Posts Tagged ‘processo

14
Feb
08

Nuovi sviluppi al processo per la morte di Federico Aldrovandi

In una telefonata i timori della polizia per i colleghi coinvolti

Due settimane fa, la proiezione in aula dello scioccante video girato dalla polizia scientifica sul luogo della morte del giovane ferrarese: colpisce l’atteggiamento della polizia. Il corpo di Federico steso a terra, morto e seminudo. Nessuno si preoccupa di coprirlo con un lenzuolo e tra rumori di quella domenica mattina di settembre, si sente una risata.
Il video è stato trasmesso lunedì dalla trasmissione Chi l’ha visto di Raitre, dove erano ospiti i genitori di Federico, che da subito si sono battuti per scoprire la verità sulla morte del figlio, avvenuta il 25 settembre del 2005.

Durante la trasmissione è stata messa in onda anche una telefonata tra un carabiniere e il centralino della questura e che per la prima volta rende chiara una cosa: la polizia teme che i colleghi possano aver usato le maniere forti, e cercano di capire se ci sono spiragli per salvarli.

Cosa emerge da queste due testimonianze di quella mattina? Come sta andando il processo che vede imputati per omicidio quattro agenti della polizia di stato?

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20
Dic
07

In ogni caso nessun rimorso

SUPPORTOLEGALE.ORG – COMUNICATO STAMPA
La sentenza del processo contro 25 manifestanti per gli scontri avvenuti durante le proteste contro il g8 a Genova, ha deciso qual è il prezzo che si deve pagare per esprimere le proprie idee e per opporsi allo stato di cose presenti: 110 anni di carcere. Il tribunale del presidente Devoto e dei giudici a latere Gatti e Realini, non ha avuto il coraggio di opporsi alla feroce ricostruzione della storia collettiva ad uso del potere che i pm Andrea Canciani e Anna Canepa gli ha richiesto di avvallare.
Anzi, ha fatto di peggio. Ha scelto di sentenziare che c’è un modo buono per esprimere il proprio dissenso e un modo cattivo, che ci sono forme compatibili di protesta e forme che vanno punite alla stregua di un reato di guerra.
Per completare l’opera ha anche fornito una consolazione a fine processo per i difensori e gli “onesti cittadini”, chiedendo la trasmissione degli atti per le false testimonianze di due carabinieri e due poliziotti, un contentino con cui non si allevia il peso della sentenza e il cui senso di carità a noi non interessa.Il tribunale di Genova ha scelto di assecondare tutte quelle forze politiche, tutti quei benpensanti, tutti quegli avvocati, che – coscientemente – speravano che pochi, ancora meno dei 25 imputati, fossero condannati per poter tirare un sospiro di sollievo, per poter sapere dove puntare il proprio dito grondante morale e coscienza sporca. L’uso del reato di devastazione e saccheggio per condannare fatti avvenuti durante una manifestazione politica apre la strada a un’operazione pericolosa, che vorrebbe vedere le persone supine alle scelte di chi governa, inermi di fronte ai soprusi quotidiani di un sistema in piena emergenza democratica, prima ancora che economica. Nessuno di coloro che era a Genova nel 2001 e che ha costruito carriere sulle parole d’ordine di Genova, salvo poi tradirle con ogni voto e mezzo necessario, ha voluto schierarsi contro questa operazione assurda e strumentale: nessuno, o quasi, in tutto l’arco del centro sinistra al governo ha saputo dire che a Genova, tra coloro i quali oggi sono stati condannati ad anni di galera, avrebbe dovuto esserci tutti quanti hanno partecipato a quelle giornate.

