i nostri interventi al convegno: “Trasformazioni dello Stato e della società: deriva autoritaria e mobilitazione reazionaria”

saluti dell’ANPI giovani:

Come ANPIg ma soprattutto come antifascisti abbiamo ritenuto importante sostenere questo convegno e siamo quindi molto lieti di salutarvi e anzi vi ringraziamo di aver scelto Massa, la nostra città, per questa iniziativa perchè pensiamo che tutta l’attività svolta per arrivare a questo convegno, e il convegno stesso, arricchirà tutti i presenti rafforzando, sviluppando e valorizzando, il lavoro di tutti i presenti.
In secondo luogo perchè pensiamo sia un dovere, non solo difendere la Memoria storica, ma sviluppare tutti gli strumenti necessari a respingere ogni forma di falsificazione della storia e di denigrazione del movimemto partigiano. Da anni infatti proprio per questo abbiamo scelto di spendere le nostre energie all’interno di un’associazione come l’ANPI, non certo priva di contraddizioni, convinti che essa cmq rappresenti un patrimonio culturale da diffondere ma purtroppo oggi anche da difendere.

La nostra città è stata insignita nel 2006 della Medaglia d’oro al valore civile e l’intera provincia fu decorata di quella al valor militare, primo caso in Italia e per molto tempo unico, già nel ’47. A testimonianza di quanto qui si soffrì e si lottò, infatti come molti di voi sapranno qui si fermò per tutto l’inverno ‘44/45 la Linea Gotica, il fronte tra nazisti e alleati:
Massa fu completamente evacuata, i monti alle sue spalle terreno di scontro quotidiano tra partigiani e nazisti, che seguendo la “strategia del terrore” del generale Kesselring ” (gli esempi di Marzabotto e San’Anna di Stazzema sono significativi), mettevano a ferro e fuoco tutte le zone dell’Appennino tosco-emiliano dove era molto forte la presenza delle formazioni partigiane, cercando di spezzare l’alleanza tra guerriglieri e popolazione, decine i paesi dati alle fiamme e centinaia i morti civili, innumerevoli le battaglie e gli scontri armati, per non parlare della fame e dei sacrifici della popolazione tutta.
Nonostante tutto ciò anche qui la malapianta del revisionismo germoglia e proprio il sindaco di uno dei paesi della vicina Lunigiana è il primo firmatario dell’ultima proposta di legge volta ad equiparare partigiani e repubblichini, il ddl 1360. “L’Istituzione dell’Ordine tricolore” (come si chiama) è solo l’ultima di una serie di proposte analoghe, l’ultima ma anche la più preoccupante, per 2 motivi:
-1 la fase storica di evidente espansione della destra politica e culturale del nostro paese, su cui non mi soffermo perché sarebbe argomento troppo lungo e complesso.
– 2 l’altro è il testo, che è di gran lunga il peggiore proposto fin ora. In esso di dice testualmente che “è finalmente possibile la RIMOZIONE COLLETTIVA della Memoria INGRATA di uno scontro che fu militare e IDEALE, ormai lontano, un’eredità AMARA di un passato doloroso”, dato che in modo “coerente con la cultura di pace e PACIFICAZIONE della NUOVA Italia” è giunta l’ora di “superare gli STECCATI IDEOLOGICI” che hanno impedito di “riconoscere i MERITI e il sacrificio di chi consapevolmente ha combattuto per il Tricolore”, cioè quei “giovani, e meno giovani, che cresciuti nella temperie culturale guerriera ed imperiale del ventennio ritennero ONOREVOLE la scelta a difesa del REGIME ferito e languente”.
Questa è la più esplicita tra le proposte di legge avanzate negli anni, ripeto alcune parole : MEMORIA INGRATA, SCONTRO IDEALE, EREDITA’ AMARA, la PACIFICAZIONE, la necessità di superare gli STECCATI IDEOLOGICI, i MERITI di chi lottò per il REGIME.
Fin qui siamo a pieno all’interno dell’argomento della giornata, cioè il revisionismo storico, in nessun altro paese a 60 anni di distanza le ragioni della dittatura vengono rivalutate così sfacciatamente (al massimo è successo il contrario, penso alla Spagna o all’Argentina dove dopo un periodo in cui si era preferito smorzare e non punire con il passare del tempo si va invece alla riscoperta degli orrori di quei regimi che li hanno dominati).
In Italia invece si propone di dare pensione, medaglia e nastrino a coloro che combatterono a fianco di Hitler! Nonostante (sempre cito testualmente) si sia “memori delle distruzioni morali e materiali provocate dal confiltto mondiale” si ritiene sia l’ora di dare un premio a chi vi contribuì consapevolmente, a chi quindi dato che era consapevole possiamo ritenere colpevole..
