Archive for the 'internazionale' Category



30
Dic
08

Gaza, Israele: nessuna tregua. Speronata nave pacifista

 I raid, nei cieli di Gaza, non si sono fermati nemmeno nella notte di lunedì. Almeno dieci i morti e 40 i feriti tra i palestinesi da quattro giorni sotto l’assedio israeliano. Due di loro hanno quattordici anni in due. Si chiamavano Lama e Haia Hamadan. Sono state uccise a 10 e a 4 anni da un missile partito da un aereo israeliano sul campo di Beit Hanun: erano a bordo di un «carretto trainato da un asino». Non proprio uno degli obiettivi che l’aviazione di Tel Aviv ha detto di prendere di mira: edifici ministeriali e dei servizi di sicurezza. Ma per Israele la tregua è lontana. L’offensiva, dice, potrebbe andare avanti «per settimane».

Qualsiasi ipotesi di cessate il fuoco, per il governo israeliano, non è proponibile fino a quando la minaccia dei razzi non sarà cessata: l’ultimo ha colpito un soldato israeliano nella base vicino alla Striscia di Gaza: sale così a cinque il numero degli israeliani uccisi dai palestinesi dall’inizio dell’operazione militare. Per contro, ha toccato quota 340 il numero dei morti nella Striscia. L’ Onu ha detto che almeno 57 di loro sono civili, innocenti come le cinque sorelline uccise lunedì durante il raid che ha colpito il campo profughi di Jabaliya, come le due finite sul carretto a Beit Hanun.

La tensione è alle stelle, tanto che, per la prima volta, Israele ha bloccato la nave pacifista di Free Gaza, la Dignity, che da mesi sfida l’embargo israeliano per portare cibo e aiuti nella Striscia. Anche martedì la Dignity avrebbe voluto portare conforto nei Territori assediati. Tra i passeggeri della nave ci sono quattro medici e una tonnellata di materiale sanitario destinato agli ospedali di Gaza. Ma siamo in guerra, e non c’è spazio per le opere buone.

Israele ha speronato la nave, come racconta un giornalista di Al Jazeera che si trova a bordo dell’imbarcazione, quando si trovava al largo delle coste di Haifa. «È stata una nave da guerra della Marina israeliana a speronare la nostra nella parte sinistra della prua – racconta Osman al Buteiry – L’incidente è avvenuto quando eravamo a 90 miglia dalla linea delle acque internazionali di Gaza. Gli israeliani ci hanno intimato di tornare a Larnaka, a Cipro, ma il capitano ha detto di non avere sufficiente carburante a bordo». La Dignity ha iniziato a imbarcare acqua, così come qualsiasi speranza di pace. Poi ha ripreso a navigare verso il Libano.

