Archive for the 'eventi' Category

24
Feb
09

TRIANGOLI ROSSI

triangoli rossi

VENERDI’ 27 febbraio ore 17.30

Teatrino dei Servi, via Palestro, Massa

presentazione della mostra

TRIANGOLI ROSSI:

LA Resistenza PRIMA DELLA RESISTENZA”

e proiezione del film

“Nella perduta città di Sarzana”

di L. Facchini

Con  “triangoli rossi” vogliamo ricordare i detenuti politici:

furono centinaia di migliaia di detenuti/e nei campi di concentramento e nelle carceri fasciste e naziste, torturati, condannati a morte, fucilati, impiccati…. Erano comunisti,  socialisti, anarchici, antifascisti, oppositori di regime, che in Italia, in Europa e in Russia operarono in un periodo estremamente difficile precedente alla Resistenza, fino alla Resistenza ’43-’45. Essi rappresentarono e rappresentano la parte più cosciente della lotta contro il nazi-fascismo. Con questo mostra vogliamo rendergli omaggio  facendo nostri gli ideali per cui lottarono e morirono: le speranze di un futuro di pace e di giustizia sociale.

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30
Dic
08

La vergogna di Israele. Nessuna equidistanza, a morte il sionismo!

In Palestina è in atto una vera e propria pulizia etnica. Organizzata e sistematizzata. Ma soprattutto accettata passivamente e giustificata dai paesi occidentali e dalle loro vergognose rappresentanze, siano esse conservatrici o progressiste.

E’ un massacro che ha fatto centinaia di vittime, che colpisce in maniera indiscriminata, che attacca un governo legittimamente eletto.

Basta con l’eterna bugia della “sicurezza d’Israele”! Basta con l’occupazione! Ai Palestinesi la loro terra!

Anpi Giovani di Massa

30
Dic
08

Gaza, Israele: nessuna tregua. Speronata nave pacifista

 I raid, nei cieli di Gaza, non si sono fermati nemmeno nella notte di lunedì. Almeno dieci i morti e 40 i feriti tra i palestinesi da quattro giorni sotto l’assedio israeliano. Due di loro hanno quattordici anni in due. Si chiamavano Lama e Haia Hamadan. Sono state uccise a 10 e a 4 anni da un missile partito da un aereo israeliano sul campo di Beit Hanun: erano a bordo di un «carretto trainato da un asino». Non proprio uno degli obiettivi che l’aviazione di Tel Aviv ha detto di prendere di mira: edifici ministeriali e dei servizi di sicurezza. Ma per Israele la tregua è lontana. L’offensiva, dice, potrebbe andare avanti «per settimane».

Qualsiasi ipotesi di cessate il fuoco, per il governo israeliano, non è proponibile fino a quando la minaccia dei razzi non sarà cessata: l’ultimo ha colpito un soldato israeliano nella base vicino alla Striscia di Gaza: sale così a cinque il numero degli israeliani uccisi dai palestinesi dall’inizio dell’operazione militare. Per contro, ha toccato quota 340 il numero dei morti nella Striscia. L’ Onu ha detto che almeno 57 di loro sono civili, innocenti come le cinque sorelline uccise lunedì durante il raid che ha colpito il campo profughi di Jabaliya, come le due finite sul carretto a Beit Hanun.

La tensione è alle stelle, tanto che, per la prima volta, Israele ha bloccato la nave pacifista di Free Gaza, la Dignity, che da mesi sfida l’embargo israeliano per portare cibo e aiuti nella Striscia. Anche martedì la Dignity avrebbe voluto portare conforto nei Territori assediati. Tra i passeggeri della nave ci sono quattro medici e una tonnellata di materiale sanitario destinato agli ospedali di Gaza. Ma siamo in guerra, e non c’è spazio per le opere buone.