Il nastrino è tricolore e azzurro: proprio i colori del PdL!
-l’altro motivo è invece più contingente alla scena politica attuale e le sue trasformazioni, serve infatti a creare coesione all’interno dell’elettorato di destra, un’identità anche storica condivisa tra i rampanti manager di forza Italia e i veterani dal cuore nero che ancora votano e militano in AN, insomma la base del PdL.
Ma il termine che mi ha colpito di più è RIMOZIONE COLLETTIVA, con questo mi pare si cerchi addirittura di superare il concetto di revisionismo, riscrivendo una grande storia italiana in cui la I°WW si collega alla II°WW attraverso il fascismo, erede della monarchia e forma di governo cmq stabile che poi al di la delle modifiche formali continua nella Repubblica; e in effetti se trascuriamo le migliaia di antifascisti (la maggior parte dei quali comunisti) che lottarono contro il regime già durante il fascismo (che si noti nella legge nn viene mai nominato), eredi dell’altra storia d’Italia quella che dalle lotte del Risorgimento attraversa i moti anarchici di fine ‘800, quelle delle lotte operaie, sindacali e contro la guerra degli anni ’20, la storia insomma di quegli italiani che ispirati dagli ideali di libertà e pace ma soprattutto giustizia e uguaglianza sociale hanno lottato e lottano per un avvenire migliore e dignitoso per tutti.. bè se non teniamo conto di tutti loro la Resistenza in effetti è durata solo un paio d’anni e si può tranquilla mente sorvolare, è un a breve parentesi della storia d’Italia.
ecco perché oggi questa legge:
-per tagliare i ponti con tutto questo, non solo rivedere e rileggere i fatti, che cmq rimarrebbero ma cancellarli, e rimuovere con essi non solo la memoria ma l’idea stessa che si può lottare, che ci si può opporre, ci si può impegnare in prima persona per trasformare la realtà che ci circonda ma magari non ci piace .. invece oggi si vuol far ricordare agli italiani solo il loro lato di buffoni, ciarlatani e pecoroni pronti ad ossequiare il potente di turno sperando di poter raccattare le briciole che gli cadono dal piatto!
Per contrastare questa logica le nostre iniziative in questi anni seppur modeste e purtroppo insufficienti, ne siamo consapevoli, sono andate spesso in questa direzione, si è creato un coordinamento delle ANPI di costa sul tema del ddl, che circa un mese fa ha realizzato una giornata proprio nel comune di Villafranca dove oltre ad avere come sindaco il primo firmatario del ddl è anche stata posta una targa a memoria del passaggio di Mussolini! Questo coordinamento che si era già attivato in occasione di una altra recente grande bugia mediatica: il film di Spake Lee, ha anche organizzato la presentazione degli atti del convegno sulle Foibe dell’anno passato, ma il lavoro è ancora tanto soprattutto sul piano dell’organizzazione e della collaborazione tra i vari gruppi antifascisti, ambito in cui purtroppo nonostante i vari tentativi non si riesce superare l’unione momentanea che pure ha dato i suoi frutti come nel caso del presidio che bloccò 2 anni fa la presentazione del libro di Ciavardini, quelli alla stazione e alla moschea contro gli attacchi alla moschea e alle aggressioni fasciste.
Il lavoro quindi è tanto ma l’esempio ci insegna a non demordere, ad andare avanti e proprio per questo prima di salutarvi vi volevo comunicare 2 scadenze:
– il 13 giugno per l’anniversario della strage di Forno, dopo la consueta cerimonia istituzionale siete tutti invitati a pranzo al GS
-l’altra è la Festa Antifascista che si terrà dal 28 luglio al 3 agosto, sempre a Forno.
Perchè Forno? Perchè anche questo paese è stato teatro di un eccidio, il 13 giugno del ’44, e ad ancora li si conserva oltre al cippo commemorativo la memoria di Marcello Garosi Tito, comandante della prima formazione partigiana massese, che vi perse la vita poco prima della strage.
In un paese che cerca di costruirsi delle certezze per il futuro distruggendo le certezze del passato noi remiamo contro.. ci difendiamo affondando sempre più saldamente nel terreno della memoria le radici del nostro futuro.
un buon lavoro a tutti.