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11
Dic
08

Quei giovanissimi senza futuro, e la politica sa solo condannarli

dal Manifesto del 10/12/08

Anche i comunisti del Kke contro gli incappucciati figli di una crisi interna

athens1 L’intera Grecia, non solo il suo governo conservatore, sta vivendo uno dei momenti più  difficili nella sua storia contemporanea. Nessuno, o quasi, riesce a capire cosa veramente  stia accadendo in questi giorni per le strade della capitale e degli altri grandi centri urbani.  Quale sia il vero motivo di questa protesta spontanea, di questa guerriglia urbana, che per il  momento ha come protagonisti assoluti i giovani. Quali le cause più profonde che ne hanno  spinti migliaia, alcuni incappucciati, altri a volto scoperto, a scontrarsi per quattro giorni  consecutivi con le forze speciali della polizia. La maggioranza dei greci finora credeva che  chi lancia bottiglie molotov o partecipa a sassaiole faccia parte di un gruppi di anarchici che  operano nei dintorni del quartiere di Exarchia ad Atene. Improvvisamente, in poche ore, le  bottiglie molotov e le manifestazioni violente sono esplose però in tutto il territorio e  addirittura in città che non sono nemmeno sede di atenei. Come mai? si chiedono tutti.
Le dimensioni di questi scontri, che per il momento non hanno il carattere di una vera e propria rivolta, non sono paragonabili né con i «fatti» di Bologna del 1977, ne con gli avvenimenti di Genova nel 2001, per tentare un paragone con l’Italia. Anche se c’è un filo comune che lega ogni «rivolta» contro il potere dello stato e l’establishment, i tempi sono cambiati, diverso è anche lo scontro sociale in un paese come la Grecia, che sta ai margini dell’Unione europea: povero fino a pochi anni fa e con un progresso in vari settori, come quello dell’economia e dell’istruzione, spesso fittizio.
Innanzitutto è troppo generico e in parte sbagliato dire che questi scontri costituiscono la prima reazione, il risultato della crisi economica mondiale. È generico, perché l’economia del paese soffriva già da tempo per la mancanza d’investimenti, le privatizzazioni di enti pubblici, la flessibilità nel mondo del lavoro, che ha fatto crescere ancora di più la già alta disoccupazione, il caro vita, ecc. La Grecia fa parte dell’eurozona, ma sopravvive grazie ad un’ampia economia sommersa. È sbagliata, inoltre, tale considerazione, perché i giovani in «rivolta» sono minorenni oppure studenti universitari e quindi non subiscono, almeno direttamente, le conseguenze della crisi economica. Anzi, sono loro spesso le vittime del consumismo. Negli scontri di Atene c’è anche la «generazione dei 700 euro», ma sono la minoranza.
Quello che fa maggiore impressione è la reazione del mondo della politica. La sorpresa delle prime ore ha dato il suo posto a dichiarazioni banali. Invece di aprire, anche se con ritardo, le vie di un dialogo con i ragazzi, anticipando il mea culpa, i conservatori puntano l’indice contro i volti incappucciati e condanna le violenze. Come se non fossero violenza i licenziamenti a catena di migliaia di lavoratori, il sistema anacronistico e la riforma dell’istruzione promosso dal governo. Un’istruzione, tra l’altro, che a parole è gratuita e obbliga gli studenti a imparare a memoria libri interi se vogliono superare gli esami per entrare nelle università. Come se non fossero violenza le scene di …violenza e le «scariche televisive», gli scandali e la corruzione, il crollo del sistema sanitario, delle pensioni, la perdita di migliaia di giovani dell’età di Alexis ogni anno, a causa di incidenti stradali provocati in strade che non si vedono nemmeno in paesi del terzo mondo.
La compensazione, certo, non giustifica la distruzione immensa per le strade di Atene. Dà, però, un’idea di ciò che vivono altre volte sulla «propria pelle» e altre di riflesso gli studenti greci.Un evento tragico, come la morte di Alexis, non può essere usato come alibi per esercitare una violenza crudele, ha detto ieri il premier greco, promettendo l’applicazione severa della legge. Karamanlis dimostra la mano dura nei confronti dei giovani. Nella stessa lunghezza d’onda, anche se cauto nelle dichiarazioni, anche il leader socialista, Jorgos Papandreou, che ha condannato i disordini e la soppressione dello stato di diritto per colpa dei conservatori. Il gioco politico, il duello bipartitico continua con dichiarazioni ovvie e nessuno pensa nemmeno di porsi la domanda: perché questa protesta? Diversa la posizione della Coalizione della Sinistra, Synaspismos (la nuova sinistra), che tramite il suo leader, Alekos Alavanos, ha difeso i giovani, perché rivendicano una vita migliore. Una dichiarazione che ha provocato la reazione dei comunisti ortodossi, perché, a sentire la segretaria del Kke, Aleka Papariga, il Synaspismos da copertura politica ai volti coperti!
La rabbia degli studenti è dovuta certo all’assassinio di Alexis. Di uno, cioè, come loro, che è stato ucciso dalla mano forte di un poliziotto. L’identificazione era inevitabile, considerando poi che il giovane ucciso non faceva parte di un gruppo politico. Ma l’ira di Atene è dovuta in gran parte alla mancanza di un futuro dignitoso, alla disoccupazione che bussa alle porte, prima ancora di laurearsi, mentre il presente è senza tante vie d’uscita con un livello d’istruzione quasi vuoto e la rottura del rapporto tra studente e insegnante. Per non parlare poi dell’atteggiamento della polizia nei confronti dei giovani. I «face control», i controlli, gli abusi di potere, i maltrattamenti sono all’ordine del giorno in un paese dove lo stato poliziesco, eredità anche questa della destra, ha una lunga tradizione. C’è quindi un retroterra, un sfondo sociale che in Grecia è più evidente che in altri paesi europei.
La dimensione degli scontri è dovuta anche alla mancanza di un piano da parte delle forze della polizia, la quale era «presente – assente». Le forze dell’ordine in assetto antisommossa attaccavano con lacrimogeni, ma era talmente grande il dolore e l’indignazione, così forte il flusso degli studenti che manifestavano spontaneamente, che la situazione era fuori controllo. Inoltre è stato evidente che erano, a sentire i loro capogruppo, in posizione di «difesa», dimostrando così indirettamente le responsabilità politiche del governo per l’uccisione del 15enne. Dall’altra parte, i poliziotti non sono riusciti a difendere non solo i simboli della globalizzazione, banche, McDonald’s, negozi di lusso, palazzi governativi, ma nemmeno le botteghe di gente che già si trovava sull’orlo della chiusura, a causa della crisi economica. Cieca, ma comprensibile era la violenza dei giovani greci, cieca e incomprensibile rimane la reazione della polizia e del governo di Atene.

