Posts Tagged ‘palestina

30
Dic
08

La vergogna di Israele. Nessuna equidistanza, a morte il sionismo!

In Palestina è in atto una vera e propria pulizia etnica. Organizzata e sistematizzata. Ma soprattutto accettata passivamente e giustificata dai paesi occidentali e dalle loro vergognose rappresentanze, siano esse conservatrici o progressiste.

E’ un massacro che ha fatto centinaia di vittime, che colpisce in maniera indiscriminata, che attacca un governo legittimamente eletto.

Basta con l’eterna bugia della “sicurezza d’Israele”! Basta con l’occupazione! Ai Palestinesi la loro terra!

Anpi Giovani di Massa

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30
Dic
08

Gaza, Israele: nessuna tregua. Speronata nave pacifista

 I raid, nei cieli di Gaza, non si sono fermati nemmeno nella notte di lunedì. Almeno dieci i morti e 40 i feriti tra i palestinesi da quattro giorni sotto l’assedio israeliano. Due di loro hanno quattordici anni in due. Si chiamavano Lama e Haia Hamadan. Sono state uccise a 10 e a 4 anni da un missile partito da un aereo israeliano sul campo di Beit Hanun: erano a bordo di un «carretto trainato da un asino». Non proprio uno degli obiettivi che l’aviazione di Tel Aviv ha detto di prendere di mira: edifici ministeriali e dei servizi di sicurezza. Ma per Israele la tregua è lontana. L’offensiva, dice, potrebbe andare avanti «per settimane».

Qualsiasi ipotesi di cessate il fuoco, per il governo israeliano, non è proponibile fino a quando la minaccia dei razzi non sarà cessata: l’ultimo ha colpito un soldato israeliano nella base vicino alla Striscia di Gaza: sale così a cinque il numero degli israeliani uccisi dai palestinesi dall’inizio dell’operazione militare. Per contro, ha toccato quota 340 il numero dei morti nella Striscia. L’ Onu ha detto che almeno 57 di loro sono civili, innocenti come le cinque sorelline uccise lunedì durante il raid che ha colpito il campo profughi di Jabaliya, come le due finite sul carretto a Beit Hanun.

La tensione è alle stelle, tanto che, per la prima volta, Israele ha bloccato la nave pacifista di Free Gaza, la Dignity, che da mesi sfida l’embargo israeliano per portare cibo e aiuti nella Striscia. Anche martedì la Dignity avrebbe voluto portare conforto nei Territori assediati. Tra i passeggeri della nave ci sono quattro medici e una tonnellata di materiale sanitario destinato agli ospedali di Gaza. Ma siamo in guerra, e non c’è spazio per le opere buone.

Israele ha speronato la nave, come racconta un giornalista di Al Jazeera che si trova a bordo dell’imbarcazione, quando si trovava al largo delle coste di Haifa. «È stata una nave da guerra della Marina israeliana a speronare la nostra nella parte sinistra della prua – racconta Osman al Buteiry – L’incidente è avvenuto quando eravamo a 90 miglia dalla linea delle acque internazionali di Gaza. Gli israeliani ci hanno intimato di tornare a Larnaka, a Cipro, ma il capitano ha detto di non avere sufficiente carburante a bordo». La Dignity ha iniziato a imbarcare acqua, così come qualsiasi speranza di pace. Poi ha ripreso a navigare verso il Libano.

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14
Mag
08

La paura mangia l’anima

venerdì 16 Maggio alle ore 21, nella Sala di rappresentanza del Comune di Carrara

incontro con il poeta israeliano Aharon Shabtai ed il politico palestinese, già deputato al parlamento italiano, Alì Rashid

In occasione del 60° anniversario della nascita dello Stato d’Israele abbiamo voluto ricordare, con un ciclo di films, “ La storia dei vinti”, la situazione in Palestina , ricordare, anche e non solo, che questa data è vissuta da milioni di palestinesi come al nakba, la catastrofe, che portò esilio e perdita di tutto: l’altra faccia di una “storia bifronte”, ha scritto Isabella Camera D’Afflitto.