contributo sul neofascismo:

Parlare oggi di destra radicale significa entrare direttamente in un fenomeno protagonista della scena politica attuale. Significa trovarsi a contatto con movimenti eterogenei, talvolta in contrasto fra loro, le cui dinamiche si intersecano con la destra di governo in maniera complessa e non riconducibile a semplificazioni di sorta.
Il contributo dell’Anpi giovani prova a proporre degli spunti di riflessione azzardando un parallelismo fra il
neofascismo degli anni ’70 e quello attuale. Partendo da una premessa fondamentale: seppure modificate le condizioni sociali,economiche e politiche in Italia, la destra sociale ha caratteristiche che si perpetuano nel tempo individuando nel periodo del ventennio solamente l’apice e la partenza di una ideologia poi piuttosto variegata.

Partiamo da un dato inconfutabile: alcuni dei protagonisti dell’eversione nera degli anni ’70 li ritroviamo oggi, come imbaldanziti da una situazione politica favorevole, molto favorevole. I vari Fiore, Tilgher, Rauti hanno alle spalle una storia di militanza lunga non intralciata dalle numerose vicende giudiziarie delle quali sono stati
protagonisti. Questo per riaffermare l’esistenza di un collegamento se non diretto, quantomeno ideologico fra il neofascismo di allora e quello di oggi.

Una delle caratteristiche essenziali della destra di allora fu l’esistenza come di due fascismi. Uno primariamente anticomunista per la realizzazione di uno stato autoritario in Italia; l’altro fondamentalmente più duro e puro, marcatamente anticapitalista e quindi antiamericano.

La prima parte, che si può incarnare in primo luogo nel MSI, ma anche in Ordine Nuovo aveva l’obiettivo unico di impedire che il decennio di sconvolgimento sociale che attraversò l’Italia in quegli anni, si protrasse. Che il pericolo rosso continuasse ad aggirarsi come uno spettro. Con ogni mezzo necessario. Questa
componente non disdegnava affatto qualsiasi accordo con la borghesia conservatrice, con apparati deviati dello stato, con i servizi segreti americani. In questo quadro si possono inserire i tentativi più o meno
realizzabili di golpe in Italia, da quello ordito da Junio Valerio Borghese, a Gladio, alla P2.
Dopotutto questa componente ideologica poteva contare su governi se non favorevoli, quantomeno disponibili a tutto pur di fermare l’idea di comunismo e di ribellione sociale.

La seconda componente neofascista di allora era al contrario più radicale nelle sue istanze, nelle sue radici e nei suoi militanti. I NAR ad esempio, ma anche Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale. Si mitizzava il periodo del ventennio, si fantasticava una sorta di anticapitalismo da destra, si ricercava la via della rivoluzione fascista, con obiettivo la Grecia dei colonnelli o le dittature dell’America Latina. Sono
queste componenti le più radicali sul piano pratico. Sono quelle degli omicidi e degli scontri di piazza. Sono queste componenti ad essere utilizzate, spesso inconsapevolmente, per il periodo stragista.

In una seria analisi della destra di oggi non possiamo non tener conto dell’esempio di quegli anni
correndo quel rischio d’errore spesso commesso anche da una parte della controcultura militante: di far tutto un calderone da Berlusconi a Forza Nuova considerandoli come un unico nemico e quindi adottando le medesime contromisure.
Ebbene come Anpi giovani siamo convinti che questo sarebbe un errore imperdonabile.

