fuori delle facoltà di diversi atenei italiani. La piattaforma declina il no all’ingresso dei privati nelle università, lo snellimento burocratico, migliori servizi e più potere agli studenti.
Ciò che più preoccupa nella nascita e nello sviluppo di questa formazione è l’impronta fortemente sociale, il mirare alla “pancia” delle persone. Già due giorni dopo la fuoriuscita dal MsFT, contro il carovita incappucciano i parchimetri in sacchetti di plastica accusando le amministrazioni di razziare le tasche degli onesti cittadini, il 15 settembre mettono in scena un’altra azione simbolica a difesa dei lavoratori Alitalia. Sempre con il medesimo modus operandi: la stessa iniziativa riprodotta contemporaneamente in tutta Italia e rivendicata sui media nazionali e locali, che non si fanno mai problemi a pubblicizzarla. E poi nuove occupazioni, alcune riuscite (Latina) altre subito sgomberate (Ghedi, vicino a Brescia).
Pianificazione meticolosa, presenza capillare sul territorio, movimentismo, richiamo a tematiche sociali spesso tradizionalmente appannaggio delle sinistre, xenofobia, uso dei media e di internet per niente dissimile a quello di collettivi e centri sociali di opposto orientamento, parziale occultamento dell’identità fascista (spesso i militanti di CPI non hanno affatto un look nazi, nel loro simbolo non ci sono fiamme, celtiche o svastiche ma una tartaruga, ecc).Un mix che rischia di rivelarsi efficace, sicuramente molto più al passo coi tempi dei veterofascismi a cui eravamo abituati. Un pericolo nuovo, ancora poco conosciuto, da non perdere di vista

11
Dic
08

APPELLO PER L’ASSEMBLEA NAZIONALE DI MOVIMENTO, TOR VERGATA, 13-14 DICEMBRE 2008

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Noi la crisi non la paghiamo!”. Questo lo slogan, il ritmo sul quale abbiamo scandito in tutta Italia due mesi e più di mobilitazione contro le politiche di smantellamento dell’istruzione e della ricerca pubblica messe in atto dall’attuale governo. Uno slogan che ha avuto il pregio di saldare la lotta degli studenti, spesso segnata da concetti evanescenti e da un’autoreferenzialità molto accentuata, con la grave situazione affrontata quotidianamente da milioni di lavoratori e precari. “Noi la crisi non la paghiamo!” ha portato all’attenzione di tutti una scottante verità, quella che vede ogni giorno una parte della società pagare caro, pagare tutto, pagare per tutti. Pagare prezzi sempre più alti e fuori controllo, contratti di lavoro a misura di padrone, l’insicurezza indotta per reprimere sul nascere qualsiasi re(l)azione sociale, prima ancora che politica, tra individui, l’impossibilità di poter anche solo scegliere una vita indipendente al di fuori del contesto familiare… Da questo punto di vista, il movimento studentesco e precario del 2008 ha già rappresentato un forte momento di rottura, che va al di là del contesto universitario e scolastico, mettendo in discussione tutti i poteri economici-politici-mediatici e le istituzioni ad essi subordinate.

Ora, un movimento che ha iniziato a contrapporsi a tutto sistema capitalistico fondato su sfruttamento, repressione, esclusione, oppressione, non può e non deve commettere gli stessi errori fatti nel 2005 nell’ambito della contestazione alla “riforma” Moratti. Per questo invitiamo tutte le realtà autorganizzate, in lotta per un cambiamento radicale della società, a partecipare ad un incontro nazionale il 13 e 14 dicembre presso la facoltà occupata di Lettere e Filosofia di Tor Vergata: vogliamo continuare a confrontarci per sviluppare contenuti e pratiche che ci permetteranno di rilanciare in modo incisivo, per vincere le singole battaglie e mettere in campo un progetto alternativo e di lungo periodo.

Non riteniamo infatti che proponendo vaghe “autoriforme” dell’Università (peraltro già proposte negli anni scorsi), da portare eventualmente al tavolo dei vari governi che si susseguono, si contrastino davvero il sistema dei crediti, il “3+2”, le direttive europee che li hanno imposti, tutta quella mercificazione del sistema istruttivo/formativo (dalla legge Ruberti del 1989 alla “Dichiarazione di Bologna”), fortemente connesse alle “riforme” del mercato del lavoro (la Treu e la Biagi), il taglio dei servizi sociali, i macroprocessi di precarizzazione, privatizzazione, militarizzazione, devastazione ambientale… Non è per avere qualche controcorso o qualche misero finanziamento, magari estorto alle pensioni o alla sanità, che ci siamo mobilitati!