Purtroppo, dopo un periodo, all’inizio degli anni 90, all’epoca della conferenza di Madrid, in cui sembrava che finalmente la diplomazia internazionale mettesse in agenda la pace in quel territorio, la situazione è peggiorata e come tutte le ferite non curate, non solo la ferita si è approfondita, ma ha rischiato e rischia di infettare tutta la zona e lo stesso popolo israeliano rischia di perdere molto, in democrazia e speranza.

Di contro, in Europa e in Italia, la percezione dell’occupazione militare da parte di uno Stato di un territorio che non gli appartiene, dell’umiliazione quotidiana di un intero popolo prigioniero in casa propria, dello scontro e delle sofferenze di chi cerca di guadagnare la libertà, si è affievolita ed è stata sostituita dall’enfasi dello scontro contro il terrorismo, dalla guerra di religione, dalla guerra di civiltà.

L’undici settembre ha funzionato, per usare l’immagine di Naomi Klein, come un elettroshock: ha fatto tabula rasa delle convinzioni, delle sicurezze delle persone, insinuando la paura nelle loro menti. Inizia la guerra preventiva, siamo tutti chiamati, disposti o no, alla difesa dell’Occidente e del suo sistema di vita, lasciando sul terreno come prime vittime libertà, diritti, solidarietà e dialogo.

Noi insistiamo: venerdì 16 Maggio alle ore 21, nella Sala di rappresentanza del Comune di Carrara ci sarà l’incontro con il poeta israeliano Aharon Shabtai ed il politico palestinese, già deputato al parlamento italiano, Alì Rashid .

Chiediamo, per curiosità, a chi, con interpellanze in Consiglio Comunale, esige che l’Assessore alla Cultura non dia più il patrocinio a tali iniziative, visto che si indigna per il boicottaggio della Fiera del libro di Torino, se cinema e poesia rientrino o no nella definizione di cultura: forse, essendo così contrari al relativismo culturale, in linea con gli On. Fini e Calderoli, l’unica cultura che bisogna riconoscere è la loro.

Comitato di sostegno al popolo palestinese

Le schede

Alì Rashid è un diplomatico palestinese naturalizzato italiano. È laureato in Scienze politiche. È stato segretario nazionale dell’ Unione degli Studenti palestinesi (GUPS), ha fatto parte dell’Unione generale degli scrittori e giornalisti palestinesi e, dal 1987, è Primo Segretario della Delegazione Palestinese in Italia.È da tempo impegnato in una lotta a cavallo tra l’Europa e il Medio Oriente per la cessazione del conflitto armato nella questione palestinese e per la conclusione della controversia nel rispetto dei diritti dell’uomo e delle risoluzioni dell’ONU.Alle elezioni del 2006 si è candidato alla Camera nella circoscrizione XIII (Umbria) con Rifondazione Comunista ed è stato eletto deputato.

Aharon Shabtai è nato nel 1939 ed è considerato uno dei poeti contemporanei più importanti in Israele. Per le sue traduzioni dei Tragici, dal greco classico all’ebraico moderno, gli fu attribuito nel 1993 il Premio del primo ministro israeliano. Era il periodo del processo di pace di Oslo e Aharon Shabtai credeva che il governo fosse intenzionato a fare la pace con i palestinesi. Accettò l’ambìto riconoscimento. Nel 2003 è uscita la traduzione inglese del volume intitolato J’Accuse, vincitore del premio del PEN American Center. Richiamandosi alla famosa lettera in cui Emile Zola denunciava l’antisemitismo del governo francese durante l’affare Dreyfus, in J’Accuse Shabtai accusa il suo Paese di crimini contro l’umanità, rifiutando di abbandonare la sua fede nei valori morali della società Israeliana e di tacere di fronte agli atti di barbarie. Qualche settimana fa il poeta, uno dei più famosi nello Stato ebraico, ha declinato l’invito rivoltogli a partecipare al Salone del libro di Parigi.