Anche oggi la destra sociale ha caratteristiche variegate che possono però essere ricondotte alla duplice visione di allora. E anche all’interno delle stesse singole forze, le due visioni possono convivere.
Prendiamo ad esempio il movimento che attualmente è più visibile in Italia: Forza Nuova. Essa rappresenta perfettamente il tentativo di far convivere le due anime, anche se, a ben vedere le caratteristiche di questo
movimento sono di un fascismo radicale che si manifesta anche nelle alleanze messe in piedi a carattere europeo con forze come Il British National Party, la NPD tedesca o il Front National di Le Pen.
Forza Nuova ha tentato in passato alleanze elettorali con Berlusconi, ma la perdita di consenso, le accuse di
aver perso il riferimento al ventennio e una malcelata esigenza di violenza di buona parte della sua base, l’hanno spinta a radicalizzare gli obiettivi e (anche se non ufficialmente) le pratiche.
La realizzazione di queste alleanze si inserisce nel quadro culturale della ricerca del mito della Grande Europa,
da costruire come cittadella fortificata per respingere le invasioni dei barbari e vagheggiare la costruzione di una “Gioventù guerriera”.
Questa destra radicale non vuole rapporti con quella del capitale. E molti dei protagonisti delle aggressioni di questi mesi hanno questa volontà. Ovviamente non disdegna il terreno favorevole che il governo gli garantisce, ma nella volontà di trovare risposte identitarie alla crisi attuale si propone come strutturalmente
alternativa al PDL. Vagheggia la necessità di un colpo di stato; e c’è chi ritiene che gli scontri avvenuti a Roma con l’assalto a questure e caserme, dopo l’uccisione del tifoso laziale di due anni fa, sia stata una sorta di prova generale di presa del potere.
Rivoluzione o no, c’è un dato di fatto.
Questa destra sta ottenendo un grosso consenso giovanile e si sta smascherando nella sua virulenza e pericolosità.
Un altro esempio che si potrebbe fare per evidenziare questa duplice visione e mettere in luce come sarebbe un errore ricondurre tutto nel solito alveo, riguarda la nascita di casa Pound Italia.
Ebbene questo movimento nasce l’anno scorso da una componente radicale della fiamma tricolore che imputa al partito di provenienza una sorta di appiattimento sulla dimensione parlamentare. “Troppo rammolliti siete, vi facciamo vedere noi come si fa!”. Il battesimo ufficiale lo possiamo individuare nella manifestazione studentesca di Piazza Navona dello scorso autunno: pratiche fasciste per esigenze di radicalità.

La destra di Berlusconi e Fini e quella di Fiore e Iannone sono diverse. Tuttavia non siamo ingenui nel non vedere che ci sono relazioni, rapporti e in alcuni casi reciproci sostegni. E non siamo ingenui nel non capire che il Capitalismo utilizza la destra più radicale per far passare alcune delle sue misure liberticide.
Tuttavia le differenze sono notevoli ed azzardiamo che la Lega possa incarnare quella cinghia di trasmissione fra le due componenti.

L’Anpi giovani ha molto dibattuto al suo interno sulle motivazioni di questa crescita neofascista e sulle possibili contromisure da adottare. E’ inutile dire che laddove la crisi economico-sociale avanza, se non si propone uno scenario di uscita dalla crisi che parta dalla messa in discussione del capitalismo
attraverso la proposizione di un modello alternativo di società, che sia egualitario e giusto, il rifugio in risposte identitarie e neofasciste e naturale. E anche inutile dire che fenomeni sociali sostanzialmente nuovi per il nostro paese, come l’immigrazione, la crisi industriale, l’antipolitica spingono verso la dinamica della forza di gruppo.
Tuttavia crediamo che ci sia di più. E che tutto parta dalla scomparsa delle grandi organizzazioni di massa
politiche e sindacali e della loro capacità di costituire tessuto sociale e di proporre visioni realizzate di vita alternativa. Che alla radice ci sia anche la grande campagna culturale di criminalizzazione del socialismo come progetto realizzabile.
Ma oggi la situazione è questa.

