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07
Ott
08

Lettera aperta dei migranti ai cittadini di Pianura

 

Ai cittadini di Pianura

Siamo immigrati e rifugiati che vivono in questo quartiere. Alcuni da molti anni, serenamente.
Lavoriamo duramente, nei cantieri e altrove, alzandoci alle 5 del mattino, spesso sfruttati e malpagati. Lo facciamo per sostenere le nostre famiglie, così come tanti altri meridionali, in un passato più o meno vicino, lo hanno fatto in Germania, nel Nord Italia, negli Stati Uniti.
Molti tra noi vivono in via dell’Avvenire. Case non adeguate a una vita dignitosa, ma pur sempre un tetto sulla testa. Questo perchè il comune di Napoli e la regione Campania non hanno costruito finora politiche di accoglienza adeguate, come sarebbe necessario. Perciò da anni conduciamo una lotta per migliorare la nostra situazione abitativa.

Noi non siamo certo legati alle pietre del cortile di via dell’Avvenire, né naturalmente vogliamo impedire che dei soldi stanziati per il centro storico di Pianura possano essere usati per la sua riqualificazione (altra cosa però sarebbe scoprire che chi ha guidato in queste settimane un’autentica aggressione contro di noi è mosso dall’interesse di dirottare questi soldi verso amici suoi…).
Difendiamo però il nostro diritto a una vita degna come tutti e quindi difendiamo le nostre case in via dell’Avvenire finchè non avremo trovato una solzione adeguata.
Quello che non è assolutamente accettabile è che qualcuno abbia utilizzato una qualunque motivazione per condurre una campagna di aggressione violenta e razzista contro di noi!
Ci hanno tagliato la luce, hanno sabotato i tubi dell’acqua (e nelle case abita anche una donna che ha appena partorito…), alcuni ragazzi sono stati vigliaccamente aggrediti a bastonate o a sassate mentre tornavano dal lavoro. Sui muri sono comparse scritte da Ku Klux Klan tipo “NEGRI MORTI”.
Alcune decine di persone hanno tentato di organizzare una vera e propria trappola per scacciarci dalle case mercoledì, durante la partita Napoli-Palermo. Li guidava un noto consigliere regionale di AN, Pietro Diodato, che già l’anno scorso aveva guidato un blitz anti-immigrati.
E questi atti continuano!
Questo non può essere accettato e riguarda tutti, non solo gli immigrati di via dell’Avvenire. Riguarda tutti i cittadini e gli uomini liberi di Pianura e di Napoli. Perchè quando si decide che l’esistenza di un altro uomo non ha valore, che può essere calpestata per il proprio interesse, allora domani può succedere a un altro e poi a un altro ancora… Lo possono fare anche a te che leggi questa lettera. Noi siamo in piazza oggi per dire a questa gente che “non abbiamo paura”!

Comunità immigrati di Pianura

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03
Gen
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UN ULTRÀ DI NOME FIDANZA

GLI STRETTI RAPPORTI TRA ALLEANZA NAZIONALE, GLI “IRRIDUCIBILI” DELL’INTER E I NEONAZISTI DI CUORE NERO

Saverio Ferrari  –  redazione Osservatorio Democratico  –  22/11/2007

 

Hanno prima assaltato il commissariato di polizia in via Novara, poi si sono diretti alla sede della Rai in corso Sempione, terminando a tarda sera in piazza Duomo. Più che una manifestazione, una scorribanda squadrista nel corso della quale sono stati lanciati sassi, bottiglie e fumogeni, ma soprattutto aggrediti giornalisti, cameraman, dipendenti dell’Atm e vigili urbani.

Questo il bilancio del corteo organizzato da alcune centinaia di ultrà dell’Inter, dopo la sospensione della partita l’11 novembre scorso a seguito dell’uccisione di Gabriele Sandri, tifoso laziale, colpito da un proiettile sparato ad altezza d’uomo da un agente di polizia nei pressi di Arezzo.