08
Mag
08

Lettera aperta a tutte le Anpi d’Italia

Chi non si schiera si è già schierato

Sono finite da pochi giorni le celebrazioni per il 63° anniversario della Resistenza, ma noi vogliamo ricordarne una, quella di 33 anni fa, tenuta pressa l’Università degli Studi di Padova dove si affermava che “l’altro aspetto della Resistenza è, infatti, la sua universalità. Non si può celebrare una particolare Resistenza storica senza celebrare insieme ogni altra Resistenza, tutte le Resistenze passate e in atto, quelle che gloriosamente segnano un nuovo destino di libertà dei popoli che questo destino hanno pagato, seminando ogni angolo della terra di morti per giungere ad un’alba di giusta pace, e quelle che ancora duramente e tra mille sacrifici si aprono anche oggi, ogni giorno, ogni notte, sotto le raffiche della violenza liberticida, un cammino verso ancora lontani porti di pacificate famiglie e di focolari sognati nella luce di una inesausta speranza umana”.

Tra poco, esattamente l’ 8 Maggio si aprirà a Torino la Fiera del Libro che avrà come “ospite d’onore” Israele, una scelta che ci sembra in linea con l’affermazione fatta nel 1969 da l’allora primo ministro Golda Meir “Non è che in Palestina c’era un popolo palestinese che si considerava tale, e noi siamo arrivati e gli abbiamo sottratto la sua terra: esso semplicemente non esisteva”.

La Palestina invece esisteva, come esisteva ed esiste tutt’oggi il suo popolo anche senza terra, un popolo che nell’anno in cui Israele pretende di festeggiare la sua nascita, nel ’48, ricorda quella data come l’inizio della Nakba, il disastro, la catastrofe, l’apocalisse, termine per indicare proprio quell’insieme di eventi che determinarono la loro dispersione e la creazione dello stato di Israele in terra di Palestina. Forse nessun altro termine può indicare con la dovuta precisione e intensità le sorti di questo popolo la cui tragedia continua ancora oggi. Per occultare la cacciata di un popolo intero, si è ricorsi a termini come “partenza”, “trasferimento”, “fuga”, così come si è tentato di riscrivere la storia e far dimenticare il continuo processo di svuotamento del territorio palestinese iniziato negli anni ’47 e dovuto ad un’espulsione di massa attuata con il terrorismo e la violenza.

Deir Yassin, Saffuriyya, Zakariyya, Isdud, Ramleh, Ludd, Kawfakha, Innata, Faluja, Abu Shushe, Hittin, Ayn Hawd, Al-Walaia, Salama, Iqrit, Al Bassa, Chaifa, sono i nomi di alcuni villaggi che vennero evacuati con le “buone o con le cattive”. Delle buone non abbiamo traccia, mentre delle cattive esiste un lungo elenco che arriva fino ad oggi, e tra le quali vogliamo ricordare il massacro compiuto il 9 aprile 1948 nel villaggio di Deir Yassin dove 254 uomini, donne e bambini furono assassinati, tra questi 25 donne incinte, 52 madri con bambini di pochi mesi e circa 60 tra donne e ragazze. Un massacro ripetuto nel 1982 in Libano con la parola d’ordine “bisogna fare un altro Deir Yassin per espellere i palestinesi”.

Il 17 settembre del 1982, 400 carnefici scelti fra il fior fiore del falangismo, cioè la destra “cristiana” libanese, furono introdotti nei campi profughi di Sabra e Chatila in accordo con le truppe israeliane dirette da Sharon, allora Ministro della Difesa (nel 1948 appartenente alla formazione terroristica Haganà): 3000 persone, a maggioranza donne e bambini furono uccisi nei modi più barbari. L’eccidio fu un’operazione politica premeditata, ispirata dalla fedele volontà di seminare il panico fra i palestinesi, con torture prima dell’assedio, mutilazioni, dinamitaggio di case con gli abitanti chiusi dentro, fucilazioni di intere famiglie, meno un superstite lasciato vivo in ciascun nucleo famigliare perché potesse raccontare e spargere il terrore. Il massacro si inquadrava in una logica precisa “espellere i palestinesi verso le linee siriane e non permettere loro di tornare”.