10
Dic
08

Comunicato del Collettivo autorganizzato universitario di Napoli in merito ai fatti di Atene

 

Ieri mattina abbiamo appreso con sgomento della morte di Andreas Grigoropoulos, 15 anni, ucciso qualche ora prima dalla polizia di Atene.

Sabato 6 dicembre, verso le 22, Andreas si trovava nel quartiere di Exarchia, zona di aggregazione della sinistra antagonista, che paga la sua lunga tradizione di attività politica con il controllo ossessivo e violento delle “forze dell’ordine”. Ad Exarchia girano infatti camionette blindate e corpi d’élite detti “Blue-suits”, specializzati nella repressione dei militanti politici. Ad Exarchia la polizia provoca, tira fuori i muscoli, per fare paura.   
Insieme ad altri suo compagni Andreas aveva deciso di contestare attivamente la militarizzazione del loro quartiere. A mani nude vanno a dire agli agenti speciali che la loro presenza non è gradita, che è una provocazione. Dopo un primo diverbio verbale si passa alle minacce: varie bottiglie e sassi vengono quindi lanciati contro l’autoblindo. 
Due poliziotti, di 37 e 31 anni, scendono dalla macchina ed esplodono prima delle granate stordenti, poi tre colpi di pistola. Uno di questi 
colpisce Andreas al petto. Morirà 15 minuti dopo il trasferimento in ospedale. Poco prima aveva chiamato a casa, dicendo che stava per 
tornare.
Ad Exarchia come altrove la polizia ha il grilletto facile. Ad Exarchia lo Stato mostra il suo vero volto. 
Subito dopo la morte di Andreas decine di camionette sono giunte nel quartiere scontrandosi con i compagni presenti; contemporaneamente molta gente si è radunata davanti all’ospedale di Evangelismos per impedire alla polizia di entrare. Per protestare contro la sua morte migliaia di cittadini sono subito scesi per le strade di Atene, Salonicco, Patrasso, Yannena, Iraklio, Chania, Komotini, Mitilini, Xanthi, Serres, Sparta, 
Alexandroupolis, Volos e Hania, sull’isola di Creta. Ci sono stati altri scontri, e purtroppo altri arresti e feriti. Diverse facoltà sono 
state occupate.
Sotto la pressione popolare, due ministri hanno offerto le dimissioni, che il premier di destra Karamanlis non ha accettato. D’altronde perché avrebbe dovuto? I poliziotti fanno bene il loro mestiere, certo a volte esagerano un po’, ma la morte di un ragazzo è solo un “effetto collaterale”. Si è poi saputo che gli ordini di questi agenti speciali, formati così bene dal punto di vista tattico e politico, sono quelli di rispondere senza esitazione e con tutti i mezzi disponibili a qualsiasi reazione della piazza…
Dalla Grecia all’Italia le “forze dell’ordine” si comportano come se le nostre strade fossero territori occupati. Esaltati, incoraggiati dai Governi 
e dai media, seguendo quelle che ormai sono vere e proprie regole di ingaggio, si premurano di reprimere, terrorizzare, normalizzare, 
chiunque sviluppi una coscienza critica. Intenti a servire gli interessi di un capitalismo sempre più in crisi, al desiderio di libertà e di giustizia sociale rispondono con le armi, provando a soffocare sul nascere ogni dissenso.  
Da noi i movimenti sociali, i lavoratori, gli studenti, i disoccupati, i cittadini intenti a difendere il proprio territorio dalla devastazione ambientale, non dimenticano le manganellate ricevute, le cariche, le teste rotte, le falsificazioni della stampa e delle televisioni. La nostra 
generazione ha conosciuto la violenza delle “forze dell’ordine” nelle strade di Napoli, di Genova, alla Scuola Diaz, alla caserma Bolzaneto. Carlo 
Giuliani, Federico Aldrovandi, Gabriele Sandri hanno pagato con la vita le direttive dei ministri, il clima di terrore fabbricato ad arte, la cieca obbedienza alle logiche di profitto, l’imbarbarimento della vita collettiva, l’arroganza di chi si crede uomo solo perché ha una pistola in mano.
Senza nemmeno quel minimo di decenza che il lutto dovrebbe ispirare, i media già iniziano a fabbricare menzogne: parlano di “molotov lanciate contro la pattuglia”, di “legittima difesa degli agenti”, di “proiettile rimbalzato”, di manifestazioni “violente e contro i diritti umani”… Ecco l’ideologia, l’altra faccia della violenza di Stato. Ma a noi ripugnano queste diversioni: quando la polizia manganella e apre il fuoco non abbiamo dubbi su da che parte stare. E sappiamo cosa dobbiamo fare. Resistere ora, per non essere i prossimi. Chiedere giustizia fino in fondo. Come diceva Brecht, “Fare appello alla sovversione dell’ordine esistente sembra cosa tremenda. Ma quello che esiste non è un ordine. Cercare rifugio nella violenza sembra cosa malvagia.Ma poiché quello che di norma si esercita è violenza, non è niente di strano…”
Esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai compagni greci. E un pensiero forte, commosso e rabbioso ad un compagno che non abbiamo conosciuto, ma la cui vita è stata spezzata troppo presto.
Andreas è vivo e lotta insieme a noi!