Israele ha speronato la nave, come racconta un giornalista di Al Jazeera che si trova a bordo dell’imbarcazione, quando si trovava al largo delle coste di Haifa. «È stata una nave da guerra della Marina israeliana a speronare la nostra nella parte sinistra della prua – racconta Osman al Buteiry – L’incidente è avvenuto quando eravamo a 90 miglia dalla linea delle acque internazionali di Gaza. Gli israeliani ci hanno intimato di tornare a Larnaka, a Cipro, ma il capitano ha detto di non avere sufficiente carburante a bordo». La Dignity ha iniziato a imbarcare acqua, così come qualsiasi speranza di pace. Poi ha ripreso a navigare verso il Libano.

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12
Dic
08

Gli antifascisti portano all’annullamento del presidio di Forza Nuova

Con un delirante comunicato Forza Nuova, Lotta studentesca e Gioventù italiana hanno provato ad organizzare un presidio contro la stanza di preghiera che i musulmani di Massa hanno aperto nella zona di Turano. Un comunicato, che con un paragone assurdo, attaccava qualsiasi luogo di culto musulmano, paragonandolo a una fucina di terrorismo.

Gli antifascisti di Massa hanno impedito questo presidio schierandosi in gran quantità fin dal primo pomeriggio, manifestando la propria solidarietà ai cittadini musulmani e ai migranti. Un presidio molto partecipato che ha dimostrato come la mobilitazione permanente, l’autorganizzazione e l’unità portano al successo. Che ha messo in luce come, almeno nella città di Massa, l’antifascismo è una pratica comune, partecipata e militante. Che  Forza Nuova su questo territorio è costantemente ricacciata nella fogna da cui proviene.

ANPI GIOVANI DI MASSA

antifa

Di seguito il comunicato che come Anpi giovani abbiamo mandato ai giornali:

L’Anpi giovani di Massa esprime la propria preoccupazione per il documento pubblicato sui giornali dalle organizzazioni politiche forza nuova, lotta studentesca e gioventù italiana con la quale si comunica l’organizzazione di un presidio contro la moschea a Turano. Ricordiamo a questi “illuminati” personaggi già condannati dalla storia che la nostra Costituzione con l’art. 8 recita “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.”

Vorremmo intanto far presente a queste persone che le moschee sono regolate rispetto alla legge italiana allo stesso modo delle chiese cristiane cattoliche, valdesi, evangeliche o alle Sale del Regno del Testimoni di Geova, e che nessuno ha regalato a queste persone un luogo dove esercitare il proprio culto ma pagano un regolare affitto e sono quindi nel pieno diritto di usufruire di quello spazio, che d’altra parte ci pare piuttosto improbabile ospiti “centinaia” di immigrati date le dimensioni del posto.

Al di là di tutto questo e dei pericoli prospettati da Forza Nuova quello che spaventa noi è L’ottusità che questo genere di atteggiamenti e discorsi dimostrano, la società che persone come i suoi militanti prospettano è a dir poco disumana e aberrante, si vorrebbe un Europa cristiana dove permettere agli immigrati di arrivare solo quando devono essere sfruttati in qualche fabbrica del nord o in qualche piantagione di pomodori del sud. E quando li si “accetta” sul nostro territorio, li si vorrebbe disgiunti e slegati dalla propria cultura d’origine, dalla propria appartenenza religiosa, dagli usi e costumi della propria terra.

Noi crediamo che ogni uomo sia libero di scappare dalla fame e dalla paura, di cercare un’opportunità e di credere in ciò che vuole rispettando gli altri e la Costituzione del nostro paese, come ogni cittadino o residente. Annullare gli spazi per esercitare liberamente la propria appartenenza culturale, additarlo come criminale prima ancora che abbia commesso un reato,

non farà che creare incomprensione reciproca e quindi odio, significa voler condurre questo paese in una guerra tra popoli e tra poveri che porterà l’Italia a un futuro di morte, violenza e infelicità. Non è questo il futuro che noi vogliamo.