La stessa cosa è stata portata avanti anche da molti dei movimenti, e molte delle persone che hanno cercato di sabotare i contenuti della manifestazione che solo tre settimane fa, il 17 novembre, ha riempito le strade di Genova: hanno voluto annebbiare le persone su chi fossero coloro che si battevano per un modello di vita e di società diverso, e chi difendeva il modello che viviamo sulla nostra pelle tutti i giorni; hanno voluto confondere le acque, forse perché anche la loro dignità è confusa. E allora decine di comunicati sulle possibili Commissioni Parlamentari, sulla Verità e sulla Giustizia, e troppe poche parole su 25 persone che stavano avviandosi a diventare capri espiatori di un potere che ha avuto paura.
Genova però non si cancella con il revisionismo a mezzo procura, né con le pelose scelte di comodo e gli scheletri nascosti negli armadi. Le 80.000 persone che lo scorso 17 novembre hanno sfilato per le vie di Genova, non chiedevano una Commissione Parlamentare, bensì che 25 persone non diventassero il paravento dietro cui seppellire un passaggio storico scomodo, che ha messo in discussione l’attuale sistema di vita e di società. Siamo convinti che quelle 80.000 persone ci ascoltano e non permetteranno a un’aula di tribunale di espropriare la propria memoria e devastare le vite di 24 persone.
A maggior ragione oggi, con una sentenza che cerca di schiacciarci e farci vergognare di quello che siamo stati e quello che abbiamo vissuto, di dipingere quei momenti di rivolta a tinte fosche anziché con la luce e la dignità che meriterebbero i momenti più genuini che esprimono la volontà popolare, noi diciamo che non ripudieremo nulla, che non chiederemo scusa di nulla, perché non c’è nulla di cui ci pentiamo o di cui sentiamo di dover parlare in termini diversi che del momento più alto della nostra vita politica.

Noi pensiamo che tutti coloro che erano a Genova dovrebbero gridare: in ogni caso nessun rimorso. Nessun rimorso per le strade occupate dalla rivolta, nessun rimorso per il terrore dei grandi asserragliati nella zona rossa, nessun rimorso per le barricate, per le vetrine spaccate, per le protezioni di gommapiuma, per gli scudi di plexiglas, per i vestiti neri, per le mani bianche, per le danze pink, nessun rimorso per la determinazione con cui abbiamo messo in discussione il potere per alcuni giorni.
Lo abbiamo detto il giorno dopo Genova, e in tutti questi anni: la memoria è un ingranaggio collettivo che non può essere sabotato. E per tutto quello che Genova è stata e ha significato noi non proveremo nessun rimorso. Oggi, come ieri e domani, ripeteremo ancora che la Storia siamo Noi. Oggi, come ieri e domani, diremo di nuovo: in ogni caso nessun rimorso.

SUPPORTOLEGALE
info@supportolegale.org

17
Nov
07

Strage di Sant’Anna

la Cassazione conferma gli ergastoli

Nella strage persero la vita più di 500 persone
l’ufficiale nazista e i due sottufficiali sono inoltre condannati a rifondere tutte le spese processuali
da la Stampa.it

 

 

 

 

ROMA
La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato gli ergastoli nei confronti dell’ufficiale nazista Gerhard Sommer e dei sottufficiali Geory Rauch e Karl Gropler condannati all’ergastolo dalla Corte militare d’appello di Roma per la strage di Sant’Anna di Stazzema. I giudici della prima sezione penale, presieduti da Torquato Gemelli, hanno dunque respinto il ricorso dei tre ex nazisti. La decisione è stata accolta fra le lacrime del sindaco di Sant’Anna di Stazzema, Michele Silicani, che ha sostenuto di aver avuto «una gioia profonda per la sua gente».

Molto commosso era anche uno dei superstiti della strage nella quale, il 12 agosto del ’44, persero la vita più di 500 persone (prevalentemente donne, bambini e anziani). Il signor Mauro Pieri, anche lui particolarmente commosso, ha espresso la sua grandissima felicità per la decisione presa dalla Suprema Corte. I tre ex nazisti sono stati anche condannati a rifondere tutte le spese processuali. Martedì scorso il Pg militare della Suprema corte, Vittorio Garino, aveva chiesto invece l’annullamento dei tre ergastoli perché a suo parere non erano utilizzabili le testimonianze di tre soldati semplici tedeschi in quanto andavano considerati come coindagati.

In aula, oltre al sindaco e a uno dei superstiti, era presente anche il presidente della Provincia di Lucca, Stefano Baccelli. Nel processo si erano costituite come parti civili l’ente locale, la Regione Toscana, la Provincia di Lucca e la presidenza del Consiglio dei ministri. In realtà le parti civili chiedevano un risarcimento morale più che economico infatti «non ci interessano – ha specificato Michele Silicani – i risarcimenti ma siamo contenti di una sentenza definitiva di condanna per scrivere una pagina di storia».




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