COLLETTIVO AUTORGANIZZATO UNIVERSITARIO

09
Dic
08

Atene :Comunicato dal politecnico occupato

The state murders!

atene-2On Saturday December 6, 2008, Alexandros Grigoropoulos, a 15-year old comrade, was murdered in cold blood, with a bullet in the chest by a cop in the area of Exarchia.

Contrary to the statements of politicians and journalists who are accomplices to the murder, this was not an “isolated incident”, but an explosion of the state repression which systematically and in an organised manner targets those who resist, those who revolt, the anarchists and antiauthoritarians.

It is the peak of state terrorism which is expressed with the upgrading of the role of repressive mechanisms, their continuous armament, the increasing levels of violence they use, with the doctrine of “zero tolerance”, with the slandering media propaganda that criminalises those who are fighting against authority.

It is these conditions that prepare the ground for the intensification of repression, attempting to extract social consent beforehand, and arming the weapons of state murderers in uniform!

Lethal violence against the people in the social and class struggle is aiming at everybody’s submission, serving as exemplary punishment, meant to spread fear.

It is part of the wider attack of the state and the bosses against the entire society, in order to impose more rigid conditions of exploitation and oppression, to consolidate control and repression. From school and universities to the dungeons of waged slavery with the hundreds of dead workers in the so-called “working accidents” and the poverty embracing large numbers of the population… From the minefields in the borders, the pogroms and the murders of immigrants and refugees to the numerous “suicides” in prisons and police stations… from the “accindental shootings” in police blockades to violent repression of local resistances, Democracy is showing its teeth!

From the first moment after the murder of Alexandros, spontaneous demonstrations and riots burst in the center of Athens, the Polytechnic, the Economic and the Law Schools are being occupied and attacks against state and capitalist targets take place in many different neighborhoods and in the city centre. Demonstrations, attacks and clashes erupt in Thessaloniki, Patras, Volos, Chania and Heraklion in Crete, in Giannena, Komotini and many more cities. In Athens, in Patission street –outside the Polytechnic and the Economic School- clashes last all night. Outside the Polytechnic the riot police make use of plastic bullets.

On Sunday the 7th December, thousands of people demonstrate towards the police headquarters in Athens, attacking the riot police. Clashes of unprecedented tension spread in the streets of the city centre, lasting until late at night. Many demonstrators are injured and a number of them are arrested.

We continue the occupation of the Polytechnic School which started on Saturday night, creating a space for all people who fighting to gather, and one more permanent focus of resistance in the city.

In the barricades, the university occupations, the demonstrations and the assemblies we keep alive the memory of Alexandros, but also the memory of Michalis Kaltezas and of all the comrades who were murdered by the state, strengthening the struggle for a world without masters and slaves, without police, armies, prisons and borders.

The bullets of the murderers in uniform, the arrests and beatings of demonstrators, the chemical gas war launched by the police forces, not only cannot manage to impose fear and silence, but they become for the people the reason to raise against state terrorism the cries of the struggle for freedom, to abandon fear and to meet –more and more every day- in the streets of revolt. To let the rage overflow and drown them!