Come arginarla? E’ chiaro che la soluzione è difficile e non siamo noi ad avercela. Tuttavia almeno di alcuni
punti crediamo non si possa fare a meno. Innanzitutto dell’unità di tutti gli antifascisti quantomeno nelle pratiche di iniziativa comune. E poi nella necessità di penetrare nel tessuto sociale, nelle scuole, nelle fabbriche per tornare a costruire e divulgare cultura antifascista. Cultura di condivisione.
Cultura di appartenenza comune.

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6 novembre 1998-2008: Botte e risposta”

Botte e risposta” era la parola d’ordine che apriva l’imponente corteo del 14 novembre del 1998.

In risposta, alle violenze subite nei locali della questura (minacce, intimidazioni, violenze fisiche) la notte tra il 6 e 7 novembre, i 12 studenti e compagni (due ragazze, dieci ragazzi, tra cui tre minorenni ) dimostrarono fin da subito, la volontà e la determinazione a non far passare sotto silenzio questo grave episodio repressivo.

Presidi, raccolta di firme, sottoscrizioni, volantinaggi per la città, collegio di difesa, incontri con i lavoratori in lotta per il posto di lavoro, manifestazione cittadina e, infine, un anno dopo, un concerto, furono la risposta ampia, organizzata e militante a quella serata di botte, da più parti definita un operazione di stampo cileno.

Nel 2002 gli ultimi interrogatori con il Gip e di seguito l’archiviazione, mentre due degli agenti coinvolti furono trasferiti altrove.

Oggi, a distanza di dieci anni ricordare quei fatti significa riprendere l’insegnamento principale di quell’esperienza: solo la mobilitazione e l’organizzazione garantirono che i tentativi di isolamento, denigrazione e repressione fossero fallimentari. Per raggiungere questo risultato occorre che le persone si mettano in moto, e che gli altri appoggino, sostengano, si riconoscano partigiani di una causa comune.

Quei fatti sicuramente fecero parte di “nuove e più rigorose direttive”, volte ad imporre il “pugno di ferro” in una realtà come la nostra con gravi problemi sociali: crisi occupazionale e disoccupazione crescente, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (si pensi solo alle morti in cava), giovani studenti in fermento.

Le numerose denunce che negli anni scorsi hanno colpito decine di compagni e compagne sono la prova di quanto affermiamo.

Negli ultimi anni la situazione non è sicuramente migliorata: gli studenti sono in lotta contro il progressivo peggioramento della situazione scolastica, ai lavoratori della Tenda del Lavoro, tutt’ora disoccupati, si aggiungono gli operai della Eaton, dell’NCA, dell’Ital Cementi, dell’EVAM e di altre fabbriche.

In questo senso pensiamo che a distanza di dieci anni ricordare questa esperienza significhi principalmente non abbassare la guardia e proseguire con la mobilitazione e la lotta, con la solidarietà e il sostegno, perché ad ogni botta che vogliono assestarci la risposta non si faccia attendere.

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25 sett 2008

“IN RISPOSTA ALLA DESTRA”

COMUNICATO STAMPA – Il giorno 16 settembre su un quotidiano locale, è uscito un comunicato a firma “la Destra” e “Gioventù italiana”, delirante e pericoloso. In esso i due partiti prendono le distanze dalle dichiarazioni di Fini ed affermano un’orgogliosa appartenenza alla storia fascista italiana. In particolare vi è un passaggio inequivocabile: “…noi de “La Destra” e di “Gioventù Italiana” cogliamo l’occasione per far sapere a tutti che noi non cambieremo mai le nostre battaglie, la nostra Storia e i nostri Valori per inseguire il potere. Noi ci sentiamo eredi di quei valori, Dio, Patria e Famiglia, cari al Movimento Sociale Italiano, anziché dichiararci antifascisti ci dichiariamo fermi e intransigenti anticomunisti, rendiamo pieno Onore ai caduti della R.S.I. e rifiutiamo l’analisi così scolastica, riduttiva e generica sul fascismo fatta da Fini e soci…”

L’Anpi giovani di Massa considera queste dichiarazioni come una vera e propria presa di posizione a favore della parte più vergognosa e retriva della storia di questo paese. Ci sentiamo in dovere di ricordare ai suddetti camerati che il nostro paese è uscito da quella triste pagina attraverso una straordinario movimento di popolo, che prende il nome di Resistenza, e che è alla base della nostra costituzione e del vivere civile. E’ stata la Resistenza Antifascista a rappresentare l’unico momento realmente fondante e costruttivo della nostra storia. E’ quell’esempio che va ricordato, anche e soprattutto in un clima politico-culturale che sembra percorrere sempre più la strada dello sdoganamento del fascismo.