Perché raccontare ancora queste cose? E cosa c’entra la Resistenza?

Perché i racconti dei sopravvissuti ai massacri del ’48, a quelli di Sabra e Chatila, sono i racconti dei nostri nonni, dei nostri anziani, dei sopravvissuti agli eccidi nazi-fascisti, dei nostri partigiani, perché è la stessa la logica che sta dietro questi stragi e che ha portato alla eliminazione quasi totale di una comunità in una zona che doveva essere desertificata per motivi strategici e nella quale si muovevano le formazioni partigiane (come fu per il Libano). Azioni stragiste che avevano come finalità la repressione antipartigiana, la politica di far “terra bruciata”, il depauperamento del territorio, la preparazione di operazioni militari.

Paragonarli è naturale perché tra sionismo e fascismo esiste la stessa radice ideologica e le stesse pratiche genocide, il sionismo come il fascismo è totalmente contrario ad ogni aspirazione di progresso, di democrazia e di libertà. Ideali che animarono la nostra Resistenza, senza i quali la Resistenza non sarebbe vissuta, senza i quali gli uomini e le donne che vi aspirano non potrebbero progredire.

Denunciare la politica del massacro, espansionistica, colonialistica di Israele significa essere antisemiti? Noi crediamo che la continua equiparazione tra antisionismo e antisemitismo, fatta anche dal Presidente Napolitano sia strumentale.

Esiste una ricca documentazione, per chi volesse controllare, che stabilisce la volontà già prima del ’48, su precisi orientamenti politici, di attuare e perseguire misure militari per prendere possesso della Palestina. Prima del ’48 tutte le operazioni svolte, da quella dell’acquisto di terra, dall’espulsione di lavoratori arabi dalle aziende ebraiche, alla formazione di un sistema economico sionista, fanno vedere come ci si preparava alla presa della Palestina e come la Shoah fu utilizzata per giustificare la pretesa di quella terra.

Perché gli ebrei non hanno mai cercato di parteggiare per le sorti di un popolo, con il quale in parte avevano condiviso e vissuto?

Come mai non si sono mai indignati contro i massacri diretti, eseguiti e ordinati da Sharon, pur conoscendo le sue responsabilità politiche e militari, ma anzi lo hanno eletto a proprio rappresentante politico-istituzionale?

Come mai non si sono mai indignati per il massacro di Sabra e Chatila, pur sapendo dalla diretta testimonianza di uno dei falangisti assassini, intervistato dalle televisioni israeliane, come si erano svolti i fatti?

Come mai sono restati muti davanti al motto “… fare come a Deir Yassin per espellere i palestinesi!”?

Come mai non si indignano quanto gli arabi vengono definiti “sottospecie o cani”? Eppure non era così che i nazisti definivano gli ebrei?.

Come mai hanno accettato che Israele non abbia mai riconosciuto e applicato le risoluzioni dell’ONU, se non nelle parti che lo interessavano?

Come mai non si sono ribellati alla costruzione del Muro, ai check point, al rifiuto di rientrare impartito ai profughi, alla privazione dell’acqua, dei diritti e della terra ai palestinesi, all’insediamento dei coloni e alla violazione dei diritti umani sanciti dalla Convenzione di Ginevra del 1949?

Forse gli ebrei dovrebbero dichiarare apertamente, ed al mondo intero, che sostengono, appoggiano e riconoscono uno stato sionista e la sua politica colonialista, uno stato che si avvale delle complicità internazionali. Uno stato che grazie al silenzio europeo ed al pieno sostegno militare, economico e politico degli Usa, continua la sua politica segregazionista, razzista e fascista.

Si vuole ricordare che nel 1982 proprio in Libano tra le cosiddette “forze multinazionali di pace” c’era anche quella italiana, che non fece rispettare l’accordo di garantire la sicurezza dei civili palestinesi in cambio dell’evacuazione dei feddayn, lasciando libero il campo ai macellai sionisti e ai falangisti.