STATE TERRORISM SHALL NOT PASS!
IMMEDIATE RELEASE OF ALL THE ARRESTED IN THE EVENTS OF SATURDAY AND SUNDAY (7-8 DECEMBER).

We are sending our solidarity to everyone occupying universities, demonstrating and clashing with the state murderers all over the country.

The Occupation of the Polytechnic University in Athens

09
Dic
08

Grecia: morte per mano della Polizia

scontri-ad-atene1Nel quartiere Exarchia, prospiciente l’università di Atene, nella notte del 6 dicembre la polizia greca ha sparato su un gruppo di giovani. Un sedicenne è stato assassinato.

I poliziotti, entrati in quello che è il quartiere più politicizzato della città, hanno risposto ai fischi di alcuni giovani, sparando in direzione degli stessi: il ragazzo, trasportato all’ospedale, vi è giunto ormai privo di vita. La polizia ha diffuso la notizia, infondata, secondo la quale i poliziotti avrebbero risposto con gli spari perché attaccati da bottiglie incendiarie; in realtà il ragazzo è stato assassinato solo a seguito di uno scontro verbale.

Il grave episodio ha messo a nudo la difficile situazione greca, colpita dalla crisi economica e da un tentativo di riforma dell’università. Le proteste sono subito partite e attualmente il politecnico e altre università di Atene sono state occupate dagli studenti. Contemporaneamente, si sono verificati anche altri scontri fra polizia e cittadini in diverse città greche.

Maggiori informazioni su www.indymedia.org e su Indymedia Atene.

Aggiornamenti: – 9 dicembre: Funerali di Andreas – 8 dicembre: Continuano manifestazioni e scontri
Foto: [1] [2] [3] [4] [5] [6]
Video: [1] [2] [3 video omicidio] [4 Università Politecnico] [5]
Azioni di solidarietà: AmburgoBerlino foto [1] – ZagabriaLondra
Rassegna stampa: [1] [2] [3] [4] [5]
Approfondimenti: Leggi la feauture di Indymedia Atene | IMC Patrasso | Rete Decentralizzata dei Balcani

In Italia: Scritte di solidarietà a Torino | Roma: presidio mercoledì 10 dicembre h.18

02
Ott
08

Volantinaggio per la proiezione del film di Spike Lee a Massa

  

   

Venerdì 3 Ottobre 

il cinema Splendor di Massa 

(davanti alla Stazione Centrale)

 

 proietterà per la prima volta il film “Miracolo a Sant’Anna” del regista Spike Lee, uscito nelle sale italiane il 30 Settembre.

Il film, che narra dell’eccidio a Sant’Anna di Stazzema, riporta come causa del massacro il tradimento di un partigiano. Questo episodio non è mai avvenuto, si tratta di un falso storico, smentito dalla ricerca storica e dalla sentenza del Tribunale Militare di La Spezia del 2007 che conferma che l’eccidio è stato un atto terroristico premeditato, compiuto con la collaborazione dei fascisti locali.

Le vicende, nonostante Spike Lee abbia detto che si è basato su un romanzo, sono narrate in maniera verosimile e nel luogo in cui i fatti sono avvenuti, per questo risultano credibili per il pubblico. E’ verosimile inoltre che gli spettatori al di fuori della zona apuo-versiliese non abbiano mai sentito parlare dell’eccidio e ancor di più possano dare credito a questa versione.
La superficialità con cui la Memoria Storica viene manipolata nella trama fa in modo che, in maniera volontaria o meno, il film vada ad aggiungere un ulteriore tassello nel processo di revisionismo in atto nei confronti della Resistenza, che sempre più viene offesa con la denigrazione dei partigiani e l’equiparazione dei repubblichini.

Per non far passare questa versione invitiamo tutti a partecipare a un volantinaggio informativo prima della proiezione del film

Venerdì dalle ore 18.00 davanti al cinema Splendor

         A.N.P.I. Giovani di Massa

17
Set
08

Subcomandante Marcos. Primo festival mondiale della degna rabbia

 

COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENOCOMANDANCIA GENERALE DELL’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE.
COMMISSIONE SESTACOMMISSIONE INTERGALATTICA DELL’EZLN.
MESSICO

15 E 16 SETTEMBRE 2008

A GLI/LE ADERENTI ALLA SESTA DICHIARAZIONE E ALL’ALTRA CAMPAGNA

A GLI/LE ADERENTI ALLA ZEZTA INTERNAZIONAL:

AL POPOLO DEL MESSICO:

AI POPOLI DEL MONDO:

COMPAGNE E COMPAGNI:

FRATELLI E SORELLE:

Di nuovo rivolgiamo la nostra parola.