Per questo, seguendo l’esempio dei vittoriosi movimenti degli anni passati, come ad esempio quelli ambientalisti e territoriali, che hanno saputo contrapporsi concretamente a numerosi devastanti progetti imposti dagli stessi soggetti politici e finanziari contro cui stiamo combattendo, proponiamo di continuare a costruire le condizioni per un coordinamento orizzontale di studenti, lavoratori, movimenti sociali che sappia mantenere la sua autonomia da soggetti partitici e sindacali, e lavorare in una prospettiva di classe. Se vogliamo che la nostra protesta abbia effetto, non possiamo chiuderci su vertenze specifiche, poiché prima o poi finiremmo per esaurire la nostra spinta emotiva e propositiva nell’immediatezza di una scadenza imposta dalla politica istituzionale. Dobbiamo invece diventare il volano di un’opposizione sociale più ampia, che sappia far arretrare il governo, inibirlo dal proseguire su altri fronti, aprire un intero ciclo di lotte sociali.

Per far questo non esistono ricette preconfenzionate: la due giorni di incontri e discussioni che abbiamo in mente è aperta al contributo di tutti, per elaborare strumenti pratici e teorici che mirino ad “abolire lo stato di cose presenti”. Invitiamo fin da ora a contattarci, inviando documenti di analisi e proposte che renderemo pubblici e accessibili, in modo tale da sviluppare un ricco dibattito. Abbiamo pensato a un’assemblea di presentazione, dove ognuno può riportare la sua esperienza di lotta, e a due tavoli di lavoro collettivi, dove approfondire il legame fra “Scuola e Università, capitale e lavoro” e “Università e movimenti sociali”. Nell’assemblea conclusiva speriamo poi di raccogliere gli elementi teorici e pratici usciti dal dibattito, e proporli al movimento per continuare a tenere alto il livello di mobilitazione, per “osare vincere”.

 

Addomesticando televisivamente le coscienze individuali e reprimendo violentemente ogni forma di dissenso sociale, vorrebbero imporci il pagamento della crisi strutturale di un sistema globale basato sul modello capitalista e neo-liberista.

La risposta più efficace è l’autorganizzazione di quelle classi sociali cui è destinato il conto da pagare. E’ ora che la crisi travolga lo stesso sistema che l’ha generata. Lo vogliamo realizzare o no questo sogno?

11
Dic
08

12 dicembre: Sciopero generale

Non pagheremo noi la vostra crisi

sciopero12 dicembre sciopero generale per l’intera giornata indetto da Cub, Cobas e SdL intercategoriale

Dopo il grande successo dello sciopero generale e l’enorme numero di manifestanti (500 mila secondo quasi tutti i mezzi d’informazione) in piazza il 17 ottobre scorso,Cub, Cobas e SdL intercategoriale, le tre organizzazioni del sindacalismo di base e alternativo che hanno stipulato il Patto di Consultazione permanente, ritengono indispensabile che si giunga ad una seconda giornata di sciopero generale che esprima la più ampia protesta dei lavoratori dipendenti pubblici e privati contro la Finanziaria e l’intera politica economica e sociale del governo Berlusconi

Cub, Cobas e Sdl intercategoriale intendono anche rispondere positivamente alla corale richiesta proveniente dall’intero popolo della scuola pubblica (studenti, docenti, Ata, ricercatori, genitori e cittadini in difesa della scuola) per uno sciopero generale che sappia raccogliere la spinta del possente movimento in difesa della scuola e dell’Università pubbliche che oramai da settimane è incessantemente mobilitato.

Perciò, Cub, Cobas e SdL intercategoriale convocano congiuntamente per la giornata del 12 dicembre lo sciopero generale di tutte le categorie per l’intera giornata contro la Finanziaria, i tagli e la privatizzazione di scuola e Università, per la cancellazione della legge 133 e della 169 (ex-decreto Gelmini), per usare il denaro pubblico per forti aumenti salariali e pensionistici, per scuola, sanità e servizi sociali e non per salvare banche fraudolente e speculatori, contro la precarietà e per l’abolizione delle leggi Treu e 30, per la sicurezza nei posti di lavoro, per la difesa del diritto di sciopero e il recupero dei diritti sindacali sequestrati dai sindacati concertativi.

Nella giornata del 12 dicembre le tre organizzazioni manifesteranno a livello regionale e provinciale, cercando la massima unità con le mobilitazioni degli studenti e del popolo della scuola pubblica che sarà in piazza in tutta Italia.




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