La nostra attività è e sarà sempre diretta all’affermazione degli ideali antifascisti contro tutti coloro che fanno della menzogna il proprio credo politico.

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26 agosto 2008

SOLIDARIETA’ AI COMPAGNI DI PIETRASANTA

L’anpi giovani di Massa esprime la sua solidarietà e la sua più totale vicinanza ai compagni di pietrasanta aggrediti al Caffè “La versiliana”.

E’ evidente il salto di qualità che fascisti, più o meno in doppiopetto, stanno tentando di operare, anche nella nostra realtà. E’ altrettanto evidente che occorre un’azione comune di contrasto che parta dalla creazione di coordinamenti antifascisti e che sfoci in attività politiche e culturali.

Da parte nostra ci rendiamo disponibili a partecipare a qualsiasi iniziativa di protesta e a lavorare alla creazione di coordinamenti antifascisti che agiscano nella zona apuo-versiliese.

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25 APRILE 2008

In fondo, non sarebbe poi così difficile festeggiare il 25 aprile: basterebbe essere antifascisti.

L’Anpi giovani di Massa augura a tutti i compagni un 25 aprile di festa, di gioia, di lotta.

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20 febbraio 2008

Torniamo un pò indietro…

Tutti i giorni ricevo uno schiaffo.

Il primo giorno ci resto male, ma decido per questa volta di lasciar correre.

Il secondo giorno penso: ”Ma se non ho reagito ieri…”. E non mi oppongo.

Il terzo giorno quasi non ci faccio più caso.

Dopo una settimana ne ricevo due. ”Che cosa vuoi che cambi, se fino ad ora ne ho comunque preso uno?”

Dopo un mese sono tre, poi quattro, poi cinque, ma quando ormai decido di reagire è tardi: non mi reggo più in piedi.

Sabato 22 Dicembre un gruppo di antifascisti ha deciso di non far passare sotto silenzio un’iniziativa promossa da AN, Fiamma Tricolore, Azione Giovani, che avrebbe costituito un tassello nel processo di lenta erosione attuato ai danni dell’antifascismo.

L’Amministrazione comunale aveva individuato in una sala del palazzo di P.zza Mercurio in cui ha sede l’ANPI, sopra le teste dei partigiani, un luogo adatto dove svolgere la presentazione del libro Strage all’italiana che si propone di riabilitare la figura del neofascista Ciavardini. L’ avvocato Cutonilli, scrittore, nel volume vuole dimostrare l’innocenza del suo assistito rispetto alla strage alla stazione di Bologna. Pur non essendo dimostrata la sua colpevolezza per quel reato, Ciavardini, oltre ad esser condannato per altri due omicidi, faceva parte dello stesso gruppo, i NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari), che ha preso parte alla organizzazione materiale della strage e per la quale due suoi militanti sono stati condannati.

La situazione di quel giorno, a Massa, per alcune circostanze, assomiglia a quella dei fatti del 30 Giugno 1960, quando il MSI decise di convocare il suo quinto congresso a Genova. Come nel caso di Genova, città decorata alla Medaglia d’Oro alla Resistenza e da cui era partita l’insurrezione del 25 Aprile, la scelta del luogo è stata provocatoria anche a Massa. I missini di allora avevano scelto come luogo un teatro vicino al Sacrario dei Caduti, quelli di oggi il palazzo sede dell’ANPI.

Nei giorni precedenti il 22 Dicembre è iniziata una discussione tra gli antifascisti militanti sulla necessità di far emergere e porre all’attenzione di cittadinanza e istituzioni la natura del messaggio sottostante a quella iniziativa, che ci ha trovato compatti nel dire che sostenere un personaggio come il neofascista Ciavardini significa, da parte di partiti rappresentati istituzionalmente non voler prendere le distanze dal fascismo e dalle sue riproposizioni.