Questo vediamo, questo guardiamo.

Questo giunge al nostro udito, arriva al nostro cuore scuro.

I.

Là in alto vogliono ripetere la loro storia.

Vogliono tornare ad imporci il loro calendario di morte, la loro geografia di distruzione.

Quando non ci sradicano dalle nostre radici, le distruggono.

Ci rubano il lavoro, la forza.

Lasciano senza persone, senza vita, i nostri mondi, la terra, le sue acque e tesori.

Le città ci perseguitano ed espellono.

I campi muoiono e ci fanno morire.

E la menzogna si trasforma in governi e l’usurpazione l’arma i loro eserciti e poliziotti.

Nel mondo siamo illegali, clandestini, indesiderati.

Siamo perseguitat@.

Donne, giovani, bambini, anziani muoiono in morte e muoiono in vita.

E là in alto predicano la rassegnazione, la sconfitta, la claudicazione, l’abbandono per quelli in basso.

Qua in basso restiamo senza niente.

Solo rabbia.

Solamente dignità.

Non c’è ascolto per il nostro dolore se non da chi è come noi.

Non siamo nessuno.

Siamo soli e solo con la nostra dignità e con la nostra rabbia.

Rabbia e dignità sono i nostri ponti, i nostri linguaggi.

Ascoltiamoci dunque, conosciamoci.

Che il nostro coraggio cresca e si faccia speranza.

Che la dignità sia di nuovo radice e nasca un altro mondo.

Abbiamo visto ed ascoltato.

Piccola è la nostra voce per fare da eco a questa parola, il nostro sguardo è piccolo per così tanta degna rabbia.

Ancora dobbiamo vederci, guardarci, parlarci, ascoltarci.

Siamo altri, altre, altro.

Se il mondo non ha un posto per noi, allora bisogna fare un altro mondo.

Senza altri strumenti che la rabbia, senza altro materiale che la nostra dignità.

Dobbiamo ancora incontrarci, conoscerci.

Manca quello che manca…

II

A 3 anni dalla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, l’EZLN ha fatto una riflessione collettiva, alimentata dall’orizzonte più ampio di quello che le/i nostr@ compagn@ dell’Altra Campagna in Messico e della Zezta Internazionale nel Mondo ci hanno regalato.

Non è poco quello che abbiamo visto ed ascoltato, a volte direttamente, a volte nelle parole e negli sguardi degli altri, delle altre.

Tanta è la rabbia che abbiamo toccato e tanta la dignità che abbiamo trovato, che pensiamo di essere ancora più piccoli di quello che credevamo.

In Messico e nei 5 continenti abbiamo trovato quello che avevamo intuito quando abbiamo iniziato questo nostro sesto passo: c’è un altro mondo, c’è un’altra strada.

Se la catastrofe che si avvicina si può impedire e l’umanità ha un’altra opportunità, sarà per quest@ altr@ che, in basso e a sinistra, non solo resistono, ma già abbozzano il profilo di un’altra cosa.

Di qualcosa di diverso da quello che succede in alto.

Nell’impossibile geometria del Potere politico, i fondamentalismi si distribuiscono equamente: le destre tornano ultradestre e le sinistre istituzionali mutano nell’impossibile destra erudita. Chi si lamenta sulla stampa progressista del fatto che i fanatici della stampa opposta censurano, distorcono e calunniano il loro capo, a sua volta censura, distorce, calunnia e tace di fronte a qualsiasi altro movimento che non si piega al giudizio del capoccia, e senza pudore distribuiscono condanne ed assoluzioni al ritmo mediatico assurdo. Fanatici di una e dell’altra parte si disputano bugie travestite di verità ed i crimini valgono secondo il tempo mediatico che occupano. Ma tutto questo non è altro che il pallido riflesso di quello che succede nella politica.