Abbiamo iniziato questa lettera ricordando l’universalità della Resistenza. É in nome di quella universalità di valori e contenuti che non possiamo sottrarci dallo schierarci, perché come diceva Gramsci “odio gli indifferenti, odio chi non parteggia. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria. Non è vita… Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

L’universalità della Resistenza ci ha insegnato che nessun intervento straniero, nessuna opera di corruzione e di infiltrazione, nessun assassinio politico, come nessun eccidio o guerra guidata o teleguidata dallo strapotere economico, potrà mai prevalere, se non per breve tempo, sullo spirito di Resistenza di un popolo calpestato, strumentalizzato, schiavizzato, ingannato, torturato, soffocato in ogni sua manifestazione ed in ogni sua esigenza di vita. Questa lezione storica è li, davanti agli occhi di tutti.

La libertà e la giustizia sono indivisibili.

Siamo per la giustizia e ci battiamo per la libertà e l’indipendenza effettiva, per tanto siamo coerenti per il diritto all’effettiva libertà, indipendenza e giustizia di ogni popolo.

Noi pensiamo che tutti quelli che nutrono un sentimento antifascista, tutti quelli che hanno conservato il senso della vita e dell’umanità non possano che considerare un insulto l’invito di Israele alla Fiera del Libro di Torino, per questo ci schieriamo risolutamente e apertamente al fianco del popolo palestinese e della sua lotta, in sostegno e solidarietà a tutti i popoli che lottano contro l’imperialismo.

Vi invitiamo a partecipare alla Manifestazione Nazionale per la Palestina, che il 10 Maggio si terrà a Torino durante i giorni della Fiera del Libro. Il concentramento è alle ore 15.00 in Corso Marconi. Per ulteriori informazioni: http://www.forumpalestina.org/

A.N.P.I. Giovani di Massa

01
Mar
08

Rassegna cinematografica: 14 maggio 1948, la storia dei vinti.

Come Gruppo di sostegno al popolo Palestinese proponiamo un ciclo di film sulla Palestina in quanto crediamo sia necessario, in occasione dell’anniversario della nascita dello Stato d’Israele, sottolineare la “simmetria” di questa data, ovvero ciò che quest’ultima comportò, non solo per il Popolo ebraico, ma anche per quello palestinese, già presente sul territorio. Il 14 maggio 1948 (giorno della fondazione dello stato israeliano) è ricordato come il giorno della Liberazione (Shichrur) del popolo ebraico e, più specificatamente, israeliano; contemporaneamente però, per la popolazione residente in terra di Palestina da generazioni, la stessa data corrisponde ad un giorno di lutto nazionale, la Catastrofe (Al Nakbah). Non pensiamo sia questa la sede per approfondire un dibattito che decida della bontà dei festeggiamenti per lo Stato israeliano in corso ovunque sul territorio italiano, ma riteniamo che ricordare cosa rappresentò, e rappresenta tutt’ora, anche per i Palestinesi, la fondazione dello Stato d’Israele, sia un atto dovuto, soprattutto nel momento in cui viene incessantemente ripetuto ai cittadini italiani quanto sia importante la memoria storica. Proprio in nome della memoria storica assistiamo ogni anno alla commemorazione della Shoah, tale tradizione è da noi condivisa in pieno, in quanto gli stermini di cui l’Europa tutta si macchiò, non possono e non devono essere dimenticati. Proprio per questa ragione, vorremmo poter essere coerenti, non accontentandoci di ricordare cosa avvenne per un solo Popolo, quello israeliano, ma riuscire a comprendere cosa realmente comportò la creazione dello Stato d’Israele; ancora, non crediamo che si possa imparare nulla da ciò che fu la Shoah, se non prendendosi carico di tutti gli altri stermini, soprattutto di quelli ancora tristemente in corso. Il Popolo palestinese vive sotto occupazione militare da 60 anni, gli stessi intercorsi dalla nascita dello Stato d’Israele: riteniamo che gli stessi morti della Shoah non avranno giustizia, finchè l’Europa e la Comunità Internazionale accetteranno simili condizioni di vita per i Palestinesi. Ricordare la Nekbah significa vivere il presente e rispettare coerentemente la nostra memoria storica.