La voglia di smascherare questo intento e la volontà di reagire l’indifferenza dell’ Amministrazione, che non ha cambiato sede alla presentazione nonostante le nostre sollecitazioni, ci ha portati il 22 Dicembre nel primo pomeriggio in piazza Mercurio, con lo scopo di tenere aperta la sede dell’ ANPI. All’arrivo dei fascisti in corteo con striscione e bandiere nere, la reazione è stata spontanea e unanime: ci siamo uniti a proteggere il seme dell’antifascismo. Per tutto il pomeriggio siamo rimasti in maniera inamovibile nella nostra posizione. Fin quando le istituzioni competenti, spinte da questo gesto, hanno deciso di revocare la sala. Una differenza rispetto al 1960, quando in centomila manifestarono, è sicuramente quella che molti si sono abituati agli schiaffi, che gli ideali si sono affievoliti e gli spiriti atrofizzati, che la poca attenzione prestata da parte delle istituzioni ha portato a far passare come tollerabile ciò che non lo è, che troppi trovano importante difendere la memoria storica solo in giorni prestabiliti e non si indignano più quando questa stessa quotidianamente viene calpestata. Nel 1960 l’ANPI nazionale incitava alla lotta intransigente contro il proposito restauratore. Ad oggi l’ANPI sez. di Massa ci condanna per non aver fatto svolgere la presentazione riferendo ai giornali che quest’ultima solamente era inopportuna per motivi di carattere ambientale, non per i contenuti. Il giornale ufficiale dell’ANPI “Patria indipendente” (numero del 28/11/2004) riferendosi all’impedito svolgimento del congresso a Genova nel 1960 recita anche una proposta, a suo dire “conciliante” viene sdegnosamente respinta dagli antifascisti. Si sarebbe trattato di spostare il Congresso del MSI in un Teatro nell’estremo levante della città e, un comizio della Resistenza sul piazzale dell’autostrada, al lato opposto, nel ponente della città … La Resistenza non poteva accettare tale soluzione trappola. E non la accettò. Continuando nel paragone c’è da dire che in altra sede e in altra data purtroppo invece il libro a Massa dai fascisti è stato presentato. L’autore nello stesso articolo dice che il voler gestire al solito modo la protesta di missini e antifascisti non è stato altro che un anticipo di quello che negli anni successivi sarebbe stato lo schema della teoria degli “opposti estremismi”, teoria del tutto confermata dall’episodio di Massa in cui gli antifascisti sono stati lasciati soli da più parti, equiparati ai fascisti e giudicati appunto come violenti. La nostra protesta si è dovuta svolgere in modo eclatante anche grazie a questa mancanza di coraggio e all’indifferenza, che è parte di quello che come antifascisti cerchiamo di combattere, perché continuare a tralasciare di prendere una posizione contribuisce al continuo legittimarsi di atteggiamenti fascisti. Agli organi istituzionali e a tutti coloro che non trovano nel nostro gesto una doverosa ribellione proponiamo come esempio la risposta data dal futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini a chi attaccava il dissenso espresso nel 1960:

La polizia sta cercando i sobillatori di queste manifestazioni (…) non abbiamo nessuna difficoltà ad indicarglieli. Sono i fucilati del Turchino, di Cravasco, della Benedicta, i torturati della casa dello studente.

———————————–

10 gennaio 2008

ALLEANZA NAZIONALE: LA VERGOGNA DI UNA SCELTA

Il 22 dicembre AN e i suoi giovani in collaborazione con il partito Fiamma Tricolore, che non ha mai preso le distanze dalla sua matrice fascista, voleva presentare il libro “Strage all’italiana” in piazza Mercurio al piano superiore della sede ANPI di Massa!

L’iniziativa però non si è svolta perchè la presenza di un folto numero di compagni ha indotto l’amministrazione, seppur tardivamente, ad indicare loro un’altra sede, più consona, ma che gli organizzatori hanno rifiutato… Perchè? Perchè chiaramente la scelta della sede non era casuale ma una provocazione premeditata alla memoria storica della nostra città operata dagli stessi che chiedono la chiusura dell’associazione partigiani.