Il disgusto di fronte al cinismo e l’incompetenza delle classi politiche tradizionali, si è trasformato in rabbia. A volte questa rabbia persegue la speranza di un cambiamento sulle stesse strade di sempre e si imbatte nella delusione che immobilizza o nella forza arbitraria che soffoca. Il nord confuso e brutale torna alle solite. Quando non fomenta frodi elettorali (come in Messico) promuove, incoraggia e finanzia colpi di Stato (come sta tentando ora in Bolivia e Venezuela). La guerra continua ad essere la sua diplomazia internazionale per eccellenza: Iraq ed Afghanistan bruciano ma, per la disperazione dell’alto, non si consumano.

Le imposizioni di egemonia ed omologazione su scala mondiale, trovano nelle nazioni, nelle regioni e nelle piccole località, gli apprendisti stregoni che tentano l’impossibile ritorno storico ad un passato dove il fanatismo era legge ed il dogma scienza. Nel frattempo, le classi politiche di governo hanno trovato nel mondo del teatro il travestimento adeguato per occultare il loro ingresso nel crimine organizzato.

Stanco di tanta avarizia, il pianeta comincia a presentare l’impagabile conto della sua distruzione. Ma anche le catastrofi “naturali” sono di classe e le sue stragi si fanno sentire soprattutto tra quelli che non hanno niente e non sono nessuno. Di fronte a questo, la stupidità del Potere non ha limiti: milioni e milioni di dollari sono impiegati per fabbricare nuove armi ed installare altre basi militari. Il Potere del capitale non si preoccupa di formare maestr@, medici, ingenier@, ma soldati. Non prepara costruttor@, ma altro distruttori.

E chi si oppone a questo è perseguitat@, incarcerat@, assassinat@.

In Messico in prigione ci sono contadini che difendevano la loro terra (San Salvador Atenco); in Italia sono perseguiti e trattati come terroristi coloro che si oppongono all’installazione di basi militari; nella Francia di “libertà, uguaglianza e fraternità” gli esseri umani sono liberi, uguali e fratelli solo se lo dicono i documenti; in Grecia la gioventù è un vizio da sradicare; ed ancora in Messico, ma ora nella città con lo stesso nome, i giovani sono criminalizzati ed assassinati e non succede niente perché non rientra nell’agenda che in alto dettano quelli di una e dell’altra parte, mentre una consultazione legittima si trasforma nel penoso lavarsi le mani di un capo di governo assassino; nella Spagna della moderna Unione Europea si chiudono giornali e si criminalizza una lingua, il basco, pensando che uccidere la parola uccide chi la inalbera; nell’Asia tanto vicina, alle richieste campagnole si risponde con ingiustizie blindate; nella superba Unione Americana, nata dal sangue di immigranti, si perseguono ed uccidono gli/le altr@ colori che vi lavorano; nel lungo dolore che si chiama America Latina è disprezzato e umiliato il sangue scuro che la sostiene; nel Caribe ribelle, un paese, Cuba, deve sommare alla disgrazia naturale quella di un blocco imperiale che non è altro che un crimine impunito.

Ed in tutti gli angoli della geografia del mondo e tutti i giorni dei loro calendari, coloro che lavorano, coloro che fanno andare avanti le cose, sono spogliati, disprezzati, sfruttati, repressi.

Ma ci sono anche volte, molte, tante, in cui ci strappano il sorriso, in cui le rabbie cercano le proprie strade, nuove, altre. Ed il “no” che si alza non solo resiste, ma comincia a proporre, a proporsi.

Dalla nostra apparizione pubblica, orami quasi 15 anni fa, è stato nostro impegno l’essere ponte affinché le ribellioni passino da una parte all’altra.

A volte ci siamo riusciti, a volte no.

Ora vediamo e sentiamo non solo la ribelle resistenza che, sorella e compagna, continua ad essere al nostro fianco ed incoraggia i nostri passi.

C’è ora qualcosa che prima non c’era, o che non riusciamo a vedere allora.

C’è una rabbia creativa.

Una rabbia che dipinge di tutti i colori le strade del basso e a sinistra nei cinque continenti…

III

Per Tutto Questo, E Come Parte Degli eventi in occasione Del 25 Anniversario Della Nascita Dell’Esercito ZAPATISTA Di Liberazione Nazionale, I 15 Anni Dell’Inizio Della Guerra Contro L’oblio, Il Quinto Anno Delle Giunte Di Buon Governo Ed Il Terzo Anno Dell’Altra Campagna E delLa ZEZTA Internazionale, Gli Uomini, Donne, Bambini Ed Anziani Dell’EZLN invitiamo tutt@ i Ribelli Del Messico E del Mondo AlLa Celebrazione Del