11
Dic
08

Quei giovanissimi senza futuro, e la politica sa solo condannarli

dal Manifesto del 10/12/08

Anche i comunisti del Kke contro gli incappucciati figli di una crisi interna

athens1 L’intera Grecia, non solo il suo governo conservatore, sta vivendo uno dei momenti più  difficili nella sua storia contemporanea. Nessuno, o quasi, riesce a capire cosa veramente  stia accadendo in questi giorni per le strade della capitale e degli altri grandi centri urbani.  Quale sia il vero motivo di questa protesta spontanea, di questa guerriglia urbana, che per il  momento ha come protagonisti assoluti i giovani. Quali le cause più profonde che ne hanno  spinti migliaia, alcuni incappucciati, altri a volto scoperto, a scontrarsi per quattro giorni  consecutivi con le forze speciali della polizia. La maggioranza dei greci finora credeva che  chi lancia bottiglie molotov o partecipa a sassaiole faccia parte di un gruppi di anarchici che  operano nei dintorni del quartiere di Exarchia ad Atene. Improvvisamente, in poche ore, le  bottiglie molotov e le manifestazioni violente sono esplose però in tutto il territorio e  addirittura in città che non sono nemmeno sede di atenei. Come mai? si chiedono tutti.
Le dimensioni di questi scontri, che per il momento non hanno il carattere di una vera e propria rivolta, non sono paragonabili né con i «fatti» di Bologna del 1977, ne con gli avvenimenti di Genova nel 2001, per tentare un paragone con l’Italia. Anche se c’è un filo comune che lega ogni «rivolta» contro il potere dello stato e l’establishment, i tempi sono cambiati, diverso è anche lo scontro sociale in un paese come la Grecia, che sta ai margini dell’Unione europea: povero fino a pochi anni fa e con un progresso in vari settori, come quello dell’economia e dell’istruzione, spesso fittizio.
Innanzitutto è troppo generico e in parte sbagliato dire che questi scontri costituiscono la prima reazione, il risultato della crisi economica mondiale. È generico, perché l’economia del paese soffriva già da tempo per la mancanza d’investimenti, le privatizzazioni di enti pubblici, la flessibilità nel mondo del lavoro, che ha fatto crescere ancora di più la già alta disoccupazione, il caro vita, ecc. La Grecia fa parte dell’eurozona, ma sopravvive grazie ad un’ampia economia sommersa. È sbagliata, inoltre, tale considerazione, perché i giovani in «rivolta» sono minorenni oppure studenti universitari e quindi non subiscono, almeno direttamente, le conseguenze della crisi economica. Anzi, sono loro spesso le vittime del consumismo. Negli scontri di Atene c’è anche la «generazione dei 700 euro», ma sono la minoranza.
Quello che fa maggiore impressione è la reazione del mondo della politica. La sorpresa delle prime ore ha dato il suo posto a dichiarazioni banali. Invece di aprire, anche se con ritardo, le vie di un dialogo con i ragazzi, anticipando il mea culpa, i conservatori puntano l’indice contro i volti incappucciati e condanna le violenze. Come se non fossero violenza i licenziamenti a catena di migliaia di lavoratori, il sistema anacronistico e la riforma dell’istruzione promosso dal governo. Un’istruzione, tra l’altro, che a parole è gratuita e obbliga gli studenti a imparare a memoria libri interi se vogliono superare gli esami per entrare nelle università. Come se non fossero violenza le scene di …violenza e le «scariche televisive», gli scandali e la corruzione, il crollo del sistema sanitario, delle pensioni, la perdita di migliaia di giovani dell’età di Alexis ogni anno, a causa di incidenti stradali provocati in strade che non si vedono nemmeno in paesi del terzo mondo.