In testa, a tirare il gruppo da San Siro al centro di Milano, quelli di Cuore nero e una ventina di Irriducibili dell’Inter, una delle frange più violente e fasciste della curva. Con loro anche una decina di “camerati” laziali di Roma. Alla fine del raid, in piazza Duomo, l’incontro, quasi per festeggiare, con una quarantina di Viking della Juve di ritorno da Parma e un folto gruppo di Guerrieri ultras del Milan, con Alessandro Pozzoli, detto “Peso”, dirigente nazionale di Azione giovani, Luca Cassani, detto “Kassa”, de “I camerati”, una sorta di coordinamento delle diverse realtà del neofascismo milanese, e Marco Clemente, un tempo in Forza nuova ora in Alleanza nazionale, dirigente della fondazione Nuova Italia collegata ad Alemanno.

Nel primo tratto del corteo, tra inni al Duce e mimetiche con la croce celtica, ancora incerto sul da farsi (inizialmente era pure circolata la proposta di assaltare un campo rom o di “distruggere” un centro sociale), anche il capogruppo in consiglio comunale di Alleanza nazionale Carlo Fidanza. “Quando è partito il primo sasso” – ha dichiarato – “sono andato via”. “Sono contro la violenza” – ha continuato – “volevo capire i motivi della protesta. Non c’è niente di male se un politico assiste a un episodio grave. È anche una forma di vigilanza”. Non dubitando della sua buona fede, speriamo ora si metta a disposizione degli inquirenti per individuare i responsabili di questi atti di violenza. I primi arresti sono già scattati martedì mattina. Ma non accadrà, ne siamo certi. La sottocultura tipica degli ultrà non glielo consentirebbe: con gli “sbirri” non si parla! Più probabilmente, nel caso di una sua testimonianza, dirà di non aver riconosciuto nessuno. Eppure quelli con cui ha sfilato li conosce benissimo: rappresentano una parte più che consistente del suo patrimonio elettorale. Che da lì siano arrivati molti dei voti con cui è stato eletto in consiglio comunale non è certo un mistero per nessuno. In questi mesi, da quando il progetto di Cuore nero ha tentato di insediarsi a Milano, Carlo Fidanza ha sicuramente rappresentato per loro un fondamentale riferimento politico e istituzionale. Ha anche promesso una nuova sede, dopo l’incendio dei locali in fondo a viale Certosa nell’aprile scorso, magari di proprietà comunale. Quest’ultimo grave episodio non fa che confermarlo. Ma d’altro canto i rapporti che Alleanza nazionale intrattiene con i gruppi del neofascismo organizzato a Milano non sono circoscrivibili solamente a qualche suo isolato esponente. Altro che svolte! Il 1° novembre scorso al Cimitero maggiore, tra reduci repubblichini e bandiere con il fascio littorio, sono comparse infatti figure di primo piano del partito di Gianfranco Fini, come Franco Maria Servello, già federale dell’Msi negli anni Settanta, poi senatore, e Umberto Maerna, il segretario cittadino, sorpreso con il braccio teso nel saluto romano. Tutti in linea con i dettami di Ignazio La Russa, leader incontrastato in Lombardia, che ancora il 25 aprile scorso dichiarava che lui, nel giorno della Liberazione, è solito recarsi al campo X per rendere omaggio ai caduti di Salò, dove, è bene ricordare, sono sepolte le spoglie di un certo numero di Ss, di Francesco Colombo, il fondatore della legione Muti che formò il plotone di esecuzione per fucilare i quindici martiri in piazzale Loreto nell’agosto del 1944, di Alessandro Pavolini, il comandante delle Brigate nere, oltre ad alcuni torturatori della banda Koch.

Alleanza nazionale, il partito dell’“ordine” e della “tolleranza zero”, a Milano si confonde dunque con gli ultrà da stadio e i neonazisti di Cuore nero, i cui principali promotori sono già stati condannati per istigazione all’odio razziale, violenza e stupefacenti. Una doppia identità. Una sorta di riedizione, cara all’Msi, dell’uso combinato di “manganello e doppiopetto”. La storia non passa mai, come quando Carlo Fidanza dichiara alla stampa: “In curva non canto mai faccetta nera”. Semplicemente perché gli piace cantarla altrove.




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