PRIMO FESTIVAL MONDIALE DELLA RABBIA DEGNA

DAL TEMA:

UN ALTRO MONDO, UN ALTRO CAMMINO: IN BASSO E A SINISTRA

CHE SI SVOLGERÀ NELLE SEGUENTI SEDI E DATE:

NELL’ALTRA CITTÀ DEL MESSICO, DISTRITO FEDERAL, I GIORNI 26, 27, 28 E 29 DICEMBRE 2008. NELLA STRUTTURA DELL’ASSOCIAZIONE LOS CHARROS REYES DI IZTAPALAPA, del Frente Popular Francisco Villa Independiente-UNOPII, avenida Guelatao # 50, Colonia Álvaro Obregón, Delegación Iztapalapa, vicino alla stazione Guelatao della metropolitana, dove si terrà l’esposizione. E NEL LOCALE DELLA UNÍOS, calle Dr. Carmona y Valle #32, colonia Doctores, vicino alla stazione Cuauhtemoc della metropolitana, dove si svolgeranno altre attività.

NEL CARACOL DI OVENTIK, CHIAPAS, SEDE DELLA GIUNTA DI BUON GOVERNO “CORAZÓN CÉNTRICO DE LOS ZAPATISTAS DELANTE DEL MUNDO”, I GIORNI 31 DICEMBRE 2008 E PRIMO GENNAIO 2009.

NELLA CITTÀ DI SAN CRISTÓBAL DE LAS CASAS, CHIAPAS, I GIORNI 2, 3 E 4 GENNAIO 2009. NELLA SEDE DEL CIDECI, che si trova s Camino Real de San Juan Chamula s/n, Colonia Nueva Maravilla.

ALCUNI DEI SOTTOTEMI DEL FESTIVAL SARANNO:

.- UN’ALTRA CAMPAGNA

.- UN’ALTRA POLITICA

.- UN’ALTRA CITTÀ

.- UN ALTRO MOVIMENTO SOCIALE

.- UN’ALTRA COMUNICAZIONE

.- UN’ALTRA STORIA

.- UN’ALTRA ARTE E UN’ALTRA CULTURA

.- UN’ALTRA SESSUALITÀ

IL FESTIVAL “UN ALTRO MONDO, UN ALTRO CAMMINO: IN BASSO E A SINISTRA”, AVRÀ LE SEGUENTI CARATTERISTICHE:

1. – Nella sede di Città del Messico sarà installata una grande esposizione nazionale ed internazionale dove ogni lotta, ogni esperienza, ogni rabbia avrà un suo spazio dove potrà mostrare la sua lotta ed il suo coraggio. Affinché tutt@ possiamo guardarli, ascoltarli, conoscerli.

2. – Nella sede in territorio zapatista, la dignità e la rabbia si faranno arte e cultura, musica e canto, perché la ribellione si balla. E con le parole il dolore si farà speranza.

3. – Nella sede a San Cristóbal de las Casas, Chiapas, la parola andrà e verrà per far nascere altre parole e dare forza e ragione alla rabbia.

4.- I gruppi, collettivi ed organizzazioni nazionali ed internazionali che parteciperanno al festival saranno solo quelli invitati per tale scopo. Per questo, la Commissione Sesta dell’EZLN ha avviato consultazioni con organizzazioni politiche e sociali, così come con collettivi e gruppi anarchici e libertari, di comunicazione alternativa, di arte e cultura, di difesa dei diritti umani, di lavoratori e lavoratrici del sesso, con intellettuali attivisti sociali, con ex prigionier@ politic@, tutt@ aderenti alla Sesta Dichiarazione; e con gruppi, collettivi ed organizzazioni di altri paesi, tutt@ parte della Zezta Internazional. Dopo queste consultazioni si stabiliranno i criteri per gli inviti e le regole di partecipazione.

5. – Per le tavole rotonde e conferenze, l’EZLN inviterà organizzatori sociali, pensator@ e dirigenti di progetti anticapitalisti del Messico e del Mondo. La lista degli invitati sarà resa nota in seguito.

6. – Ulteriori dettagli su come pensiamo sarà questo festival della degna rabbia saranno comunicati a tempo opportuno (cioè, quando avremo un’idea approssimativa della faccenda in cui vi stiamo cacciando).

Per ora è tutto.

LIBERTÀ E GIUSTIZIA PER ATENCO!

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comando Generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Subcomandante Insurgente Marcos

Messico, Settembre 2008




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