La compensazione, certo, non giustifica la distruzione immensa per le strade di Atene. Dà, però, un’idea di ciò che vivono altre volte sulla «propria pelle» e altre di riflesso gli studenti greci.Un evento tragico, come la morte di Alexis, non può essere usato come alibi per esercitare una violenza crudele, ha detto ieri il premier greco, promettendo l’applicazione severa della legge. Karamanlis dimostra la mano dura nei confronti dei giovani. Nella stessa lunghezza d’onda, anche se cauto nelle dichiarazioni, anche il leader socialista, Jorgos Papandreou, che ha condannato i disordini e la soppressione dello stato di diritto per colpa dei conservatori. Il gioco politico, il duello bipartitico continua con dichiarazioni ovvie e nessuno pensa nemmeno di porsi la domanda: perché questa protesta? Diversa la posizione della Coalizione della Sinistra, Synaspismos (la nuova sinistra), che tramite il suo leader, Alekos Alavanos, ha difeso i giovani, perché rivendicano una vita migliore. Una dichiarazione che ha provocato la reazione dei comunisti ortodossi, perché, a sentire la segretaria del Kke, Aleka Papariga, il Synaspismos da copertura politica ai volti coperti!
La rabbia degli studenti è dovuta certo all’assassinio di Alexis. Di uno, cioè, come loro, che è stato ucciso dalla mano forte di un poliziotto. L’identificazione era inevitabile, considerando poi che il giovane ucciso non faceva parte di un gruppo politico. Ma l’ira di Atene è dovuta in gran parte alla mancanza di un futuro dignitoso, alla disoccupazione che bussa alle porte, prima ancora di laurearsi, mentre il presente è senza tante vie d’uscita con un livello d’istruzione quasi vuoto e la rottura del rapporto tra studente e insegnante. Per non parlare poi dell’atteggiamento della polizia nei confronti dei giovani. I «face control», i controlli, gli abusi di potere, i maltrattamenti sono all’ordine del giorno in un paese dove lo stato poliziesco, eredità anche questa della destra, ha una lunga tradizione. C’è quindi un retroterra, un sfondo sociale che in Grecia è più evidente che in altri paesi europei.
La dimensione degli scontri è dovuta anche alla mancanza di un piano da parte delle forze della polizia, la quale era «presente – assente». Le forze dell’ordine in assetto antisommossa attaccavano con lacrimogeni, ma era talmente grande il dolore e l’indignazione, così forte il flusso degli studenti che manifestavano spontaneamente, che la situazione era fuori controllo. Inoltre è stato evidente che erano, a sentire i loro capogruppo, in posizione di «difesa», dimostrando così indirettamente le responsabilità politiche del governo per l’uccisione del 15enne. Dall’altra parte, i poliziotti non sono riusciti a difendere non solo i simboli della globalizzazione, banche, McDonald’s, negozi di lusso, palazzi governativi, ma nemmeno le botteghe di gente che già si trovava sull’orlo della chiusura, a causa della crisi economica. Cieca, ma comprensibile era la violenza dei giovani greci, cieca e incomprensibile rimane la reazione della polizia e del governo di Atene.