25 FEBBRAIO-5 MAGGIO ORE 21,30 NUOVA SALA GARIBALDI  INGRESSO LIBERO

25/02 “Jenin Jenin” di Mohammad Bakri -90′-

3/03  “Intervento divino” di Elia Suleiman -92′-

10/03 “Donne in lotta” di Buthina Canaan Khoury -56′-

17/03 “Da quando te ne sei andato” di Mohammad -58′-

31/03 “Bili amore mio” di Shai Kharmeli Pollak” -84′-

7/04  “La palestina com’era” -30′-

“I ‘m in Jerusalem” di Mona Aljaredi -35’-

le proiezioni di aprile e maggio verranno comunicate in seguito…

Gruppo di Sostegno al Popolo Palestinese con il patrocinio del Comune di Carrara

20
Feb
08

Incontro con il compagno palestinese Kutaiba

Venerdì 22 alle ore 21.00 C/O C.S.A. La Comune, Massa

 

Incontro con il compagno palestinese

Kutaiba

 

Per aggiornamenti, approfondimenti e discussione, sulla situazione della Palestina a 60 anni dalla Nakbah, la “Catastrofe“.

Nel 1948 l’occupazione e il terrorismo sionista costrinsero 850.000 Palestinesi ad abbandonare i propri villaggi e città e a rifugiarsi nei campi profughi, sia all’interno del territorio palestinese, che nei Paesi arabi limitrofi. Oggi sono circa 4 milioni i Palestinesi che abitano tali campi, in condizione di totale abbandone, in strutture fatiscenti, in una situazione di miseria e di abbandono

 

Compagni e compagne

per il sostegno e la solidarietà

alla lotta del Popolo palestinese

28
Gen
08

Onoriamo il giorno della memoria

Onoriamo il giorno della memoria dell’olocausto di ebrei, oppositori politici, zingari, omosessuali, portatori di handicap e testimoni di Geova per mano dei nazisti, con la denuncia del genocidio in corso in Palestina ad opera di Israele.

In questi giorni in Palestina si sta assistendo ad una accelerazione del genocidio che Israele sta compiendo da 60 anni.

Oltre alle stragi quotidiane silenziate dai telegiornali e dalla stampa, assistiamo allo strangolamento totale di Gaza, con la negazione dei beni di prima necessità compreso i medicinali, l’energia elettrica e l’acqua. Se in televisione ci vogliono far credere che Israele si sta difendendo, noi diciamo che non è vero. I fatti parlano chiaro, in 60 anni Israele si è preso quasi tutto il territorio palestinese con il terrore e i massacri quotidiani e ha reso impossibile la vita ai palestinesi con una occupazione feroce. Il lancio dei razzi qassam, tra l’altro poco efficaci, sono una legittima risposta della resistenza palestinese ai crimini quotidiani di Israele e non viceversa come la propaganda filo israeliana vuole farci credere, censurando i crimini che l’esercito israeliano compie ogni giorno. Se i mass-media dessero notizia dei bombardamenti con aerei, elicotteri e carri armati che ogni giorno vengono effettuati dall’esercito israeliano contro la popolazione palestinese, causando morte e terrore tra civili e resistenti, se facessero vedere le distruzioni devastanti, lo sradicamento di uliveti, i check-point che rendono la vita impossibile, se mostrassero la cartina geografica della Palestina dal ‘46 ad oggi, la continua espropriazione di terra per far posto all’insediamento di nuove colonie allora forse non avrebbero il pudore di raccontare la favola che Israele si difende e che le sue azioni sono ritorsioni per il lancio dei missili Qassam. Se raccontassero i fatti come avvengono sarebbe chiaro anche ai più sprovveduti che le reazioni dei palestinesi sono legittime e sacrosante azioni della sua resistenza.

Denunciamo anche l’ostilità della comunità internazionale la quale invece di punire Israele che ha persino disatteso 73 risoluzioni ONU ha inflitto l’embargo al popolo palestinese.

Gruppo di sostegno al popolo palestinese

Massa e Carrara




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