Oggi viene riproposta la stessa iniziativa ma in una sede diversa..

non diversa è la nostra indignazione!

La presentazione di questo libro fa parte di una campagna più vasta portata avanti dalla destra italiana (su tutti Alleanza Nazionale) che nascondendosi dietro ad un caso mira a non prendere le distanze da un’operazione che fra stragi ed omicidi ha provocato in Italia centinaia di morti: la strategia della tensione! di cui l’eversione nera è stata una dei principali protagonisti! Significa legittimare l’attività politica dei gruppi terroristi dell’estrema destra. Significa individuare un simbolo, da difendere e idolatrare, per spostare l’attenzione e far calare il sipario su una storia i cui responsabili sono tutti da trovare…Comunque da tutti i riscontri delle indagini, compresi i depistaggi attuati da Licio Gelli, i NAR sono considerati un punto di snodo di questa strategia per attuare uno spostamento dell’Italia verso destra con un golpe strisciante. Non sono i soli colpevoli è vero: ad aiutarli c’erano rappresentanti di governo e servizi segreti (in buona parte iscritti alla P2) e la CIA che li finanziò e favorì per non permettere l’accesso al governo dei comunisti in Italia secondo la teoria: “Destabilizzare per stabilizzare”

In 4 anni di attività i NAR hanno commesso 33 omicidi (senza considerare la strage di Bologna)! E il “povero” Ciavardini, prima di quella condanna, aveva già accumulato 23 anni di reclusione per altri omicidi! Crediamo che questi pochi dati dimostrino abbastanza bene la natura del personaggio gettando un’inquietante ombra sulla natura dell’iniziativa e di chi la promuove: Alleanza Nazionale svela la sua vera natura! Non basta che un partito sia rappresentato istituzionalmente perché gli scopi che persegue siano da considerare accettabili e democratici, bisogna vigilare e opporsi rispetto al dilagare di idee razziste e omofobe e ai partiti che le promuovono. Per tutti coloro che non accettano lezioni di democrazia, da chi ha eretto a proprio simbolo chi la democrazia ha provato a schiacciarla con le armi:

Sabato 12 ore 16 davanti al Teatro Guglielmi di Massa
COORDINAMENTO ANTIFASCISTA

———————————–

22 dic 2007

COMUNICATO STAMPA

Ancora una volta il Sindaco Neri, che ieri non si è neanche presentato in piazza Mercurio, ha dimostrato di non essere in grado ne di prendersi le sue responsabilità ne di rappresentare la memoria storica di una città Medaglia d’oro alla Resistenza. Da almeno due giorni infatti egli era a conoscenza della situazione ma non se ne è preoccupato, così che è stato necessario presidiare la sede ANPI per un pomeriggio intero prima che si decidesse a revocare l’utilizzo della sala di Palazzo Bourdillon all’iniziativa promossa dall’MSI, cioè di quegli stessi che chiedono lo scioglimento dell’Associazione dei Partigiani che in quel edificio ha la propria sede. D’altro canto va sottolineato come gli stessi organizzatori abbiano dimostrato quanto fosse strumentale e provocatoria la loro richiesta, infatti nonostante già dalla mattina l’Amministrazione avesse messo a loro disposizione il Teatrino dei Servi essi l’hanno rifiutato. Gli stessi che mentre si lamentano per i loro diritti negati si scordano di dire che colui che ha ferito con una bottiglia un giovane dell’UDS è un loro simpatizzante probabilmente allontanatosi scontento da piazza Mercurio per inneggiare all’antisemitismo.
L’ANPI giovani di Massa nel ringraziare tutte le altre forze e persone che ieri con la loro presenza hanno permesso di risolvere nel migliore dei modi la situazione invita tutti a partecipare al presidio di domani pomeriggio, dalle ore 15 davanti al Teatro Guglielmi, per portare la nostra solidarietà al ragazzo ferito ma soprattutto per ribadire che a Massa non accetteremo mai chi inneggia al fascismo o alla discriminazione di qualsiasi tipo, razziale o sessuale che sia.


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