10
Dic
08

Comunicato del Collettivo autorganizzato universitario di Napoli in merito ai fatti di Atene

 

Ieri mattina abbiamo appreso con sgomento della morte di Andreas Grigoropoulos, 15 anni, ucciso qualche ora prima dalla polizia di Atene.

Sabato 6 dicembre, verso le 22, Andreas si trovava nel quartiere di Exarchia, zona di aggregazione della sinistra antagonista, che paga la sua lunga tradizione di attività politica con il controllo ossessivo e violento delle “forze dell’ordine”. Ad Exarchia girano infatti camionette blindate e corpi d’élite detti “Blue-suits”, specializzati nella repressione dei militanti politici. Ad Exarchia la polizia provoca, tira fuori i muscoli, per fare paura.   
Insieme ad altri suo compagni Andreas aveva deciso di contestare attivamente la militarizzazione del loro quartiere. A mani nude vanno a dire agli agenti speciali che la loro presenza non è gradita, che è una provocazione. Dopo un primo diverbio verbale si passa alle minacce: varie bottiglie e sassi vengono quindi lanciati contro l’autoblindo. 
Due poliziotti, di 37 e 31 anni, scendono dalla macchina ed esplodono prima delle granate stordenti, poi tre colpi di pistola. Uno di questi 
colpisce Andreas al petto. Morirà 15 minuti dopo il trasferimento in ospedale. Poco prima aveva chiamato a casa, dicendo che stava per 
tornare.
Ad Exarchia come altrove la polizia ha il grilletto facile. Ad Exarchia lo Stato mostra il suo vero volto. 
Subito dopo la morte di Andreas decine di camionette sono giunte nel quartiere scontrandosi con i compagni presenti; contemporaneamente molta gente si è radunata davanti all’ospedale di Evangelismos per impedire alla polizia di entrare. Per protestare contro la sua morte migliaia di cittadini sono subito scesi per le strade di Atene, Salonicco, Patrasso, Yannena, Iraklio, Chania, Komotini, Mitilini, Xanthi, Serres, Sparta, 
Alexandroupolis, Volos e Hania, sull’isola di Creta. Ci sono stati altri scontri, e purtroppo altri arresti e feriti. Diverse facoltà sono 
state occupate.
Sotto la pressione popolare, due ministri hanno offerto le dimissioni, che il premier di destra Karamanlis non ha accettato. D’altronde perché avrebbe dovuto? I poliziotti fanno bene il loro mestiere, certo a volte esagerano un po’, ma la morte di un ragazzo è solo un “effetto collaterale”. Si è poi saputo che gli ordini di questi agenti speciali, formati così bene dal punto di vista tattico e politico, sono quelli di rispondere senza esitazione e con tutti i mezzi disponibili a qualsiasi reazione della piazza…
Dalla Grecia all’Italia le “forze dell’ordine” si comportano come se le nostre strade fossero territori occupati. Esaltati, incoraggiati dai Governi 
e dai media, seguendo quelle che ormai sono vere e proprie regole di ingaggio, si premurano di reprimere, terrorizzare, normalizzare, 
chiunque sviluppi una coscienza critica. Intenti a servire gli interessi di un capitalismo sempre più in crisi, al desiderio di libertà e di giustizia sociale rispondono con le armi, provando a soffocare sul nascere ogni dissenso.  
Da noi i movimenti sociali, i lavoratori, gli studenti, i disoccupati, i cittadini intenti a difendere il proprio territorio dalla devastazione ambientale, non dimenticano le manganellate ricevute, le cariche, le teste rotte, le falsificazioni della stampa e delle televisioni. La nostra 
generazione ha conosciuto la violenza delle “forze dell’ordine” nelle strade di Napoli, di Genova, alla Scuola Diaz, alla caserma Bolzaneto. Carlo 
Giuliani, Federico Aldrovandi, Gabriele Sandri hanno pagato con la vita le direttive dei ministri, il clima di terrore fabbricato ad arte, la cieca obbedienza alle logiche di profitto, l’imbarbarimento della vita collettiva, l’arroganza di chi si crede uomo solo perché ha una pistola in mano.
Senza nemmeno quel minimo di decenza che il lutto dovrebbe ispirare, i media già iniziano a fabbricare menzogne: parlano di “molotov lanciate contro la pattuglia”, di “legittima difesa degli agenti”, di “proiettile rimbalzato”, di manifestazioni “violente e contro i diritti umani”… Ecco l’ideologia, l’altra faccia della violenza di Stato. Ma a noi ripugnano queste diversioni: quando la polizia manganella e apre il fuoco non abbiamo dubbi su da che parte stare. E sappiamo cosa dobbiamo fare. Resistere ora, per non essere i prossimi. Chiedere giustizia fino in fondo. Come diceva Brecht, “Fare appello alla sovversione dell’ordine esistente sembra cosa tremenda. Ma quello che esiste non è un ordine. Cercare rifugio nella violenza sembra cosa malvagia.Ma poiché quello che di norma si esercita è violenza, non è niente di strano…”
Esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai compagni greci. E un pensiero forte, commosso e rabbioso ad un compagno che non abbiamo conosciuto, ma la cui vita è stata spezzata troppo presto.
Andreas è vivo e lotta insieme a noi!

COLLETTIVO AUTORGANIZZATO UNIVERSITARIO

09
Dic
08

Atene :Comunicato dal politecnico occupato

The state murders!

atene-2On Saturday December 6, 2008, Alexandros Grigoropoulos, a 15-year old comrade, was murdered in cold blood, with a bullet in the chest by a cop in the area of Exarchia.

Contrary to the statements of politicians and journalists who are accomplices to the murder, this was not an “isolated incident”, but an explosion of the state repression which systematically and in an organised manner targets those who resist, those who revolt, the anarchists and antiauthoritarians.

It is the peak of state terrorism which is expressed with the upgrading of the role of repressive mechanisms, their continuous armament, the increasing levels of violence they use, with the doctrine of “zero tolerance”, with the slandering media propaganda that criminalises those who are fighting against authority.

It is these conditions that prepare the ground for the intensification of repression, attempting to extract social consent beforehand, and arming the weapons of state murderers in uniform!

Lethal violence against the people in the social and class struggle is aiming at everybody’s submission, serving as exemplary punishment, meant to spread fear.

It is part of the wider attack of the state and the bosses against the entire society, in order to impose more rigid conditions of exploitation and oppression, to consolidate control and repression. From school and universities to the dungeons of waged slavery with the hundreds of dead workers in the so-called “working accidents” and the poverty embracing large numbers of the population… From the minefields in the borders, the pogroms and the murders of immigrants and refugees to the numerous “suicides” in prisons and police stations… from the “accindental shootings” in police blockades to violent repression of local resistances, Democracy is showing its teeth!

From the first moment after the murder of Alexandros, spontaneous demonstrations and riots burst in the center of Athens, the Polytechnic, the Economic and the Law Schools are being occupied and attacks against state and capitalist targets take place in many different neighborhoods and in the city centre. Demonstrations, attacks and clashes erupt in Thessaloniki, Patras, Volos, Chania and Heraklion in Crete, in Giannena, Komotini and many more cities. In Athens, in Patission street –outside the Polytechnic and the Economic School- clashes last all night. Outside the Polytechnic the riot police make use of plastic bullets.

On Sunday the 7th December, thousands of people demonstrate towards the police headquarters in Athens, attacking the riot police. Clashes of unprecedented tension spread in the streets of the city centre, lasting until late at night. Many demonstrators are injured and a number of them are arrested.

We continue the occupation of the Polytechnic School which started on Saturday night, creating a space for all people who fighting to gather, and one more permanent focus of resistance in the city.

In the barricades, the university occupations, the demonstrations and the assemblies we keep alive the memory of Alexandros, but also the memory of Michalis Kaltezas and of all the comrades who were murdered by the state, strengthening the struggle for a world without masters and slaves, without police, armies, prisons and borders.

The bullets of the murderers in uniform, the arrests and beatings of demonstrators, the chemical gas war launched by the police forces, not only cannot manage to impose fear and silence, but they become for the people the reason to raise against state terrorism the cries of the struggle for freedom, to abandon fear and to meet –more and more every day- in the streets of revolt. To let the rage overflow and drown them!

STATE TERRORISM SHALL NOT PASS!
IMMEDIATE RELEASE OF ALL THE ARRESTED IN THE EVENTS OF SATURDAY AND SUNDAY (7-8 DECEMBER).

We are sending our solidarity to everyone occupying universities, demonstrating and clashing with the state murderers all over the country.

The Occupation of the Polytechnic University in Athens




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